Periodo intenso per il Governo Monti: ad una settimana dal decreto legge “Cresci Italia” oggi il Consiglio dei Ministri licenzia il c.d. decreto  semplificazione.

Tra le diverse misure all’esame del Governo, secondo la bozza che – come prassi – ormai filtra dagli ambienti governativi, vi sono alcune misure in materia di innovazione: tra le altre, costituzione di una “cabina di regia” sull’agenda digitale e rilascio dei certificati on line.

Confesso che, avendo nutrito molte speranze nell’esecutivo guidato dal prof. Monti,  rimango molto deluso da queste indiscrezioni; spero di sbagliarmi, ma mi sembra che si stiano ripetendo gli stessi errori in cui sono caduti tutti i precedenti Governi.

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Mario Monti

Seguici su Twitter”, “Siamo su Youtube”, “Visita la nostra pagina Facebook”. Dai manifesti agli spot televisivi, dalle pagine dei giornali ai cartelloni promozionali negli stadi, le imprese non perdono occasione di comunicarci che sono ormai presenti sui principali Social Media.
L’utilizzo del Web sociale in ambito imprenditoriale è ormai fenomeno assai diffuso e consolidato. Si è infatti affermata l’idea per cui mantenere – attraverso i Social Media – un contatto diretto e proficuo con i consumatori rappresenti un’incredibile opportunità.

L’utilizzo dei social network in azienda è importante anche in quanto consente di attrarre le migliori risorse lavorative. Secondo un recente studio, circa un terzo dei giovani lavoratori (tra i 21 e i 29 anni) ritiene proprio diritto accedere ai Social Networks dal lavoro; la gran parte di essi si informa sulle politiche aziendali (oltre che sullo stipendio) fin dal primo colloquio e privilegia le offerte delle società che non vietano l’uso dei Social Mediain azienda.

Social media in azienda: opportunità e…rischi

A fronte dei benefici che possono essere conseguiti attraverso l’uso dei Social Network, vi sono alcuni importanti rischi per l’azienda:

- perdita di produttività del personale;
- danni all’immagine aziendale provocati da un uso scorretto (quelli che su TechEconomy vengono chiamati “#EpicFails”);
-  contenzioso con il personale o con gli utenti a causa di contenuti inappropriati;
-  perdita di informazioni confidenziali.

Basti pensare, che secondo un’indagine di Symantec, negli ultimi dodici mesi, soltanto la diffusione di notizie riservate attraverso i Social Media ha prodotto danni per circa 4 milioni di dollari.

Si è quindi affermata la prassi per cui, le imprese – ma anche le amministrazioni, gli organi di informazione e i politici – debbano predisporre un apposito documento denominato Social Media Policy (SMP) che ha l’obiettivo dichiarato di ridurre al minimo i rischi connessi all’utilizzo aziendale dei Social Network.

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Social Media Overlap

Nel 2011 il “grande pubblico” ha scoperto il tema degli Open Data,  nel 2012 – si spera – la PA italiana affronterà la sfida di adottare in modo sistematico questa nuova prassi amministrativa.

Nell’ottica di promuovere questo cambiamento, il Focus Group Open Source (un tavolo di lavoro permanente sponsorizzato da IBM e costituito dalle principali amministrazioni sia centrali che locali ed altri fornitori privati) ha organizzato un interessante incontro al quale sono stato invitato per parlare delle problematiche giuridiche legate alla liberazione dei dati pubblici.

L’appuntamento si terrà il giorno mercoledì 25 gennaio 2012 alle ore 15,00 a Roma, presso IBM Italia, Via Sciangai, 53.

Ecco il programma:

14:30 Registrazione
15:00 Saluti di benvenuto
15:10 Gianni Dominici – ForumPA – “La via italiana agli Open Data
15:30 Federico Morando – Politecnico di Torino – “Open Data e iniziative di valorizzazione in corso
16:00 Salvatore Marras – Formez – “Dati.gov.it : per un ecosistema italiano dei dati aperti
16:30 Ernesto Belisario – Associazione Open Government – “Open Data, aspetti legali e prospettive
17:00 Guido Vetere – IBM – “Open Linked Data, interoperabilità e servizi per la Cooperazione Applicativa: il problema semantico
17:30 Tavola rotonda e domande del pubblico
18:00 Chiusura dei Lavori

Chi fosse interessato a partecipare può inviare una mail al seguente indirizzo: sergio_sansonetti@it.ibm.com

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Immaginate un’Internet, un mondo, in cui Youtube, Flickr, Facebook e Twitter non esistono. Un mondo senza link, motori di ricerca e contenuti generati dagli utenti. Un Web in cui è sufficiente minacciare un’azione legale per ottenere facilmente la rimozione di qualsiasi contenuto da parte del provider o, addirittura, in cui lo stesso provider può scegliere (autonomamente) di rimuoverlo al fine di evitare spiacevoli conseguenze.

Non riuscite a immaginarlo, vero? Eppure è questo quello che potrebbe accadere se venissero approvati in USA i disegni di legge SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect IP Act) attualmente all’esame del Congresso.

Contro queste proposte (sul cui contenuto rimando all’ottimo pezzo di Guido Scorza) la Rete ha organizzato per oggi, 18 gennaio 2012, uno “sciopero mondiale”. Blogger, netizen, colossi del Web e fornitori di servizi si sono organizzati per esprimere la propria contrarietà al provvedimento. Il segno più eclatante è sicuramente quello di Wikipedia che ha scelto di oscurare la propria versione inglese, Google ha deciso di appoggiare  la protesta e molti sono i siti che, anche in Italia, hanno deciso di aderire al #SOPAblackout.

La scelta di LeggiOggi è stata quella di non oscurare le proprie pagine ma, come si conviene ad un quotidiano di informazione giuridica, favorire la conoscenza di queste proposte liberticide e stimolare il confronto sulle ragioni della protesta.

Provo a dare il mio contributo, cercando di spiegare quali sono i motivi per cui è giusto scioperare.

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Tech.Law: su TechEconomy.it si parla di diritto delle tecnologie

On mar, 17 gennaio 2012, in Articoli, Tech.Law, by Ernesto Belisario

Anno nuovo, progetti nuovi… almeno per il tenutario di questo blog.
Inizia oggi, con la pubblicazione di un pezzo sui profili giuridici del Cloud Computing, la mia collaborazione con TechEconomy, il nuovo portale che si rivolge ai manager che vogliono comprendere meglio l’impatto delle tecnologie nello sviluppo del business.

Per me si tratta di un ritorno alle origini: i miei primissimi articoli in materia di ICT Law, oltre dodici anni fa, sono stati pubblicati proprio su una rivista che si rivolgeva ai manager. Anche per questo, quando il prof. Stefano Epifani (che ringrazio!) mi ha chiesto di scrivere per TechEconomy, ho accettato con grande piacere.
Ogni martedì, nell’ambito della rubrica che si chiama Tech.Law, affronteremo i temi più caldi del diritto delle tecnologie, con taglio pratico, provando a fornire strumenti utili anche a chi di professione non fa il giurista.

Buona lettura :)

The Cloud(s) are moving in - Cloud Computing

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Negli ultimi giorni si sono riaccese le speranze degli innovatori d’Italia in merito all’avvio di una vera e propria Agenda Digitale.

Con discontinuità rispetto al precedente esecutivo, nel Governo Monti la delega all’Innovazione è stata assunta non dal Ministro della Pubblica Amministrazione bensì da quello dell’Istruzione, Università e Ricerca, prof. Francesco Profumo.

Il Ministro, da subito, ha rilasciato dichiarazioni che riflettono l’elevata considerazione che ha di questi temi. Tuttavia, dal momento che l’Italia è abituata ad annunci cui non sono seguite azioni concrete, nessuno si stupirà – né si offenderà – se sospendo il giudizio (e l’entusiasmo) fino all’adozione di concreti provvedimenti.

Di sicuro, il Ministro Profumo si è contraddistinto per una specifica azione intrapresa nelle ultime settimane che rappresenta un’assoluta novità: per scegliere sei stretti collaboratori, pur non essendovi obbligato, ha attivato un avviso pubblico destinato a giovani esperti nei seguenti ambiti di attività: nuovi media, e-government, open data, social innovation.

Purtroppo per il Ministro (e quindi per noi) non tutto è andato liscio; infatti, a prescindere dalle valutazioni sul merito dei requisiti per partecipare alla procedura, ci sono stati alcuni problemi:

  1. il bando è stato pubblicato sotto forma di scansione dell’originale cartaceo,  in modo non conforme alla normativa vigente in materia di accessibilità (Legge n. 4/2004);
  2. il termine per la presentazione delle candidature previsto dal documento inizialmente pubblicato era il 15.01.2011. Di conseguenza si è resa necessaria una correzione di errore materiale (effettuata a penna) di cui nessuna notizia è stata data sul sito del Ministero (che, per inciso, non usa un dominio “.gov.it” così come la normativa vigente imporrebbe);
  3. l’unica modalità prevista per la presentazione delle candidature era la posta elettronica ordinaria (all’indirizzo candidature.gab@istruzione.it) e non la PEC come il Codice dell’Amministrazione prevede per i rapporti tra PA e privati;
  4. all’atto dell’invio della candidatura all’indirizzo previsto nel bando, più di qualcuno (tra cui il sottoscritto) ha ricevuto una e-mail di errore, senza la possibilità di poter contattare il responsabile del procedimento in quanto il termine previsto per la presentazione delle candidature scadeva in un giorno festivo (15.01.2012).

La mail del Ministro non va

Cose che capitano” mi si dirà. Certo, ma sono emblematiche del lavoro che c’è da fare.

Se dal punto di vista della procedura non dubito che il Ministero riaprirà doverosamente i termini per la presentazione delle candidature, non posso fare a meno di notare come questa vicenda rappresenti bene che l’Italia non ha ancora completato la transizione verso una PA che usa le tecnologie in modo consapevole e corretto per la gestione dei procedimenti amministrativi.

Una volta tanto, non è un problema di norme: queste ci sono e devono essere rispettate, tanto più se si tratta di un Ministero.

La prima sfida che il nuovo Governo deve affrontare è quella di rendere la PA moderna, completando ed attuando le riforme approvate negli scorsi anni.

Mi rendo conto che non è un obiettivo roboante (da titoli sui giornali), ma è cruciale: non si può avere una (vera) Agenda Digitale se non si è un’Amministrazione (davvero) Digitale!

UPDATE del 16.1.2012 (ore 15.10): Il Ministero con una nota pubblicata sul proprio sito prende atto dei problemi verificatisi sulla casella di posta elettronica “candidature.gab@istruzione.it” e riapre i termini per la presentazione delle candidature (solo) fino alle 11 del 17 gennaio 2012.

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Una piccola rivoluzione, sicuramente la fine di un’era: dal 1° gennaio 2012 le Amministrazioni non possono più richiedere né accettare certificati dai propri utenti.
Tale cambiamento, fortemente voluto dal precedente Ministro Brunetta e portato avanti dall’attuale Ministro Patroni Griffi, è conseguenza dell’entrata in vigore delle modifiche alla disciplina dei certificati e delle dichiarazioni sostitutive contenute nel Testo Unico D.P.R. 445 del 28/12/2000, introdotte con l’art. 15, comma 1, della Legge 12/11/2011 n. 183.
In base a tali disposizioni, le Pubbliche amministrazioni non possono richiedere atti o certificati contenenti informazioni già in possesso di un ufficio pubblico.
Infatti, secondo il nuovo art. 43 D.P.R. n. 445/2000,

«Le amministrazioni pubbliche e i gestori di pubblici servizi sono tenuti ad acquisire d’ufficio le informazioni oggetto delle dichiarazioni sostitutive di cui agli articoli 46 e 47, nonché tutti i dati e i documenti che siano in possesso delle pubbliche amministrazioni, previa indicazione, da parte dell’interessato, degli elementi indispensabili per il reperimento delle informazioni o dei dati richiesti, ovvero ad accettare la dichiarazione sostitutiva prodotta dall’interessato»

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Il mio 2011 da “legalgeek” tra social e apps

On ven, 30 dicembre 2011, in Avvocato 2.0, Segnalazioni, by Ernesto Belisario

Il 2011 sarà ricordato, anche in Italia, come l’anno della definitiva consacrazione dei social networks e della diffusione sempre più capillare di smartphone e tablet.

Questi due fenomeni non hanno lasciato indifferenti neanche i giuristi: sono sempre più i professionisti del diritto presenti sui social e nelle aule di giustizia è sempre più frequente incontrare colleghi muniti di iPhone e iPad.

Proprio per parlare di come i professionisti possono utilizzare questi strumenti nell’esercizio della propria attività, LeggiOggi ha organizzato numerosi incontri in giro per l’Italia in cui ho portato la mia esperienza di avvocato appassionato di nuove tecnologie.

Visto che – da vero geek – mi piace provare servizi social e applicazioni per i miei dispositivi, accetto la richiesta che in tanti (colleghi e non) mi hanno fatto e scrivo un elenco di siti/apps che ho apprezzato nel 2011 e che sicuramente utilizzerò anche nel 2012.

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Rubik Apps

La Regione Piemonte si conferma la PA italiana leader in materia di Open Data: dopo essere stata la prima Regione a dotarsi di un portale dei dati pubblici (dati.piemonte.it) e ad adottare delle “Linee Guida” per il riutilizzo del patrimonio informativo pubblico, ha approvato anche la prima legge regionale in materia.

Il provvedimento, si legge nella relazione di accompagnamento,

“nasce dall’esigenza di dare concreta attuazione al principio secondo il quale i dati prodotti dalle istituzioni pubbliche nell’espletamento delle loro funzioni appartengono alla collettività e, quindi, devono essere resi disponibili e riutilizzabili“.

Qualcuno potrebbe chiedersi se c’era proprio bisogno di una legge ora che, dopo l’esempio piemontese (citato anche come esperienza di successo nell’ambito della strategia europea presentata il 12 dicembre scorso) l’Open Data è diventato una prassi amministrativa recepita da un numero sempre crescente di Enti di ogni livello (Comuni, Regioni e PA centrali), per non parlare della strategia presentata dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione che ha realizzato anche il portale nazionale www.dati.gov.it.

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Open Data: dalle parole alle Apps (for Italy)

On dom, 18 dicembre 2011, in Open Government, Open Links, Segnalazioni, by Ernesto Belisario

Le strategie in materia di Open Data si sviluppano su due direttrici: da una parte la spinta dal basso (o, addirittura, l’obbligo giuridico) a liberare i dati da parte delle Pubbliche Amministrazioni, dall’altra il coinvolgimento di cittadini, associazioni e imprese per valorizzare le potenzialità del patrimonio informativo pubblico.

Di norma, quindi, alla creazione di portali (nazionali o regionali) di dati pubblici si accompagna l’organizzazione di concorsi (i cc.dd. “contest”) che premino le applicazioni sviluppate con i dati pubblici e, soprattutto, promuovano la cultura del riutilizzo, facendo sperimentare a tutti i benefici legati alla disponibilità dell’informazione pubblica.

Finalmente, anche in Italia c’è un contest nazionale legato all’utilizzo dei dati pubblici che si chiama Apps for Italy (sul modello del mitico Apps for Democracy). L’idea, lo dico con orgoglio, è nata a margine di un incontro organizzato a maggio nell’ambito di ForumPA dall’Associazione Italiana per l’Open Government, che lo ha messo su unitamente a Formez, ForumPA, TopIX, IWA, OKFN, Regione Piemonte, CSI Piemonte, NEXA e Linked Open Data. La cosa interessante è che questa idea “nata dal basso” è stata fatta propria dal Ministero per la Pubblica Amministrazione che ne è diventato il promotore e il principale finanziatore.

Queste le principali info sul concorso

COSA
Apps4Italy è un concorso aperto a cittadini, associazioni, comunità di sviluppatori e aziende dell’UE per progettare soluzioni utili e interessanti basate sull’utilizzo di dati pubblici, capaci di mostrare a tutta la società il valore del patrimonio informativo pubblico.

LE REGOLE DEL GIOCO
Saranno considerate positivamente le proposte che abbiano le seguenti caratteristiche:
A. Progetti e applicazioni che utilizzano dati aperti (secondo la definizione di Open Knowledge Foundation) provenienti da pubbliche amministrazioni italiane o da privati.
B. Progetti e applicazioni che attivano collaborazioni tra individui, gruppi e istituzioni provenienti da diverse regioni italiane.
C. Applicazioni e progetti che si possano riutilizzare in più contesti e siano in grado di servire molti utenti – una soluzione per Torino può essere utile anche per Roma e Napoli ma anche a Londra o Parigi.
D. Apps4Italy è una competizione nazionale perciò sono molto apprezzate proposte che affrontino problemi che interessano tutto il territorio nazionale.
E. Sebbene non sia obbligatorio, l’utilizzo di software free/open source e di licenze aperte (per il codice, i dati e i contenuti proposti) sarà considerato un elemento qualificante.
F. Saranno valutate con attenzione le proposte provenienti da quelle zone d’Italia dove la cultura del riutilizzo di dati pubblici non è diffusa o non è presente affatto.

MONTEPREMI
Il montepremi è di 40 mila euro e sarà assegnato ai primi tre classificati per le seguenti categorie:
- Idee e progetti: idee e progetti per utilizzare i dati pubblici in modo interessante e utile.
- Applicazioni: applicazioni in grado di catturare il valore dei dati pubblici e trasferirlo alla società.
- Datasets: basi di dati con un ottimo livello di apertura prodotte da un organismo pubblico che potrà partecipare direttamente o attraverso un partner come un’azienda, un’associazione o una comunità di sviluppatori.
- Visualizzazioni: visualizzazioni o elaborazioni grafiche interessanti e utili costruite sui dati pubblici.

SCADENZE
Per partecipare c’è tempo fino al 10 febbraio 2012.

Cosa aspettate? Andate su www.apps4italy.org e partecipate :)

Apps4Italy

Credits: l’ispirazione per il titolo di questo post nasce da un tweet di Luigi Reggi :)