Perchè “DIRITTO 2.0″?

lun, 4 dicembre 2006 - 2 minutes read

C’era proprio bisogno di un blog sul diritto delle nuove tecnologie? Questa è la domanda che molti si saranno posti arrivando, per caso o per curiosità, su queste pagine web.
La risposta è, ovviamente, sì e per una serie di motivi.
Il primo è legato al fatto che il rapporto tra diritto e nuove tecnologie è un tema che va molto di moda ma sul quale si fa, spesso anche da parte dei presunti addetti ai lavori, molta confusione e si diffondono così notizie e credenze inesatte. In particolare è diffusa la convinzione che internet, e le nuove tecnologie in genere, siano simili a un Far West, una sorta di terra di nessuno un cui non vi siano regole (giuridiche) da rispettare. Niente di più sbagliato! Le regole ci sono, che siano poche o confuse non importa, e debbono essere rispettate in attesa di una più armonica disciplina.
Il sempre maggiore uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione rende, infatti, sempre più attuale un interrogativo: per disciplinare le nuove tecnologie è preferibile dettare nuove regole che tengano conto delle peculiarità dei nuovi strumenti, oppure ricorrere agli strumenti (norme) già esistenti?
Seguirò, quindi, con particolare attenzione le esperienze degli altri Paesi e come il governo, i partiti e gli studiosi affronteranno questo tema, tenendo fin d’ora ferma l’idea che bisogna evitare odiose ed ingiustificate discriminazioni delle nuove tecnologie.
Diritto d’autore, spam, PA digitale, voto elettronico, e-commerce: di questo si parlerà in “DIRITTO 2.0″. Senza pretesa di esaustività ma con la speranza di riuscire ad accendere il dibattito su temi che riguardano ormai tutti: imprese, pubbliche amministrazioni, cittadini.
Del resto, come Voltaire, credo che i blog migliori, al pari dei libri, siano quelli in cui “i lettori fanno essi stessi metà del lavoro: penetrano i pensieri che
vengono presentati loro in germe, correggono ciò che appare loro difettoso, rafforzano con le proprie riflessioni ciò che appare loro debole
“.

Benvenuti in “DIRITTO 2.0″ e buon lavoro allora :-)