Il Blogger (è) responsabile

mar, 12 dicembre 2006 - 2 minutes read

Winston Churchill sosteneva che “la responsabilità è il prezzo della grandezza“. Ebbene questa massima può essere perfettamente applicata alla crescita della blogosfera ed al moltiplicarsi delle azioni legali per diffamazioni compiute per il tramite dei blog. Particolare scalpore ha destato la notizia di una recente sentenza di una giuria nella contea di Broward, Florida, che ha condannato una donna della Luisiana al pagamento della somma record di 11,3 milioni di dollari per aver definito in un post una donna d’affari come “truffatrice ed imbrogliona“.
Tuttavia, se non fosse per l’ammontare del risarcimento, la notizia non sembra così eclatante in considerazione del fatto che, in base ad un principio generalissimo, ognuno
risponde delle proprie affermazioni e non si vede perché ciò non dovrebbe essere per i post e per i commenti ospitati sui blog.

Il vero punto dolente è invece rappresentato dalla responsabilità del blogger per i commenti dei propri visitatori. In Italia il dibattito è stato aperto da una recente
sentenza
con cui il Tribunale di Aosta ha condannato un blogger ritenendolo responsabile per i commenti ospitati sul proprio spazio web, equiparandolo al direttore
responsabile di un giornale. Questo orientamento, che ha ricevuto critiche autorevoli e condivisibili, pone il titolare del blog in condizione di eliminare in modo tempestivo i commenti che offendano l’altrui reputazione.
Il blogger diviene così vero e proprio censore, limitando quindi oltremisura quella libertà di espressione del pensiero che è diritto fondamentale di ciascuno di noi e che è alla base della crescita della blogosfera.

P.S. A testimonianza dell’attualitàdel tema, vi segnalo una recentissima pronuncia del Tribunale di Grande Istanza di Parigi resa nei confronti di Google. Il Giudice transalpino, nel condivisibile tentativo di restringere la responsabilità del provider (e quindi del blogger) e di ridurre le censure preventive, ha affermato il principio secondo cui il provider è obbligato ad eliminare il contenuto illecito o ad impedirne l’accesso solo quando l’illiceità sia manifesta oppure il provvedimento di un giudice glielo ordini.