Che voto sarebbe senza la scheda?

gio, 4 gennaio 2007 - 3 minutes read

Le tecnologie hanno rivoluzionato le nostre abitudini e molti dei nostri gesti quotidiani. Milioni di persone ogni giorno usano il PC ed Internet per effettuare operazioni
bancarie, giocare in borsa, prenotare visite mediche, stipulare contratti, verificare lo stato delle proprie pratiche amministrative. Ma il progresso tecnologico non ha coinvolto tutti i settori: per fortuna (sostiene qualcuno) esistono operazioni fortemente e saldamente ancorate al cartaceo come, ad esempio, il voto.

Nonostante Internet sia diventato un eccezionale mezzo di propaganda politica e di diffusione di programmi ed iniziative di candidati e partiti, le modalità con cui siamo chiamati ad esprimere il nostro voto sono le stesse di cinquant’anni fa. Infatti, l’ultima tornata elettorale ci ha visti ancora alle prese con la cara vecchia scheda da segnare con la matita copiativa, da ripiegare e da riporre nell’urna. E magari per quel voto lunghe operazioni di scrutinio, contestazioni, ricorsi e sentenze, perché per l’elezione anche un solo voto può essere determinante.
Si tratta di problemi, costi ed inconvenienti tutti facilmente evitabili con il ricorso alle nuove tecnologie, vale a dire con il ricorso al c.d. voto elettronico. Da anni
ormai in Italia, come in tutti i principali paesi occidentali, se n’è parlato, ma siamo rimasti alla fase delle sperimentazioni. Tale fase sembra finita con l’annuncio del Ministro dell’Interno, Giuliano Amato, di “fermare la macchina del voto elettronico“. La notizia, che è stata accolta con favore anche nella blogosfera lascia perplessi.
Si discute troppo dei problemi, dei rischi che il voto elettronico potrebbe portare: incertezza dei risultati, possibilità di attacchi informatici al sistema.
Raramente si parla, invece, delle esperienze concrete in cui il voto elettronico ha definitivamente soppiantato quello tradizionale, mandando in pensione schede,
matite e urne. E’ il caso del Brasile dove alle elezioni presidenziali dello scorso ottobre gli elettori (dalle megalopoli di Rio e San Paolo ai più isolati villaggi della giungla
amazzonica) hanno votato per la seconda volta attraverso un sistema informatizzato. Nel pieno rispetto della segretezza del voto, si sono evitati errori, annullamento di preferenze e spogli senza fine. Non mi risulta ci siano state contestazioni e tutte le forze politiche, con grande responsabilità, hanno accettato i risultati senza richiedere alcuna verifica.

Mi chiedo, quindi, perché da noi il voto elettronico non riesca a decollare. Indubbiamente deve essere salvaguardata la genuinità del voto e vanno evitati i rischi di
brogli ma, come dimostra l’esempio del Brasile, esistono ormai strumenti e tecnologie per consentire la regolarità del voto elettronico. Non bisogna infatti mai dimenticare che, come diceva Tom Stoppard, “il voto che fa la democrazia, ma il conteggio dei voti“.