“Mentre a Roma si discute, Sagunto viene espugnata“. Con questa citazione si può riassumere quanto sta accadendo in questi mesi al processo di informatizzazione della pubblica amministrazione. Sia chiaro: nessuno si è mai fatto illusioni che potesse essere un percorso agevole ed indolore; tuttavia non posso nascondere la mia preoccupazione per il lungo momento di stallo che sta caratterizzando la digitalizzazione della PA italiana.
A più di due anni di distanza dalla sua adozione, il Codice della Pubblica Amministrazione Digitale (CAD) è rimasto ancora sulla carta. Di tale situazione appare perfettamente consapevole il Ministero competente che, da qualche tempo, sta provando a dare nuova linfa al CAD: nel mese di febbraio scorso è stata emanata la c.d. Direttiva “Nicolais” che aveva il dichiarato e encomiabile obiettivo di “dare impulso all’attuazione” del Codice.
Tuttavia, a prescindere dal fatto che la Direttiva è stata pubblicata in G.U. solo in data 15 maggio 2007 (ben tre mesi dopo la sua adozione), non credo che possa essere questo provvedimento a rivitalizzare il CAD, sopratutto se si ha riguardo al fatto che, ad esempio, non sono state ancora adottate le regole tecniche necessarie per la piena attuazione dei nuovi istituti introdotti dal Codice.
In questa situazione di emergenza serve ben altro che una Direttiva che “inviti” le Amministrazioni ad applicare il CAD. Non bisogna più convincere nessuno sui benefici che cittadini e PA ricaverebbero dall’attuazione del CAD e non è più tempo di discorsi autoreferenziali.
Le norme ci sono ormai: bisogna soltanto farle applicare e, se non danno buona prova di sè, modificarle.
Diritto 2.0 e' curato da Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie.





