Brutte sorprese

mer, 16 maggio 2007 - 4 minutes read

Quando vengo chiamato a tenere lezioni ai pubblici dipendenti spesso cito la “Legge di Galsworthy” secondo cui “se c’è una cosa più certa delle altre (il che è molto incerto) è  il fatto che nessuna procedura di un ufficio pubblico avrà il corso che un privato si aspetta“.
Nel commentarla di solito affermo, e ne sono convinto, che l’informatizzazione della pubblica amministrazione è l’unica soluzione per smentire questo adagio. L’utilizzo di internet e delle tecnologie informatiche, infatti, può realmente determinare una vera e propria rivoluzione dei processi, capace, finalmente, di tenere conto dei bisogni e delle esigenze di imprese e privati cittadini e di migliorare il rapporto che tutti noi (anche solo per richiedere un certificato) intratteniamo con i pubblici uffici.

Tuttavia non avevo però valutato che anche l’informatizzazione è una procedura e, come tale, non si sottrae alla Legge di Galsworty. Infatti, nonostante tutti gli sforzi fatti finora, la strada verso la pubblica amministrazione digitale sembra ancora lunga e tortuosa. Gli strumenti normativi esistono già : firma digitale, documento informatico, siti web delle amministrazioni, sistema pubblico di connettività , carta d’identità elettronica.
Proprio quest’ultima, destinata entro qualche anno ad essere nelle tasche di tutti noi, è al centro di una notizia dalla quale si ricavano auspici non proprio incoraggianti.
Rispetto a quella cartacea, la carta d’identità elettronica (CIE) dovrebbe assicurare l’accesso ai servizi telematici della pubblica amministrazione; in poche parole grazie ad essa dovrebbe essere possibile presentare istanze on line, consultare atti e documenti che ci riguardano, ottenere certificati; tutto comodamente da casa o dall’ufficio, senza bisogno di recarsi presso gli sportelli nell’orario di apertura.
La distribuzione delle nuove carte è già iniziata ma, per ora, il cittadino la usa come quella cartacea e apparentemente a cambiare è stato solo il formato del documento. L’erogazione dei servizi on line ancora non è iniziata e ci vorrà tempo prima che tutti gli italiani abbiano la propria CIE.

Una novità però c’è già : il prezzo!
Fino a poche settimane fa per il rilascio del documento di identità erano sufficienti poco più di cinque Euro, mentre oggi per la nuova carta d’identità elettronica il costo è notevolmente più elevato: ben 25,65 Euro. Ad innalzare il costo è stato un Decreto interministeriale del 16 febbraio 2007 che ha inteso adeguare il prezzo ai costi per la produzione, per la fornitura delle infrastrutture e dei servizi, per la personalizzazione e diffusione sull’intero territorio nazionale nonché delle attrezzature hardware e software necessarie per le relative postazioni di rilascio e controllo.
A dirla tutta questo provvedimento non convince proprio perché opera una fastidiosa inversione tutta pubblica: pagare oggi per avere poi (chissà quando) il servizio. Sarebbe stato sicuramente apprezzabile un provvedimento che innalzasse il prezzo ma contestualmente determinasse l’effettività di alcuni servizi on line per tutte le pubbliche amministrazioni. Invece, i Comuni affermano di non aver ricevuto supporto e macchinari e dei servizi on line ancora non c’è traccia.

E qualcuno giustamente nota: “ma la tecnologia non doveva servire a ridurre i costi”?