Non so cos’è un sito internet

lun, 21 maggio 2007 - 2 minutes read

Non è un’affermazione provocatoria o lo sfogo di un pensionato a digiuno di tecnologie, ma la candida affermazione di un giudice inglese, Peter Openshaw.
L’ammissione è arrivata mentre si celebrava l’udienza di un processo avente ad oggetto reati commessi attraverso gli strumenti informatici. Il Giudice ha, infatti, invitato le parti ad utilizzare un linguaggio più semplice.

Questa notizia mi ha riportato alla mente quando anch’io ho avuto l’impressione che il Giudice a cui stavo parlando, sia pure estremamente dotto dal punto di vista giuridico, non avesse idea di cosa fosse un nome a dominio o un indirizzo IP.
E questo pone il problema delle conoscenze e competenze informatiche tanto degli avvocati (per seguire e patrocinare al meglio le controversie dei propri clienti) quanto dei giudici (per decidere al meglio le cause trattate).

Capisco che non si può richiedere una laurea in informatica a giudici ed avvocati chiamati a decidere di cause che abbiano a che fare con le nuove tecnologie, così come non si richiede una laurea in medicina al giudice che debba decidere su una richiesta di risarcimento danni da sinistro stradale.
Tuttavia credo che vi siano alcune nozioni (tra cui cos’è un sito internet) che dovrebbero ormai rientrare nel bagaglio di conoscenze di un magistrato (così come di un avvocato) al pari di cos’è un segnale stradale.

Come affrontare questo problema? Come ovviare a questo inconveniente? Non credo che la strada adeguata sia quella di istituire delle Sezioni specializzate in “nuove tecnologie”, dal momento che queste possono investire le questioni più disparate (dal terrorismo al recupero di un credito). Ritengo che la soluzione migliore sia investire, seriamente, in formazione mirata e richiedere una base di conoscenze informatiche alle nuove leve.