Accesso agli elenchi dei contribuenti: cambiano le regole

mer, 25 giugno 2008 - 4 minutes read

Sulla Gazzetta Ufficiale di oggi, 25 giugno 2008, è stato pubblicato il Decreto Legge n. 112/2008 (avente ad oggetto “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita’, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione Tributaria“) meglio conosciuto come “manovra” del Governo Berlusconi e di cui molto si è parlato in questi giorni.

Leggendo il testo del Decreto mi è venuto in mente che  Otto Von Bismarck diceva “se ti piacciono le leggi e le salsicce, non guardare mai come vengono fatte“; nel provvedimento, composto da decine di articoli, si spazia dalla banda larga al taglio dei costi della Pubblica Amministrazione, dalle disposizioni in materia di spesa sanitaria a quelle in tema di giustizia. Tale circostanza desta perplessità dal momento che è assodato che tale tipo di tecnica normativa non è utile e producente in quanto impedisce un esame sistematico delle diverse disposizioni, oltre ad essere caotica per gli interpreti e i cittadini in quanto va modificare un ingente numero di norme preesistenti, risultando di difficile lettura.

Cavilli da giurista, si dirà.

Ad un primo e sommario esame del provvedimento vi sono norme che non convincono nemmeno sotto il profilo sostanziale. L’amico e collega Francesco Micozzi mi ha segnalato, in particolare, l’art. 42 in materia di “Accesso agli elenchi dei contribuenti“con cui si modifica l’art. 69 DPR n. 600/1973, la norma in base alla quale l’Agenzia delle Entrate aveva disposto la pubblicazione sul proprio sito dei redditi degli italiani.

Le novità ci sono, e di non poco conto. Nella formulazione precedente, infatti, la norma prevedeva che l’elenco nominativo dei contribuenti fosse disponibile per “la consultazione da parte di chiunque” presso gli uffici dei Comuni interessati nonchè presso gli uffici dell’amministrazione finanziaria. Il Decreto Legge appena pubblicato, invece, non parla più della consultazione da parte di chiunque ma prevede che degli elenchi si possa prendere visione ed estrarre copia ai sensi delle norme già vigenti sull’accesso agli atti amministrativi (artt. 22 e seguenti della Legge n. 241/1990).

In pratica l’accesso non sarà più consentito a tutti, ma soltanto a coloro che hanno un interesse a conoscere il reddito di uno o più soggetti, ad esempio per difendere un proprio diritto in giudizio. Meno trasparenza insomma; ma non è tutto. All’art. 66 DPR 600/1973 è aggiunto un ulteriore comma, 6-bis, che prevede che “Fuori dai casi sopra previsti, la comunicazione o diffusione, totale o parziale, con qualsiasi mezzo, degli elenchi o di dati personali ivi contenuti, ove il fatto non costituisca reato, è punita con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da cinque mila euro a trenta mila euro. La somma può essere aumentata sino al triplo quando risulta inefficace in ragione delle condizioni economiche del contravventore“.

Leggendo tale disposizione sembra, quindi, che al di fuori dei redditi di alcune categorie (ad esempio titolari di cariche pubbliche) la cui pubblicità è prevista per legge, nessun giornale potrà più pubblicare i dati relativi ai redditi, neanche ove sussista l’interesse pubblico alla diffusione del dato stesso.

Tutto il contrario di un’operazione trasparenza.

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