Sabato scorso, in rappresentanza dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione, ho partecipato a “Occasione Perduta?“, evento organizzato a Pisa dall’instancabile Flavia Marzano in cui si è discusso dello stato dell’innovazione nel nostro Paese.

Arrivato il mio turno, ho aperto il mio breve intervento con una domanda: è davvero utile che decine di associazioni si riuniscano intorno ad un tavolo per parlare di innovazione e formulare proposte da rivolgere alle istituzioni? Internet e le nuove tecnologie non si sono forse imposte senza aver bisogno di tutto questo?

La domanda era, evidentemente, provocatoria: soltanto i Paesi che hanno adottato politiche avvedute sono riusciti a sfruttare appieno i vantaggi che l’innovazione porta con sé. Le tecnologie da sole non bastano: da anni sento dire che Internet porterà in Cina maggiori diritti, mentre in realtà politiche improntate alla censura e all’oppressione hanno ridotto quasi del tutto la portata dirompente del web. Così come non può essere casuale che Google sia nato in USA e non in Italia (un libro di Franco Tatò di qualche anno fa si intitolava – appunto – “Perché la Puglia non è la California“).

L’Italia è un Paese nel quale, finora, troppo spesso, l’innovazione è stata considerata parte integrante – a volte regina e a volte cenerentola – di spot elettorali, oggetto di provvedimenti promozionali o piuttosto approvati in una logica di emergenza.

Se si vuole cogliere le enormi opportunità che l’innovazione offre al Sistema Paese non solo in una prospettiva di sviluppo economico ma anche in una prospettiva di crescita culturale e di incremento della partecipazione attiva dei cittadini alla vita politica del Paese occorre iniziare a tracciare le linee di una politica dell’innovazione seria, matura e condivisa.

In quest’ottica l’Istituto per le Politiche dell’Innovazione ha elaborato una serie di proposte che ha uploadato su piattaforma wiki e che potete trovare qui. Si tratta di una versione 1.0 pubblicata per aprire un dibattito su questi temi ed iniziare ad innovare anche i processi di decisione sfruttando le nuove tecnologie.

Tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’innovazione in Italia possono, da oggi, modificarlo, integrarlo e criticarlo. I risultati cui si perverrà verranno poi inviati ai decisori pubblici e privati e presentati nell’ambito di una conferenza nazionale sulla politica dell’innovazione che si terrà nei prossimi mesi.

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Questo post ha 1 commento.

  1. Gerardo
    28 ott 08
    5:22

    Condivido.
    La tecnologia è solo uno strumento, potente certo, ma non è un fine in sé.
    Se la Puglia non è la California è principalmente perché è abitata da pugliesi (ovvero da italiani) e non da californiani.
    Vale a dire che la gran parte della popolazione è costituita da persone che:
    - hanno studiato solo per conquistare il “pezzo di carta”, magari utile per trovare “il posto”;
    – hanno ricevuto un insegnamento fatto da persone demotivate, spesso cooptate per virtù di sangue o di letto e sempre meno qualificate;
    - credono/sanno che il loro successo personale passa da canali diversi dalla competenza;
    - hanno un sistema creditizio che non supporta l’impresa, ma assume un ruolo in larga misura parassitario;
    - sono consapevoli di muoversi all’interno di un sistema giuridico che non garantisce la certezza del diritto neppure da lontano;

    e poi

    inefficienza della PA
    corruzione delle classi dirigenti
    carico fiscale insostenibile
    ….

    si potrebbe continuare a lungo, ma sarebbe inutile. Tutto si riduce alla triste considerazione che siamo afflitti da una endemica mancanza di serietà. Una parola antica che esprime tutto ciò di cui abbiamo bisogno per far diventare la Puglia meglio della California. Tecnologia compresa.