Archivio gennaio 2009

Quinto appuntamento con la rubrica settimanale dedicata alla segnalazione dell’approfondimento giuridico più interessante.

Questa settimana segnalo l’articolo scritto dai due colleghi Andrea Lisi e Graziano Garrisi dal titolo “Privacy, gli obblighi degli amministratori di sistema“.
L’approfondimentro tratta un tema di stretta attualità, ovvero il recente provvedimento con cui il Garante Privacy ha dettato “Misure e accorgimenti prescritti ai titolari dei trattamenti effettuati con strumenti elettronici relativamente alle attribuzioni delle funzioni di amministratore di sistema“. L’articolo, che ha il pregio di fornire un primo commento al suddetto provvedimento, parte dalla considerazione sulla centralità del ruolo dell’amministratore di sistema nel doveroso adempimento delle cautele imposte dalla normativa in materia di riservatezza di dati personali.

Basti pensare, infatti, che molto spesso l’amministratore di sistema è dotato di una particolare posizione a cui spetta anche la capacità di stabilire – in raccordo con il titolare e/o eventuali altri responsabili dei relativi trattamenti – chi può accedere in modo privilegiato alle risorse del sistema informativo e a tutti i dati personali aziendali (anche sensibili): per tale motivo gli amministratori di sistema devono essere scelti con particolare attenzione, poiché i rischi che possono correre le banche dati o le reti informatiche sono sempre più elevati.

Gli autori affrontano in modo snello ed efficacie le novità previste dal nuovo provvedimento del Garante:
a) maggiore attenzione nella valutazione del soggetto cui affidare l’incarico di amministratore di sistema;
b) menzione dell’elenco degli amministratori di sistema nell’ambito del documento programmatico sulla sicurezza;
c) necessaria verifica da parte dei titolari del trattamento dell’operato degli amministratori di sistema;
d) registrazione degli acessi ai sistemi di elaborazione e agli archivi elettronici da parte degli amministratori.

E’ proprio a quest’ultima novità che Lisi e Garrisi dedicano una parte importante delle loro riflessioni: il provvedimento in parola, infatti, obbliga gli amministratori di sistema ad adottare dei sistemi di registrazione degli accessi che abbiano le caratteristiche della completezza ed inalterabilità e che consentano la conservazione dei relativi dati per un periodo di tempo congruo, e comunque non inferiore a sei mesi. Si tratta di una misura di non facile applicazione, la cui introduzione ha già sollevato critiche e perplessità.

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Come molti di voi sapranno, giovedì scorso si è tenuta a Roma, presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati la Conferenza “Cultura digitale e politica dell’innovazione” che ho organizzato con gli amici dell’Istituto per le Politiche dell’Innovazione (qui trovate un resoconto). L’incontro ha destato grande interesse (grazie a Massimo Melica ne ho parlato nel corso della trasmissione radiofonica “Codice Binario” che potete riascoltare in podcast cliccando qui) e la partecipazione ha superato le più rosee previsioni sia in sala sia nella diretta streaming. Nei prossimi giorni metteremo on line i video con gli interventi dei numerosi e qualificati relatori che hanno reso la Conferenza una rara occasione di confronto e dibattito.

Coerentemente con l’impostazione pragmatica che lo contraddistingue, l’Istituto ha presentato nel corso della Conferenza un White Paper che contiene le proposte concrete di intervento normativo in materia di cultura digitale sul quale vogliamo che si apra un dibattito. Lo condivido con voi embeddandolo qui sotto:

White Paper (Cultura Digitale e Politica Innovazione

Nel documento abbiamo provato ad enucleare alcune proposte di intervento legislativo; qualcuno di voi potrebbe obiettare che non servono regole alla rete, perchè la rete è nata libera. A questi rispondo che il nostro obiettivo non è quello di burocratizzare la rete, tutt’altro: è quello di porre regole che siano condivise e consapevoli delle peculiarità e della storia delle nuove tecnologie. L’unico nostro interesse è che vengano rimossi i freni (anche normativi) che rallentano l’innovazione nel nostro paese; l’attività dell’Istituto non si esaurisce nel convegno, vogliamo che tutti quelli che hanno a cuore l’innovazione in Italia contribuiscano ad elaborare le nuove regole che vogliamo il legislatore recepisca. Ho provato a spiegarlo nel corso della presentazione del white paper di cui di seguito riporto le slides.

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Primo appuntamento del 2009 con la rubrica dedicata alla segnalazione dell’approfondimento più interessante in materia di diritto delle nuove tecnologie.

Questa settimana, ho deciso di segnalare un video realizzato da Marco Scialdone dal titolo “In cerca di equilibrio… (le regole della creatività al tempo di Internet)“; si tratta di un approfondimento (molto curato ed originale) sugli eccessi che hanno contraddistinto la politica legislativa degli ultimi anni in materia di pirateria digitale. Il video, realizzato in risposta alla presentazione della Conferenza “Cultura digitale e politica dell’innovazione”, è un brillante esempio di come le tematiche giuridiche possano essere affrontate anche in modo accattivante ed accessibile a tutti.

La riflessione di Marco Scialdone parte dalla constatazione per cui

Se fosse possibile sintetizzare in una sola parola le vicende del diritto d’autore degli ultimi 15 anni, la parola sarebbe sicuramente eccesso.

Questi ultimi anni sono stati, infatti, caratterizzati dal dibattito tra chi, da una parte, sosteneva la morte del diritto d’autore in nome di un generico “diritto alla cultura” e chi riteneva necessario inasprire le sanzioni per i casi di pirateria digitale. Come nota giustamente Scialdone, poi, la politica ha incoraggiato questi eccessi non riuscendo a portare avanti una politica equilibrata che difendesse il diritto d’autore quale strumento necessario per la diffusione della cultura, adeguandone la tutela alle problematiche poste dalle nuove tecnologie. Ed invece, nell’ultimo periodo gli interventi sulla normativa in materia di copyright hanno riguardato quasi esclusivamente l’inasprimento del trattamento sanzionatorio (come dimostra anche il caso della c.d. “dottrina Sarkozy” che sta per diventare legge in Francia).

Occorre, quindi, fermare gli eccessi e ragionare su proposte di maggiore equilibrio; Scialdone cita ad esempio il documento redatto dal Comitato Consultivo Permanente sul diritto d’autore (disponibile qui) che rappresenta il tentativo di raggiungere una sintesi tra le ragioni degli autori e le esigenze di consentire il massimo accesso e la massima fruizione delle opere protette, evitando le inutili criminalizzazioni.

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Da oggi la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana sarà pubblicata solo on line: è infatti cessata il 31 dicembre 2008 la diffusione della versione cartacea. Non si tratta di una notizia inaspettata, la decisione era stata presa molti mesi fa con il Decreto Legge n. 112/2008, convertito nella Legge n. 133/2008 che all’art. 27 (rubricato indicativamente “taglia-carta“) prevedeva l’automatica sostutizione degli abbonamenti cartacei con quelli telematici a partire dal 1.1.2009.

La Gazzetta Ufficiale abbandona la carta, quindi, ma c’è poco di che rallegrarsi; non si tratta della nostalgia di chi ha passato ore a studiare leggi e decreti sulla carta stampata dal Poligrafico dello Stato. Le vicende della Gazzetta Ufficiale sono sintomatiche di come si informatizza la Pubblica Amministrazione italiana: il digitale viene usato solo perchè ha costi inferiori rispetto al cartaceo, nessuna riflessione è fatta sugli impatti organizzativi della digitalizzazione nè sui benefici che potrebbero ricavarne cittadini e imprese.

L’art. 27 della Legge n. 133/2008 è chiaro, il cartaceo è abbandonato “al fine di ridurre i costi di produzione e distribuzione“, dirottando i fruitori della versione cartacea verso quella digitale disponibile già da qualche tempo. Versione che ha suscitato molte perplessità: il formato è di difficile accesso e la consultazione è gratuita solo per sessanta giorni dopo la pubblicazione.

Qualche anno fa, insieme ad autorevoli giuristi, ho firmato una lettera aperta (rimasta senza risposta) al Ministro dell’innovazione dell’epoca in cui si chiedeva che la Gazzetta Ufficiale fosse sempre disponibile gratuitamente per i cittadini, senza limiti di tempo. L’attuale modalità non appare infatti degna di una moderna democrazia e mi ricorda il comportamento di Dionisio, antico tiranno di Siracusa, che appendeva sui muri più alti della città le leggi da lui emanate in modo da rendere difficile ai cittadini conoscerle e applicarle; in tal modo egli poteva sempre punirli per il mancato adempimento.

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Diritto 2.0 e' curato da Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie.