Italia-Norvegia 0-1

lun, 23 febbraio 2009 - 2 minutes read

In queste settimane i Parlamenti e i Governi di mezzo mondo si stanno confrontando con lo stesso problema: come affrontare l’impatto che le nuove tecnologie hanno sul diritto d’autore così come tradizionalmente inteso.
Pirateria digitale, file-sharing, sanzioni per i trasgressori delle norme, ruolo dei Provider sono le parole chiave di questo dibattito. Se il problema è lo stesso a tutte le latitudini, non lo stesso può dirsi per le soluzioni che vengono proposte.

Mentre in Italia, infatti, i progetti di legge fin qui presentati sono contraddistinti dalla chiara finalità di “normalizzare” ed “imbrigliare” la rete, con conseguente compressione dei diritti digitali e depotenziamento delle enormi opportunità offerte dalla Rete, in altri Paesi si cerca di percorrere una strada che appare di maggiore equilibrio.
E’ il caso della Norvegia, dove Bård Vegar Solhjell, Ministro dell’Educazione e della Ricerca, in un post sul proprio blog ha affermato di voler rendere legale il file-sharing, affermando che così come la TV non ha determinato la fine della radio e il Web quella dei libri, così il p2p non comporterà la fine della musica. Per questo, secondo il Ministro Solhjell l’industria discografica dovrebbe trovare un sistema in grado di conciliare le esigenze dei detentori dei diritti con le aspettative dei consumatori, come Spotify, servizio che – grazie agli accordi con le maggiori case discografiche – consente agli utenti di poter ascoltare e condividere musica in modo gratuito e legale.

Viene da riflettere pensando alle proposte di legge che in queste ore si fanno in Italia e mi chiedo se avesse ragione Aristotele quando scriveva che “Ogni popolo ha i governanti che si merita“.

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