Archivio aprile 2009

Tra due settimane, il 13 maggio, nell’ambito del Forum PA 2009 si terrà un importante Barcamp promosso dalla Rete per l’innovazione nella Pubblica Amministrazione italiana.

Il Barcamp InnovatoriPA sarà un evento di grande interesse per tanti motivi: che io ricordi è la prima volta che in un contesto così prestigioso si parla di innovazione “dal basso” nella Pubblica Amministrazione. L’entusiasmo e la bravura degli organizzatori ha fatto il resto e si parla già di “successo oltre le previsioni” per l’elevato numero di iscritti e di interventi proposti.

Ho raccolto con grande piacere l’invito di Gianluigi Cogo e ho preparato un video che embeddo qui sotto in cui anticipo alcuni temi che saranno trattati da me e dagli altri relatori nel corso del Barcamp.

Che ne pensate? Cominciamo a discuterne qui e parliamone il 13 maggio. L’ingresso è gratuito e ci si può iscrivere sul wiki del Barcamp.

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Per una volta il dibattito parlamentare non ha riservato sorprese e, come previsto, l’emendamento D’Alia è stato soppresso dalle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera dei Deputati.

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Negli utlimi mesi, i nostri legislatori si sono (improvvisamente) accorti di Internet ed hanno provato più volte a scrivere nuove regole in materia di nuove tecnologie.

Ezra Pound sosteneva che “l’incompetenza si manifesta con l’uso di troppe parole“, e non sbagliava. In molti, infatti, casi tali interventi normativi hanno evidenziato una scarsa consapevolezza da parte dei nostri parlamentari del fenomeno Internet, delle dinamiche della circolazione dei contenuti digitali nello spazio telematico e delle straordinarie potenzialità che la Rete offre ai cittadini, alle imprese ed alla politica.

E’ per questo che accolgo con grande favore la creazione dell’Intergruppo Parlamentare 2.0. L’Intergruppo (presentato oggi a Roma nel corso di una conferenza stampa) mette insieme parlamentari di entrambi gli schieramenti, digitalmente alfabetizzati e con le idee chiare su come regolamentare la rete senza imbrigliarla.

Mi auguro che questo manipolo di “illuminati” parlamentari possa fare molti proseliti; abbiamo bisogno di poche leggi, che siano chiare e che non tendano a sopprimere la Rete e le libertà digitali.

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Molti di voi ricorderanno l’emendamento D’Alia, ovvero la norma approvata dal Senato nell’ambito del c.d. “pacchetto sicurezza” che attribuiva al Ministro dell’interno la facoltà di adottare un decreto che, allo scopo di interrompere l’attività di apologia di reato o istigazione a delinquere o a disobbedire alle leggi a mezzo internet, imponesse ai provider l’obbligo di utilizzare appositi strumenti di filtraggio.

Molte sono state le autorevoli prese di posizione nei confronti di questa norma discutibile e dai potenziali effetti devastanti per lo sviluppo della Rete italiana nonchè per la libertà di manifestazione del pensiero.
Ebbene, dopo molti dibattiti è notizia delle ultime ore che, nell’ambito dell’esame in corso alla Camera dei Deputati, la maggioranza ha presentato emendamento soppressivo dell’art. 60; in poche parole l’emendamento D’Alia dovrebbe essere cancellato dal “pacchetto sicurezza”.

La norma, olte ad essere pericolosa, era sicuramente censurabile dal punto di vista giuridico. In un dossier del Centro Studi della Camera dei Deputati del 24 aprile scorso, relativo alla compatibilità con le disposizioni comunitarie, si legge che


La materia dei controlli da parte dei provider è attualmente oggetto anche dell’art. 17 del D.lgs. 70/2003, recante attuazione della direttiva 2000/31/CE relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell’informazione nel mercato interno, con particolare riferimento al commercio elettronico. Il citato articolo prevede che in capo al prestatore dei servizi di rete (tra cui l’Access Provider) non sussiste un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza né obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite. Il prestatore è tuttavia tenuto: a) ad informare l’autorità giudiziaria o amministrativa avente funzioni di vigilanza, qualora sia a conoscenza di presunte attività o informazioni illecite; b) a fornire, a richiesta delle autorità competenti, le informazioni in suo possesso che consentano l’identificazione del destinatario dei servizi, al fine di individuare e prevenire attività illecite.

In tema di apologia di reato, è poi utile richiamare l’art. 10, comma 2, della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), generalmente interpretato dalla Corte europea nel senso che la limitazione della libertà di manifestazione del pensiero è consentita quando i relativi presupposti siano precisamente definiti per legge e abbiano uno scopo legittimo e quando essa sia amministrata in modo ragionevole e non si risolva in un sacrificio sproporzionato della libertà di espressione.

Oggi le Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera dovranno esaminare gli emendamenti, ma – dal momento che la soppressione dell’emendamento D’Alia è stata proposta dalla maggioranza – non ci dovrebbero essere brutte soprese.

Dopo il DDL Levi, la protesta del Web è riuscita ad ottenere un altro importante risultato; per il futuro, tutte le future proposte legislative in materia di Internet dovranno tenere conto della voce del popolo della Rete.

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Il prof. Giovanni Ziccardi ha avuto una grande idea, organizzare “Dona un netbook“:  il più grande convegno di diritto dell’informatica degli ultimi quindici anni per raccogliere fondi destinati alle vittime del terremoto in Abruzzo e, in particolare, agli studenti delle scuole superiori e universitari.

Il sisma ha colpito gli studenti abruzzesi non solo nei loro affetti e nei bisogni primari ma anche nella loro capacità di elaborare l’informazione e connettersi in rete, attività indispensabili per proseguire efficacemente gli studi soprattutto in vista di esami nel periodo estivo e per completare il loro percorso di conoscenza.

Terremoto in Abruzzo - Danni e soccorsi a L' Aquila (2)

Foto di juanra_

L’evento “Dona un netbook” si terrà a Pescara il 19 ed il 20 di giugno e il programma definitivo sarà messo presto on line sul sito dell’iniziativa. Tra i quasi cento giuristi che hanno aderito a questa imperdibile “Woodstock del diritto dell’informatica” ci sono anch’io: il 19 giugno parlerò di come il Web 2.0 può cambiare la professione (e la vita) di un avvocato.
Ci vediamo a Pescara?

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Venerdì scorso ho partecipato all’interessantissima giornata di studi che si è tenuta a Lecce sul tema “L’amministrazione digitale tra presente e futuro“.
Molti autorevoli relatori, organizzazione impeccabile (complimenti a Marco Mancarella) e – cosa non scontata -pubblico numeroso ed interessato. Il mio intervento aveva ad oggetto l’impatto delle nuove tecnologie sui rapporti tra Pubblica Amministrazione e cittadino, tema importante e delicato. Fino a pochi anni fa, infatti, l’introduzione delle tecnologie infotelematiche nella Pubblica Amministrazione rispondeva unicamente all’esigenza di ridurre i costi e di accrescere l’efficienza dell’apparato burocratico. Di conseguenza, anche le norme sull’amministrazione digitale scritte fino a poco tempo fa sono PA-centriche, scritte (spudoratamente) per arrecare un vantaggio all’Amministrazione, senza curarsi dell’impatto su cittadini e utenti dei servizi.
L’ottica è finalmente cambiata con l’adozione del Codice dell’Amministrazione Digitale (Decreto Legislativo n. 82/2005) che ha assegnato ai cittadini alcuni importanti diritti digitali (come quello di usare le tecnologie telematiche nelle comunicazioni con la PA).
Tuttavia, come noto, per un molteplice ordine di ragioni il Codice dell’Amministrazione Digitale è rimasto in gran parte inattuato e dal 2005 il legislatore non è più intervenuto in modo sistematico in materia. Ciò significa che le norme attualmente vigenti fanno riferimento all’Internet del 2005 e non tegnono conto nè dell’evoluzione tecnologica maturata negli ultimi quattro anni nè dell’evoluzione dell’uso che i cittadini italiani fanno della Rete. In pieno Web 2.0 le leggi della PA digitale fanno ancora riferimento ai portali come strumento di comunicazione con il cittadino; non stupisce quindi che l’Italia sia agli ultimi posti come servizi forniti on line della Pubblica Amministrazione, una delle meno digitali del mondo a leggere i dati dell’ultimo rapporto del World Economic Forum.

Di fronte a questa situazione, la mia idea per superare l’empasse è che il giurista deve dare il proprio contributo con senso di responsabilità, convinzione e impegno creativo, evitando di limitarsi a combattere inutili battaglie di retroguardia. Purtroppo i giuristi si sono mostrati pigri e si sono limitati, il più delle volte, ad invocare l’intervento del legislatore anche quando esso appariva prematuro. La PA 2.0 ha bisogno, infatti, di poche leggi che però siano scritte da persone che abbiano un’idea sufficientemente chiara della Rete e delle nuove tecnologie. Le nuove leggi, e quelle che ci sono già, devono poi essere applicate con buon senso e intelligenza.

Qui sotto embeddo le slides della mia presentazione. Fatemi sapere cosa ne pensate.

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In questi giorni cade una ricorrenza: la Legge sul Diritto d’Autore (Legge 22 aprile 1941, n. 633) ha compiuto 68 anni; eppure c’è ben poco da festeggiare. E non solo perchè gli anni cominciano a farsi sentire, ma anche perchè i “ritocchi” a cui la Legge è stata sottoposta negli ultimi anni non sembrano ben riusciti, e quelli che dovrebberero essere adottati in futuro appaiono ancora peggiori.

Sia chiaro, non penso che il diritto d’autore abbia fatto il suo tempo, tutt’altro! Credo, però, che le leggi debbano prendere atto di come la rivoluzione tecnologica ha cambiato il modo di fruire delle opere protette, tanto che la “vecchia” disciplina non va più bene neanche ai titolari dei diritti, figuriamoci ai consumatori e agli utenti.
E’ di qualche giorno fa la dichiarazione di Paulo Cohelo che non solo – attraverso un blog – indica i link per scaricare gratuitamente i suoi libri, ma ha pubblicamente ammesso che il peer to peer, lungi dall’averlo penalizzato, gli ha fatto vendere ancora più copie.

Link: DLD08 - Day1 - Creating universes

Questo dimostra come autori, consumatori e parte degli operatori del mercato hanno ormai preso atto della rivoluzione tecnologica. E il diritto? Leggendo le notizie di questi giorni ho pensato che il diritto è in mostruoso ritardo.
Se è normale che il diritto arrivi necessariamente dopo i fenomeni sociali che va a regolamentare, in questo settore il ritardo è oltremodo grave; si tratta di un ritardo nel comprendere i fenomeni che si traduce nell’incapacità di dettare soluzioni normative adeguate. E’ un fenomeno mondiale, che in Italia assume contorni ancora più preoccupanti.

Un paio di esempi.
Gran parlare si è fatto del caso The Pirate Bay a seguito della condanna del Tribunale di Stoccolma; concordo sul fatto che si tratta di un brutto segnale ma, almeno, la risposta (sbagliata) è arrivata in tempi tutto sommato rapidi. Come molti ricorderanno, anche in Italia la Baia dei Pirati è impegnata in un procedimento penale: sul sequestro disposto dal Tribunale di Bergamo nell’agosto del 2008 e annullato qualche settimana dopo, sarà chiamata a pronunciarsi definitivamente la Corte di Cassazione… ma solo il 29 settembre 2009. Nel frattempo, a quanto mi risulta, le indagini preliminari non sono ancora chiuse.

Con le leggi non va meglio, mentre l’Europa e la stessa Francia hanno bocciato la c.d. dottrina Sarkozy (che prevede il distacco dalla Rete per chi si renda responsabile di violazioni del copyright) l’Italia rischia di essere l’unico Paese a recepirla acriticamente.
Così come il nostro richia di rimanere l’unico Paese che sceglie il c.d. “bollino” come strumento contro la pirateria multimediale.
Il Governo ha infatti deciso di ripristinare, addirittura retroattivamente, l’obbligo del c.d. contrassegno già dichiarato illegittimo dalla Corte di Giustizia Europea.
Con il decreto n. 31/2009 (entrato in vigore proprio il 21 aprile 2009), lo Stato Italiano – incurante delle critiche – non solo ha deciso di continuare a combattere la pirateria attraverso uno strumento obsoleto, ma addirittura ha esteso l’obbligo di apposizione del contrassegno anche ad altri supporti come memorie USB e SD card, con un provvedimento, di difficile attuazione, che creerà ulteriori problemi non solo a imprese e consumatori, ma all’intera industria culturale italiana.

Non mi sembra un bel modo per festeggiare un compleanno.

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Diritto 2.0 e' curato da Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie.