La legge sul diritto d’autore compie 68 anni, ma non è un buon compleanno

sab, 25 aprile 2009 - 4 minutes read

In questi giorni cade una ricorrenza: la Legge sul Diritto d’Autore (Legge 22 aprile 1941, n. 633) ha compiuto 68 anni; eppure c’è ben poco da festeggiare. E non solo perchè gli anni cominciano a farsi sentire, ma anche perchè i “ritocchi” a cui la Legge è stata sottoposta negli ultimi anni non sembrano ben riusciti, e quelli che dovrebberero essere adottati in futuro appaiono ancora peggiori.

Sia chiaro, non penso che il diritto d’autore abbia fatto il suo tempo, tutt’altro! Credo, però, che le leggi debbano prendere atto di come la rivoluzione tecnologica ha cambiato il modo di fruire delle opere protette, tanto che la “vecchia” disciplina non va più bene neanche ai titolari dei diritti, figuriamoci ai consumatori e agli utenti.
E’ di qualche giorno fa la dichiarazione di Paulo Cohelo che non solo – attraverso un blog – indica i link per scaricare gratuitamente i suoi libri, ma ha pubblicamente ammesso che il peer to peer, lungi dall’averlo penalizzato, gli ha fatto vendere ancora più copie.

Link: DLD08 - Day1 - Creating universes

Questo dimostra come autori, consumatori e parte degli operatori del mercato hanno ormai preso atto della rivoluzione tecnologica. E il diritto? Leggendo le notizie di questi giorni ho pensato che il diritto è in mostruoso ritardo.
Se è normale che il diritto arrivi necessariamente dopo i fenomeni sociali che va a regolamentare, in questo settore il ritardo è oltremodo grave; si tratta di un ritardo nel comprendere i fenomeni che si traduce nell’incapacità di dettare soluzioni normative adeguate. E’ un fenomeno mondiale, che in Italia assume contorni ancora più preoccupanti.

Un paio di esempi.
Gran parlare si è fatto del caso The Pirate Bay a seguito della condanna del Tribunale di Stoccolma; concordo sul fatto che si tratta di un brutto segnale ma, almeno, la risposta (sbagliata) è arrivata in tempi tutto sommato rapidi. Come molti ricorderanno, anche in Italia la Baia dei Pirati è impegnata in un procedimento penale: sul sequestro disposto dal Tribunale di Bergamo nell’agosto del 2008 e annullato qualche settimana dopo, sarà chiamata a pronunciarsi definitivamente la Corte di Cassazione… ma solo il 29 settembre 2009. Nel frattempo, a quanto mi risulta, le indagini preliminari non sono ancora chiuse.

Con le leggi non va meglio, mentre l’Europa e la stessa Francia hanno bocciato la c.d. dottrina Sarkozy (che prevede il distacco dalla Rete per chi si renda responsabile di violazioni del copyright) l’Italia rischia di essere l’unico Paese a recepirla acriticamente.
Così come il nostro richia di rimanere l’unico Paese che sceglie il c.d. “bollino” come strumento contro la pirateria multimediale.
Il Governo ha infatti deciso di ripristinare, addirittura retroattivamente, l’obbligo del c.d. contrassegno già dichiarato illegittimo dalla Corte di Giustizia Europea.
Con il decreto n. 31/2009 (entrato in vigore proprio il 21 aprile 2009), lo Stato Italiano – incurante delle critiche – non solo ha deciso di continuare a combattere la pirateria attraverso uno strumento obsoleto, ma addirittura ha esteso l’obbligo di apposizione del contrassegno anche ad altri supporti come memorie USB e SD card, con un provvedimento, di difficile attuazione, che creerà ulteriori problemi non solo a imprese e consumatori, ma all’intera industria culturale italiana.

Non mi sembra un bel modo per festeggiare un compleanno.

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