Archivio giugno 2009

Si continua a parlare del delicatissimo (e difficile) rapporto tra privacy e social networks.

E’ di qualche tempo fa la notizia che una Corte della California ha stabilito che la stampa può ri-pubblicare ciò che gli utenti scrivono sulle rispettive bacheche (nella fattispecie si trattava di Myspace); anche in Italia il Garante Privacy (dopo la diffusione dell’opuscolo di cui ho parlato qui) si è espresso sulla questione relativa all’uso di immagini tratte dai social networks (in particolare Facebook), affermando il principio per cui giornali e televisioni possono diffondere le fotografie pubblicate dagli utenti, qualora ciò sia necessario per fornire informazioni riguardo a fatti di interesse pubblico e purchè venga adeguatamente verificata la correttezza e l’esattezza dei dati pubblicati (ad esempio che la foto diffusa sia davvero della persona cui si riferisce la notizia).

L’importanza delle informazioni inserite dagli utenti nei rispettivi profili è ancora più evidente se si pensa, ad esempio, che gli Uffici dei college statunitensi che si occupano delle ammissioni acquisiscono informazioni sugli aspiranti studenti proprio da siti come Facebook o Myspace.

Per questo ritengo che sia sempre più importante creare consapevolezza su questi temi. In Rete, fortunatamente, si moltiplicano i siti che contengono consigli su come proteggere la propria privacy e EFF ha addirittura lanciato un servizio on line (utilissimo) che consente di monitorare le condizioni si servizio di tutti i più importanti siti web (da Ebay a Google); tenendolo d’occhio è possibile essere informati su tutte le modifiche delle politiche dei siti, compresi quelli di social networking, in materia di privacy.

Su “la privacy nell’era digitale” ho scritto un articolo, che vi segnalo, sul numero di giugno di BlogMagazine; fatemi sapere cosa ne pensate :)

Articolo Blog Magazine

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Nel corso degli ultimi giorni si è molto discusso in Rete delle pericolose conseguenze che può avere per la Rete l’obbligo di rettifica introdotto, per tutti i “siti informatici“,  dall’art. 1, comma 28 del Disegno di Legge in materia di intercettazioni approvato dalla Camera dei Deputati e che passa ora all’esame del Senato della Repubblica (ne avevo parlato qui).

Nei prossimi giorni proverò – tempo permettendo – a tornare sull’argomento con qualche ulteriore approfondimento per spiegare cosa significherebbe, in pratica, quest’obbligo per tutti i gestori di blog e siti che non siano testate giornalistiche.
Nel frattempo vi segnalo che con l’Istituto delle Politiche dell’Innovazione abbiamo inviato una lettera ai Presidenti dei Gruppi Palamentari del Senato, chiedendo che la norma venga modificata in modo da

chiarire che l’obbligo di rettifica di cui al comma 28 dell’art. 1 del DDL c.d. Intercettazioni deve applicarsi esclusivamente ai siti informatici di testate telematiche soggette all’obbligo di registrazione alla stregua di quanto disposto dalla Legge n. 47 dell’8 febbraio 1948 ovvero ai soli siti internet attraverso i quali vengono diffuse informazioni prodotte nell’ambito di un processo professionale realizzato nell’ambito di una struttura imprenditoriale e redazionale”.

Abbiamo deciso di rendere pubblico il testo della lettera e di consentire a tutti di sostenere la nostra iniziativa: vi invito a firmarla cliccando sul banner qui sotto. Come sosteneva Rodolfo Arata, infatti, la civiltà di un popolo si misura “dal grado in cui il pensiero può esprimersi liberamente“. 

Sign for No alla rettifica per tutti i “siti informatici”

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Tra una settimana, il 19 e 20 giugno 2009, si terrà a Pescara l’iniziativa Dona un Netbook, organizzata dal prof. Giovanni Ziccardi, che vedrà tutti i più importanti giuristi informatici italiani impegnati in una conferenza che ha l’obiettivo di raccogliere fondi per le vittime del terremoto in Abruzzo e, in particolare, agli studenti delle scuole superiori e universitari.

La partecipazione all’evento è gratuita previa registrazione sul sito www.donaunnetbook.org.
Nel caso l’iscritto volesse contribuire congiuntamente ai giuristi informatici alla ricostruzione dei laboratori e dei locali dell’Università e alla connettività della Casa dello Studente e supportare l’evento, si domanda un bonifico di almeno Euro 50 per partecipante da effettuarsi sul seguente conto:
Nome del conto: Università degli Studi dell’Aquila -
IBAN: IT 80 T 03002 03601 000400240569 – Codice swift: BROMITR1A20
con la seguente causale: “contributo giuristi informatici italiani per ricostruzione informatica”.

uncle sam

Non si tratta solo di una lodevole iniziativa benefica; leggendo il programma definitivo della conferenza (disponibile qui) si capisce che Exploring Cyberspace Law è il più completo e qualificato evento mai organizzato in Italia in materia di informatica giuridica e diritto dell’informatica.
Io terrò una relazione il 19 nella prima sessione “INFORMATICA, INTERNET E PROFESSIONISTA DEL DIRITTO” e parlerò di cosa ha significato l’avvento del Web 2.0 per il professionista del diritto.
Spero di incontrarvi in tanti :)

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Da poche ore, il social network Facebook consente agli utenti di scegliere un username. Il vantaggio di scegliere l’ username è chiaro: mentre finora ogni profilo era contraddistinto da una serie casuale di numeri, da oggi sarà possibile accedere al profilo o alla fan page attraverso un URL decisamente più facile da ricordare ed accattivante (www.facebook.com/username).

Qui l’annuncio di Facebook e la pagina di FAQ relativa al procedimento di registrazione.

Le vanity URL possono rappresentare sicuramente un buon strumento di marketing ma, allo stesso tempo, una nuova frontiera per il cybersquatting; personaggi famosi e aziende titolari di marchi corrono il rischio che altri possano registrare l’username corrispondente al proprio nome o al proprio marchio.

facebook logo

I titolari hanno avuto la possibilità di registrare i propri marchi su Facebook, al fine di bloccare gli URL corrispondenti, ma solo per un ristrettissimo lasso di tempo (non è più possibile compilare il relativo modulo).
Chi dovesse trovare il proprio nome o il proprio marchio già registrato può segnalare l’accaduto a Facebook compilando questo modulo, ma potrebbe essere troppo tardi; sul sito Assetize sono già in vendita alcuni username.

Vedremo se l’username squatting diventerà un problema simile al grabbing dei nomi di dominio; fatemi sapere nei commenti qui sotto cosa ne pensate, soprattutto con riferimento a come Facebook ha gestito la pre-registrazione dei marchi. Personalmente, credo sarebbe stato meglio concedere alle aziende più tempo per proteggere i propri marchi.

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La legislazione in materia di diritto delle nuove tecnologie sfugge ormai a qualunque ponderazione ed approfondimento, contraddistinta sempre più da blitz che indeboliscono le garanzie dei diritti e frenano lo sviluppo delle nuove tecnologie.

Mentre in Rete si parla ancora molto del c.d. “Emendamento D’Alia, che è stato fortunatamente eliminato dalla Camera dei Deputati, il vero rischio per la libertà di informazione in Rete è rappresentato dal Disegno di legge in materia di intercettazioni che sarà votato questo pomeriggio dalla Camera dei Deputati e sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

Già nella sua originaria formulazione il provvedimento conteneva una norma che introduceva un obbligo di rettifica per tutti i siti web, blog compresi (nel provvedimento si parla testualmente di “siti informatici“); tale norma, nonostante le proteste e le critiche, è stata mantenuta e anche su di essa il Governo ha deciso di porre la questione di fiducia.

L’art. 1, comma 28 del provvedimento – che sarà approvato nelle prossime ore – prevede infatti che:

All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il terzo comma è inserito il seguente:
«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»;

omissis

e) dopo il quinto comma è inserito il seguente:
«Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta».

Appare evidente il pregiudizio che questa norma, se approvata, arrecherà alla libertà di informazione in rete (il provvedimento non appare felice neanche nella formulazione letterale che creerà parecchi problemi in sede applicativa); il tutto, ancora una volta, senza ponderazione e contro il parere degli esperti del settore.

Tutti i blog potrebbero, infatti, essere soggetti alle stesse sanzioni previste per i media tradizionali (sanzione pecuniaria tra i 15 e i 25 milioni di lire).

20 sept.'08: Neo-censorship
(foto di De Balie)

Purtroppo, visto che il Governo ha posto la fiducia, non è possibile sperare in un momento di resipiscenza e nel ritiro dell’emendamento; tuttavia dal momento che il provvedimento, prima dell’approvazione definitiva, deve essere ancora approvato dal Senato è auspicabile che la Rete, come già successo per il DDL Levi e l’emendamento D’Alia faccia sentire la sua voce evitando così che entri in vigore questa norma.

Sun Tzu, generale cinese vissuto tra il VI e il V secolo a.C., nel suo celeberrimo trattato di strategia militare sosteneva che “il meglio del meglio non è vincere cento battaglie su cento, bensì sottomettere il nemico senza combattere“. Ebbene, a distanza di 2500 anni questo insegnamento illumina ancora le scelte del nostro legislatore.
Il nemico da combattere non è più rappresentato dall’esercito di uno Stato nemico ma da Internet e dalle nuove tecnologie, “colpevoli” di aprire nuovi spazi per la diffusione di cultura e informazioni e per la libertà di espressione.

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Su Punto Informatico di oggi ho provato a spiegare alcune delle novità introdotte in materia di PA digitale da una Legge approvata dal Senato il 26 maggio scorso.

Nei prossimi giorni proverò – tempo permettendo – a tornare sull’argomento per illustrare più dettagliatamente le nuove previsioni normative e ad approfondire i punti oscuri e problematici.
Il provvedimento appena licenziato dal Senato (che non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale) introduce nuovi obblighi per gli Enti e nuovi diritti per cittadini e imprese, con la previsione di rigorosi termini entro cui le Amministrazioni dovranno adeguarsi.

I prossimi mesi saranno cruciali lungo la strada verso la compiuta digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e credo che la Rete possa dare un decisivo contributo per evitare che vengano commessi gli errori che, fin qui, hanno segnato il cammino dell’informatica nel settore pubblico.

A tal proposito embeddo qui sotto un’intervista fattami da Gigi Cogo in occasione del Barcamp InnovatoriPA dello scorso 13 maggio.

Questa volta non si può sbagliare, i danni che un fallimento arrecherebbe al sistema Paese potrebbero essere irrimediabili.

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Come ho scritto in un precedente post, è stato pubblicato nei giorni scorsi il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 6 maggio 2009 che detta le disposizioni per il rilascio e l’uso della casella PEC assegnata ai cittadini.

Alla notizia è stato dato grande risalto e il Governo ha già predisposto un dossier dedicato all’iniziativa (disponibile on line a questo indirizzo)

Governo Italiano - Dossier Posta Elettronica Certificata

A giudicare dal numero di visitatori che sono giunti su questo sito attraverso i motori di ricerca, in molti sono ormai consapevoli che lo Stato ha deciso di regalare una “casella PEC” a ogni cittadino che ne faccia richiesta. Il problema è che le aspettative potrebbero andare deluse dal momento che le caselle non possono essere ancora richieste e non saranno disponibili prima di qualche mese, in quanto non è stata avviata la procedura di gara per la scelta del soggetto che fornirà il servizio PEC ai cittadini.

Nel frattempo, in Rete si moltiplicano le critiche al provvedimento del Governo. Di seguito, per chi volesse approfondire, indico una serie di link agli articoli di alcuni autorevoli colleghi (e amici):
- Guido Scorza: Pane e PEC per tutti e Pane e PEC per tutti/2;
- Nicola Fabiano: PEC per i cittadini. Imprese e professionisti stanno “aspettando Godot”;
- Marco Scialdone: La PEC di Stato (ovvero, come ti rovino il mercato con una disposizione di legge)PEC di Stato: il Decreto è in Gazzetta… ed è già (quasi) da modificare… aspettando la gara.

Non solo i giuristi sono fortemente critici su quella che è stata definita la PEC di Stato, l’Associazione “Cittadini di Internet” ha inviato una lettera al Ministro Brunetta per chiedere che il Decreto sulla PEC venga rivisto. Purtroppo, visto che il Ministro ha già promesso di distribuire la PEC in tempi brevi, non è ragionevole aspettarsi un un momento di resipiscenza o un ripensamento del nostro legislatore.

Viene da chiedersi come la storia non insegni nulla; navigando mi sono occasionalmente imbattuto in questa notizia del lontano 2005 in cui si parlava della PEC come strumento che avrebbe consentito di ridurre le spese della PA e di incrementare l’efficacia dell’azione amministrativa. A distanza di quattro anni, invece di prendere atto del fallimento della PEC, si continuano ad investire cospicue risorse in uno strumento che non ha dato buona prova di sé.
Aveva proprio ragione Paul Morand quando affermava che “la storia, come un idiota, meccanicamente si ripete“.

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Diritto 2.0 e' curato da Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie.