Il Governo pone la fiducia sulle norme in materia di intercettazioni: la Rete sarà meno libera

mer, 10 giugno 2009 - 4 minutes read

La legislazione in materia di diritto delle nuove tecnologie sfugge ormai a qualunque ponderazione ed approfondimento, contraddistinta sempre più da blitz che indeboliscono le garanzie dei diritti e frenano lo sviluppo delle nuove tecnologie.

Mentre in Rete si parla ancora molto del c.d. “Emendamento D’Alia, che è stato fortunatamente eliminato dalla Camera dei Deputati, il vero rischio per la libertà di informazione in Rete è rappresentato dal Disegno di legge in materia di intercettazioni che sarà votato questo pomeriggio dalla Camera dei Deputati e sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.

Già nella sua originaria formulazione il provvedimento conteneva una norma che introduceva un obbligo di rettifica per tutti i siti web, blog compresi (nel provvedimento si parla testualmente di “siti informatici“); tale norma, nonostante le proteste e le critiche, è stata mantenuta e anche su di essa il Governo ha deciso di porre la questione di fiducia.

L’art. 1, comma 28 del provvedimento – che sarà approvato nelle prossime ore – prevede infatti che:

All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il terzo comma è inserito il seguente:
«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»;

omissis

e) dopo il quinto comma è inserito il seguente:
«Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta».

Appare evidente il pregiudizio che questa norma, se approvata, arrecherà alla libertà di informazione in rete (il provvedimento non appare felice neanche nella formulazione letterale che creerà parecchi problemi in sede applicativa); il tutto, ancora una volta, senza ponderazione e contro il parere degli esperti del settore.

Tutti i blog potrebbero, infatti, essere soggetti alle stesse sanzioni previste per i media tradizionali (sanzione pecuniaria tra i 15 e i 25 milioni di lire).

20 sept.'08: Neo-censorship
(foto di De Balie)

Purtroppo, visto che il Governo ha posto la fiducia, non è possibile sperare in un momento di resipiscenza e nel ritiro dell’emendamento; tuttavia dal momento che il provvedimento, prima dell’approvazione definitiva, deve essere ancora approvato dal Senato è auspicabile che la Rete, come già successo per il DDL Levi e l’emendamento D’Alia faccia sentire la sua voce evitando così che entri in vigore questa norma.

Sun Tzu, generale cinese vissuto tra il VI e il V secolo a.C., nel suo celeberrimo trattato di strategia militare sosteneva che “il meglio del meglio non è vincere cento battaglie su cento, bensì sottomettere il nemico senza combattere“. Ebbene, a distanza di 2500 anni questo insegnamento illumina ancora le scelte del nostro legislatore.
Il nemico da combattere non è più rappresentato dall’esercito di uno Stato nemico ma da Internet e dalle nuove tecnologie, “colpevoli” di aprire nuovi spazi per la diffusione di cultura e informazioni e per la libertà di espressione.

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