Houston, abbiamo un problema: Google condannata per il “caso Vividown”

mer, 24 febbraio 2010 - 2 minutes read

E’ notizia di pochissimi minuti fa: tre dirigenti di Google sono stati condannati dal Tribunale Penale di Milano per violazione della privacy nell’ambito del noto caso “Vividown” relativo alla pubblicazione di un video che mostrava un minore affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro studenti.

Ancora non sono disponibili le motivazioni della sentenza, bisognerà attendere qualche mese; non bisogna però attendere per iniziare a preoccuparsi per il momento che sta attraversando la Rete italiana tra progetti di legge inadeguati (basti pensare al Decreto Romani e all’obbligo di rettifica per i blog che nelle prossime settimane potrebbe passare nell’ambito del c.d. DDL intercettazioni) e pronunce giudiziarie discutibili (il nuovo sequestro di The Pirate Bay, la pronuncia sul caso Mediaset-Youtube e, appunto, la sentenza Vividown).

20 sept.'08: Neo-censorship
(Immagine di De Balie)

Sono peggio le leggi o le sentenze?

Indubbiamente, in questo momento, il diritto non è alleato della tecnologia nel nostro Paese; non è colpa del legislatore o dei giudici … norme e sentenze sono il fedele specchio della nostra società: arretrata e tecnofoba.

Il diritto dovrebbe essere risorsa e, invece, si sta tramutando in un enorme ostacolo allo sviluppo; viene alla mente quel passaggio del Faust in cui Goethe scriveva “Leggi e diritti si ereditano come un’eterna malattia. Si strascinano da una generazione all’altra. Si propagano di luogo in luogo, piano piano. La ragione diventa assurdità, il pubblico vantaggio una calamità; che disgrazia essere un postero!

Tutti coloro che hanno a cuore l’innovazione nel nostro Paese sono chiamati a rimboccarsi le maniche per invertire la tendenza. Da dove cominciamo?

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