La nostra eredità digitale

mer, 24 marzo 2010 - 8 minutes read

Sul numero di marzo di BlogMagazine è stato pubblicato un mio articolo sul tema dell’eredità digitale; fatemi sapere cosa ne pensate :)

Blogmagazine - Marzo 2010

È agevole constatare come le tecnologie abbiano rivoluzionato le nostre abitudini ed i nostri gesti quotidiani e come sia sempre crescente il numero di soggetti che utilizzano le nuove tecnologie per effettuare operazioni bancarie, prenotare visite mediche, stipulare contratti, intrattenere relazioni personali e commerciali, archiviare le foto della propria famiglia e delle vacanze.
Siamo tutti consapevoli del fatto che, ormai, molti dei nostri averi si sono dematerializzati (basti pensare, appunto, alle foto o alla corrispondenza) e che gran parte di quello che per noi è importante sia on line (dai nostri pensieri alle nostre operazioni bancarie), ma siamo ancora poco coscienti dei problemi che questo può comportare quando non ci saremo più.

Di eredità digitale (digital inheritance) si parla ancora troppo poco in Italia, mentre il problema si è posto da anni in altri Paesi, come gli USA, tecnologicamente più avanzati, dove gli utenti hanno già iniziato a interrogarsi sulla sorte della propria vita digitale.
Quasi tutti, ormai, abbiamo e-mail archiviate sul server del nostro provider, un profilo su Facebook (o su altri social networks), fotografie conservate su un servizio di storage on line, ma anche file, immagini e documenti memorizzati sul nostro notebook, magari protetto da password.

La domanda è semplice, cosa succede ai “nostri bit” quando moriamo?

Come noto, il diritto delle successioni che regola la materia ereditaria riprende gli insegnamenti del diritto romano e (ancora) non si occupa specificamente della nostra eredità digitale; tuttavia tale lacuna non ci impedisce di esaminare alcune questioni giuridiche relative a questo attualissimo tema.

Analogamente a quanto accade nel mondo reale, anche in quello dei bit la soluzione consigliabile è sempre quella di pensarci prima, scegliendo con il testamento quale assetto dare ai propri averi e rapporti digitali. In tal modo, infatti, avremo il pieno controllo delle nostre identità digitali e potremo evitare situazioni spiacevoli.
Ad esempio, se siamo presenti sui social networks potremmo decidere di affidare i nostri profili ad un erede, incaricandolo della gestione; oppure, se desideriamo essere ricordati per una determinata attività (benefica, di impegno sociale o in una specifica branca del sapere), disporremo in modo che i nostri profili e le nostre pagine Web vengano affidate ad una Fondazione che, senza scopo di lucro, provveda ad usare la nostra presenza on line (ed i nostri contatti) per raggiungere determinati obiettivi e preservare i valori che più ci sono stati cari nel corso della nostra vita terrena.
Allo stesso modo disporremo a chi lasciare i dispositivi che contengono i nostri files nonché gli account sui diversi servizi di cloud computing cui siamo iscritti, precisando – se lo vogliamo – l’uso che i nostri eredi potranno fare di quei dati.

Ovviamente, questo implica che non ci sia nulla che abbiamo intenzione di tenere nascosto ai nostri cari; al contrario, se per motivi di opportunità, non vogliamo che alcune informazioni vengano conosciute (ad esempio, un aborto, un matrimonio o un licenziamento) potremo nominare un esecutore testamentario che si occupi di far chiudere i nostri profili sui social networks, o di cancellare le nostre mail e tutti i files che desideriamo non sopravvivano a noi.
Appare di tutta evidenza, quindi, che quella di lasciare disposizioni precise sia la soluzione preferibile, anche per mettere in condizione i nostri eredi di non incontrare grandi difficoltà dopo l’apertura della successione.

Se non decidiamo di lasciare testamento, infatti, la situazione è molto più complessa: in questo caso, bisognerà valutare caso per caso le vicende della nostra eredità digitale. Poco problematica è la sorte di quanto memorizzato su PC, netbook, smartphone e USB pen di nostra proprietà: queste, in difetto di espressa e specifica previsione, diventeranno dei nostri eredi che potranno disporne con tutto quello che in essi è memorizzato, analogamente a quanto accadeva in passato con gli album di foto dei nostri nonni e le scatole con le lettere dei nostri genitori.

Più complessa è la sorte delle mail memorizzate sui server del nostro provider, così come delle nostre pagine sui social networks; in linea di massima, si può affermare che gli eredi subentrano in tutti i rapporti giuridici del defunto. Ma le cose non sono poi così semplici e ciò non per esigenze di privacy (nel momento in cui moriamo non possiamo più invocare alcuna riservatezza), ma per un duplice ordine di motivi.
Innanzitutto la gran parte di questi servizi è fornita da soggetti stranieri, per cui potrebbero porsi questioni complicate (in grado di farci perdere tempo e danaro) in relazione alla legge e alle procedure applicabili; in secondo luogo, bisognerà fare attenzione a quanto prevedono le clausole contrattuali dei singoli accordi che abbiamo sottoscritto con i fornitori dei nostri servizi 2.0.

Facebook, ad esempio, consente agli eredi che ne facciano richiesta la possibilità di conservare la pagina del defunto, trasformandola in una sorta di “mausoleo virtuale” e senza la possibilità di aggiornamenti di stato (il famoso “a cosa stai pensando”).
Per quanto concerne la posta elettronica, invece, se abbiamo una casella di posta elettronica “@gmail” i nostri cari potrebbero accedervi esibendo il nostro certificato di morte e la prova di aver intrattenuto con noi corrispondenza telematica (avete letto bene: se non gli avete scritto almeno una mail, non possono avere alcun dato). Hotmail, invece, lascerà accedere gli eredi alle nostre e-mail richiedendo soltanto il certificato di morte; attenzione però a fare in fretta: gli account vengono disattivati dopo alcuni mesi di inattività. Invece Yahoo! – per contratto – esclude la possibilità che gli eredi possano accedere on line al nostro account; al massimo, se ne faranno richiesta documentata, potrebbero ricevere un CD contenente la nostra corrispondenza telematica.

Se vogliamo evitare rischi e problemi, ma non abbiamo intenzione di fare testamento, possiamo utilizzare uno dei tantissimi servizi on line (Legacy Locker, If I Die, Death Switch) in cui, come se fosse una cassetta di sicurezza, lasciare le nostre password in modo che, al momento del decesso, vengano comunicati via mail alle persone che noi indichiamo.
Una sola cautela: assicuriamoci di scrivere l’indirizzo giusto, un solo errore potrebbe far perdere per sempre tutta la nostra vita digitale o farla finire nelle mani (anzi, nelle mail) sbagliate.

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