PEC – DAY: è troppo presto per i giudizi

On mar, 27 aprile 2010, in E-government, Segnalazioni, by Ernesto Belisario

Ieri è stato il PEC- DAY, ovvero il giorno in cui è diventato operativo il progetto “Posta Elettronica Certificata al cittadino fortemente voluto dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, On. Renato Brunetta.

Come molti ricorderanno, infatti, tempo fa il Governo aveva deciso di regalare a tutti i cittadini che ne avessero fatto richiesta una casella di posta elettronica certificata; nei mesi seguenti è stato emanato un apposito decreto e si è tenuta una gara per l’individuazione del soggetto che avrebbe dovuto fornire il servizio.

Da ieri, quindi, qualunque cittadino può richiedere la propria casella, collegandosi al sito www.postacertificata.gov.it ed avere così a disposizione uno strumento che gli consente di comunicare con le Pubbliche Amministrazioni (i cui indirizzi sono disponibili sul sito www.paginepecpa.gov.it).

Qui di seguito embeddo il video di una chiacchierata fatta con Valentino Spataro di Civile.it (che ringrazio) in cui abbiamo cercato di riassumere gli aspetti principali dell’iniziativa.

Le finalità  dell’iniziativa (che è stata enfaticamente definita come una vera e propria “rivoluzione“) sono sicuramente lodevoli: semplificare i rapporti tra PA e cittadino, riducendo i costi di funzionamento dell’apparato burocratico ed accrescendone l’efficienza.
Ma, ovviamente, non sono tutte rose e fiori: finora, lo strumento della Posta Elettronica Certificata non ha entusiasmato Enti, professionisti e imprese e lo stesso progetto “PEC al cittadino” ha ricevuto più di una critica (tra cui quelle di chi scrive: ne ho parlato qui e qui).

Tuttavia, non credo che adesso sia il momento dei giudizi e delle parole, quanto quello dei fatti; uno dei vizi dell’innovazione del settore pubblico (e di chi se ne occupa) è quello di parlarsi troppo addosso, alcune volte prescindendo totalmente da dati di fatto.
Finalmente è finito il tempo dei discorsi e, nei prossimi mesi, saranno i cittadini a decretare il successo o il fallimento della Posta Elettronica Certificata; concordo con chi ha sostenuto che la PEC non sarà  sicuramente la panacea di tutti i mali della PA italiana, ma potrebbe essere un valido strumento per la digitalizzazione di un apparato burocratico ancora troppo legato al cartaceo.

PEC alle POSTE

Dopo i decreti, le gare, gli articoli e le conferenze stampa è arrivata la fase più delicata: quella in cui i cittadini sceglieranno se attivare la propria casella di PEC e utilizzarla nei procedimenti amministrativi che li riguardano, facendo vincere al Governo la coraggiosa scommessa fatta; bisogna riconoscere, infatti, che è la prima volta nel nostro Paese che il Governo avvia un progetto così ambizioso e che, come direbbe il Ministro Brunetta, “ci mette la faccia”.
In queste prime ore molto si è parlato delle difficoltà  tecniche che hanno contraddistinto il sito www.postacertificata.gov.it, ma – a mio avviso – si tratta di inconvenienti assolutamente fisiologici quando si avvia un progetto di questa portata; diverso sarebbe se questi problemi dovessero persistere anche nei giorni a venire.

I veri punti critici della PEC mi sembrano altri:
a) il fatto che l’attivazione della casella “regalata” rappresenti l’esplicita accettazione dell’invio, tramite PEC, da parte di tutte le PA dei provvedimenti e degli atti che ci riguardano;
b) il fatto che la PEC serva a poco se non sia ha la firma digitale (posso inviare un’istanza con raccomandata A/R, ma se non è firmata che valore avrà?);
c) il fatto che la PEC governativa (al contrario di quelle reperibili sul mercato) possa essere utilizzata solo per le comunicazioni con Amministrazioni (è come se ci regalassero un telefono che possiamo utilizzare solo per le telefonate con altri uffici pubblici e che non può ricevere né chiamare altri numeri: lo trovereste utile?);
d) il fatto che in molti non hanno la percezione che una casella di posta certificata debba essere consultata periodicamente, perché nelle comunicazioni via PEC il messaggio si ha per ricevuto quando è disponibile per il destinatario… indipendentemente da quando lo scarichiamo o lo leggiamo;
e) il fatto che le amministrazioni regionali e locali (quelle più vicine al cittadino) siano molto indietro nell’adozione e nell’uso della PEC.

Finalmente adesso vedremo se queste criticità sono state eccessivamente enfatizzate e se ha avuto ragione il Governo ad insistere nonostante le critiche.

Nell’attesa – tra qualche mese – di confrontarci con i dati ufficiali, vi chiedo: chi di voi attiverà la “PEC di Stato”? :)

LinkedIn (in italiano) per avvocati

On dom, 25 aprile 2010, in Blogging, Segnalazioni, by Ernesto Belisario

Come molti sanno, nei giorni scorsi LinkedIn – il più grande social network di professionisti al mondo con oltre 65 milioni di iscritti – ha annunciato la disponibilità della versione italiana della community.

Si tratta di una notizia importante in quanto – come insegna già il caso di Facebook – esiste una ritrosia (meglio, una difficoltà) tutta italiana ad utilizzare strumenti di social networking non disponibili nella nostra lingua.

Personalmente, ho un profilo su LinkedIn almeno dal 2005 e lo trovo uno strumento molto utile anche per i professionisti del settore legale (ne ho parlato tempo fa in un’intervista con Valentino Spataro); ultimamente ho notato che sono sempre più gli avvocati presenti su LinkedIn, ma spesso non lo utilizzano in modo efficace.

Molti non sanno cosa fare oltre a pubblicare un profilo, rispondere agli inviti e, occasionalmente, inviare agli altri dei link; non si preoccupano di fare altro e raramente mantengono i contatti con coloro che appartengono al proprio network.
Sarebbe come andare ad un incontro professionale e raccogliere biglietti da visita, ma non coltivare i contatti e poi aspettarsi occasioni professionali. Allo stesso modo, non si può pretendere di ottenere vantaggi da LinkedIn senza partecipare, seguire e coinvolgere i nostri contatti e seguire le loro attività.

E’ poi possibile individuare alcuni errori frequenti che si commettono nell’utilizzo di questo social network e che impediscono di sfruttarne appieno le potenzialità:
▪ Non invitare i nostri contatti professionali a connettersi alla nostra rete
▪ Non personalizzare gli inviti, impedendo alla persona cui scriviamo di ricordarci in che occasione ci siamo conosciuti
▪ Non personalizzare l’indirizzo della nostra pagina: sarebbe preferibile, infatti, utilizzare il nostro nome e cognome, oppure quello del nostro studio
▪ Non registrarci ai gruppi che, invece, servono proprio per informarci su quello che sta succedendo nella nostra zona e nei settori di nostra attività
▪ Non aggiornare il profilo periodicamente, facendo quindi in modo che da esso non si evinca come possiamo aiutare i nostri potenziali clienti
▪ Non aggiornare il nostro “status”
▪ Non utilizzare lo strumento delle discussioni per condividere la nostra esperienza e imparare dagli altri
▪ Non segnalare gli eventi (ad esempio convegni e seminari) cui partecipiamo ed inserire quelli che organizziamo
▪ Non utilizzare lo strumento delle raccomandazioni
▪ Non utilizzare la sezione Domande e Risposte, condividendo quello che sappiamo
▪ Non utilizzare le funzionalità di ricerca per trovare le persone che vogliamo contattare

Per chi volesse evitare di incorrere in questi sbagli, segnalo questo video realizzato da Kevin O’Keefe sull’uso di LinkedIn per il professionista legale.

Buona visione e… non dimenticate di aggiungermi al vostro network, mi trovate qui: http://it.linkedin.com/in/ernestobelisario :)

Nella speranza di fare cosa gradita ai lettori di questo blog, segnalo il Seminario organizzato dal Consorzio Nuova PA sul tema “Il programma triennale per la trasparenza e l’integrità: contenuti, tempi, adempimenti” che si terrà a Roma il 29 aprile 2010 presso il Centro Congressi Cavour.

Il Seminario si aprirà con una illustrazione del quadro normativo delineato dal D.Lgs. n. 150/2009 (c.d. “Riforma Brunetta”) in un discorso che coniuga l’osservanza delle norme al rispetto di principi di etica pubblica e il necessario contemperamento della “total disclosure” con le regole della privacy.

Nel pomeriggio sarò impegnato come docente e parlerò di un tema che mi sta molto a cuore: i siti Web istituzionali. L’obiettivo è quello di fornire una puntuale guida alle norme vigenti, analizzando significativi case studies (italiani e stranieri) che dimostreranno come Internet possa rendere le Amministrazioni meno distanti dai cittadini e sempre più orientate al servizio della comunità.

Disclaimer: la partecipazione all’evento non è gratuita; gli interessati possono consultare il programma ed iscriversi cliccando qui.

 

Nel corso degli ultimi giorni l’annoso dibattito relativo alle iniziative legislative in materia di file sharing è stato riaperto dalle autorevoli dichiarazioni del Ministro  Roberto Maroni (che hanno avuto vasta eco anche al di fuori dei confini nazionali) il quale ha ammesso di utilizzare i sistemi di file sharing per scaricare musica dal Web e ha auspicato il superamento  della disciplina attualmente vigente.

In molti hanno salutato con favore la presa di posizione di Maroni, prestigioso esponente del Governo, sperando che possa essere il preludio di un nuovo intervento del Legislatore che – abbandonando l’approccio repressivo – preveda la legalizzazione degli usi non commerciali del file sharing. Per questo ho accolto con grande piacere l’invito di Luca Nicotra (Presidente di Agorà Digitale) ad essere tra i primi firmatari di una lettera aperta all’On. Maroni, per chiedere al Ministro di passare dalle (belle) parole ai conseguenti provvedimenti normativi.

Di seguito riporto il testo della lettera a cui tutti possono aderire attraverso l’apposita petizione web (all’indirizzo http://www.agoradigitale.org/letteramaroni) oppure attraverso la la pagina Facebook dedicata (http://www.facebook.com/pages/Maroni-legalizza-il-file-sharing/116962984983268).

Business Model

(immagine di AKMA)

On.le Ministro Roberto Maroni,

Abbiamo letto con interesse le notizie che riferiscono della sua abitudine come di qualsiasi appassionato di musica, di scaricare brani da Internet.

Come già più volte aveva fatto in passato, in due interviste, una pubblicata in data 9 aprile dal settimanale Panorama, e l’altra concessa a Radio Uno in data 10 aprile, Lei ha nuovamente dichiarato di essere contrario ad approcci repressivi, come quello francese della disconnessione da internet dei cosiddetti “pirati”. Lei ipotizza addirittura una strada di collaborazione tra utenti e produttori di contenuti d’intrattenimento. Lei ha inoltre giustamente ribadito che esiste una differenza sostanziale tra il furto e la condivisione, sottolineando che l’uso di reti di file sharing equivale “a fare una copia di un cd acquistato e regalarla ad altri, cosa che avviene normalmente quando compriamo un cd e facciamo la copia per i nostri amici”.
Anche il ministro Giorgia Meloni in passato fece dichiarazioni simili.

Apprezziamo il coraggio e la sincerità di chi, come Lei, si prende la responsabilità politica di raccontare la quotidianità di quanto avviene nel nostro Paese: milioni di utenti hanno ormai scelto lo strumento informatico per la ricerca e lo scambio dei contenuti che più li interessano.

Questo fenomeno non può essere semplicemente liquidato come criminalità, o, peggio “pirateria”.

Peraltro, le Sue dichiarazioni sono supportate dai risultati dell’indagine conoscitiva sulla pirateria digitale non a scopo di lucro condotta dall’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni (AGCom), pubblicata qualche settimana fa, nella quale si evidenzia come la pirateria non commerciale nella gran parte dei casi beneficia il mercato e come misure repressive contro questo fenomeno siano inutili e dannose.

Coloro i quali si battono come noi per l’affermazione delle libertà individuali nel dominio digitale non chiedono alle istituzioni di rinunciare al proprio ruolo regolatore, ma di discutere le possibili riforme per gestire la situazione reale, che Lei mostra di ben conoscere, adottando gli opportuni provvedimenti.

Da Ministro Lei può fare molto per trarre le dovute conseguenze da quanto ha sostenuto pubblicamete.

Innanzitutto chiedendo l’abolizione della legge Urbani nella parte in cui criminalizza il file sharing sanzionandolo penalmente.

In secondo luogo impegnandosi a sostenere iniziative normative che vadano nella direzione da Lei indicata.

Già in parlamento sono state depositate alcune proposte di legge che prevedono la legalizzazione degli usi non commerciali del file sharing, come quella a prima firma Marco Beltrandi, che prevede un pagamento di una licenza da parte dell’utente o quella a prima firma Roberto Cassinelli che amplia lo spettro delle utilizzazioni libere.

Per esporLe il contenuto delle proposte e presentarLe altre attività alle quali potrebbe essere interessato a partecipare siamo a chiederLe un incontro.

Se Lei volesse essere promotore di un’iniziativa legislativa, o approfondire l’argomento, saremo lieti di mettere a Sua disposizione il contributo di esperti e centri studi che potrebbero arricchire il lavoro e il dibattito sui temi che ha dimostrato di tenere nella giusta considerazione.

Certi di un Suo gentile riscontro, porgiamo distinti saluti

PRIMI FIRMATARI:

• Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Sergio Bellucci, consulente LAIT spa, Presidente Net Left
• Marco Beltrandi, deputato radicale
• Rita Bernardini, deputato radicale
• Paolo Brini, portavoce del Movimento ScambioEtico
• Renato Brunetti, presidente di Unidata
• Marco Cappato, presidente dell’Associazione Agorà Digitale
• Alessandro Capriccioli, blogger, membro del direttivo di Agorà Digitale
• Roberto Cassinelli, deputato del Popolo delle Libertà
• Marco Ciurcina, presidente dell’Associazione Software Libero
• Juan Carlos De Martin, co-direttore del Centro NEXA – Politecnico di Torino
• Fiorello Cortiana, Condividi la Conoscenza
• Arturo Di Corinto, giornalista, presidente di Free Hardware Foundation
• Luigi Di Liberto, coordinatore del Movimento ScambioEtico
• Diego Galli, responsabile Internet di Radio Radicale
• Giovanni Battista Gallus, avvocato ed esperto in diritto delle nuove
tecnologie
• Alessandro Gilioli, giornalista e blogger
• Athos Gualazzi, presidente dell’Associazione Partito Pirata
• Giulia Innocenzi, co-conduttrice di Annozero e blogger
• Lorenzo Lipparini, membro del direttivo di Agorà Digitale
• Flavia Marzano, presidente UnaRete
• Matteo Mecacci, deputato radicale
• Francesco Paolo Micozzi, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Luca Nicotra, segretario dell’Associazione Agorà Digitale
• Marco Perduca, senatore radicale
• Marco Pierani, Responsabile Istituzioni Altroconsumo
• Marco Ricolfi, co-direttore del Centro NEXA – Università di Torino
• Marco Scialdone, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Guido Scorza, presidente Istituto per le politiche dell’innovazione
• Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani
• Vincenzo Vita, senatore del Partito Democratico
• Vittorio Zambardino, giornalista e blogger

Nel corso degli ultimi mesi si è molto parlato del Decreto del Ministro per i beni e le attività culturali 30 dicembre 2009 in materia di “equo compenso per copia privata previsto dalla Legge sul diritto d’autore.

Ebbene, dopo le perplessità avanzate dagli esperti e dagli utenti e dopo aver assistito già ai primi rincari dei prodotti elettronici, alcune importanti società IT italiane e le maggiori associazioni di consumatori nei prossimi giorni si rivolgeranno ai Giudici per chiedere che venga dichiarata l’illegittimità – che sembra evidente – del c.d. Decreto Bondi.

Sui molteplici profili di presunta illegittimità del provvedimento, quindi, si pronunceranno i Giudici che decideranno se l’industria ed i consumatori italiani dovranno davvero rassegnarsi a pagare questa ennesima “tassa”, il cui ammontare è di circa 100 milioni di euro l’anno.

Tuttavia, in attesa che la Magistratura si pronunci, sarebbe opportuna una sospensione dell’efficacia dello stesso, specialmente in considerazione degli effetti dannosi che la sua applicazione potrebbe arrecare al mercato e ai consumatori. Si tratta di oltre 8 milioni di euro al mese, soldi che i cittadini, utenti e consumatori rischiano di ritrovarsi a pagare – in maniera assolutamente non trasparente – all’atto dell’acquisto di una moltitudine di prodotti di elettronica di consumo (come telefoni cellulari, decoder, console). L’industria IT italiana, dal canto suo, è in una condizione di sostanziale stallo: gli ordini dei prodotti sono, ove possibile, sospesi in attesa di conoscere il destino del decreto, la predisposizione dei nuovi listini dei prezzi viene ritardata così come, più in generale, quella dei piani di business e marketing per l’anno 2010.

Per questo motivo l’Istituto per le Politiche dell’Innovazione ha perto alle firme una richiesta di moratoria indirizzata al Ministro Bondi, affinché sospenda l’efficacia della nuova disciplina sino alla decisione dei Giudici amministrativi, prorogando, contestualmente la precedente (che ha, comunque, garantito all’industria audiovisiva italiana, nel solo 2008, di incassare oltre 60 milioni di euro).

Chiunque può aderire alla richiesta di moratoria, diffondendola sul proprio blog e sul proprio sito, oppure sostenendo la “causa” su Facebook cliccando qui.

Stay tuned :)

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