Benvenuti al terzo appuntamento con la rubrica “Open Links“, rubrica nata per raccogliere segnalazioni, notizie e spunti in materia Open Data e Open Government.
La settimana appena conclusa ha dimostrato che la marcia del movimento “Open” è iniziata anche in Italia, nonostante freni e (falsi) problemi di ogni tipo: giuridico, culturale ed organizzativo.
1. L’argomento della liberazione dei dati pubblici è ormai uscito dalla cerchia dei soliti addetti ai lavori e sono sempre più quelli che vogliono capire di cosa si tratta; per questo, lunedì scorso, insieme a Gigi, sono stato ospite di Luca Tremolada (che ringrazio) a Novalab24 per una prima introduzione all’Open Government. Chi ha perso la puntata può riascoltare il podcast disponibile qui.
2. Sempre lunedì scorso si è tenuto presso la sede dei Radicali Italiani un interessante incontro in cui è stato fatto il punto sulle principali iniziative di Open Government intraprese all’estero e ho affrontato (sempre insieme al mio amico Gigi Cogo) i principali nodi da sciogliere per l’adozione di politiche analoghe nel nostro Paese. Ringrazio Diego Galli e Luca Nicotra e tutti i presenti (dirigenti, parlamentari, consiglieri regionali e semplici militanti) che hanno dimostrato, oltre ad un elevato livello di conoscenza dei problemi, anche la voglia di capirne di più per tradurre la filosofia dell’Open Data in atti normativi ed amministrativi.
Qui sotto embeddo il video della registrazione integrale dell’evento.
3. Devo poi segnalare uno dei primi, significativi, tentativi di Open Data italiani: si tratta di dati.piemonte.it, ambizioso progetto lanciato negli scorsi giorni dalla Regione Piemonte per il riuso delle proprie informazioni. Sicuramente si tratta di una beta, perfettibile, ma è importante perchè dimostra che piccole e grandi Amministrazioni, se lo vogliono, possono già fare tanto… senza aspettare nuove norme e direttive.
4. Dopo aver fatto il punto su quanto sta accadendo in Italia, segnalo How Open Data Applications are Improving Government, post pubblicato su Mashable in cui si spiega come le applicazioni che stanno nascendo grazie ai “dati liberati” stanno migliorando la qualità delle scelte governative e stanno rendendo i cittadini sempre più consapevoli.
5. Concludo, segnalando a quanti fossero interessati un importate appuntamento che si terrà a Madrid, il prossimo 9 giugno: si tratta del meeting “Realising the value of Public Sector Information” organizzato da Proyecto Aporta e ePSIplatform. Al link trovate tutte le informazioni su programma e registrazione (la partecipazione è gratuita).
Buona lettura e alla prossima
I lettori di questo blog se ne saranno accorti, in queste ultime settimane mi sto occupando molto delle tematiche legate all’Open Government. Il mio interesse per gli aspetti giuridici ed organizzativi non è solo quello dello studioso che vuole esaminare un modello e approfondirne i punti di forza e di debolezza, ma quello di chi vuole provare a comprendere quali sono gli ostacoli che stanno impedendo che negli atti dell’e-government nostrano non si parli ancora di Open Data in modo convinto e sistematico.
Negli ultimi tempi mi sono confrontato con molte Amministrazioni: alcune non capiscono immediatamente l’importanza e la portata rivoluzionaria di politiche di tipo Open, altre (come spesso accade in Italia) prendono tempo: tempo per studiare, tempo per mettere a punto piani e strategie. Tutto diventa dannatamente complicato.
E’ per questo che guardo sempre con un po’ di invidia a quei Paesi in cui le innovazioni sono fatte in modo rapido e semplice, quasi naturale.
Due esempi recenti.
Il primo: venerdì scorso il nuovo Primo Ministro inglese, David Cameron, con un post sul proprio sito istituzionale ha inaugurato un proprio podcast in cui ha annunciato un piano per la trasparenza, sostenendo cose talmente ovvie da sembrare rivoluzionarie:
“Se c’è una cosa che ho notato da quando faccio questo lavoro, è che tutte le informazioni sul governo, sui soldi che spende, su come li spende, sui suoi risultati, sono conoscibili solo da Ministri e funzionari governativi.
Penso che questo sia ridicolo. E’ il vostro denaro, il vostro governo, dovreste sapere cosa sta succedendo. Per questo andremo a squarciare quel velo di segretezza che avvolge queste informazioni e daremo la massima trasparenza possibile. Rendendo pubbliche queste informazioni, sarete in grado di chiedere conto al Governo per le sue scelte”.
Il podcast di David Cameron è illuminante non solo per i contenuti (che determineranno un’ enfasi ancora maggiore sui temi dell’Open Data), ma anche per la forma: un semplice file audio, senza nessun editing, registrato sul treno che riportava il Primo Ministro a Londra dopo un viaggio nello Yorkshire. Le innovazioni si fanno anche così, senza mega-progetti faraonici, con un banale file .mp3.
Il secondo caso che mi ha colpito è rappresentato dal sito che è stato allestito a seguito della catastrofe ecologica verificatasi nel Golfo del Messico di cui tanto si sta parlando nelle ultime ore. II sito, raggiungibile all’indirizzo www.deepwaterhorizonresponse.com, non solo contiene informazioni aggiornate sull’emergenza, ma ha un’apposita sezione dedicata ai suggerimenti che possono arrivare da chiunque creda di avere una soluzione per risolvere questo gravissimo problema. Avete capito bene, chiunque (attraverso questo semplice form) può indicare un possibile rimedio che sarà esaminato dalle Autorità competenti e dalla British Petroleum; finora sono arrivate circa 8.000 proposte.
Si tratta, a mio avviso, di una dimostrazione molto importante dei benefici che si possono avere se i cittadini si considerano come risorsa e non come sudditi.
Anche in Italia, le nuove tecnologie potrebbero essere utilizzate da subito, in modo semplice e veloce, per assicurare trasparenza e coinvolgere i cittadini nel processo decisionale. Come? Parliamo, ad esempio, della c.d. “manovra economica” che è stata approvata negli scorsi giorni dal Governo.
Tutti ne parlano, giornali e telegiornali dedicano a questa notizia i titoli di apertura, ma se andate sul sito del Governo non trovate più di uno scarno comunicato stampa o la conferenza stampa del Presidente Berlusconi e del Ministro Tremonti. Per trovare il testo del provvedimento bisogna andare sui siti di alcuni quotidiani (il Corriere della Sera lo ha pubblicato qui, in formato .pdf). Ebbene, la domanda nasce spontanea: perchè non rendere disponibile il provvedimento (anche in testo provvisorio) direttamente sui siti istituzionali? Credo che la trasparenza nella genesi di un provvedimento così importante per lo Stato e per i cittadini sia assolutamente doverosa.
E poi, perchè non indire una consultazione pubblica relativa alle misure da adottare per uscire dalla crisi? Sono sicuro che arriverebbero molte segnalazioni interessanti e meritevoli di essere accolte.
Essere trasperenti e aperti alla partecipazione, con le nuove tecnologie, è facilissimo.
Basta poco, che ce vo’?
Proprio ieri parlavo dell’atmosfera che si respirava quest’anno al FORUMPA 2010; la sensazione di vivere una “primavera dell’innovazione” era resa ancor più reale delle conversazioni avvenute a margine dei tavoli e delle presentazioni.
Il tema del momento era (ed è ancora di più) quello dell’open government, che è stato affrontato da tutti i punti di vista: tecnologico, sociale, organizzativo e – ovviamente -anche giuridico.
Per provare a darvi uno spaccato di quello che ci siamo detti, qui sotto riporto una piacevole intervista che l’amico Gigi Cogo (infaticabile animatore del Barcamp) ha fatto a me e ad un altro amico, Guido Scorza, in cui partendo dalle questioni giuridiche si arriva a parlare degli ostacoli culturali che, in questo momento, il modello “Open” sta incontrando nel nostro Paese.
Buona visione
Nella speranza di fare cosa gradita ai lettori di questo blog, segnalo il Seminario organizzato dal Consorzio Nuova PA sul tema “Siti Web della PA: linee guida e modelli operativi” che si terrà a Roma l’8 e 9 giugno 2010 presso il Centro Congressi Cavour; si tratta di un’iniziativa a cui tengo molto e che mi vedrà impegnato come docente insieme all’amico Gigi Cogo.

Nel corso degli ultimi anni, i siti Web istituzionali hanno acquisito una sempre maggiore importanza, diventando – di fatto – il principale front office di ogni Amministrazione, e lo stesso legislatore si è occupato più volte di definire caratteristiche e contenuti dei website pubblici; tuttavia, gran parte degli Enti non rispetta tali disposizioni e non riesce ad utilizzare questo strumento in modo da renderlo efficace strumento di trasparenza ed erogazione di servizi on line a cittadini e imprese.
Per questo è nata l’idea del Corso che si svolgerà su due giornate in modo da consentire un’integrazione tra inquadramento concettuale e prospettiva operativa. Nella prima giornata la trattazione si concentrerà sulle Linee Guida per i siti internet della PA (quali contenuti e come gestirli on line) che saranno analizzate con taglio pratico al fine di agevolare il processo di adeguamento da parte delle Amministrazioni; nella seconda parte della giornata sarà affrontato il tema dell’accessibilità e dell’ergonomia della comunicazione web.
La seconda giornata sarà invece dedicata alle nuove frontiere della comunicazione on line: dalla strumentazione 2.0 (quali strumenti e come orientarsi) all’integrazione nel sito di sistemi di knowledge management e intranet per concludersi con una riflessione sulla gestione della privacy e dei contenuti obbligatori nel quadro delle normative vigenti.
Disclaimer: la partecipazione all’evento non è gratuita; gli interessati possono consultare il programma ed iscriversi cliccando qui.
Benvenuti al secondo appuntamento con la rubrica “Open Links“, nata per segnalare notizie, idee e commenti in materia Open Data e Open Government.
Nel corso degli ultimi giorni, il tema della “liberazione dei dati” è diventato di grandissima attualità, iniziando ad uscire dalla ristretta cerchia degli addetti ai lavori e, al FORUMPA 2010, è stato sicuramente uno degli argomenti più gettonati: sono sempre più le Amministrazioni e gli Enti intenzionati ad intraprendere politiche ispirate alla filosofia dell’Open Data.
1. Mi sembra doveroso iniziare dall’approfondimento dedicato all’Open Data da Nova 24 del 13 maggio, che è interamente disponibile on line a questo indirizzo: http://novareview.ilsole24ore.com/pubblica-amministrazione; si è trattato di un importante punto di partenza per le future discussioni. Consiglio a chi è interessato alla materia, di inserire nei propri bookmarks (o feeds) anche i siti degli altri amici che, oltre a me, hanno contribuito allo speciale: Gigi Cogo, Nicola Mattina, Matteo Brunati e Titti Cimmino.
2. La necessità di avviare serie politiche di Open Government anche nel nostro Paese appare ancora più evidente alla luce dei dati contenuti nel Rapporto 2010 delle Nazioni Unite sullo stato dell’e-government nel mondo (il cui testo integrale è disponibile qui). Ancora una volta, i dati relativi all’Italia non sono esaltanti (38° posto, ad una distanza siderale dai Paesi che occupano le prime posizioni); particolarmente interessante la sezione dedicata all’Open Data model in cui sono illustrati i benefici economici che si possono ricavare dalla liberazione dei dati proprio in tempo di crisi.
3. Segnalo anche l’interessante articolo Goodbye Gordon Brown: but thanks for the data … and the campaign goes on, pubblicato sul blog di Free Your Data (iniziativa del popolare “Guardian“) in cui si dà atto che il cambio di maggioranza nel Regno Unito non significa che (come spesso accade in Italia) il progetto del vecchio Governo verrà abbandonato; al contrario, il nuovo esecutivo ha intenzione di potenziare le iniziative già in essere e di liberare sempre più dati.
4. Data.gov: Pretty Advanced for a One-Year-Old, post di Vivek Kundra sul blog dell’Open Initiative in cui si fa il punto sullo stato del progetto ad un anno dall’avvio e si comincia a parlare di una “fase 2″, lanciando una vera e propria consultazione via twitter.
Per finire, vi segnalo questo video di Tim Berners Lee, registrato in occasione dell’ultimo TEDUniversity 2010 (e sottotitolato anche in italiano), in cui ad un anno dall’ormai noto “raw data now“, vengono mostrati un po’ degli interessanti risultati che possono nascere una volta che i dati vengono pubblicati e messi in relazione tra loro.
Di questo e della “via italiana all’Open Gov” io e l’amico Gigi Cogo parleremo lunedì 24 maggio, alle ore 16.30, su Radio24 nel corso della trasmissione Novalab ospiti di Luca Tremolada.
Buon ascolto e alla prossima
Su Nova24 che trovate in edicola oggi (13 maggio 2010) è ospitato un interessante approfondimento sul tema dell’Open Government, che – con approccio pragmatico – tenta di spiegare perché questo nuovo modello di attività amministrativa funziona e può produrre vantaggi per cittadini, imprese e per lo stesso settore pubblico.
La storia di copertina è firmata dall’ottimo Gigi Cogo e il paginone centrale è dedicato all’illustrazione di alcuni casi ed applicazioni di successo e contiene un mio contributo per la parte normativa, uno di Nicola Mattina per quella relativa alla Partecipazione e uno di Matteo Brunati e Titti Cimmino per il Web Semantico.
Segnalo anche un articolo di Luca Tremolada in cui sono contenute alcune mie considerazioni sui nodi da sciogliere per una via italiana all’Open Data.
Buona lettura e…. ne riparliamo il 19 maggio al Barcamp INNOVATORIPA!
Nel corso degli ultimi mesi mi sono occupato molto di “Open Government“, e cioè di quel nuovo modello di Amministrazione (fortemente voluto dal Presidente Obama e che si sta rapidamente diffondendo in molti altri Paesi) in base al quale, secondo la definizione datane dall’amico Gigi Cogo, gli Enti “devono essere aperti e disponibili per favorire azioni efficaci e garantire un controllo pubblico sull’ operato“.
In particolare, ho provato ad affrontare le problematiche giuridiche legate all’adozione del modello Open nel nostro Paese (qui è pubblicata una mia intervista sulla “via italiana all’Open Data” e del tema parlerò anche a FORUMPA nell’interessante convegno “Innovation without permission. Prospettive e sfide del government 2.0“); non è un mistero, infatti, che l’Italia sia una delle poche Nazioni occidentali in cui la filosofia Open non ha ancora fatto breccia e i profili normativi (copyright, privacy e trasparenza) rischiano di diventare un serio ostacolo per l’attuazione pratica di queste nuove politiche.
Si tratta di una chiusura culturale, prima ancora che organizzativa e normativa; non è un caso, ad esempio, che la voce “Open Government” di Wikipedia non sia tradotta in italiano e che non esista nessun sito nostrano in cui si discuta con sistematicità di queste tematiche.
Per questo motivo, ho deciso di iniziare una nuova rubrica di questo blog, chiamata “Open Links“, in cui raccogliere e segnalare notizie, idee e commenti in materia, in modo da contribuire ad avviare una riflessione.
1. Mi sembra doveroso iniziare con la segnalazione dei siti delle Amministrazioni che hanno già intrapreso azioni concrete, in modo che tutti possano comprendere che non si tratta di pura teoria o di utopie irrealizzabili. Partiamo dagli esempi degli USA (www.data.gov), del Regno Unito (www.data.co.uk) e della Nuova Zelanda (www.data.govt.nz).
2. The Privacy Imperative di Jeff Jonas, post interessante sulle implicazioni in materia di privacy.
3. Case study: how open data saved canada $3.2 billion, analisi di un’interessantissima esperienza Canadese che spiega perchè l’Open funziona davvero.
4. The Three Laws of Open Data, uno stimolante articolo pubblicato sul blog della Taskforce Australiana per il Governo 2.0.
Se avete segnalazioni per i futuri numeri di Open Links, non esitate ad inviarmele.
Buona lettura e alla prossima










