Innovation without permission? Si può fare, ma stiamo attenti agli ostacoli…

gio, 20 maggio 2010 - 2 minutes read

Si è appena conclusa l’edizione 2010 di FORUMPA, una delle più intense e partecipate che ricordi (complimenti agli organizzatori!).

Nei prossimi giorni, con più calma, ritornerò sicuramente su alcuni dei temi trattati nel corso dei numerosi incontri e sugli stimoli raccolti da amici vecchi e nuovi (nel frattempo vi segnalo il ricchissimo post di Gigi e quelli di Nicola Mattina e Michele Vianello).

La partecipazione e l’interesse delle persone presenti mi spinge a fare due brevi considerazioni: il tema dell’innovazione del settore pubblico è molto più sentito di quanto si possa pensare, e aumenta in modo importante il numero di quanti vogliono cambiare le cose e hanno intenzione di farlo fin da subito, senza aspettare che le soluzioni vengano calate dall’alto.

Sotto questo profilo è stato particolarmente azzeccato l’incontro “Innovation Without Permission” tenutosi la mattina del 18 maggio; David Osimo ha tenuto un keynote molto ricco di spunti, parlando di governo 2.0 in modo critico, esaltandone i punti di forza ma – al di fuori della retorica – esponendo anche le criticità che questo modello ha incontrato nel nostro Paese (trovate la sua interessante presentazione qui).

Nel corso del mio intervento, ho provato a rispondere alla domanda “in Italia, si può fare innovazione senza permesso?” (in calce al post inserisco le slides con l’audio della relazione); ebbene, la mia risposta è positiva ma cauta: il passato ci insegna che, nel nostro Paese, i facili entusiasmi degli annunci non sono seguiti da risutati concreti e, adesso, non possiamo consentirci l’ennesimo fallimento.

Per questo ho pensato all’innovazione del settore pubblico come una corsa (non possiamo perdere altro tempo) ad ostacoli (il percorso presenta, infatti, alcune indiscutibili difficoltà): i tempi mi sembrano maturi per una innovazione pubblica effettiva, a patto di trarre insegnamento dagli errori fatti nel passato.

Ci tengo però a precisare che, nella mia ottica, parlare di ostacoli non vuole rappresentare un disincentivo: tutt’altro; del resto, come diceva Thomas Fuller “tutto è difficile, prima di essere semplice“.

Tutti gli altri audio della Conferenza potete trovarli qui, buon ascolto! :)

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