I lettori di questo blog se ne saranno accorti, in queste ultime settimane mi sto occupando molto delle tematiche legate all’Open Government. Il mio interesse per gli aspetti giuridici ed organizzativi non solo quello dello studioso che vuole esaminare un modello e approfondirne i punti di forza e di debolezza, ma quello di chi vuole provare a comprendere quali sono gli ostacoli che stanno impedendo che negli atti dell’e-government nostrano non si parli ancora di Open Data in modo convinto e sistematico.
Negli ultimi tempi mi sono confrontato con molte Amministrazioni: alcune non capiscono immediatamente l’importanza e la portata rivoluzionaria di politiche di tipo Open, altre (come spesso accade in Italia) prendono tempo: tempo per studiare, tempo per mettere a punto piani e strategie. Tutto diventa dannatamente complicato.
E’ per questo che guardo sempre con un po’ di invidia a quei Paesi in cui le innovazioni sono fatte in modo rapido e semplice, quasi naturale.
Due esempi recenti.
Il primo: venerd scorso il nuovo Primo Ministro inglese, David Cameron, con un post sul proprio sito istituzionale ha inaugurato un proprio podcast in cui ha annunciato un piano per la trasparenza, sostenendo cose talmente ovvie da sembrare rivoluzionarie:
“Se c’ una cosa che ho notato da quando faccio questo lavoro, che tutte le informazioni sul governo, sui soldi che spende, su come li spende, sui suoi risultati, sono conoscibili solo da Ministri e funzionari governativi.
Penso che questo sia ridicolo. E’ il vostro denaro, il vostro governo, dovreste sapere cosa sta succedendo. Per questo andremo a squarciare quel velo di segretezza che avvolge queste informazioni e daremo la massima trasparenza possibile. Rendendo pubbliche queste informazioni, sarete in grado di chiedere conto al Governo per le sue scelte”.
Il podcast di David Cameron illuminante non solo per i contenuti (che determineranno un’ enfasi ancora maggiore sui temi dell’Open Data), ma anche per la forma: un semplice file audio, senza nessun editing, registrato sul treno che riportava il Primo Ministro a Londra dopo un viaggio nello Yorkshire. Le innovazioni si fanno anche cos, senza mega-progetti faraonici, con un banale file .mp3.
Il secondo caso che mi ha colpito rappresentato dal sito che stato allestito a seguito della catastrofe ecologica verificatasi nel Golfo del Messico di cui tanto si sta parlando nelle ultime ore. II sito, raggiungibile all’indirizzo www.deepwaterhorizonresponse.com, non solo contiene informazioni aggiornate sull’emergenza, ma ha un’apposita sezione dedicata ai suggerimenti che possono arrivare da chiunque creda di avere una soluzione per risolvere questo gravissimo problema. Avete capito bene, chiunque (attraverso questo semplice form) pu indicare un possibile rimedio che sar esaminato dalle Autorit competenti e dalla British Petroleum; finora sono arrivate circa 8.000 proposte.
Si tratta, a mio avviso, di una dimostrazione molto importante dei benefici che si possono avere se i cittadini si considerano come risorsa e non come sudditi.
Anche in Italia, le nuove tecnologie potrebbero essere utilizzate da subito, in modo semplice e veloce, per assicurare trasparenza e coinvolgere i cittadini nel processo decisionale. Come? Parliamo, ad esempio, della c.d. “manovra economica” che stata approvata negli scorsi giorni dal Governo.
Tutti ne parlano, giornali e telegiornali dedicano a questa notizia i titoli di apertura, ma se andate sul sito del Governo non trovate pi di uno scarno comunicato stampa o la conferenza stampa del Presidente Berlusconi e del Ministro Tremonti. Per trovare il testo del provvedimento bisogna andare sui siti di alcuni quotidiani (il Corriere della Sera lo ha pubblicato qui, in formato .pdf). Ebbene, la domanda nasce spontanea: perch non rendere disponibile il provvedimento (anche in testo provvisorio) direttamente sui siti istituzionali? Credo che la trasparenza nella genesi di un provvedimento cos importante per lo Stato e per i cittadini sia assolutamente doverosa.
E poi, perch non indire una consultazione pubblica relativa alle misure da adottare per uscire dalla crisi? Sono sicuro che arriverebbero molte segnalazioni interessanti e meritevoli di essere accolte.
Essere trasperenti e aperti alla partecipazione, con le nuove tecnologie, facilissimo.
Basta poco, che ce vo’?










[...] This post was mentioned on Twitter by Ernesto Belisario, Silvia Surano. Silvia Surano said: RT @diritto2punto0: New blog post: Basta poco, che ce vo'? http://blog.ernestobelisario.eu/2010/05/30/basta-poco-che-ce-vo/ [...]
[...] regola del gioco? Forse. Lo spero. Già poter essere parte di questa sfida assieme a Gigi Cogo, Ernesto e le sue sintesi Open Links, Titti e Nicola è una bella sensazione, ognuno con le sue [...]
“…ma questo eserizio di analisi viene svolto, nella pratica, molto raramente. Le indagini empiriche sui processi decisionali mostrano che i promotori dei progetti tendono a preferire strategie di esclusione, del tutto indipendentemente dalla natura del problema sul tappeto. Essi non compiono una vera e propria scelta. Si dirigono sempre, e in modo irriflessivo, nella stessa direzione. Il primo passo in genere quello di delimitare il campo decisionale distinguendo fra i pochi che ci stanno dentro e i molti che rimangono fuori.”
Lo scriveva Bobbio nel 1996. Pare che la tua domanda non abbia ancora trovato una risposta. Il che vuol dire che una domanda molto buona
[...] on line- gratuitamente e senza restrizione alcuna – tutti i dati pubblici, qualche giorno fa facevo notare come nel nostro Paese si fatichi ad utilizzare il Web come strumento di trasparenza e citavo come [...]
[...] dei dati pubblici (i cosiddetti Open Data), i cittadini – oltre a essere in grado di valutare la bontà dell’operato dei propri amministratori – possono partecipare alle scelte e alle decisioni prese dal proprio governo. I cittadini [...]