Non è mai troppo tardi…

mar, 1 giugno 2010 - 2 minutes read

Mentre in tutto il mondo si parla di “Open Data“, e cioè di rendere disponibili on line– gratuitamente e senza restrizione alcuna – tutti i dati pubblici, qualche giorno fa facevo notare come nel nostro Paese si fatichi ad utilizzare il Web come strumento di trasparenza e citavo come esempio il caso della c.d. “manovra economica”.

Mi chiedevo in particolare perchè, nel 2010, il testo dei provvedimenti normativi non possa essere liberamente consultabile da tutti sui siti istutuzionali, ma sia necessario attendere le tradizionali forme di pubblicazione, proprie di quella che il Prof. Renato Borruso ha definito la “civiltà del borgo“.

Finamente, soltanto dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (avvenuta ieri), il testo del provvedimento è stato reso disponibile sul sito governo.it in formato “.pdf”.

La scelta è stata quella di inserire un file molto pesante: ben 14,4 MB (fantastica l’ironica osservazione dell’amico Mario Sabatino che ha calcolato un rapporto 1,72 miliardi/MB).

Come era prevedibile, ci sono stati molti accessi e – viste le dimensioni del file – in tanti non sono riusciti a leggere il testo del decreto.

Le richieste devono essere state talmente tante che sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri è apparso questo messaggio:

Ci scusiamo con i nostri lettori che oggi non hanno potuto scaricare il testo della manovra finanziaria a causa degli straordinari accessi alla rete internet.
Al più presto sarà disponibile una nuova versione del testo, con tutti i requisiti di accessibilità.

Il file è troppo "pesante"

Naturalmente, plaudo alla scelta di pubblicare il provvedimento sul sito istituzionale (mi auguro che avvenga anche per tutti gli atti futuri) e al riconoscimento dell’errore fatto in relazione alle modalità di pubblicazione (che non rispettano le norme in materia di siti Web delle Pubbliche Amministrazioni).

Tuttavia ci tengo a far notare che gli accessi non sono affatto “straordinari“: moltissimi italiani sono sul Web e lo usano per reperire informazioni; questo significa che più i siti istituzionali sono ricchi di dati e di servizi e più saranno frequentati.

Alla faccia di chi crede che non siamo un Paese pronto per l’Open Government.

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