PEC: siamo alle comiche

On sab, 28 agosto 2010, in E-government, Leggi vecchie e nuove, Segnalazioni, by Ernesto Belisario

Negli ultimi mesi, la PEC (Posta Elettronica Certificata) stata al centro di un partecipato dibattito a seguito della scelta del Ministro Brunetta di farne lo strumento preferenziale di comunicazione tra cittadini, imprese e Pubbliche Amministrazioni.

Come i lettori di questo blog ricorderanno, il ricorso alla PEC non mi ha mai convinto appieno; tuttavia la PEC pu rappresentare uno strumento per semplificare i rapporti con i cittadini, migliorare la qualit della vita degli utenti e ridurre i costi della burocrazia (sia per il settore pubblico sia per i cittadini).

Le cose, per il momento, non sono andate come era nei piani del Ministro Brunetta: molti sono i professionisti che (pur obbligati normativamente) non hanno attivato una casella PEC e pochi (pochissimi) i cittadini che hanno deciso di approfittare dell’iniziativa del Governo di “regalare” la PEC.

La causa di questo vero e proprio FLOP da rintracciarsi, prevalentemente, nel fatto che le Amministrazioni non vogliono la PEC: salvo rare eccezioni, gli Enti non pubblicano sui propri siti l’indirizzo PEC, non consentono ai cittadini di presentare istanze e domande per via telematica, ignorano le comunicazioni telematiche di cittadini e imprese.

Tale comportamento censurabile sotto un duplice profilo:
a) le Amministrazioni che non usano la PEC, continuando a preferire il cartaceo, sono Amministrazioni inefficienti (non cogliendo i vantaggi della dematerializzazione), che sprecano soldi pubblici (ogni comunicazione via PEC costa circa 19 euro in meno rispetto ad una cartacea), discriminatorie (costringono gli utenti diversamente abili al cartaceo e alle code agli sportelli); in poche parole, sono Enti che (in un’ottica ormai anacronistica) perseguono una logica burocratica (“abbiamo sempre fatto cos“) e si rifiutano di rendere l’adempimento degli obblighi di legge il pi semplice possibile.

b) le Amministrazioni che non usano la PEC violano la legge in modo grave ed inescusabile, ledendo alcuni diritti che sono gi (da pi di quattro anni) riconosciuti a cittadini e imprese.

Sotto questo profilo, emblematico quanto accaduto negli scorsi giorni e che ha visto come protagonista il Ministero dell’Istruzione, dell’Universit e della Ricerca.

Gelmini-Brunetta, scontro sulla PEC

Questi i fatti: un aspirante agrotecnico inviava domanda di partecipazione all’esame di stato via posta elettronica certificata; dal momento che la modalit telematica non era prevista dall’atto che aveva bandito la prova, il Collegio nazionale degli agrotecnici chiedeva al Ministero per la pubblica amministrazione e, appunto, al Ministero dell’Istruzione se l’istanza fosse correttamente presentata. Il primo a rispondere stato il dicastero guidato dal Ministro Gelmini che ha categoricamente escluso la possibilit di usare la PEC in quanto l’ordinanza ministeriale non la prevedeva come modalit di inoltro delle domande di partecipazione, aggiungendo che la PEC

uno strumento il cui utilizzo ancora in fase iniziale e non perci compresa tra i possibili modi di invio delle domande di partecipazione agli esami abilitanti.

La nota del Ministero dell’Istruzione ha destato imbarazzo e scalpore e corre il rischio di vanificare molti degli sforsi fatti in questi mesi per incentivare l’uso della PEC; il Dipartimento della funzione pubblica si quindi visto costretto ad intervenire sulla vicenda, sostenendo il contrario di quanto affermato dal Ministero dell’Istruzione e preannunciando una circolare “con la quale regoler l’obbligatoriet di trasmissione tramite PEC di domande di partecipazione a qualsiasi tipo di concorso, ivi compresi quelli relativi alle iscrizioni agli albi professionali“.

In tanti mi hanno scritto per sapere chi avesse ragione in questa “querelle tra Ministeri” (ma non potevano parlarsi tra di loro?); ebbene, non pu essere revocato in dubbio che nella nota del Ministero dell’Istruzione vi siano diverse inesattezze. In primo luogo, non vero che la PEC uno strumento ancora in fase sperimentale ( stata disciplinata con il decreto n. 68/2005 e, in base al D. Lgs. n. 82/2005, gli Enti avrebbero dovuto dotarsene dal 2006); ma la cosa pi grave che vengono ignorate completamente le disposizioni contenute negli articoli 6 D. Lgs. n. 82/2005 (che ha introdotto il diritto all’uso della posta elettronica certificata) e 48 D. Lgs. n. 82/2005 (che espressamente prevede come la trasmissione di comunicazioni via PEC equivalga alla notificazione a mezzo posta).
Come ho gi scritto qualche settimana fa, la PEC un diritto e quindi i cittadini possono utilizzarla (con le modalit previste dalla legge) senza richiedere un assenso preventivo dell’Ente a cui scrivono.

A livello normativo, la PEC equiparata alla raccomandata con avviso di ricevimento e, quindi, si pu sostenere che la previsione dello strumento “raccomandata” nel bando di concorso, di per s, implichi la possibilit per il privato di partecipare con la PEC; di fronte ad un provvedimento di esclusione, al candidato non resterebbe che l’impugnativa al Giudice Amministrativo (T.A.R.) per far valere i vizi di violazione di legge ed eccesso di potere.
E comunque, se anche l’Amministrazione – nel bando – escludesse espressamente l’invio tramite PEC, questa esclusione (limitando la partecipazione) dovrebbe essere adeguatamente e congruamente giustificata; in caso contrario, contro una previsione di tal genere si potrebbe adire il T.A.R..

Qualche mese fa, in una presentazione sulla Posta Elettronica Certificata, avevo parlato di “Fiction della PEC” per provare a descrivere le vicende (normative e amministrative) di questo strumento: una storia fatta di continui colpi di scena e in cui il “lieto fine” sembra allontanarsi sempre di pi.

E’ condivisibile, quindi, il disappunto che emerge nella nota del Dipartimento della funzione pubblica; orientamenti come quelli del MIUR sono ormai inaccettabili. Le norme ci sono (da anni) e sono chiarissime: le Amministrazioni non possono impedire l’uso delle tecnologie nei procedimenti amministrativi.
A mio modesto avviso, non sono necessarie circolari (come quella preannunciata da Brunetta): le norme devono essere fatte rispettare, utilizzando tutti i rimedi previsti dall’ordinamento, in primis quello giudiziario.

Se gli Enti non avranno la sensibilit e la diligenza di garantire l’effettivit dei diritti digitali, un Giudice sar chiamato ad ordinarglielo.

7 Responses to PEC: siamo alle comiche

  1. Marco Scialdone scrive:

    C’ un conservatorismo rassicurante che alberga nei pubblici uffici. E’ il conservatorismo rassicurante che porta a scrivere quelle sciocchezze.

    Noi dobbiamo operare perch non si torni indietro. Sono convinto che se alle persone si mostra quanto pu migliorare la qualit del loro tempo e del loro lavoro grazie all’uso dell’informatica nell’agire amministrativo non vorranno rinunciarci.

  2. Daniele Chiarelli scrive:

    Il MIUR e i suoi uffici periferici si distinguono sempre per battaglie di retroguardia, ad es. l’USP di Sondrio non accetta (nelle domande per le utilizzazioni e assegnazioni provvisorie, quindi prodotte da personale gi in servizio) il richiamo a documentazioni gi in suo possesso, neanche esplicitando il riferimento al d.P.R. n. 445 del 2000, e non l’unico. Quanto alla PEC io l’ho attivata sfruttando la convenzione con ACI, ma al ritorno dalle ferie scopro che entro il 15 settembre devo migrare su postacertificata.gov.it. L’ho fatto, ma il servizio al 50% in quanto invio ma non ricevo, inoltre, a differenza della PEC ACI, quella governativa non sembra, per ora, configurabile e gestibile attraverso un normale client di posta elettronica, ma sei obbligato a collegarti col sito. La maggior parte degli uffici pubblici ed Enti locali (esperienza personale nel profondo Nord), quando gli chiedi della PEC, ti rispondono che preferiscono un fax :( ( Buon lavoro, Ernesto!

  3. [...] This post was mentioned on Twitter by Ernesto Belisario, luca menini, domenico pennone, domenico pennone, Paolo Alfano and others. Paolo Alfano said: RT @diritto2punto0: New blog post: PEC: siamo alle comiche http://blog.ernestobelisario.eu/2010/08/28/pec-siamo-alle-comiche/ [...]

  4. ciccio scrive:

    Sono senza parole….non so se ridere o piangere. In realt piango…

  5. Luigi Foglia scrive:

    Che la PEC sia uno strumento di trasmissione perfettamente legale e parificato, negli effetti, alla raccomandata A/R fuori dubbio.. anzi, rappresenta anche qualcosa in pi garantendo, in alcuni casi, anche il contenuto della raccomandata.

    Il problema sta tutto nell’identificabilit del soggetto che trasmette alla PA.
    La PEC (chiamiamola semplice) permette questo? A mio avviso, purtroppo, no.
    Pu, quindi, legittimamente, essere rifiutata una PEC, nei termini in cui non , con un ragionevole grado di certezza, conoscibile il suo mittente. Credo si possa immaginare una raccomandata cartacea spedita alla PA composta da fogli non firmati.
    Discorso a parte, ovviamente, va fatto nel caso in cui i documenti inviati siano firmati digitalmente: in tal caso nulla potrebbe opporre la PA.

    E la CEC-PAC? In questo caso, oltre ad essere garantita per legge l’identificazione del soggetto al momento del rilascio delle credenziali di accesso, vi un apposita norma, comma 3-bis dell’art. 65 del CAD che rende perfettamente valido, come strumento di presentazione di istanze alla PA, l’utilizzo della CEC-PAC.

    Ora non mi dato di sapere se l’istanza di partecipazione fosse firmata digitalmente o meno, o se fosse stata inoltrata tramite CEC-PAC. Quel che mi “terrorizza” la risposta di un ministero che non sa nulla di PEC e non f neanche lo sforzo di chiedere ai suoi vicini di governo!!!

    Forse al ministero dell’istruzione stanno pensando all’introduzione di una nuova fonte normativa? Una “legge in prova” che per avere forza di legge debba essere accompagnata da un’adeguata consuetudine…

  6. Luigi Foglia scrive:

    Scusatemi.. il rientro dalle vacanze pi difficile di quanto prevedevo.
    Nel mio commento mi riferivo al comma 1, lett. c bis, dell’art. 65 del Cad e non a un’inesistente comma 3bis..
    Commi, lettere, bis, tris: ridatemi l’asciugamano e la settimana enigmistica!

  7. [...] ai criteri minimi di accessibilità? E così via fino ad arrivare al tema della trasparenza con l’episodio culmine di quest’estate relativo alla legittimità o meno dell’utilizzo della PEC  in uno specifico contesto e che ha [...]

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