Civic hackers, ci siete?

On ven, 24 settembre 2010, in Open Government, Segnalazioni, by Ernesto Belisario

Tra pochi giorni, il 1° ottobre, verrà lanciato il concorso INCA 2010, patrocinato da diversi enti pubblici Europei (naturalmente nessuno italiano). I partecipanti dovranno sviluppare applicazioni (Web, Facebook, iPhone) finalizzate a migliorare la qualità  della vita delle persone, sul modello di AppsForDemocracy.

Il termine per lo sviluppo del prototipo è di sei settimane e il vincitore riceverà  un premio di 25.000 Euro; il regolamento e le info per partecipare saranno disponibili dal 1° ottobre sul sito www.inca-award.eu.

Civic hackers, se ci siete, mettetevi all’opera :)

INCA 10 – Innovative and Creative Applications from IBBT on Vimeo.

(via #oGov)

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A Benevento si parla di “Diritto 2.0″

On mar, 21 settembre 2010, in Segnalazioni, giustizia telematica, by Ernesto Belisario

L’autunno, si sa, è stagione di convegni e seminari; nelle prossime settimane saranno tanti gli appuntamenti in giro per l’Italia (e non solo) in cui parlare delle tematiche care ai lettori di questo blog.

Il 22 settembre parteciperò ad un interessante Convegno su “Il Processo Telematico: nuovi scenari” organizzato da Giuffrè Formazione e dall’Ordine degli Avvocati di Benevento che si terrà a Benevento, alle ore 15.30, presso l’Auditorium Giovanni Paolo II del Seminario Arcivescovile (la partecipazione all’evento che dà diritto a 3 crediti formativi) per capire come è cambiata – e come ancora deve cambiare – la giustizia grazie all’introduzione delle nuove tecnologie.

Se siete a Benevento e i temi vi interessano, non mancate! :)

Il processo telematico: i nuovi scenari

Finora, non avevo scritto nulla in merito al “Codice Azuni“, il progetto lanciato all’inizio dal mese di Agosto dal Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione di cui si è molto discusso, in Rete, sia in relazione al merito che al metodo seguito.

All’indomani dell’Internet Governance Forum di Vilnius (in cui il Governo italiano ha proposto al resto del mondo di seguire il “metodo Azuni”), Riccardo Luna – che ringrazio – mi ha chiesto di scrivere un mio commento per Wired.it; lo trovate qui.

Sia chiaro, le intenzioni del Ministero sono commendevoli e i componenti del Gruppo di lavoro autorevoli e competenti, ma – a mio modesto avviso – per diventare un modello da seguire il progetto ha bisogno di un profondo ripensamento.

Azunicode.it

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Democrazia “collaborativa”

On lun, 20 settembre 2010, in Open Government, Open Links, by Ernesto Belisario

Chi segue questo blog sa che sono molto impegnato per affermare anche in Italia la prassi amministrativa dell’Open Government e, sempre più spesso, mi confronto con politici, amministratori e studiosi su questo tema. A tutti dico che le tecnologie sono importanti, ma che il cuore di un’Amministrazione davvero aperta è rappresentato da un diverso rapporto tra governo e cittadino.

Ho provato a riassumere il mio pensiero in un pezzo pubblicato su Apogeonline dal titolo “Open gov, la vera innovazione è il cittadino“.

Cosa ne pensate?

Making Public Records Public: Why open formats are essential for sharing and preserving government data
(Immagine di opensourceway)

Tutto va ben, Madama la Marchesa…

On gio, 16 settembre 2010, in E-government, Leggi vecchie e nuove, Segnalazioni, by Ernesto Belisario

Domenica scorsa il Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi, intervenendo ad Atreju10, ha rilasciato alcune importanti dichiarazioni in materia di innovazione nel settore pubblico. In particolare, oltre ad annunciare che presto sarà ripreso il “progetto Banda Larga”, il Presidente Berlusconi ha affermato che l’Amministrazione Digitale italiana è all’avanguardia e che entro il 2012 tutti i servizi della PA (centrale e locale) saranno fruibili via Web.

Queste dichiarazioni dovrebbero rallegrarmi e, invece, mi preoccupano.
Innanzitutto è grave che il Governo sia persuaso della circostanza che l’Italia è all’avanguardia per l’innovazione del settore pubblico: al di là dell’esperienza quotidiana di un’Amministrazione ancora troppo legata al cartaceo, i dati che provengono da più fonti ci dicono esattamente il contrario di quanto affermato dal Capo del Governo.

Il nostro Paese (che pure fa parte del G8) è solo 38° nella classifica sull’E-Government stilata per il 2010 dall’Onu, solo 98° (su 134 Stati) per la presenza di tecnologie negli uffici pubblici secondo l‘annuale rapporto del World Economic Forum, nel quale l’Italia si piazza al 110° posto con riferimento all’importanza che le tecnologie hanno nell’azione di governo.

The Global Information Technology Report 2009-2010

Difficile, quindi, pensare che un’Amministrazione che (secondo i dati diffusi meno di un anno fa dal Ministro Brunetta) è al 23° posto (su 27) in Europa per la fornitura di servizi on line possa (in due anni) garantire l’espetamento di tutte le pratiche burocratiche via Web.

Sicuramente la responsabilità della situazione attuale non è addebitabile soltanto all’attuale Governo, ma se si vuole invertire la rotta non si può più indulgere in analisi benevole; se siamo convinti di essere “molto avanti” riusciremo mai a porre in essere quelle riforme (legislative ed amministrative) che potrebbero consegnarci un’Amministrazione davvero moderna?

Il “medico pietoso”, si sa, fa l’ammalato grave.

Nella speranza di fare cosa gradita ai lettori di questo blog, segnalo che il Laboratorio di ingegneria dei sistemi urbani e territoriali della Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi della Basilicata organizza la Sesta Conferenza Nazionale in Informatica e Pianificazione Urbana e Territoriale – INPUT 2010 che si terrà a Potenza dal 13 al 15 settembre 2010 presso il Campus di Macchia Romana.

INPUT 2010

La Conferenza è densa di sessioni ed interventi interessantissimi (il programma definitivo completo è disponibile qui) e sarà sicuramente una preziosa occasione di approfondimento e confronto sull’applicazione dell’informatica nella pianificazione.

Nel pomeriggio del 14 sarò impegnato come relatore in una sessione dedicata a “Innovazione tecnologica ed efficienza delle PA” e parlerò di un tema che mi sta molto a cuore: l’Open Data. L’obiettivo è quello di tracciare le prospettive che questa nuova prassi amministrativa può aprire per la pianificazione e, perché no, cercare di convicere le Amministrazioni presenti a liberare i propri dati.

Liberiamo i dati … anzi no: ce li riprendiamo

On lun, 6 settembre 2010, in E-government, Open Government, by Ernesto Belisario

In queste ore stanno facendo molto discutere le dichiarazioni del prof. Enzo Boschi, presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. L’INGV è un ente di ricerca (istituito con D. Lgs. n. 381/1999) che, da qualche tempo, rende pubblici sul proprio sito i dati relativi ai terremoti; si tratta di un raro (ed intelligente) esempio di diffusione on line dei dati pubblici.

La mappa dei terremoti dal sito INGV

Dal presidente di un ente pubblico illuminato sarebbe stato lecito aspettarsi un’ulteriore accelerazione verso vere e proprie politiche di Open Data e, invece, si apprende che l’Istituto starebbe valutando di smettere di rendere pubblici i dati sui terremoti per evitare che “vengano travisati“.

Sono sicuro che si tratta di una provocazione, ma ritengo che questa “minaccia” sia assolutamente sbagliata, fuori luogo e anacronistica, dal momento che giunge proprio nel momento in cui tutto il mondo va nella direzione di liberare i dati pubblici on line senza alcuna limitazione e restrizione (basti pensare a www.deepwaterhorizonresponse.com, il sito realizzato dall’Amministrazione USA per diffondere le informazioni sulla catastrofe ambientale verificatasi nel Golfo del Messico).

Anche la motivazione addotta dal prof. Boschi è assai discutibile: “visto che usate i dati per giungere a conclusioni diverse dalle nostre, non li pubblichiamo più“.

Nel momento in cui un dato viene reso pubblico non si può impedire a chi vuole di interpretarlo o rielaborarlo e il prof. Boschi dovrebbe essere contento del fatto che le pagine del sito INGV siano visitate; sono persuaso, infatti, della circostanza per cui i cittadini e i media siano in condizione di valutare nel tempo l’affidabilità delle diverse interpretazioni fornite, distinguendo i veri esperti dalle “Cassandre” e dagli opportunisti.
Al contrario, non pubblicare i dati significa sottrarsi ad ogni confronto e non avere fiducia nell’opinione pubblica e nei cittadini, non visti come utenti cui rendere conto ma come sudditi che non meritano di essere informati.

Le dichiarazioni del prof. Boschi dimostrano, semmai, che l’effettiva realizzazione anche nel nostro Paese di politiche di Open Government passa per nuove norme che impongano agli Enti di liberare i dati; diversamente, ciascuna Amministrazione, sulla base delle convenienze del momento, potrebbe decidere di privare i cittadini di quello che deve essere riconosciuto come un vero e proprio bene della vita: l’accesso all’informazione pubblica.
Sono sempre di più i Paesi che hanno deciso di farne un vero e proprio diritto e alcuni, come il Kenia, hanno addirittura deciso di inserirlo in Costituzione.

Se nel nostro ordinamento giuridico ci fosse una disposizione analoga, nessuno potrebbe pensare di tenere nel cassetto dati pubblici (acquisiti con soldi e nell’interesse dei cittadini).