La PEC è un diritto, lo dice il T.A.R.

ven, 30 settembre 2011 - 1 minute read

Visto che la notizia è ormai diventata di pubblico dominio, posso segnalare anche da questo blog un’importante pronuncia giurisprudenziale in materia di diritti e amministrazione digitale: la sentenza T.A.R. Basilicata n. 478/2011.

Si tratta di una pronuncia importante perché è la prima in materia di Codice dell’Amministrazione Digitale e perché riconosce carattere cogente alle norme che prevedono obblighi di digitalizzazione della PA; finalmente, una sentenza sancisce che cittadini, imprese e associazioni possono attivarsi per fare rispettare i propri diritti digitali.

In rete trovate già diversi commenti; vi segnalo, in particolare, quello di Stefano Laguardia. Ma vi invito prima a leggere la sentenza:

La mancata individuazione di almeno un indirizzo istituzionale di posta elettronica certificata sul sito web… nonché la mancata attuazione del diritto degli utenti di comunicare elettronicamente tramite l’utilizzo della stessa determina un disservizio, costringendo gli interessati a recarsi personalmente presso gli uffici e ad utilizzare lo strumento cartaceo per ricevere ed inoltrare comunicazioni e/o documenti.
Va peraltro precisato che il disservizio lamentato estende i suoi riflessi negativi anche sulle modalità di esercizio del diritto del privato di partecipare al procedimento amministrativo poiché l’art. 4, comma 1, del codice dell’amministrazione digitale consente, infatti, di esercitare tali diritti procedimentali anche attraverso strumenti di comunicazione telematici.

La PEC è un diritto, scrivevo in un post del 21 luglio 2010. Ora lo ha scritto anche un Tribunale della Repubblica Italiana.

Diritto all'uso della PEC

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