Tech.Law: “Dropbox cambia la privacy policy per non perdere gli utenti europei”

mar, 21 febbraio 2012 - 2 minutes read

Il cloud computing è la tecnologia del momento: imprese, amministrazioni e semplici utenti stanno sempre più prendendo coscienza dei suoi vantaggi e del fatto che, nel prossimo futuro, rivoluzionerà il mondo dell’IT così come lo conosciamo.

Allo stesso tempo, proprio mentre si parla dei benefici del cloud computing, sta crescendo la consapevolezza delle criticità di tale tecnologia, legata principalmente alla perdita del controllo sui dati (con le ovvie implicazioni in termini di sicurezza e privacy).

Non si tratta soltanto di un problema “psicologico”: la normativa comunitaria e nazionale in materia di protezione dei dati personali ha previsto l’obbligo per determinati soggetti (ad esempio, imprese, professionisti e amministrazioni) di assicurare la riservatezza, l’integrità e la disponibilità dei dati trattati.

Si tratta di una circostanza importante per un duplice ordine di ragioni:

1) questi soggetti devono proteggere i dati, assicurando un livello minimo di sicurezza fissato per legge;
2) viene limitato il trasferimento di dati verso paesi extra UE (c.d. “trattamento transfrontaliero”), in quanto tali Paesi – di norma – non hanno normative di tutela della riservatezza dei dati personali simili a quella comunitaria.

Si tratta di una circostanza molto importante con riferimento al cloud computing, dal momento che la gran parte dei cloud provider (e dei loro data center) non si trova nei confini dell’Unione Europea.
Di conseguenza, i soggetti tenuti all’applicazione della normativa in materia di privacy devono necessariamente acquisire preventivamente dal fornitore di servizi cloud l’informazione relativa al luogo in cui si trovano i server utilizzati dal fornitore. Se i server si trovano fuori dal territorio UE, i servizi potranno essere utilizzati solo se il provider presti adeguate garanzie in ordine al livello di protezione dei dati; tra di esse, vi è l’adesione allo schema Safe Harbour (lett. “approdo sicuro”), programma messo a punto dalla Commissione Federale per il commercio degli Stati Uniti dedicato alle aziende USA che vogliono rivolgersi ad utenti europei.

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