Tech.Law: “Pinterest: chi ha letto i termini di servizio?”

mar, 6 marzo 2012 - 3 minutes read

Pinterest è il social network del momento e, secondo molti, nel prossimo futuro potrebbe rimpiazzare Facebook e Twitter nelle preferenze degli utenti. Gi esperti lo studiano e le aziende stanno capendo come utilizzarlo.

Nato nel marzo 2010 dagli sviluppatori di una startup californiana, la Cold Brew Labs Inc., la piattaforma conta già 12 milioni di utenti e cresce al ritmo di 50 nuovi iscritti all’ora. Il successo del sito è legato alla sua semplicità: aggregare le persone intorno ai contenuti che ritengono interessanti (specialmente foto e video).

Il nome Pinterest deriva dall’unione delle parole inglesi “pin” (“puntina”) e “interest” (“interesse”); il sito, infatti, è organizzato come una bacheca virtuale sulla quale gli utenti possono fissare con una puntina immagini, video, audio e testi.
L’utente può condividere sia contenuti inediti (come le foto presenti sul proprio hard disk) sia – attraverso un apposito widget – contenuti presenti già pubblicati sul Web. Ciascun iscritto a Pinterest (che, al momento, risulta ancora in fase di beta) può anche ricondividere i contenuti postati dagli altri utenti, con un meccanismo simile a quello del retweet (che, non a caso, si chiama “repin”).

Tale meccanismo se, da un lato, rappresenta uno dei punti di forza di Pinterest corre il rischio di essere un problema. Appare evidente, infatti, che il sito sia nato per stimolare la condivisione, con una scarsa attenzione agli aspetti giuridici che – immancabilmente – rischiano di diventare un fattore critico, specialmente adesso che gli utenti sono svariati milioni.

Per questo motivo, i suoi creatori hanno messo a punto un codice che consente ai gestori dei siti (secondo un meccanismo di opt-out) di evitare che le proprie immagini possano essere “appuntate” sulle bacheche degli utenti di Pinterest; tra i soggetti che hanno subito implementato questa soluzione c’è Flickr, il noto sito di condivisione foto, ma – evidentemente – non può bastare: i detentori dei diritti sui contenuti potrebbero ritenere eccessivamente oneroso questo sistema.

Del resto, secondo alcuni, il 99% circa dei contenuti condivisi attraverso Pinterest sarebbe illegale, tanto che c’è chi lo ha definito come “nuovo Napster.

Sotto questo profilo, le condizioni d’uso del sito disponibili all’indirizzo http://pinterest.com/about/terms/ appaiono decisamente inadeguate per un servizio ormai così popolare.

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