Da TheNextGov: “Leggi di iniziativa popolare: ma la Commissione Europea c’è o ci fa?”

mer, 30 maggio 2012 - 1 minute read

Da Aprile di quest’anno qualsiasi cittadino europeo può presentare una proposta di atto legislativo in qualunque settore di attività per il quale l’Unione Europea è competente a legiferare. Iniziativa senza dubbio lodevole. Senza dubbio un ottimo passo verso la partecipazione, nella direzione del tanto agognato Open Government.
Certo, per poter presentare l’iniziativa è necessario che essa sia sostenuta da un gran numero di firme (per non parlare dei numerosi paletti e dei lunghi tempi previsti dall’avvio dell’iniziativa fino all’esame da parte del legislatore europeo, circa 20 mesi); ma non sarà certo questo a fermare la voglia di partecipazione dei cittadini europei, soprattutto in considerazione del fatto che le firme possono essere anche apposte online. Come? Nulla di più semplice: basta scaricare un software da installare su un server ed il gioco è fatto. Si, avete letto bene: scaricare un software. E, piccolo particolare – adeguarsi alle (rigorose) normative necessarie per poter raccogliere firme online. Ma il particolare, a conti fatti, non è così piccolo. Non si tratta infatti di scaricare un programmino predisposto dalla Commissione Europea ed installarlo sul proprio server, ma di farsi carico di tutta l’infrastruttura hardware e software – con relative certificazioni – necessaria per garantire un processo di raccolta firme “sicuro”. Ora non è tanto l’impressionante elenco di certificazioni da produrre ad essere disorientante, quanto il fatto che tale procedimento non solo è funzionalmente inutile, ma anche drammaticamente costoso.

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