Da CheFuturo.it: “Quanti sono gli esodati? Se ci fosse un FOIA lo sapremmo…”

gio, 21 giugno 2012 - 3 minutes read

“Quanti sono gli esodati in Italia?””, “Quanto ha speso il Governo per il portale Italia.it?”, “Quali sono le principali cause di decesso nel Comune in cui viviamo da quando è stato aperto uno stabilimento industriale?”, “Quali sono le spese per cui i nostri parlamentari hanno chiesto il rimborso?”.

Si tratta di domande la cui risposta è contenuta in archivi e documenti che sono a disposizione della pubblica amministrazione ma che, purtroppo, non abbiamo il diritto di conoscere.

Nel nostro Paese, infatti, le informazioni della pubblica amministrazione non sono conoscibili da tutti i cittadini: ciascuno può avere accesso soltanto ai documenti per i quali nutra un interesse “diretto, concreto e attuale” nell’ambito di uno specifico procedimento amministrativo che lo riguardi (ad esempio, i miei compiti in caso di partecipazione ad un pubblico concorso).

Ma la cosa ancora più grave è che la legge che disciplina la “trasparenza” (Legge n. 241/1990) prevede espressamente che non sono ammissibili le richieste di accesso agli atti amministrativi “preordinate ad un controllo generalizzato dell’operato delle pubbliche amministrazioni”.

Si tratta di una norma superata, figlia di una filosofia amministrativa (e di governo) ormai anacronistica. L’Italia, infatti, è uno dei pochi paesi in cui non è ancora vigente un Freedom of Information Act (in sigla, “FOIA”); si tratta di una legge che garantisce a tutti i cittadini l’accesso agli atti e ai documenti della pubblica amministrazione. Con il FOIA il meccanismo è rovesciato: non è più il cittadino a dover dimostrare il proprio interesse a conoscere un determinato dato o documento (“need to know”), ma è l’amministrazione – se intende negare l’accesso all’informazione – a dover provare l’esistenza di ragioni (previste per legge) che impediscano di soddisfare la richiesta del cittadino (“right to know”).

Le prime leggi di questo tipo sono state approvate in Svezia oltre due secoli fa, mentre negli USA il FOIA è stato adottato 1966 (non è quindi casuale il fermento statunitense legato agli Open Data e all’Open Government, quanto l’evoluzione di un diritto già acquisito e consolidato). Questo esempio, negli ultimi anni, è stato seguito anche da numerosi altri Paesi che hanno adeguato le proprie legislazioni sancendo che tutti hanno diritto di sapere quello che fanno governi e amministrazioni, affermando il principio per cui le informazioni detenute dalla pubblica amministrazione (in quanto acquisite e formate con soldi pubblici) appartengono ai cittadini; sono ormai oltre ottanta i Paesi che hanno un FOIA: dalla Germania alla Nigeria, dal Giappone all’India.

La trasparenza, infatti, serve a stimolare un controllo diffuso sull’operato della pubblica amministrazione, determina un miglioramento di efficienza delle scelte di governo ed è prerequisito indispensabile per poter consentire la partecipazione delle persone al processo decisionale (“conoscere per deliberare”, diceva il Presidente Einaudi).

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