Tech.Law: “Italia Digitale: il “chi” è più importante del “cosa”?”

mar, 24 luglio 2012 - 1 minute read

Un dato è innegabile: da otto mesi, l’Italia ha un Governo che, finalmente, mostra interesse per l’innovazione e le nuove tecnologie.

È anche grazie all’impulso delle iniziative dell’Esecutivo (alcune delle quali – per la verità – solo annunciate) che hanno trovato nuova linfa il dibattito e le iniziative su temi come l’innovazione nella PA, gli open data, il cloud computing, le smart cities.

Tuttavia, se le intenzioni sono assolutamente commendevoli, il metodo scelto appare poco condivisibile. In particolare, sembra esserci la solita eccessiva attenzione italica per “chi” deve governare e gestire i processi (d’innovazione, in questo caso) che finisce, inevitabilmente, per sottrarre attenzione e tempo rispetto all’individuazione delle azioni da compiere.

La prima dimostrazione di questa (pericolosa) attenzione è stata la circostanza per cui un governo destinato a durare – al massimo – un anno e mezzo ha deciso di redistribuire (per l’ennesima volta) le competenze in materia di innovazione tra tre Ministeri (Pubblica Amministrazione, MIUR, Sviluppo Economico).

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