L’intelligenza (delle città) non si compra

dom, 16 settembre 2012 - 1 minute read

Negli ultimi mesi, si è parlato tanto di smart cities e smart communities (città e comunità intelligenti) e di quanto siano importanti per lo sviluppo economico del Paese e il miglioramento della qualità della vita delle persone.

Tuttavia, troppo spesso, si è posta l’enfasi sulle tecnologie, come se bastasse investire in infrastrutture di comunicazione per vincere questa nuova sfida. Si tratta di un approccio destinato al fallimento, come dimostra la foto che il giornalista e amico Pino Bruno ha condiviso su Facebook.

Questa la didascalia:

Ritorno al Futuro. Bari è davvero una smart city. Questa “palina” intelligente alle 17.30 dell’8 settembre attesta che sono invece le 05.39 del 10 ottobre. L’anno di Grazia non è dato, ma potrebbe essere anche il 2025. E comunque il prossimo bus arriva alle 05.42. Di che giorno? Di che anno?

Il punto, ancora una volta, non sono le tecnologie ma l’uso che siamo in grado di farne, la revisione del modo di lavorare e di gestire gli uffici, l’alfabetizzazione e la formazione del personale (oltre che degli amministratori) e la predisposizione di sanzioni certe per i prigionieri della “logica dell’abbiamo sempre fatto così”.

Penso che anche per le smart cities valga quanto quanto diceva John Hersey: “Non credo nell’intelligenza come dote a sé. Accompagnata dall’energia e dalla buona volontà può dare ottimi frutti. Sola, non approda a nulla“.

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