Tech.Law: “Come mettere al sicuro la vostra eredità digitale in tre mosse”

mar, 18 settembre 2012 - 1 minute read

L’informatica e la telematica hanno rivoluzionato le nostre abitudini ed i nostri gesti quotidiani ed è sempre crescente il numero di soggetti che utilizzano Internet per effettuare operazioni bancarie, prenotare visite mediche, stipulare contratti, intrattenere relazioni personali e commerciali, archiviare le proprie foto, acquistare libri, musica e film.
Siamo tutti consapevoli del fatto che, ormai, molti dei nostri averi si sono dematerializzati (basti pensare, appunto, alle foto o alla corrispondenza) e che gran parte di quello che per noi è importante sia on line (dai nostri pensieri alle nostre operazioni bancarie), ma siamo ancora poco coscienti dei problemi che questo può comportare quando non ci saremo più.

È sintomatico che, negli ultimi giorni, abbia avuto vasta eco la notizia relativa all’indignazione di Bruce Willis contro Apple, una volta resosi conto che non poteva trasmettere ai propri eredi i brani musicali acquistati attraverso ITunes.

Di eredità digitale (digital inheritance) si parla ancora troppo poco in Italia, mentre il problema si è posto da anni in altri Paesi, tecnologicamente più avanzati, dove gli utenti hanno già iniziato a interrogarsi sulla sorte della propria vita digitale.

Se state leggendo questo articolo, probabilmente, avete e-mail archiviate sul server del vostro provider, profil sui social media, fotografie conservate su un servizio di storage on line, ma anche file, immagini e documenti memorizzati sul vostro notebook, magari protetto da password.

La domanda è semplice, cosa succede ai “nostri bit” quando moriamo?

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