Da CheFuturo: “Perché al Sud serve coraggio per accettare la sfida degli Open Data”

mar, 2 ottobre 2012 - 2 minutes read

Che esista ormai una questione meridionale, nel significato economico e politico della parola, nessuno più mette in dubbio”. Quando il mio conterraneo Giustino Fortunato scriveva queste parole,  nel 1911, si riferiva alla situazione del Mezzogiorno dopo l’Unità d’Italia, ma – a un secolo di distanza – credo che possano essere utilizzate per descrivere quanto sta accadendo con gli Open Data (in italiano “dati aperti”).

Con questo termine si indica una dottrina, divenuta prassi amministrativa, che risponde a molteplici finalità. Si tratta, innanzitutto, di rendere l’amministrazione trasparente, attraverso la diffusione delle informazioni relative al suo funzionamento, in particolare quelle relative alla spesa pubblica. Il ricorso agli open data influisce poi sulla qualità della vita dei cittadini che possono liberamente riutilizzare le informazioni (si pensi alla diffusione delle informazioni relative alla criminalità). Senza dimenticare, infine, il potenziale impulso all’economia dell’immateriale, poiché i dati prodotti e detenuti dalle pubbliche amministrazioni (basti pensare ai dati cartografici) sono una preziosa e finora sottovalutata risorsa per la crescita economica e la creazione di posti di lavoro (ad esempio, per lo sviluppo di applicazioni ed infografiche).

A partire dal 2010, grazie al virtuoso esempio di altri Paesi (specialmente USA e UK), anche in Italia sono stati avviati – sia pur timidamente – progetti in materia di open data oltre ad essere stato realizzato un portale nazionale dei dati aperti. Ma la liberazione dei dati delle PA italiane non è avvenuta in modo uniforme, tutt’altro: mentre diverse amministrazioni del Centro-Nord si sono attivate (sia pure con diversa intensità), gli Enti del Mezzogiorno sono clamorosamente assenti dall’elenco delle iniziative intraprese in materia di open data. I risultati sono impietosi. Le Regioni che hanno aperto un proprio portale OpenData sono tutte settentrionali: dopo il Piemonte, sono arrivate LombardiaVenetoEmilia-RomagnaToscana. A livello comunale e provinciale, le cose non vanno diversamente; tra gli Enti più attivi troviamo: Comune di Firenze, Provincia di Lodi, Comune di Udine, Provincia autonoma di Trento, Comune di Faenza, Provincia di Roma, Comune di Torino, Comune di Cagliari e  Comune di Rimini. A Sud di Roma nulla, o quasi.

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