I partiti non riescono a modificare la legge elettorale? Proviamo con il crowdsourcing

dom, 26 maggio 2013 - 2 minutes read

Sono anni che i partiti politici e i loro leader dichiarano di voler cambiare la legge elettorale (il c.d. “porcellum“) così come di voler modificare le norme sul finanziamento ai partiti.
Eppure, nonostante in interviste e comizi ostentino questa priorità, fino ad oggi non hanno approvato alcuna reale riforma.
Mi sembra evidente ci troviamo di fronte ad uno (dei tanti) fallimenti della classe politica di questo Paese.
Prenderne atto è doveroso anche perchè, come diceva A. Einstein “non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.

E allora basta cene riservate, gruppi di “saggi” e commissioni (o convenzioni): abbiamo già visto che non riescono a risolvere il problema.
È arrivato il momento di sperimentare un approccio diverso, tipico del governo aperto, che fa ricorso agli strumenti della partecipazione e del crowdsourcing.

In proposito, c’è già un precedente di un Paese che sta usando questi sistemi per scrivere una nuova legge elettorale e – più in generale – tutta la normativa che riguarda i partiti (compreso il loro finanziamento). Si tratta dell’Estonia che, proprio dall’inizio del 2013, ha avviato il progetto Rahvakogu, una piattaforma per raccogliere proposte di tutti: partiti, politici e semplici cittadini.
Le proposte arrivate (in un solo mese) sono state 1974 e, dopo essere state discusse in incontri fisici e valutate da un’apposita commissione, alcune di esse sono state formalizzate in atti normativi che il Parlamento sta esaminando.

A mio avviso, si tratta di un’esperienza interessante che – a prescindere dai risultati (v. Costituzione islandese) – potrebbe essere presa a modello per il metodo utilizzato.

Ai tanti che, come immagino, storceranno il naso chiedo: dopo cinque anni di discussioni sul “porcellum”, credete davvero che i sistemi tradizionali funzionino ancora?

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