Tech.Law: “Del Gattopardo, ovvero del “decreto del fare” e dell’innovazione all’italiana”

gio, 20 giugno 2013 - 2 minutes read

Déjà vu, già visto. È questa la sensazione dominante che si ha leggendo le notizie di questi ultimi giorni relative ai provvedimenti del Governo Letta in materia di innovazione e  e le bozze del c.d. “” approvato sabato sera dal Governo.

E lo dico con un pizzico di, malcelata, delusione. Confesso che, nutrendo molte aspettative nell’esecutivo guidato dal Presidente Letta, sono rimasto molto colpito dal fatto che i primi provvedimenti sul digitale di questo Governo ripetono molti degli errori in cui sono caduti tutti i precedenti Governi (nessuno escluso).

Non ci si stupisca, quindi, se gli appunti, i commenti e le critiche siano incredibilmente simili a quelle fatte nei confronti dei Governi Prodi, Berlusconi e Monti. L’innovazione italiana è ferma in un pantano da cui non si sa (o forse non si vuole?) farla uscire.

La prima cosa che colpisce è che un governo destinato a durare – al massimo – un anno e mezzo abbia deciso di redistribuire (per l’ennesima volta) le competenze tra i Ministeri.

Si ricorderà che – all’indomani della costituzione dell’esecutivo – in tanti si erano lamentati dell’assenza di un Ministro (o sottosegretario) che lavorasse a tempo pieno sull’innovazione, con una delega e poteri chiari.

Il Presidente Letta si deve essere già pentito di questa scelta se prima abbiamo assistito ad un “tira e molla” istituzionale dei diversi Ministri sulla latitudine delle deleghe ad essi spettanti, poi ad un accentramento presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla nomina di  quale “superconsulente” di Letta e, infine, ad una nuova organizzazione delle competenze che – accanto alla Cabina di Regia per l’Agenda Digitale e all’Agenzia per l’Italia Digitale – preveda l’istituzionalizzazione di un ulteriore tavolo tecnico.

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(Immagine realizzata da Roberto Scano)

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