Da Chefuturo: “Wi-fi e dintorni: perchè è il Decreto del dis-fare l’Agenda Digitale”

mer, 26 giugno 2013 - 2 minutes read

Riccardo (Luna, il direttore di “CheFuturo”, ndr), mi rimprovera spesso – scherzosamente, lo so – di essere un innovatore entusiasta ma “pessimista”, nel senso che non mi aspetto che l’innovazione (e, in particolar modo, Internet e il digitale) possa ricevere dalla classe dirigente di questo Paese l’impulso fondamentale di cui – da anni – ha bisogno.

E allora, per commentare i primi provvedimenti del Governo Letta in materia di digitale, ho letto e riletto con attenzione i pochi articoli dedicati alla materia nell’ambito del c.d. “Decreto del fare” approvato sabato dall’Esecutivo. Ci ho provato, confesso, a vedere il bicchiere “mezzo-pieno”, a percepirlo come la dimostrazione di un cambio di passo… ma proprio non ci riesco. E provo a spiegare il perché.

L’immagine più efficace per descrivere l’azione del Governo è quella mitologica della “tela di Penelope”, la regina di Itaca che aveva subordinato la scelta del suo nuovo marito all’ultimazione di un lenzuolo ma che – pur di impedire che ciò accadesse – la notte disfaceva ciò che aveva tessuto di giorno.

Così, da oltre un decennio, si comportano i Governi di ogni colore politico che, all’inizio del mandato, smantellano quanto fatto dall’esecutivo precedente e disegnano, con norme più o meno complesse, riforme che non avranno tempo (e risorse) per realizzare.

Anche il “Decreto del fare” non si sottrae a questa regola. Nonostante roboanti annunci e comunicati stampa, a chi legga il testo del decreto non resterà che la constatazione che si tratta di un intervento assai deludente, se non addirittura dannoso.

Gli articoli che si occupano del digitale sono assai pochi e nessuno di essi è idoneo a far superare lo stallo dell’innovazione italiana né a portare frutti in tempi brevi.

Il decreto, a dispetto del nome, si occupa innanzitutto di “DIS-fare” l’organizzazione che il precedente esecutivo aveva dato alla gestione dell’Agenda Digitale.

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