Contraddizioni all’italiana: il Parlamento scrive sulla carta le leggi del digitale

mer, 24 luglio 2013 - 2 minutes read

Sulla scarsa confidenza che il nostro legislatore ha con il digitale e le nuove tecnologie non serve sprecare molti bit. Ai tanti fatti che i lettori di questo blog conoscono benissimo, si aggiunge la cronaca degli ultimi giorni e la storia della norma sulla liberalizzazione del #wifi.

Di tutta questa vicenda, oltre all’incompetenza di buona parte della nostra classe dirigente (e dei loro consulenti), mi ha colpito il quantitativo di carta che ancora viene usata per i lavori parlamentari (come testimoniato dal tweet che embeddo qui sotto).

E non si tratta solo di una dimostrazione di arretratezza anacronistica (visto che, invece, le riprese televisive dei lavori ci dimostrano che una buona parte dei parlamentari usa smartphone e tablet), ma di un pessimo segnale.
Nel corso degli anni, il Parlamento ha approvato (e continua ad approvare) leggi che impongono a tutte le amministrazioni di abbandonare la carta per passare al digitale: niente più stampanti, timbri e raccomandate ma documenti informatici, firme elettroniche e PEC.
Ma mentre Comuni – anche piccolissimi (e con poche risorse) – si stanno affannando per rispettare quanto previsto normativamente, il Legislatore cosa fa? Continua imperterrito ad usare la carta (con tutto quello che comporta, anche in termini di costi).

Si tratta di un pessimo segnale: per imporre a cittadini, imprese ed enti la digitalizzazione bisogna prima dare il buon esempio.

Come scriveva Dostoevskij, “prima di predicare altrui, date voi stessi l’esempio. Sarete seguiti.

Tags: , , ,