Non di soli referendum vive la democrazia

dom, 28 giugno 2015 - 3 minutes read

Ormai lo sanno tutti. Dopo mesi di tira e molla con i creditori, le istituzioni greche (Governo e Parlamento) hanno deciso di dare l’ultima parola agli elettori sulla proposta di accordo che – come prevedibile – comporterebbe ulteriori sacrifici per il popolo greco.

La decisione è stata salutata da molti come una grande prova di democrazia. Ed effettivamente, in democrazia dovrebbe essere la regola fare in modo che il popolo – cui spetta la sovranità – possa legittimare le scelte più importanti (e non c’è dubbio che questa per la Grecia lo sia).
Ma ho l’impressione che questa lettura sia oltremodo semplicistica.

Se è vero che è importante restituire la parola ai cittadini, è altrettanto importante il modo in cui lo si fa… per evitare che si tratti di “finta” democrazia, come mi sembra quella del referendum greco.

Chi mi conosce (o semplicemente legge quello che scrivo) sa quanto per me siano importanti i temi della partecipazione civica e del coinvolgimento dei cittadini nelle scelte dei governi.
Ebbene, a mio modesto avviso, nel caso della Grecia, mancano alcune condizioni che consentano di parlare di una “grande prova di democrazia”:
a) chiarezza sul contributo chiesto ai cittadini – Il quesito che sarà posto ai cittadini greci (il buon Luca Alagna mi ha segnalato che è pubblicato qui) mi sembra assai poco chiaro e comprensibile (la risposta passa per la lettura di almeno tre documenti differenti);
b) trasparenza su documenti e dati su cui si basa la consultazione popolare – Non è chiaro dove verranno pubblicati i documenti citati nella decisione del Parlamento che approva il quesito referendario: saranno disponibili in ogni comune oppure solo sul sito del Parlamento? Oltre all’ultimatum dei creditori saranno pubblicati – magari in formato aperto – anche i dati sull’economia greca che consentano ai cittadini di valutare l’impatto della loro decisione sul proprio futuro? Senza queste informazioni sarà difficile ritenere si tratti di una scelta informata (“conoscere per deliberare” diceva Luigi Einaudi);
c) tempi per il dibattito – Nulla si improvvisa, specialmente decisioni su temi così importanti per il futuro di un Paese e, visto che il Governo Tsipras – fin qui – non ha assicurato sempre la trasparenza su negoziati con i creditori e i relativi dati, anche laddove il quesito fosse stato chiaro e tutte le informazioni disponibili in modo comprensibile per i cittadini, il tempo per la “campagna elettorale” (appena una settimana) non è affatto sufficiente ai partiti di fare un’adeguata propaganda nè ai cittadini di comprendere i termini della questione in maniera consapevole.

Insomma, il referendum greco corre il rischio di essere influenzato solo dalla paura: paura del Governo di assumersi le proprie responsabilità, paura degli elettori non adeguatamente informati sulle conseguenze delle proprie scelte.

Se questa è per voi democrazia…

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