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	<title>Diritto 2.0 - Il blog di Ernesto Belisario &#187; E-government</title>
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	<link>http://blog.ernestobelisario.eu</link>
	<description>Notizie, idee e commenti dal mondo del diritto delle nuove tecnologie e della pubblica amministrazione digitale</description>
	<lastBuildDate>Wed, 21 Jul 2010 11:44:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
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		<title>La PEC è un diritto</title>
		<link>http://blog.ernestobelisario.eu/2010/07/21/la-pec-e-un-diritto/</link>
		<comments>http://blog.ernestobelisario.eu/2010/07/21/la-pec-e-un-diritto/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
				<category><![CDATA[E-government]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi vecchie e nuove]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[diritti digitali]]></category>
		<category><![CDATA[diritti negati]]></category>
		<category><![CDATA[pec]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel corso degli ultimi mesi si è parlato molto della Posta Elettronica Certificata (PEC), tecnologia che &#8211; nelle intenzioni del legislatore &#8211; dovrebbe diventare lo strumento preferenziale di comunicazione tra cittadini, imprese e Pubbliche Amministrazioni. La scelta di ricorrere alla PEC non mi convinceva (e, onestamente, continua a non convincermi); tuttavia, credo che la Posta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel corso degli ultimi mesi si è parlato molto della <strong>Posta Elettronica Certificata </strong>(<strong>PEC</strong>), tecnologia che &#8211; nelle intenzioni del legislatore &#8211; dovrebbe diventare lo strumento preferenziale di comunicazione tra cittadini, imprese e Pubbliche Amministrazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta di ricorrere alla <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/tag/pec/">PEC</a> <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2009/05/27/posta-elettronica-certificata-per-tutti-storia-di-un-fallimento-annunciato/">non mi convinceva</a> (e, onestamente, <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2010/04/27/pec-day-e-troppo-presto-per-i-giudizi/">continua a non convincermi</a>); tuttavia, credo che la Posta Certificata possa essere uno strumento idoneo a semplificare i rapporti, a smaterializzare l&#8217;attività amministrativa, a rendere gli uffici pubblici più efficienti e trasparenti, a migliorare la qualità della vita degli utenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciononostante, ad oggi, sono molte le Amministrazioni che non hanno attivato un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (una <a href="http://www.innovazionepa.gov.it/comunicazione/notizie/2010/luglio/02072010-pec-la-lista-nera.aspx">lista di Enti &#8220;fuorilegge&#8221;</a> è stata diffusa dallo stesso Ministero per la Pubblica Amministrazione e l&#8217;Innovazione) e quelle che pure formalmente lo hanno attivato spesso non lo rendono conoscibile ai cittadini, oppure non lo usano.<br />
Embematico, sotto questo aspetto, il <a href="http://www.fainotizia.it/video/che-cose-questa-pec">video che embeddo qui sotto</a> in cui, alla legittima richiesta di un cittadino lucano di utilizzare la PEC per le comunicazioni, il funzionario (cortesemente e onestamente) risponde che l&#8217;Ente ha una casella PEC ma che questa non viene di fato utilizzata e che, pertanto, è consigliabile ricorrere alla tradizionale raccomandata A/R.</p>
<p><object id="flowplayer" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.fainotizia.it/swf/fp/flowplayer.swf?config=http%3A%2F%2Fwww.fainotizia.it%2Fhydra_player%2Fe%2Frrvideo%2F5130550%2Fall%2Fconfig.js" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.fainotizia.it/swf/fp/flowplayer.swf?config=http%3A%2F%2Fwww.fainotizia.it%2Fhydra_player%2Fe%2Frrvideo%2F5130550%2Fall%2Fconfig.js" /><embed id="flowplayer" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://www.fainotizia.it/swf/fp/flowplayer.swf?config=http%3A%2F%2Fwww.fainotizia.it%2Fhydra_player%2Fe%2Frrvideo%2F5130550%2Fall%2Fconfig.js" allowscriptaccess="always" data="http://www.fainotizia.it/swf/fp/flowplayer.swf?config=http%3A%2F%2Fwww.fainotizia.it%2Fhydra_player%2Fe%2Frrvideo%2F5130550%2Fall%2Fconfig.js"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di argomenti che spesso, negli ultimi mesi, ho sentito quando ho chiesto ad Enti (di ogni ordine e grado) di poter usare la PEC; tuttavia, non sempre si ha la percezione che risposte di questo tipo dimostrano non solo la disorganizzazione dell&#8217;Ufficio, ma una grave violazione degli obblighi di legge.<br />
Infatti l&#8217;attivazione e l&#8217;uso della <span style="text-decoration: underline;">PEC</span> <span style="text-decoration: underline;">non</span> sono una <span style="text-decoration: underline;">concessione</span> rimessa alla discrezionalità (e al &#8220;buon cuore&#8221;) delle Amministrazioni, <span style="text-decoration: underline;">ma</span> rappresentano un <span style="text-decoration: underline;">vero e proprio obbligo</span> per gli Enti che sono tenuti ad assicurare a cittadini e imprese alcuni <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=o_6fLaCaxec">diritti digitali</a></strong> ormai da tempo consacrati in provvedimenti normativi.<br />
In particolare, ciascuna Amministrazione deve:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p><em>1) attivare almeno un indirizzo di Posta Elettronica Certificata per ogni registro di protocollo;<br />
2) rendere pubblico l&#8217;indirizzo di PEC sulla home page del proprio sito;<br />
3) rendere pubblico l&#8217;indirizzo di PEC sul portale governativo <a href="www.paginepecpa.gov.it">www.paginepecpa.gov.it</a>;<br />
4) utilizzare la PEC con tutti gli utenti che ne facciano richiesta, senza poter addurre difficoltà tecnologiche ed organizzative per impedire l&#8217;esercizio di questo diritto.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Gli Enti che non vi avessero già provveduto devono quindi adeguarsi rapidamente se vogliono evitare responsabilità e contenzioso; ciascun cittadino, infatti, può ottenere giudizialmente la tutela dei propri &#8220;diritti digitali&#8221;.<br />
Le leggi ci sono già, bisogna solo pretendere che vengano rispettate!</p>

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La scelta di ricorrere alla PEC non mi convinceva (e, onestamente, continua a non convincermi); tuttavia, credo che la Posta Certificata possa essere uno strumento idoneo a semplificare i rapporti, a smaterializzare l&#8217;attività amministrativa, a rendere gli uffici pubblici più efficienti e trasparenti, a migliorare la qualità della vita degli utenti.
Ciononostante, ad oggi, sono molte le Amministrazioni che non hanno attivato un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (una lista di Enti &#8220;fuorilegge&#8221; è stata diffusa dallo stesso Ministero per la Pubblica Amministrazione e l&#8217;Innovazione) e quelle che pure formalmente lo hanno attivato spesso non lo rendono conoscibile ai cittadini, oppure non lo usano.
Embematico, sotto questo aspetto, il video che embeddo qui sotto in cui, alla legittima richiesta di un cittadino lucano di utilizzare la PEC per le comunicazioni, il funzionario (cortesemente e onestamente) risponde che l&#8217;Ente ha una casella PEC ma che questa non viene di fato utilizzata e che, pertanto, è consigliabile ricorrere alla tradizionale raccomandata A/R.

Si tratta di argomenti che spesso, negli ultimi mesi, ho sentito quando ho chiesto ad Enti (di ogni ordine e grado) di poter usare la PEC; tuttavia, non sempre si ha la percezione che risposte di questo tipo dimostrano non solo la disorganizzazione dell&#8217;Ufficio, ma una grave violazione degli obblighi di legge.
Infatti l&#8217;attivazione e l&#8217;uso della PEC non sono una concessione rimessa alla discrezionalità (e al &#8220;buon cuore&#8221;) delle Amministrazioni, ma rappresentano un vero e proprio obbligo per gli Enti che sono tenuti ad assicurare a cittadini e imprese alcuni diritti digitali ormai da tempo consacrati in provvedimenti normativi.
In particolare, ciascuna Amministrazione deve:
1) attivare almeno un indirizzo di Posta Elettronica Certificata per ogni registro di protocollo;
2) rendere pubblico l&#8217;indirizzo di PEC sulla home page del proprio sito;
3) rendere pubblico l&#8217;indirizzo di PEC sul portale governativo www.paginepecpa.gov.it;
4) utilizzare la PEC con tutti gli utenti che ne facciano richiesta, senza poter addurre difficoltà tecnologiche ed organizzative per impedire l&#8217;esercizio di questo diritto.
Gli Enti che non vi avessero già provveduto devono quindi adeguarsi rapidamente se vogliono evitare responsabilità e contenzioso; ciascun cittadino, infatti, può ottenere giudizialmente la tutela dei propri &#8220;diritti digitali&#8221;.
Le leggi ci sono già, bisogna solo pretendere che vengano rispettate!

    
    
    
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<p class='technorati-tags'>Technorati Tags <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/diritti+digitali' rel='tag' target='_self'>diritti digitali</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/diritti+negati' rel='tag' target='_self'>diritti negati</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/pec' rel='tag' target='_self'>pec</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/posta+elettronica+certificata' rel='tag' target='_self'>posta elettronica certificata</a></p>

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		<title>Italia? Non pervenuta&#8230;</title>
		<link>http://blog.ernestobelisario.eu/2010/07/20/italia-non-pervenuta/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 14:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copyright & Open Source]]></category>
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		<description><![CDATA[I lettori di questo blog ricorderanno che in passato mi sono occupato di Normattiva, il sito destinato ad ospitare la banca dati gratuita di tutte le leggi vigenti nel nostro Paese. Il portale è ormai attivo da qualche mese e, dal 22 giugno scorso, ospita gli atti normativi della Repubblica Italiana pubblicati dal 1° gennaio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I lettori di questo blog ricorderanno che in passato <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2010/02/07/governo-1-0/">mi sono occupato</a> di <strong><a href="http://www.normattiva.it">Normattiva</a></strong>, il sito destinato ad ospitare la banca dati gratuita di tutte le leggi vigenti nel nostro Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Il portale è ormai attivo da qualche mese e, dal 22 giugno scorso, ospita gli atti normativi della Repubblica Italiana pubblicati dal 1° gennaio 1960 al 31 dicembre 1969.<br />
Purtroppo non è stata modificata la pagina <a href="http://www.normattiva.it/static/legal.html">&#8220;avviso legale&#8221;</a> che incredibilmente &#8211; tra le altre cose &#8211; ancora prevede che &#8220;<em>l&#8217;unico testo ufficiale e definitivo è quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Italiana a mezzo stampa , che prevale in casi di discordanza</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="Schermata 2010-07-20 a 13.44.28 di eb2.0, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/21679496@N02/4812135578/"><img class="aligncenter" src="http://farm5.static.flickr.com/4120/4812135578_237af4b121.jpg" alt="Schermata 2010-07-20 a 13.44.28" width="500" height="352" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno di voi potrebbe pensare &#8220;<em>roba da avvocati, l&#8217;importante è che il servizio esista e funzioni</em>&#8220;. Il servizio esiste e, sicuramente, funziona ma il fatto che la raccolta non abbia carattere di ufficialità ne disincentiva l&#8217;uso a tutti i livelli: chi si fiderebbe di un&#8217;informazione che &#8211; per espressa ammissione del suo autore &#8211; non è affidabile?<br />
A dimostrazione di questa grave criticità, segnalo che <strong><a href="http://eur-lex.europa.eu/n-lex/pays.html?lang=it&amp;info_lang=it">N-LEX</a></strong>, la sezione del sito dell&#8217;Unione Europea che permette di accedere alle <span style="text-decoration: underline;">banche dati legislative ufficiali degli Stati Membri</span>, non consente la possibilità di accedere alle norme vigenti nel nosto Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho scritto all&#8217;<a href="http://publications.europa.eu/index_it.htm">Ufficio Pubblicazioni</a>, che cura la pagina, per avere delucidazioni e &#8211; diplomaticamente &#8211; mi hanno risposto che si sta lavorando per superare alcune criticità relative alla legislazione vigente nel nostro Paese e che non sanno dirmi quanto tempo ci vorrà; immagino sarà difficile fare capire, a chi non ha dimestichezza con le pervesioni documentali e normative italiane, perchè lo stesso soggetto che cura la stampa dei testi normativi non è in grado di assicurare un&#8217;edizione <em>on line</em> su cui tutti gli utenti possano fare affidamento, riutilizzando liberamente (e senza limiti) i risultati della ricerca.</p>

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Il portale è ormai attivo da qualche mese e, dal 22 giugno scorso, ospita gli atti normativi della Repubblica Italiana pubblicati dal 1° gennaio 1960 al 31 dicembre 1969.
Purtroppo non è stata modificata la pagina &#8220;avviso legale&#8221; che incredibilmente &#8211; tra le altre cose &#8211; ancora prevede che &#8220;l&#8217;unico testo ufficiale e definitivo è quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Italiana a mezzo stampa , che prevale in casi di discordanza&#8220;.

Qualcuno di voi potrebbe pensare &#8220;roba da avvocati, l&#8217;importante è che il servizio esista e funzioni&#8220;. Il servizio esiste e, sicuramente, funziona ma il fatto che la raccolta non abbia carattere di ufficialità ne disincentiva l&#8217;uso a tutti i livelli: chi si fiderebbe di un&#8217;informazione che &#8211; per espressa ammissione del suo autore &#8211; non è affidabile?
A dimostrazione di questa grave criticità, segnalo che N-LEX, la sezione del sito dell&#8217;Unione Europea che permette di accedere alle banche dati legislative ufficiali degli Stati Membri, non consente la possibilità di accedere alle norme vigenti nel nosto Paese.
Ho scritto all&#8217;Ufficio Pubblicazioni, che cura la pagina, per avere delucidazioni e &#8211; diplomaticamente &#8211; mi hanno risposto che si sta lavorando per superare alcune criticità relative alla legislazione vigente nel nostro Paese e che non sanno dirmi quanto tempo ci vorrà; immagino sarà difficile fare capire, a chi non ha dimestichezza con le pervesioni documentali e normative italiane, perchè lo stesso soggetto che cura la stampa dei testi normativi non è in grado di assicurare un&#8217;edizione on line su cui tutti gli utenti possano fare affidamento, riutilizzando liberamente (e senza limiti) i risultati della ricerca.

    
    
    
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<p class='technorati-tags'>Technorati Tags <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/codice+amministrazione+digitale' rel='tag' target='_self'>codice amministrazione digitale</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/gazzetta+ufficiale' rel='tag' target='_self'>gazzetta ufficiale</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/governo+2.0' rel='tag' target='_self'>governo 2.0</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/N-LEX' rel='tag' target='_self'>N-LEX</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/normattiva' rel='tag' target='_self'>normattiva</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/Pa+2.0' rel='tag' target='_self'>Pa 2.0</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/pa+digitale' rel='tag' target='_self'>pa digitale</a></p>

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		<title>Veneziacamp 2010 &#8230; ci siamo!</title>
		<link>http://blog.ernestobelisario.eu/2010/07/01/veneziacamp-2010-ci-siamo/</link>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 07:02:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
				<category><![CDATA[E-government]]></category>
		<category><![CDATA[Open Links]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[veneziacamp]]></category>
		<category><![CDATA[veneziacamp 2010]]></category>

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		<description><![CDATA[Ormai ci siamo: giovedì 1° luglio inizia la seconda edizione del VENEZIACAMP che si terrà fino al 3 luglio presso l&#8217;Arsenale di Venezia; l’evento, diventato già alla seconda edizione un appuntamento importantissimo per l&#8217;innovazione nel nostro Paese, si annuncia ricchissimo per i tanti incontri. Anche io sarò all&#8217;Arsenale per incontrare amici vecchi e nuovi e, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ormai ci siamo: giovedì 1° luglio inizia la seconda edizione del <a href="http://www.veneziacamp.it"><strong>VENEZIACAMP</strong></a> che si terrà fino al 3 luglio presso l&#8217;<a href="http://maps.google.it/maps/ms?msa=0&amp;msid=114715368075616401082.000489264b12f813c9af1&amp;cd=2&amp;sll=43.82897,10.276329&amp;sspn=0.006295,0.006295&amp;hl=it&amp;ie=UTF8&amp;t=h&amp;z=15">Arsenale di Venezia</a>; l’evento, diventato già alla seconda edizione un appuntamento importantissimo per l&#8217;innovazione nel nostro Paese, si annuncia ricchissimo per i tanti incontri.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://blog.ernestobelisario.eu/wp-content/uploads/2010/07/Schermata-2010-07-01-a-08.32.16.png"><img class="size-medium wp-image-1224  aligncenter" title="Veneziacamp" src="http://blog.ernestobelisario.eu/wp-content/uploads/2010/07/Schermata-2010-07-01-a-08.32.16-300x119.png" alt="" width="300" height="119" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Anche io sarò all&#8217;Arsenale per incontrare amici vecchi e nuovi e, soprattutto, parlare delle tematiche care ai lettori di questo blog; pertanto, nella speranza di fare cosa gradita e di vedervi in tanti, provo di seguito a riassumere tutti gli eventi in cui sono coinvolto:<br />
- <strong>giovedì 1, ore 15</strong>: parteciperò all’interessante incontro <strong>“<a href="http://www.veneziacamp.it/varie/agenzia-innovazione-incontri-con-la-rete/"><em>L&#8217;Agenzia per l&#8217;innovazione incontra la Rete</em></a><em>&#8220;</em></strong> cui interverrà anche il Presidente dell&#8217;<a href="http://www.aginnovazione.gov.it/it/index.html"><em>Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l&#8217;innovazione</em></a>, dott. Davide Giacalone;</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>venerdì 2, ore 12</strong>: parteciperò alla <a href="http://www.veneziacamp.it/varie/innovatori-pa/">Sessione</a> organizzata dalla rete di<a href="http://www.innovatoripa.it"><strong> InnovatoriPA</strong></a>, in cui si parlerà di <strong>Governo 2.0</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>sabato 3, ore 10</strong>: prenderò parte alle <a href="http://www.veneziacamp.it/cultura-digitale/iwa10/">celebrazioni per il decennale</a> di <a href="http://www.iwa.it/"><strong>IWA-ITALY</strong></a> per parlare delle professioni del Web, in particolare di quelle legate all&#8217;<strong><em>Open Government</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vediamo a Venezia <img src='http://blog.ernestobelisario.eu/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>

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    <form id="vozme_form_75bf7c2b0edc01ab806c0eba412e47a5" method="post" name="vozme_form_75bf7c2b0edc01ab806c0eba412e47a5" target="75bf7c2b0edc01ab806c0eba412e47a5" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Veneziacamp 2010 &#8230; ci siamo!.. Ormai ci siamo: giovedì 1° luglio inizia la seconda edizione del VENEZIACAMP che si terrà fino al 3 luglio presso l&#8217;Arsenale di Venezia; l’evento, diventato già alla seconda edizione un appuntamento importantissimo per l&#8217;innovazione nel nostro Paese, si annuncia ricchissimo per i tanti incontri.

Anche io sarò all&#8217;Arsenale per incontrare amici vecchi e nuovi e, soprattutto, parlare delle tematiche care ai lettori di questo blog; pertanto, nella speranza di fare cosa gradita e di vedervi in tanti, provo di seguito a riassumere tutti gli eventi in cui sono coinvolto:
- giovedì 1, ore 15: parteciperò all’interessante incontro “L&#8217;Agenzia per l&#8217;innovazione incontra la Rete&#8220; cui interverrà anche il Presidente dell&#8217;Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l&#8217;innovazione, dott. Davide Giacalone;
- venerdì 2, ore 12: parteciperò alla Sessione organizzata dalla rete di InnovatoriPA, in cui si parlerà di Governo 2.0.
- sabato 3, ore 10: prenderò parte alle celebrazioni per il decennale di IWA-ITALY per parlare delle professioni del Web, in particolare di quelle legate all&#8217;Open Government.
Ci vediamo a Venezia  

    
    
    
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				<div style="margin-left:40px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', '75bf7c2b0edc01ab806c0eba412e47a5', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_75bf7c2b0edc01ab806c0eba412e47a5').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<title>Save the date: 28/29 giugno 2010 &#8211; ToscanaLab</title>
		<link>http://blog.ernestobelisario.eu/2010/06/26/save-the-date-2829-giugno-2010-toscanalab/</link>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 11:25:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
				<category><![CDATA[E-government]]></category>
		<category><![CDATA[Open Links]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[governo 2.0]]></category>
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		<category><![CDATA[Pa 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[Tra pochi giorni, il 28 e 29 giugno 2010, si terrà a Firenze l’iniziativa ToscanaLab2010, evento verticale dedicato al Web, ai social media e al mondo della comunicazione digitale organizzato dalla Fondazione Sistema Toscana. Il tema di questa seconda edizione è &#8220;Internet Better Life&#8220;(qui il programma dettagliato del 28 e qui quello del 29) e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Tra pochi giorni, il <strong>28 </strong>e<strong> 29 giugno 2010</strong>, si terrà a <a href="http://maps.google.it/maps?hl=it&amp;client=safari&amp;ie=UTF8&amp;q=gipsoteca+istituto+arte+porta+romana+firenze&amp;fb=1&amp;gl=it&amp;hq=gipsoteca+istituto+arte+porta+romana&amp;hnear=Firenze&amp;view=map&amp;cid=12148623338993368711&amp;ved=0CEYQpQY&amp;ei=QdwlTPCaFtCK_Abav_zRCA&amp;ll=43.76113,11.241438&amp;spn=0,0.021737&amp;t=h&amp;z=16&amp;iwloc=A&amp;layer=c&amp;cbll=43.760568,11.241494&amp;panoid=XOQBeK3j2JyAioW1hFih2A&amp;cbp=12,251.4,,0,19.96">Firenze</a> l’iniziativa <strong><a href="http://www.toscanalab.it">ToscanaLab2010</a></strong>, evento verticale dedicato al Web, ai social media e al mondo della comunicazione digitale organizzato dalla <em><a href="http://www.fondazionesistematoscana.it/">Fondazione Sistema Toscana</a></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema di questa seconda edizione è &#8220;<em>Internet Better Life</em>&#8220;(<a href="http://www.toscanalab.it/programma-28-giugno/">qui</a> il programma dettagliato del 28 e <a href="http://www.toscanalab.it/programma-29-giugno/">qui</a> quello del 29) e sarà occasione riflessione e confronto su</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em> </em></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">come internet e il web 2.0 contribuiscono a migliorare la vita degli individui, veicolando in modo diverso e più ricco la conoscenza, modificando le relazioni tra le persone e trasformando di fatto l’azione sociale, con un approccio allargato e partecipativo.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/eN1cNouud1c&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/eN1cNouud1c&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Con grande piacere, parteciperò anch&#8217;io all&#8217;evento con un intervento dal titolo &#8220;<strong><em>Open Government: miti, realtà e speranze</em></strong>&#8220;, nell&#8217;ambito del <em>workshop</em> &#8220;<em>Internet Better Society</em>&#8221; che si terrà nella mattinata del 29 e in cui si parlerà di come Internet sta cambiando il modo di fare politica, amministrazione e giornalismo; all&#8217;incontro, moderato da <a href="http://www.webgol.it/">Antonio Sofi</a>,  parteciperanno anche <a href="http://www.sergiomaistrello.it/">Sergio Maistrello</a>, <a href="http://www.liviacolare.com/">Livia Iacolare</a>,  <a href="http://www.proformaweb.it/">Dino Amenduni</a> e <a href="http://svaroschi.blogspot.com/">Antonella Napolitano</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero di incontrarvi in tanti <img src='http://blog.ernestobelisario.eu/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>

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Il tema di questa seconda edizione è &#8220;Internet Better Life&#8220;(qui il programma dettagliato del 28 e qui quello del 29) e sarà occasione riflessione e confronto su
 
 
 
 
 

come internet e il web 2.0 contribuiscono a migliorare la vita degli individui, veicolando in modo diverso e più ricco la conoscenza, modificando le relazioni tra le persone e trasformando di fatto l’azione sociale, con un approccio allargato e partecipativo.



Con grande piacere, parteciperò anch&#8217;io all&#8217;evento con un intervento dal titolo &#8220;Open Government: miti, realtà e speranze&#8220;, nell&#8217;ambito del workshop &#8220;Internet Better Society&#8221; che si terrà nella mattinata del 29 e in cui si parlerà di come Internet sta cambiando il modo di fare politica, amministrazione e giornalismo; all&#8217;incontro, moderato da Antonio Sofi,  parteciperanno anche Sergio Maistrello, Livia Iacolare,  Dino Amenduni e Antonella Napolitano.
Spero di incontrarvi in tanti  

    
    
    
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		<title>ASPETTANDO GODOT &#8211; Riflessioni sulla modifica del Codice dell&#8217;Amministrazione Digitale</title>
		<link>http://blog.ernestobelisario.eu/2010/06/18/aspettando-godot-riflessioni-sulla-modifica-del-codice-dellamministrazione-digitale/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 10:28:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
				<category><![CDATA[E-government]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Politiche Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi vecchie e nuove]]></category>
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		<category><![CDATA[codice amministrazione digitale]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi mesi mi sono occupato più volte dell’iter di revisione del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) avviato dal Governo il 19 febbraio 2010 che , nelle prossime settimane, porterà alla modifica del D. Lgs. n. 82/2005. In rete sono già reperibili moti dei miei interventi (qui un mio articolo per il Corriere delle Comunicazioni, qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Negli ultimi mesi mi sono occupato più volte dell’<em>iter </em>di revisione del <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_dell'amministrazione_digitale">Codice dell’Amministrazione Digitale</a></strong> (CAD) <a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/codice_amministrazione_digitale/">avviato dal Governo il 19 febbraio 2010</a> che , nelle prossime settimane, porterà alla modifica del D. Lgs. n. 82/2005.</p>
<p style="text-align: justify;">In rete sono già reperibili moti dei miei interventi (<a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/pdf_giornale/1/2010/11/CorCom_14.pdf">qui</a> un mio articolo per il <a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/">Corriere delle Comunicazioni</a>, <a href="http://www.scribd.com/doc/33217753/Codice-digitale-riviste-le-regole-dell-innovazione">qui</a> un mio contributo sulla <em>Guida agli Enti Locali del Sole24Ore</em> e <a href="http://www.scribd.com/doc/31993730/Open-government-la-strada-dell’accessibilita">qui</a> una intervista che mi ha fatto l&#8217;amico <a href="http://metromagazine.blogspot.com/">Domenico Pennone</a> sempre per lo stesso periodico; con l&#8217;<a href="http://www.istitutoinnovazione.eu/blog/?p=59">Istituto delle Politiche dell&#8217;Innovazione e UnaRete</a> abbiamo anche realizzato un <em>paper</em> che <a href="http://www.egov.maggioli.it/blog.php/3218/Riforma+del+codice+dell%92amministrazione+digitale%3A+falsa+partenza%3F"><em>e-Gov</em> sta pubblicando a puntate</a>), ma ritengo giusto cristallizzare in un post su questo blog le riflessioni maturate negli ultimi mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">La modifica del CAD è, indubbiamente, un evento positivo, un passaggio di decisiva importanza per l&#8217;innovazione del settore pubblico, cui Amministrazioni, professionisti e cittadini dovrebbero guardare con grande attenzione. Il Codice avrebbe dovuto essere la “magna charta” dell’e-government italiano, una pietra miliare, una rivoluzione copernicana; invece è stato sostanzialmente disapplicato, diventando una delle normative meno conosciute e rispettate dell’intero ordinamento giuridico italiano. A ciò si aggiunga la rapidissima evoluzione delle tecnologie che ha determinato che le nuove norme diventassero obsolete senza essere state davvero applicate; per questo il Governo ha deciso di intervenire: il processo di informatizzazione del settore pubblico, che ha vissuto una fase di stallo, riparte doverosamente dal CAD e dalla sua rivitalizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, non v’è dubbio che una riforma sia assolutamente necessaria e che le finalità del Governo siano condivisibili: non è casuale, infatti, che l’Italia occupi sempre gli ultimi posti delle classifiche in tema di e-government.<br />
Secondo l&#8217;ultima indagine del World Economic Forum contenuta nell&#8217;annuale Rapporto sull&#8217;andamento dell&#8217;IT (disponibile on line all’indirizzo: http://www.weforum.org/documents/GITR10/index.html) il nostro Paese è molto indietro nella classifica generale (un 48° posto su 133 molto poco onorevole, se solo si ha riguardo che l&#8217;Italia è una delle otto maggiori economie del Mondo) e non si tratta di un caso episodico; anzi, nel corso degli ultimi anni il trend del nostro Paese è decisamente negativo (ben 6 posizioni perse in soli due anni). Se poi si leggono i dati specifici che riguardano la Pubblica Amministrazione, si comprende come una delle maggiori cause dell&#8217;arretratezza  italiana sia proprio da andare a ricercare nel settore pubblico (120° posto per l&#8217;efficacia complessiva delle politiche pubbliche e 87° posto per l&#8217;utilizzo delle tecnologie nell&#8217;Amministrazione).<br />
Qualche lettore potrebbe chiedersi cosa c&#8217;entrano le norme; ebbene, in una PA fortemente burocratizzata come la nostra, la qualità e l&#8217;obsolescenza del quadro normativo non è estranea a questa situazione (per la cronaca, il nostro sistema giuridico si piazza all&#8217;84° posto e l&#8217;efficacia del nostro <em>framework</em> legale al 116°).<br />
Tra le norme che non hanno funzionato, possiamo dirlo, c&#8217;è sicuramente il Codice dell&#8217;Amministrazione Digitale e il merito del Ministro Brunetta è sicuramente quello di averlo notato e di voler porre rimedio a questa situazione.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="Seduto su una panchina di silvestrodam, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/silvestrodam/4228264790/"><img class="aligncenter" src="http://farm5.static.flickr.com/4002/4228264790_e9498b305a.jpg" alt="Seduto su una panchina" width="500" height="377" /></a><br />
(foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/silvestrodam/">silvestrodam</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, le soluzioni contenute nello schema di decreto approvato dal Governo sembrano  ancora troppo timide ed è auspicabile che, prima della sua definitiva approvazione, il provvedimento venga arricchito e perfezionato.<br />
Ci sono degli aspetti di metodo e di merito su cui ritengo utile una riflessione.<br />
In primo luogo, va osservato che – nonostante qualche caso sporadico – il dibattito sulla riforma del CAD stia facendo fatica a decollare o, meglio, ad uscire dalla cerchia dei soliti “addetti ai lavori”. Si tratta di un aspetto forse sottovalutato: il Codice dell&#8217;Amministrazione Digitale non è un <em>corpus</em> normativo che riguarda solo le Pubbliche Amministrazioni; al contrario, una delle sue principali innovazioni fu proprio quella di introdurre una serie di numerosi (e penetranti) diritti digitali per cittadini e imprese (come il diritto all&#8217;uso delle tecnologie nei rapporti con gli Uffici Pubblici).  Eppure, cittadini e le imprese non hanno avuto contezza dei loro nuovi diritti e, quindi, non si sono attivati per farli rispettare. Basti pensare che, a quattro anni dall’entrata in vigore del D. Lgs. n. 82/2005, non c’è ancora giurisprudenza rilevante sul Codice; in un Paese dal tasso di litigiosità elevatissimo, è un dato che deve far riflettere su come poco o nulla sia stato fatto per informare gli utenti di quanto previsto dalle norme in materia di informatizzazione dell’Amministrazione.<br />
Sarebbe sicuramente auspicabile aprire  l&#8217;<em>iter</em> della modifica del CAD (e i suoi contenuti) a tutti i cittadini, inaugurando la prima vera consultazione pubblica digitale; d&#8217;altronde è stato proprio il CAD ad affermare (art. 9) che “l<em>o Stato favorisce ogni forma di uso delle nuove tecnologie per promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini, anche residenti all&#8217;estero, al processo democratico e per facilitare l&#8217;esercizio dei diritti politici e civili sia individuali che collettivi</em>”; quale migliore occasione di applicare questa norma?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel merito, la riforma, sembra, sfruttare solo in parte l’ampia delega concessa dal Parlamento con l’art. 33 della Legge n. 69/2009 e, così, le modifiche si limitano a rivitalizzare le disposizioni del 2005, senza introdurre evidenti innovazioni e porre nuovi urgenti traguardi come, ad esempio, quello di attuare anche in Italia i principi dell’<em>Open Government</em> o un più penetrante ricorso a strumenti di democrazia elettronica, per coinvolgere i cittadini nel processo decisionale.<br />
Al contrario, troppe disposizioni sono dedicate alla firma digitale e al documento informatico; l’obiettivo di semplificare il quadro legislativo in materia non sembra raggiunto. Le norme sono ancora confuse, complesse e &#8211; anche grazie al rinvio ad ulteriori regole tecniche da adottare in futuro &#8211; potrebbero rappresentare un ostacolo, e non uno stimolo, alla digitalizzazione del settore pubblico.<br />
E poi l’eccessiva enfasi posta su questi strumenti rischia di essere fuorviante: per quanto importante sia, la revisione del CAD non può esaurirsi nella disciplina della firma digitale; le “euforie tecnicistiche”, finora, non ci hanno portato lontano.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo non credo si possa ancora parlare di “riforma” o di “nuovo CAD”; un nuovo Codice, traendo insegnamento da quello che non ha funzionato nell’originaria formulazione, dovrebbe risolvere un tema cruciale: la gran parte delle Amministrazioni non fornisce servizi <em>on line</em> ai propri utenti, senza alcuna conseguenza, mentre le poche eccellenze non vengono adeguatamente valorizzate. Manca poi una prospettiva ampia che renda il Codice un testo adeguato non solo per le sfide attuali, ma anche per quelle del prossimo futuro (basti pensare all&#8217;internet of things) e che istituisca presìdi di tutela per gli innovatori.<br />
Non bisogna infatti sottovalutare che spesso, gli innovatori nella Pubblica Amministrazione devono confrontarsi con una serie di resistenze interne, e non di rado si è assistito a contestazioni disciplinari per pubblici dipendenti la cui unica colpa era quella di interpretare le norme in senso evolutivo; per questo motivo, incentivare l’innovazione dovrebbe significare anche garantire che gli innovatori non vengano isolati ed emarginati, ma al contrario valorizzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Da ultimo, bisognerebbe fare in modo che i tempi per l’attuazione delle riforme fossero ancora più brevi. Negli USA, Obama ha previsto che gli Enti mettessero on line tutti i propri dati nel termine di 45 giorni mentre in Italia si prevede che per la predisposizione di un piano di disaster recovery ci vogliano 15 mesi: se è troppo lenta non è vera innovazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo credo che sia opportuno spostare più in alto l&#8217;asticella degli obiettivi da raggiungere con il decreto delegato; la vera sfida è quella di rendere la modifica del CAD una vera riforma, per evitare che l&#8217;Amministrazione Digitale diventi il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aspettando_Godot"><em>Godot</em> di beckettiana memoria</a> e che noi, tra qualche tempo, ci ritroviamo desolati ad affermare “<em>non accade nulla, nessuno arriva, nessuno se ne va, è terribile!</em>”</p>

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In rete sono già reperibili moti dei miei interventi (qui un mio articolo per il Corriere delle Comunicazioni, qui un mio contributo sulla Guida agli Enti Locali del Sole24Ore e qui una intervista che mi ha fatto l&#8217;amico Domenico Pennone sempre per lo stesso periodico; con l&#8217;Istituto delle Politiche dell&#8217;Innovazione e UnaRete abbiamo anche realizzato un paper che e-Gov sta pubblicando a puntate), ma ritengo giusto cristallizzare in un post su questo blog le riflessioni maturate negli ultimi mesi.
La modifica del CAD è, indubbiamente, un evento positivo, un passaggio di decisiva importanza per l&#8217;innovazione del settore pubblico, cui Amministrazioni, professionisti e cittadini dovrebbero guardare con grande attenzione. Il Codice avrebbe dovuto essere la “magna charta” dell’e-government italiano, una pietra miliare, una rivoluzione copernicana; invece è stato sostanzialmente disapplicato, diventando una delle normative meno conosciute e rispettate dell’intero ordinamento giuridico italiano. A ciò si aggiunga la rapidissima evoluzione delle tecnologie che ha determinato che le nuove norme diventassero obsolete senza essere state davvero applicate; per questo il Governo ha deciso di intervenire: il processo di informatizzazione del settore pubblico, che ha vissuto una fase di stallo, riparte doverosamente dal CAD e dalla sua rivitalizzazione.
Ebbene, non v’è dubbio che una riforma sia assolutamente necessaria e che le finalità del Governo siano condivisibili: non è casuale, infatti, che l’Italia occupi sempre gli ultimi posti delle classifiche in tema di e-government.
Secondo l&#8217;ultima indagine del World Economic Forum contenuta nell&#8217;annuale Rapporto sull&#8217;andamento dell&#8217;IT (disponibile on line all’indirizzo: http://www.weforum.org/documents/GITR10/index.html) il nostro Paese è molto indietro nella classifica generale (un 48° posto su 133 molto poco onorevole, se solo si ha riguardo che l&#8217;Italia è una delle otto maggiori economie del Mondo) e non si tratta di un caso episodico; anzi, nel corso degli ultimi anni il trend del nostro Paese è decisamente negativo (ben 6 posizioni perse in soli due anni). Se poi si leggono i dati specifici che riguardano la Pubblica Amministrazione, si comprende come una delle maggiori cause dell&#8217;arretratezza  italiana sia proprio da andare a ricercare nel settore pubblico (120° posto per l&#8217;efficacia complessiva delle politiche pubbliche e 87° posto per l&#8217;utilizzo delle tecnologie nell&#8217;Amministrazione).
Qualche lettore potrebbe chiedersi cosa c&#8217;entrano le norme; ebbene, in una PA fortemente burocratizzata come la nostra, la qualità e l&#8217;obsolescenza del quadro normativo non è estranea a questa situazione (per la cronaca, il nostro sistema giuridico si piazza all&#8217;84° posto e l&#8217;efficacia del nostro framework legale al 116°).
Tra le norme che non hanno funzionato, possiamo dirlo, c&#8217;è sicuramente il Codice dell&#8217;Amministrazione Digitale e il merito del Ministro Brunetta è sicuramente quello di averlo notato e di voler porre rimedio a questa situazione.

(foto di silvestrodam)
Tuttavia, le soluzioni contenute nello schema di decreto approvato dal Governo sembrano  ancora troppo timide ed è auspicabile che, prima della sua definitiva approvazione, il provvedimento venga arricchito e perfezionato.
Ci sono degli aspetti di metodo e di merito su cui ritengo utile una riflessione.
In primo luogo, va osservato che – nonostante qualche caso sporadico – il dibattito sulla riforma del CAD stia facendo fatica a decollare o, meglio, ad uscire dalla cerchia dei soliti “addetti ai lavori”. Si tratta di un aspetto forse sottovalutato: il Codice dell&#8217;Amministrazione Digitale non è un corpus normativo che riguarda solo le Pubbliche Amministrazioni; al contrario, una delle sue principali innovazioni fu proprio quella di introdurre una serie di numerosi (e penetranti) diritti digitali per cittadini e imprese (come il diritto all&#8217;uso delle tecnologie nei rapporti con gli Uffici Pubblici).  Eppure, cittadini e le imprese non hanno avuto contezza dei loro nuovi diritti e, quindi, non si sono attivati per farli rispettare. Basti pensare che, a quattro anni dall’entrata in vigore del D. Lgs. n. 82/2005, non c’è ancora giurisprudenza rilevante sul Codice; in un Paese dal tasso di litigiosità elevatissimo, è un dato che deve far riflettere su come poco o nulla sia stato fatto per informare gli utenti di quanto previsto dalle norme in materia di informatizzazione dell’Amministrazione.
Sarebbe sicuramente auspicabile aprire  l&#8217;iter della modifica del CAD (e i suoi contenuti) a tutti i cittadini, inaugurando la prima vera consultazione pubblica digitale; d&#8217;altronde è stato proprio il CAD ad affermare (art. 9) che “lo Stato favorisce ogni forma di uso delle nuove tecnologie per promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini, anche residenti all&#8217;estero, al processo democratico e per facilitare l&#8217;esercizio dei diritti politici e civili sia individuali che collettivi”; quale migliore occasione di applicare questa norma?
Nel merito, la riforma, sembra, sfruttare solo in parte l’ampia delega concessa dal Parlamento con l’art. 33 della Legge n. 69/2009 e, così, le modifiche si limitano a rivitalizzare le disposizioni del 2005, senza introdurre evidenti innovazioni e porre nuovi urgenti traguardi come, ad esempio, quello di attuare anche in Italia i principi dell’Open Government o un più penetrante ricorso a strumenti di democrazia elettronica, per coinvolgere i cittadini nel processo decisionale.
Al contrario, troppe disposizioni sono dedicate alla firma digitale e al documento informatico; l’obiettivo di semplificare il quadro legislativo in materia non sembra raggiunto. Le norme sono ancora confuse, complesse e &#8211; anche grazie al rinvio ad ulteriori regole tecniche da adottare in futuro &#8211; potrebbero rappresentare un ostacolo, e non uno stimolo, alla digitalizzazione del settore pubblico.
E poi l’eccessiva enfasi posta su questi strumenti rischia di essere fuorviante: per quanto importante sia, la revisione del CAD non può esaurirsi nella disciplina della firma digitale; le “euforie tecnicistiche”, finora, non ci hanno portato lontano.
Per questo motivo non credo si possa ancora parlare di “riforma” o di “nuovo CAD”; un nuovo Codice, traendo insegnamento da quello che non ha funzionato nell’originaria formulazione, dovrebbe risolvere un tema cruciale: la gran parte delle Amministrazioni non fornisce servizi on line ai propri utenti, senza alcuna conseguenza, mentre le poche eccellenze non vengono adeguatamente valorizzate. Manca poi una prospettiva ampia che renda il Codice un testo adeguato non solo per le sfide attuali, ma anche per quelle del prossimo futuro (basti pensare all&#8217;internet of things) e che istituisca presìdi di tutela per gli innovatori.
Non bisogna infatti sottovalutare che spesso, gli innovatori nella Pubblica Amministrazione devono confrontarsi con una serie di resistenze interne, e non di rado si è assistito a contestazioni disciplinari per pubblici dipendenti la cui unica colpa era quella di interpretare le norme in senso evolutivo; per questo motivo, incentivare l’innovazione dovrebbe significare anche garantire che gli innovatori non vengano isolati ed emarginati, ma al contrario valorizzati.
Da ultimo, bisognerebbe fare in modo che i tempi per l’attuazione delle riforme fossero ancora più brevi. Negli USA, Obama ha previsto che gli Enti mettessero on line tutti i propri dati nel termine di 45 giorni mentre in Italia si prevede che per la predisposizione di un piano di disaster recovery ci vogliano 15 mesi: se è troppo lenta non è vera innovazione.
Per questo credo che sia opportuno spostare più in alto l&#8217;asticella degli obiettivi da raggiungere con il decreto delegato; la vera sfida è quella di rendere la modifica del CAD una vera riforma, per evitare che l&#8217;Amministrazione Digitale diventi il Godot di beckettiana memoria e che noi, tra qualche tempo, ci ritroviamo desolati ad affermare “non accade nulla, nessuno arriva, nessuno se ne va, è terribile!”

    
    
    
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		<title>Internet in Costituzione? Parliamone &#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 06:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono finite da qualche ora le celebrazioni della Festa della Repubblica, commemorazione del referendum istituzionale tenutosi il 2 e 3 giugno 1946, a seguito del quale l&#8217;Italia diventò una Repubblica. La data è importante anche per un altro motivo: negli stessi giorni gli Italiani eleggevano i componenti dell&#8217;Assemblea Costituente che avrebbero poi scritto la nostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono finite da qualche ora le <a href="http://www.quirinale.it/qrnw/statico/eventi/2giugno/2010/2giu2010.htm">celebrazioni</a> della <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Festa_della_Repubblica_italiana">Festa della Repubblica</a></strong>, commemorazione del <em>referendum istituzionale</em> tenutosi il  2 e 3 giugno 1946, a seguito del quale l&#8217;Italia diventò una Repubblica. La data è importante anche per un altro motivo: negli stessi giorni gli Italiani eleggevano i componenti dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Assemblea_Costituente_della_Repubblica_Italiana">Assemblea Costituente</a> che avrebbero poi scritto la nostra <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_della_Repubblica_Italiana">Carta Fondamentale</a>, entrata in vigore il 1° gennaio 1948.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="De Nicola promulga la Costituzione della Repubblica Italiana di eb2.0, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/21679496@N02/4662338821/"><img class="aligncenter" src="http://farm5.static.flickr.com/4050/4662338821_bcea562fdc.jpg" alt="De Nicola promulga la Costituzione della Repubblica Italiana" width="500" height="370" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo <a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=7929">tradizionale messaggio</a>, il <strong>Capo dello Stato</strong>, <em>On. Giorgio Napolitano</em> &#8211; oltre a richiamare i valori che sono alla base della nostra Repubblica &#8211; ha rivolto a tutti un appello affinché l&#8217;Italia &#8220;<em>si rinnovi</em>&#8221; e &#8220;<em>diventi più moderna</em>&#8220;. Non è un mistero: l&#8217;arretratezza (anche tecnologica) del nostro Paese è un problema di cui molto si dibatte (purtroppo spesso soltanto tra addetti ai lavori), tentando di individuare possibili soluzioni che possano consentirci di trarre dall&#8217;uso delle nuove tecnologie i massimi benefici possibili in termini di sviluppo, diffusione della conoscenza, trasparenza ed efficienza del settore pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi ultimi giorni <a href="http://friendfeed.com/gboccia/5a493da4/riccardo-luna-annuncia-l-intenzione-di">si è molto discusso in Rete</a> della proposta avanzata da <strong><a href="http://twitter.com/riccardowired">Riccardo Luna</a></strong>, direttore di <em><a href="http://www.wired.it/">Wired</a></em>, di &#8220;<em>portare Internet dentro la Costituzione</em>&#8220;; l&#8217;iniziativa ha suscitato molte ed <a href="http://www.mantellini.it/?p=8061">autorevoli</a> <a href="http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1335">reazioni</a> e <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2010/05/29/mettere-internet-dentro-la-nostra-costituzione/">perplessità </a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur non avendo sentito Riccardo e non conoscendo i termini della sua proposta, sento di intervenire in questo dibattito, in quanto da anni ritengo che quella di aggiornare la Carta Costituzionale alle modificazioni e alle esigenze determinate dalle nuove tecnologie non sia affatto un&#8217;idea peregrina.<br />
Certo, bisogna valutare con grandissima attenzione come ammodernare i vecchi principi (specialmente in materia di manifestazione del pensiero e fruizione del patrimonio informativo e culturale) e, magari, aggiungerne di nuovi (penso, ad esempio, all&#8217;accesso alla rete come diritto fondamentale) per evitare di incorrere nei rischi di una eccessiva regolamentazione (quello che qualcuno definisce &#8220;<em>determinismo guiridico</em>&#8220;) o di modifiche destinate ad essere superate nel giro di pochi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritengo, però, che ci siano tutti i presupposti per procedere ad una revisione costituzionale in tal senso, per almeno un duplice ordine di motivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto la Costituzione, al pari di tutte le altre norme giuridiche, è soggetta ad una fisiologica obsolescenza. &#8221;<em><a href="http://www.brocardi.it/U/ubi-societas-ibi-ius.html">Ubi societas, ibi ius</a></em>&#8220;, dicevano i latini: dove esiste una società umana, là esiste la legge; ma la società, in oltre sessant&#8217;anni è cambiata notevolmente, e non si può negare che l&#8217;avvento delle nuove tecnologie info-telematiche abbia determinato trasformazioni che non hanno eguali nella storia recente.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, le modifiche di cui si parla dovrebbero riguardare la <strong>Parte Prima</strong> della nostra Costituzione, quella che contiene i principi fondamentali e l&#8217;enunciazione dei diritti civili, politici e sociali. Spesso la Parte Prima è stata ritenuta immodificabile e trattata come fosse un &#8220;feticcio&#8221;; onestamente non comprendo i motivi di un tale approccio. Lo stesso costituente non ha inteso blindare tale parte della Carta, non sottraendola &#8211; quindi &#8211; a modifiche (l&#8217;art. 139 Cost. prevede, infatti, che solo &#8220;<em>la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale</em>&#8220;).<br />
Gli interventi da proporre, a mio avviso, dovrebbero andare nel senso di aggiornare la Costituzione alle nuove conquiste (come studiosi ed economisti ben più illustri di me hanno già sostenuto con riferimento ad altri settori), migliorando ed accrescendo il novero e la qualità delle tutele costituzionali.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi, un intervento di rango costituzionale sarebbe più che auspicabile alla luce della storia recente, contraddistinta da un vero e proprio &#8220;oscurantismo tecnologico&#8221; che ha segnato le ultime legislature (senza distinzione alcuna tra i diversi schieramenti politici).<br />
La copertura costituzionale su temi come l&#8217;accesso alla Rete e la libertà di manifestazione del pensiero, ad esempio, potrebbe accelerare alcuni processi (come la diffusione della banda larga) ed evitarne altri (penso a tutti i cc.dd. provvedimenti &#8220;<em>ammazza-blog</em>&#8220;, come il <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2010/05/08/volete-lobbligo-di-rettifica-per-i-blog/">DDL Alfano sull&#8217;obbligo di rettifica</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">I tempi sono maturi per discutere di progetti concreti da portare, poi, all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica per passare dalle proposte alle azioni.<br />
E&#8217; qui, a mio avviso, sui contenuti che si dovrà misurare la cifra di un vero slancio riformista che metta, finalmente, al centro la Rete e l&#8217;innovazione.</p>

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Nel suo tradizionale messaggio, il Capo dello Stato, On. Giorgio Napolitano &#8211; oltre a richiamare i valori che sono alla base della nostra Repubblica &#8211; ha rivolto a tutti un appello affinché l&#8217;Italia &#8220;si rinnovi&#8221; e &#8220;diventi più moderna&#8220;. Non è un mistero: l&#8217;arretratezza (anche tecnologica) del nostro Paese è un problema di cui molto si dibatte (purtroppo spesso soltanto tra addetti ai lavori), tentando di individuare possibili soluzioni che possano consentirci di trarre dall&#8217;uso delle nuove tecnologie i massimi benefici possibili in termini di sviluppo, diffusione della conoscenza, trasparenza ed efficienza del settore pubblico.
In questi ultimi giorni si è molto discusso in Rete della proposta avanzata da Riccardo Luna, direttore di Wired, di &#8220;portare Internet dentro la Costituzione&#8220;; l&#8217;iniziativa ha suscitato molte ed autorevoli reazioni e perplessità .
Pur non avendo sentito Riccardo e non conoscendo i termini della sua proposta, sento di intervenire in questo dibattito, in quanto da anni ritengo che quella di aggiornare la Carta Costituzionale alle modificazioni e alle esigenze determinate dalle nuove tecnologie non sia affatto un&#8217;idea peregrina.
Certo, bisogna valutare con grandissima attenzione come ammodernare i vecchi principi (specialmente in materia di manifestazione del pensiero e fruizione del patrimonio informativo e culturale) e, magari, aggiungerne di nuovi (penso, ad esempio, all&#8217;accesso alla rete come diritto fondamentale) per evitare di incorrere nei rischi di una eccessiva regolamentazione (quello che qualcuno definisce &#8220;determinismo guiridico&#8220;) o di modifiche destinate ad essere superate nel giro di pochi anni.
Ritengo, però, che ci siano tutti i presupposti per procedere ad una revisione costituzionale in tal senso, per almeno un duplice ordine di motivi.
Innanzitutto la Costituzione, al pari di tutte le altre norme giuridiche, è soggetta ad una fisiologica obsolescenza. &#8221;Ubi societas, ibi ius&#8220;, dicevano i latini: dove esiste una società umana, là esiste la legge; ma la società, in oltre sessant&#8217;anni è cambiata notevolmente, e non si può negare che l&#8217;avvento delle nuove tecnologie info-telematiche abbia determinato trasformazioni che non hanno eguali nella storia recente.
Naturalmente, le modifiche di cui si parla dovrebbero riguardare la Parte Prima della nostra Costituzione, quella che contiene i principi fondamentali e l&#8217;enunciazione dei diritti civili, politici e sociali. Spesso la Parte Prima è stata ritenuta immodificabile e trattata come fosse un &#8220;feticcio&#8221;; onestamente non comprendo i motivi di un tale approccio. Lo stesso costituente non ha inteso blindare tale parte della Carta, non sottraendola &#8211; quindi &#8211; a modifiche (l&#8217;art. 139 Cost. prevede, infatti, che solo &#8220;la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale&#8220;).
Gli interventi da proporre, a mio avviso, dovrebbero andare nel senso di aggiornare la Costituzione alle nuove conquiste (come studiosi ed economisti ben più illustri di me hanno già sostenuto con riferimento ad altri settori), migliorando ed accrescendo il novero e la qualità delle tutele costituzionali.
E poi, un intervento di rango costituzionale sarebbe più che auspicabile alla luce della storia recente, contraddistinta da un vero e proprio &#8220;oscurantismo tecnologico&#8221; che ha segnato le ultime legislature (senza distinzione alcuna tra i diversi schieramenti politici).
La copertura costituzionale su temi come l&#8217;accesso alla Rete e la libertà di manifestazione del pensiero, ad esempio, potrebbe accelerare alcuni processi (come la diffusione della banda larga) ed evitarne altri (penso a tutti i cc.dd. provvedimenti &#8220;ammazza-blog&#8220;, come il DDL Alfano sull&#8217;obbligo di rettifica).
I tempi sono maturi per discutere di progetti concreti da portare, poi, all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica per passare dalle proposte alle azioni.
E&#8217; qui, a mio avviso, sui contenuti che si dovrà misurare la cifra di un vero slancio riformista che metta, finalmente, al centro la Rete e l&#8217;innovazione.

    
    
    
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		<title>Non è mai troppo tardi&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
				<category><![CDATA[E-government]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[accessibilità]]></category>
		<category><![CDATA[siti pubbliche amministrazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre in tutto il mondo si parla di &#8220;Open Data&#8220;, e cioè di rendere disponibili on line- gratuitamente e senza restrizione alcuna &#8211; tutti i dati pubblici, qualche giorno fa facevo notare come nel nostro Paese si fatichi ad utilizzare il Web come strumento di trasparenza e citavo come esempio il caso della c.d. &#8220;manovra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mentre in tutto il mondo si parla di &#8220;<em><a href="http://blog.ernestobelisario.eu/cat/open-links/">Open Data</a></em>&#8220;, e cioè di rendere disponibili <em>on line</em>- gratuitamente e senza restrizione alcuna &#8211; tutti i dati pubblici, qualche giorno fa <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2010/05/30/basta-poco-che-ce-vo/">facevo notare</a> come nel nostro Paese si fatichi ad utilizzare il Web come strumento di trasparenza e citavo come esempio il caso della c.d. &#8220;manovra economica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi <a href="http://twitter.com/diritto2punto0/status/15102040805">chiedevo</a> in particolare perchè, nel 2010, il testo dei provvedimenti normativi non possa essere liberamente consultabile da tutti sui siti istutuzionali, ma sia necessario attendere le tradizionali forme di pubblicazione, proprie di quella che il <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Renato_Borruso">Prof. Renato Borruso</a></strong> ha definito la &#8220;<em>civiltà del borgo</em>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Finamente, soltanto dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (<a href="http://www.gazzettaufficiale.it/guridb/dispatcher?service=1&amp;datagu=2010-05-31&amp;task=dettaglio&amp;numgu=125&amp;redaz=010G0101&amp;tmstp=1275428269156">avvenuta ieri</a>), il testo del provvedimento <a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/manovra2010/dl_20100531.pdf">è stato reso disponibile sul sito governo.it in formato &#8220;.pdf&#8221;</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta è stata quella di inserire un file molto pesante: ben 14,4 MB (fantastica l&#8217;ironica osservazione dell&#8217;amico <a href="http://www.studiosabatino.it/">Mario Sabatino</a> che ha calcolato un rapporto 1,72 miliardi/MB).</p>
<p style="text-align: justify;">Come era prevedibile, ci sono stati molti accessi e &#8211; viste le dimensioni del file &#8211; in tanti non sono riusciti a leggere il testo del decreto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le richieste devono essere state talmente tante che sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri è apparso <a href="http://www.governo.it/Notizie/Palazzo%20Chigi/dettaglio.asp?d=58099">questo messaggio</a>:</p>
<blockquote style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><em>Ci scusiamo con i nostri lettori che oggi non hanno potuto scaricare il testo della manovra finanziaria a causa degli straordinari accessi alla rete internet.<br />
Al più presto sarà disponibile una nuova versione del testo, con tutti i requisiti di accessibilità.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><a title="Il file è troppo &amp;quot;pesante&amp;quot; di eb2.0, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/21679496@N02/4660787739/"><img class="aligncenter" src="http://farm5.static.flickr.com/4044/4660787739_acd92a844a.jpg" alt="Il file è troppo &amp;quot;pesante&amp;quot;" width="500" height="324" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, plaudo alla scelta di pubblicare il provvedimento sul sito istituzionale (mi auguro che avvenga anche per tutti gli atti futuri) e al riconoscimento dell&#8217;errore fatto in relazione alle modalità di pubblicazione (che non rispettano le norme in materia di siti Web delle Pubbliche Amministrazioni).</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia ci tengo a far notare che gli accessi non sono affatto &#8220;<em>straordinari</em>&#8220;: moltissimi italiani sono sul Web e lo usano per reperire informazioni; questo significa che più i siti istituzionali sono ricchi di dati e di servizi e più saranno frequentati.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla faccia di chi crede che non siamo un Paese pronto per l&#8217;<em>Open Government</em>.</p>

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Mi chiedevo in particolare perchè, nel 2010, il testo dei provvedimenti normativi non possa essere liberamente consultabile da tutti sui siti istutuzionali, ma sia necessario attendere le tradizionali forme di pubblicazione, proprie di quella che il Prof. Renato Borruso ha definito la &#8220;civiltà del borgo&#8220;.
Finamente, soltanto dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (avvenuta ieri), il testo del provvedimento è stato reso disponibile sul sito governo.it in formato &#8220;.pdf&#8221;.
La scelta è stata quella di inserire un file molto pesante: ben 14,4 MB (fantastica l&#8217;ironica osservazione dell&#8217;amico Mario Sabatino che ha calcolato un rapporto 1,72 miliardi/MB).
Come era prevedibile, ci sono stati molti accessi e &#8211; viste le dimensioni del file &#8211; in tanti non sono riusciti a leggere il testo del decreto.
Le richieste devono essere state talmente tante che sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri è apparso questo messaggio:

Ci scusiamo con i nostri lettori che oggi non hanno potuto scaricare il testo della manovra finanziaria a causa degli straordinari accessi alla rete internet.
Al più presto sarà disponibile una nuova versione del testo, con tutti i requisiti di accessibilità.

Naturalmente, plaudo alla scelta di pubblicare il provvedimento sul sito istituzionale (mi auguro che avvenga anche per tutti gli atti futuri) e al riconoscimento dell&#8217;errore fatto in relazione alle modalità di pubblicazione (che non rispettano le norme in materia di siti Web delle Pubbliche Amministrazioni).
Tuttavia ci tengo a far notare che gli accessi non sono affatto &#8220;straordinari&#8220;: moltissimi italiani sono sul Web e lo usano per reperire informazioni; questo significa che più i siti istituzionali sono ricchi di dati e di servizi e più saranno frequentati.
Alla faccia di chi crede che non siamo un Paese pronto per l&#8217;Open Government.

    
    
    
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		<title>Open Links #3</title>
		<link>http://blog.ernestobelisario.eu/2010/05/31/open-links-3/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 07:37:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
				<category><![CDATA[E-government]]></category>
		<category><![CDATA[Open Links]]></category>
		<category><![CDATA[dati.piemonte.it]]></category>
		<category><![CDATA[open data]]></category>
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		<description><![CDATA[Benvenuti al terzo appuntamento con la rubrica &#8220;Open Links&#8220;, rubrica nata per raccogliere segnalazioni, notizie e spunti in materia Open Data e Open Government. La settimana appena conclusa ha dimostrato che la marcia del movimento &#8220;Open&#8221; è iniziata anche in Italia, nonostante freni e (falsi) problemi di ogni tipo: giuridico, culturale ed organizzativo. 1. L&#8217;argomento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Benvenuti al terzo appuntamento con la rubrica &#8220;<em><strong><a href="http://blog.ernestobelisario.eu/cat/open-links/">Open Links</a></strong></em>&#8220;, rubrica nata per raccogliere segnalazioni, notizie e spunti in materia <em>Open Data</em> e <em>Open Government</em>.<br />
La settimana appena conclusa ha dimostrato che la marcia del movimento &#8220;Open&#8221; è iniziata anche in Italia, nonostante freni e (falsi) problemi di ogni tipo: giuridico, culturale ed organizzativo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1.</strong> L&#8217;argomento della liberazione dei dati pubblici è ormai uscito dalla cerchia dei soliti addetti ai lavori e sono sempre più quelli che vogliono capire di cosa si tratta; per questo, lunedì scorso, insieme a <a href="http://www.webeconoscenza.net">Gigi</a>, sono stato ospite di <strong>Luca Tremolada</strong> (che ringrazio) a <a href="http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=innovazione-pubblico-impiego-amministratori-pubblici-obama-open-government">Novalab24</a> per una prima introduzione all&#8217;<em>Open Government</em>. Chi ha perso la puntata può riascoltare il <em>podcast</em> disponibile <a href="http://www.radio24.it/radio24_audio/100524-nova-lab.mp3">qui</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. </strong>Sempre lunedì scorso si è tenuto presso la sede dei <strong>Radicali Italiani</strong> un interessante incontro in cui è stato fatto il punto sulle principali iniziative di <em>Open Government</em> intraprese all&#8217;estero e ho affrontato (sempre insieme al mio amico <strong>Gigi Cogo</strong>) i principali nodi da sciogliere per l&#8217;adozione di politiche analoghe nel nostro Paese. Ringrazio <strong>Diego Galli</strong> e <strong><a href="http://www.lucanicotra.org/dati-vanno-dati">Luca Nicotra</a></strong> e tutti i presenti (dirigenti, parlamentari, consiglieri regionali e semplici militanti) che hanno dimostrato, oltre ad un elevato livello di conoscenza dei problemi, anche la voglia di capirne di più per tradurre la filosofia dell&#8217;<em>Open Data</em> in atti normativi ed amministrativi.<br />
Qui sotto embeddo il video della registrazione integrale dell&#8217;evento.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="330" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer.swf?30105&amp;config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/304379?30105" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="330" src="http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer.swf?30105&amp;config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/304379?30105" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3.</strong> Devo poi segnalare uno dei primi, significativi, tentativi di <em>Open Data</em> italiani: si tratta di <a href="http://www.dati.piemonte.it/cms/">dati.piemonte.it</a>, ambizioso progetto lanciato negli scorsi giorni dalla <strong>Regione Piemonte</strong> per il riuso delle proprie informazioni. Sicuramente si tratta di una beta, perfettibile, ma è importante perchè dimostra che piccole e grandi Amministrazioni, se lo vogliono, possono già fare tanto&#8230; senza aspettare nuove norme e direttive.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4.</strong> Dopo aver fatto il punto su quanto sta accadendo in Italia, segnalo <em><a href="http://mashable.com/2010/05/28/open-data-government/">How Open Data Applications are Improving Government</a></em>, post pubblicato su <strong>Mashable</strong> in cui si spiega come le applicazioni che stanno nascendo grazie ai &#8220;dati liberati&#8221; stanno migliorando la qualità delle scelte governative e stanno rendendo i cittadini sempre più consapevoli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5.</strong> Concludo, segnalando a quanti fossero interessati un importate appuntamento che si terrà a <strong>Madrid</strong>, il prossimo <strong>9 giugno</strong>: si tratta del meeting “<em><a href="http://www.epsiplatform.eu/news/events/meeting_realising_the_value_of_public_sector_information">Realising the value of Public Sector Information</a></em>&#8221; organizzato da <a href="http://www.aporta.es/web/guest/index"><strong>Proyecto Aporta</strong></a> e <a href="http://www.epsiplatform.eu"><strong>ePSIplatform</strong></a>. Al link trovate tutte le informazioni su programma e registrazione (la partecipazione è gratuita).</p>
<p style="text-align: justify;">Buona lettura e alla prossima <img src='http://blog.ernestobelisario.eu/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>

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La settimana appena conclusa ha dimostrato che la marcia del movimento &#8220;Open&#8221; è iniziata anche in Italia, nonostante freni e (falsi) problemi di ogni tipo: giuridico, culturale ed organizzativo.
1. L&#8217;argomento della liberazione dei dati pubblici è ormai uscito dalla cerchia dei soliti addetti ai lavori e sono sempre più quelli che vogliono capire di cosa si tratta; per questo, lunedì scorso, insieme a Gigi, sono stato ospite di Luca Tremolada (che ringrazio) a Novalab24 per una prima introduzione all&#8217;Open Government. Chi ha perso la puntata può riascoltare il podcast disponibile qui.
2. Sempre lunedì scorso si è tenuto presso la sede dei Radicali Italiani un interessante incontro in cui è stato fatto il punto sulle principali iniziative di Open Government intraprese all&#8217;estero e ho affrontato (sempre insieme al mio amico Gigi Cogo) i principali nodi da sciogliere per l&#8217;adozione di politiche analoghe nel nostro Paese. Ringrazio Diego Galli e Luca Nicotra e tutti i presenti (dirigenti, parlamentari, consiglieri regionali e semplici militanti) che hanno dimostrato, oltre ad un elevato livello di conoscenza dei problemi, anche la voglia di capirne di più per tradurre la filosofia dell&#8217;Open Data in atti normativi ed amministrativi.
Qui sotto embeddo il video della registrazione integrale dell&#8217;evento.

3. Devo poi segnalare uno dei primi, significativi, tentativi di Open Data italiani: si tratta di dati.piemonte.it, ambizioso progetto lanciato negli scorsi giorni dalla Regione Piemonte per il riuso delle proprie informazioni. Sicuramente si tratta di una beta, perfettibile, ma è importante perchè dimostra che piccole e grandi Amministrazioni, se lo vogliono, possono già fare tanto&#8230; senza aspettare nuove norme e direttive.
4. Dopo aver fatto il punto su quanto sta accadendo in Italia, segnalo How Open Data Applications are Improving Government, post pubblicato su Mashable in cui si spiega come le applicazioni che stanno nascendo grazie ai &#8220;dati liberati&#8221; stanno migliorando la qualità delle scelte governative e stanno rendendo i cittadini sempre più consapevoli.
5. Concludo, segnalando a quanti fossero interessati un importate appuntamento che si terrà a Madrid, il prossimo 9 giugno: si tratta del meeting “Realising the value of Public Sector Information&#8221; organizzato da Proyecto Aporta e ePSIplatform. Al link trovate tutte le informazioni su programma e registrazione (la partecipazione è gratuita).
Buona lettura e alla prossima  

    
    
    
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		<title>Basta poco, che ce vo&#8217;?</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 20:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogging]]></category>
		<category><![CDATA[E-government]]></category>
		<category><![CDATA[Open Links]]></category>
		<category><![CDATA[cittadini digitali]]></category>
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		<description><![CDATA[I lettori di questo blog se ne saranno accorti, in queste ultime settimane mi sto occupando molto delle tematiche legate all&#8217;Open Government. Il mio interesse per gli aspetti giuridici ed organizzativi non è solo quello dello studioso che vuole esaminare un modello e approfondirne i punti di forza e di debolezza, ma quello di chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I lettori di questo blog se ne saranno accorti, in queste ultime settimane mi sto occupando molto delle tematiche legate all&#8217;<em>Open Government</em>. Il mio interesse per gli aspetti giuridici ed organizzativi non è solo quello dello studioso che vuole esaminare un modello e approfondirne i punti di forza e di debolezza, ma quello di chi vuole provare a comprendere quali sono gli ostacoli che stanno impedendo che negli atti dell&#8217;<em>e-government </em>nostrano non si parli ancora di <em>Open Data</em> in modo convinto e sistematico.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi tempi mi sono confrontato con molte Amministrazioni: alcune non capiscono immediatamente l&#8217;importanza e la portata rivoluzionaria di politiche di tipo <em>Open</em>, altre (come spesso accade in Italia) prendono tempo: tempo per studiare, tempo per mettere a punto piani e strategie. Tutto diventa dannatamente complicato.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; per questo che guardo sempre con un po&#8217; di invidia a quei Paesi in cui le innovazioni sono fatte in modo rapido e semplice, quasi naturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Due esempi recenti.<br />
Il primo: venerdì scorso il nuovo Primo Ministro inglese, <strong>David Cameron</strong>, con un <a href="http://www.number10.gov.uk/news/topstorynews/2010/05/pm-outlines-plans-for-transparent-government-51174">post sul proprio sito istituzionale</a> ha inaugurato un <a href="http://podcast.ulcc.ac.uk/accounts/Number10/DowningStreetPodcast/Podcast28May10.mp3">proprio podcast</a> in cui ha annunciato un piano per la trasparenza, sostenendo cose talmente ovvie da sembrare rivoluzionarie:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p><em>&#8220;Se c&#8217;è una cosa che ho notato da quando faccio questo lavoro, è che tutte le informazioni sul governo, sui soldi che spende, su come li spende, sui suoi risultati, sono conoscibili solo da Ministri e funzionari governativi.<br />
Penso che questo sia ridicolo. E&#8217; il vostro denaro, il vostro governo, dovreste sapere cosa sta succedendo. Per questo andremo a squarciare quel velo di segretezza che avvolge queste informazioni e daremo la massima trasparenza possibile. Rendendo pubbliche queste informazioni, sarete in grado di chiedere conto al Governo per le sue scelte&#8221;.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il podcast di David Cameron è illuminante non solo per i contenuti (che determineranno un&#8217; enfasi ancora maggiore sui temi dell&#8217;<em>Open Data</em>), ma anche per la forma: un semplice file audio, senza nessun <em>editing</em>, registrato sul treno che riportava il Primo Ministro a Londra dopo un viaggio nello <em>Yorkshire</em>. Le innovazioni si fanno anche così, senza mega-progetti faraonici, con un banale file .mp3.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="Schermata 2010-05-30 a 22.11.23 di eb2.0, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/21679496@N02/4653970686/"><img class="aligncenter" src="http://farm5.static.flickr.com/4065/4653970686_c7c2a222cb.jpg" alt="Schermata 2010-05-30 a 22.11.23" width="500" height="343" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo caso che mi ha colpito è rappresentato dal sito che è stato allestito a seguito della catastrofe ecologica verificatasi nel Golfo del Messico di cui <a href="http://www.corriere.it/esteri/10_maggio_30/marea-nera-fallita-top-kill_27cd4072-6bbb-11df-bd8b-00144f02aabe.shtml">tanto si sta parlando nelle ultime ore</a>. II sito, raggiungibile all&#8217;indirizzo<strong> </strong><a href="http://www.deepwaterhorizonresponse.com"><strong>www.deepwaterhorizonresponse.com</strong></a>, non solo contiene informazioni aggiornate sull&#8217;emergenza, ma ha un&#8217;apposita sezione dedicata ai suggerimenti che possono arrivare da chiunque creda di avere una soluzione per risolvere questo gravissimo problema. Avete capito bene, chiunque (attraverso <a href="http://www.horizonedocs.com/artform.php">questo semplice form</a>) può indicare un possibile rimedio che sarà esaminato dalle Autorità competenti e dalla <em>British Petroleum</em>; finora sono arrivate circa 8.000 proposte.<br />
Si tratta, a mio avviso, di una dimostrazione molto importante dei benefici che si possono avere se i cittadini si considerano come risorsa e non come sudditi.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche in Italia, le nuove tecnologie potrebbero essere utilizzate da subito, in modo semplice e veloce, per assicurare trasparenza e coinvolgere i cittadini nel processo decisionale. Come? Parliamo, ad esempio, della c.d. &#8220;manovra economica&#8221; che è stata approvata negli scorsi giorni dal Governo.<br />
Tutti ne parlano, giornali e telegiornali dedicano a questa notizia i titoli di apertura, ma se andate sul <a href="http://www.governo.it">sito del Governo</a> non trovate più di uno scarno comunicato stampa o la conferenza stampa del Presidente Berlusconi e del Ministro Tremonti. Per trovare il testo del provvedimento bisogna andare sui siti di alcuni quotidiani (il Corriere della Sera lo ha pubblicato <a href="http://www.corriere.it/Media/pdf/DECRETO-LEGGE_26_maggio_ore_14_20.pdf">qui</a>, in formato .pdf). Ebbene, la domanda nasce spontanea: perchè non rendere disponibile il provvedimento (anche in testo provvisorio) direttamente sui siti istituzionali? Credo che la trasparenza nella genesi di un provvedimento così importante per lo Stato e per i cittadini sia assolutamente doverosa.<br />
E poi, perchè non indire una consultazione pubblica relativa alle misure da adottare per uscire dalla crisi? Sono sicuro che arriverebbero molte segnalazioni interessanti e meritevoli di essere accolte.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere trasperenti e aperti alla partecipazione, con le nuove tecnologie, è facilissimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Basta poco, che ce vo&#8217;? <img src='http://blog.ernestobelisario.eu/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>

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Negli ultimi tempi mi sono confrontato con molte Amministrazioni: alcune non capiscono immediatamente l&#8217;importanza e la portata rivoluzionaria di politiche di tipo Open, altre (come spesso accade in Italia) prendono tempo: tempo per studiare, tempo per mettere a punto piani e strategie. Tutto diventa dannatamente complicato.
E&#8217; per questo che guardo sempre con un po&#8217; di invidia a quei Paesi in cui le innovazioni sono fatte in modo rapido e semplice, quasi naturale.
Due esempi recenti.
Il primo: venerdì scorso il nuovo Primo Ministro inglese, David Cameron, con un post sul proprio sito istituzionale ha inaugurato un proprio podcast in cui ha annunciato un piano per la trasparenza, sostenendo cose talmente ovvie da sembrare rivoluzionarie:
&#8220;Se c&#8217;è una cosa che ho notato da quando faccio questo lavoro, è che tutte le informazioni sul governo, sui soldi che spende, su come li spende, sui suoi risultati, sono conoscibili solo da Ministri e funzionari governativi.
Penso che questo sia ridicolo. E&#8217; il vostro denaro, il vostro governo, dovreste sapere cosa sta succedendo. Per questo andremo a squarciare quel velo di segretezza che avvolge queste informazioni e daremo la massima trasparenza possibile. Rendendo pubbliche queste informazioni, sarete in grado di chiedere conto al Governo per le sue scelte&#8221;.
Il podcast di David Cameron è illuminante non solo per i contenuti (che determineranno un&#8217; enfasi ancora maggiore sui temi dell&#8217;Open Data), ma anche per la forma: un semplice file audio, senza nessun editing, registrato sul treno che riportava il Primo Ministro a Londra dopo un viaggio nello Yorkshire. Le innovazioni si fanno anche così, senza mega-progetti faraonici, con un banale file .mp3.

Il secondo caso che mi ha colpito è rappresentato dal sito che è stato allestito a seguito della catastrofe ecologica verificatasi nel Golfo del Messico di cui tanto si sta parlando nelle ultime ore. II sito, raggiungibile all&#8217;indirizzo www.deepwaterhorizonresponse.com, non solo contiene informazioni aggiornate sull&#8217;emergenza, ma ha un&#8217;apposita sezione dedicata ai suggerimenti che possono arrivare da chiunque creda di avere una soluzione per risolvere questo gravissimo problema. Avete capito bene, chiunque (attraverso questo semplice form) può indicare un possibile rimedio che sarà esaminato dalle Autorità competenti e dalla British Petroleum; finora sono arrivate circa 8.000 proposte.
Si tratta, a mio avviso, di una dimostrazione molto importante dei benefici che si possono avere se i cittadini si considerano come risorsa e non come sudditi.
Anche in Italia, le nuove tecnologie potrebbero essere utilizzate da subito, in modo semplice e veloce, per assicurare trasparenza e coinvolgere i cittadini nel processo decisionale. Come? Parliamo, ad esempio, della c.d. &#8220;manovra economica&#8221; che è stata approvata negli scorsi giorni dal Governo.
Tutti ne parlano, giornali e telegiornali dedicano a questa notizia i titoli di apertura, ma se andate sul sito del Governo non trovate più di uno scarno comunicato stampa o la conferenza stampa del Presidente Berlusconi e del Ministro Tremonti. Per trovare il testo del provvedimento bisogna andare sui siti di alcuni quotidiani (il Corriere della Sera lo ha pubblicato qui, in formato .pdf). Ebbene, la domanda nasce spontanea: perchè non rendere disponibile il provvedimento (anche in testo provvisorio) direttamente sui siti istituzionali? Credo che la trasparenza nella genesi di un provvedimento così importante per lo Stato e per i cittadini sia assolutamente doverosa.
E poi, perchè non indire una consultazione pubblica relativa alle misure da adottare per uscire dalla crisi? Sono sicuro che arriverebbero molte segnalazioni interessanti e meritevoli di essere accolte.
Essere trasperenti e aperti alla partecipazione, con le nuove tecnologie, è facilissimo.
Basta poco, che ce vo&#8217;?  

    
    
    
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		<title>Open your minds, free your data</title>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 11:06:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Proprio ieri parlavo dell&#8217;atmosfera che si respirava quest&#8217;anno al FORUMPA 2010; la sensazione di vivere una &#8220;primavera dell&#8217;innovazione&#8221; era resa ancor più reale delle conversazioni avvenute a margine dei tavoli e delle presentazioni. Il tema del momento era (ed è ancora di più) quello dell&#8217;open government, che è stato affrontato da tutti i punti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Proprio ieri parlavo dell&#8217;<a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2010/05/29/i-dieci-comandamenti-della-pubblica-amministrazione-digitale/">atmosfera che si respirava</a> quest&#8217;anno al FORUMPA 2010; la sensazione di vivere una &#8220;primavera dell&#8217;innovazione&#8221; era resa ancor più reale delle conversazioni avvenute a margine dei tavoli e delle presentazioni.<br />
Il tema del momento era (ed è ancora di più) quello dell&#8217;<em><a href="http://blog.ernestobelisario.eu/cat/open-links/">open government</a></em>, che è stato affrontato da tutti i punti di vista: tecnologico, sociale, organizzativo e &#8211; ovviamente -anche giuridico.<br />
Per provare a darvi uno spaccato di quello che ci siamo detti, qui sotto riporto una <a href="http://www.youtube.com/watch?v=gUBfUB45Z40">piacevole intervista</a> che l&#8217;amico <a href="http://www.webeconoscenza.net">Gigi Cogo</a> (infaticabile animatore del Barcamp) ha fatto a me e ad un altro amico, <a href="http://www.guidoscorza.it">Guido Scorza</a>, in cui partendo dalle questioni giuridiche si arriva a parlare degli ostacoli culturali che, in questo momento, il modello &#8220;Open&#8221; sta incontrando nel nostro Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona visione <img src='http://blog.ernestobelisario.eu/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="344" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/gUBfUB45Z40&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="344" src="http://www.youtube.com/v/gUBfUB45Z40&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>

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Il tema del momento era (ed è ancora di più) quello dell&#8217;open government, che è stato affrontato da tutti i punti di vista: tecnologico, sociale, organizzativo e &#8211; ovviamente -anche giuridico.
Per provare a darvi uno spaccato di quello che ci siamo detti, qui sotto riporto una piacevole intervista che l&#8217;amico Gigi Cogo (infaticabile animatore del Barcamp) ha fatto a me e ad un altro amico, Guido Scorza, in cui partendo dalle questioni giuridiche si arriva a parlare degli ostacoli culturali che, in questo momento, il modello &#8220;Open&#8221; sta incontrando nel nostro Paese.
Buona visione  


    
    
    
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