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	<title>Diritto 2.0 - Il blog di Ernesto Belisario &#187; Leggi vecchie e nuove</title>
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	<description>Notizie, idee e commenti dal mondo del diritto delle nuove tecnologie e della pubblica amministrazione digitale</description>
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		<title>La PEC è un diritto</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Jul 2010 08:42:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
				<category><![CDATA[E-government]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi vecchie e nuove]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[diritti digitali]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel corso degli ultimi mesi si è parlato molto della Posta Elettronica Certificata (PEC), tecnologia che &#8211; nelle intenzioni del legislatore &#8211; dovrebbe diventare lo strumento preferenziale di comunicazione tra cittadini, imprese e Pubbliche Amministrazioni. La scelta di ricorrere alla PEC non mi convinceva (e, onestamente, continua a non convincermi); tuttavia, credo che la Posta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel corso degli ultimi mesi si è parlato molto della <strong>Posta Elettronica Certificata </strong>(<strong>PEC</strong>), tecnologia che &#8211; nelle intenzioni del legislatore &#8211; dovrebbe diventare lo strumento preferenziale di comunicazione tra cittadini, imprese e Pubbliche Amministrazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta di ricorrere alla <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/tag/pec/">PEC</a> <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2009/05/27/posta-elettronica-certificata-per-tutti-storia-di-un-fallimento-annunciato/">non mi convinceva</a> (e, onestamente, <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2010/04/27/pec-day-e-troppo-presto-per-i-giudizi/">continua a non convincermi</a>); tuttavia, credo che la Posta Certificata possa essere uno strumento idoneo a semplificare i rapporti, a smaterializzare l&#8217;attività amministrativa, a rendere gli uffici pubblici più efficienti e trasparenti, a migliorare la qualità della vita degli utenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciononostante, ad oggi, sono molte le Amministrazioni che non hanno attivato un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (una <a href="http://www.innovazionepa.gov.it/comunicazione/notizie/2010/luglio/02072010-pec-la-lista-nera.aspx">lista di Enti &#8220;fuorilegge&#8221;</a> è stata diffusa dallo stesso Ministero per la Pubblica Amministrazione e l&#8217;Innovazione) e quelle che pure formalmente lo hanno attivato spesso non lo rendono conoscibile ai cittadini, oppure non lo usano.<br />
Embematico, sotto questo aspetto, il <a href="http://www.fainotizia.it/video/che-cose-questa-pec">video che embeddo qui sotto</a> in cui, alla legittima richiesta di un cittadino lucano di utilizzare la PEC per le comunicazioni, il funzionario (cortesemente e onestamente) risponde che l&#8217;Ente ha una casella PEC ma che questa non viene di fato utilizzata e che, pertanto, è consigliabile ricorrere alla tradizionale raccomandata A/R.</p>
<p><object id="flowplayer" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="425" height="355" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="data" value="http://www.fainotizia.it/swf/fp/flowplayer.swf?config=http%3A%2F%2Fwww.fainotizia.it%2Fhydra_player%2Fe%2Frrvideo%2F5130550%2Fall%2Fconfig.js" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.fainotizia.it/swf/fp/flowplayer.swf?config=http%3A%2F%2Fwww.fainotizia.it%2Fhydra_player%2Fe%2Frrvideo%2F5130550%2Fall%2Fconfig.js" /><embed id="flowplayer" type="application/x-shockwave-flash" width="425" height="355" src="http://www.fainotizia.it/swf/fp/flowplayer.swf?config=http%3A%2F%2Fwww.fainotizia.it%2Fhydra_player%2Fe%2Frrvideo%2F5130550%2Fall%2Fconfig.js" allowscriptaccess="always" data="http://www.fainotizia.it/swf/fp/flowplayer.swf?config=http%3A%2F%2Fwww.fainotizia.it%2Fhydra_player%2Fe%2Frrvideo%2F5130550%2Fall%2Fconfig.js"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di argomenti che spesso, negli ultimi mesi, ho sentito quando ho chiesto ad Enti (di ogni ordine e grado) di poter usare la PEC; tuttavia, non sempre si ha la percezione che risposte di questo tipo dimostrano non solo la disorganizzazione dell&#8217;Ufficio, ma una grave violazione degli obblighi di legge.<br />
Infatti l&#8217;attivazione e l&#8217;uso della <span style="text-decoration: underline;">PEC</span> <span style="text-decoration: underline;">non</span> sono una <span style="text-decoration: underline;">concessione</span> rimessa alla discrezionalità (e al &#8220;buon cuore&#8221;) delle Amministrazioni, <span style="text-decoration: underline;">ma</span> rappresentano un <span style="text-decoration: underline;">vero e proprio obbligo</span> per gli Enti che sono tenuti ad assicurare a cittadini e imprese alcuni <strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=o_6fLaCaxec">diritti digitali</a></strong> ormai da tempo consacrati in provvedimenti normativi.<br />
In particolare, ciascuna Amministrazione deve:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p><em>1) attivare almeno un indirizzo di Posta Elettronica Certificata per ogni registro di protocollo;<br />
2) rendere pubblico l&#8217;indirizzo di PEC sulla home page del proprio sito;<br />
3) rendere pubblico l&#8217;indirizzo di PEC sul portale governativo <a href="www.paginepecpa.gov.it">www.paginepecpa.gov.it</a>;<br />
4) utilizzare la PEC con tutti gli utenti che ne facciano richiesta, senza poter addurre difficoltà tecnologiche ed organizzative per impedire l&#8217;esercizio di questo diritto.</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Gli Enti che non vi avessero già provveduto devono quindi adeguarsi rapidamente se vogliono evitare responsabilità e contenzioso; ciascun cittadino, infatti, può ottenere giudizialmente la tutela dei propri &#8220;diritti digitali&#8221;.<br />
Le leggi ci sono già, bisogna solo pretendere che vengano rispettate!</p>

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    <form id="vozme_form_fa59d29906b38970cbeb0b7c9652b245" method="post" name="vozme_form_fa59d29906b38970cbeb0b7c9652b245" target="fa59d29906b38970cbeb0b7c9652b245" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="La PEC è un diritto.. Nel corso degli ultimi mesi si è parlato molto della Posta Elettronica Certificata (PEC), tecnologia che &#8211; nelle intenzioni del legislatore &#8211; dovrebbe diventare lo strumento preferenziale di comunicazione tra cittadini, imprese e Pubbliche Amministrazioni.
La scelta di ricorrere alla PEC non mi convinceva (e, onestamente, continua a non convincermi); tuttavia, credo che la Posta Certificata possa essere uno strumento idoneo a semplificare i rapporti, a smaterializzare l&#8217;attività amministrativa, a rendere gli uffici pubblici più efficienti e trasparenti, a migliorare la qualità della vita degli utenti.
Ciononostante, ad oggi, sono molte le Amministrazioni che non hanno attivato un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (una lista di Enti &#8220;fuorilegge&#8221; è stata diffusa dallo stesso Ministero per la Pubblica Amministrazione e l&#8217;Innovazione) e quelle che pure formalmente lo hanno attivato spesso non lo rendono conoscibile ai cittadini, oppure non lo usano.
Embematico, sotto questo aspetto, il video che embeddo qui sotto in cui, alla legittima richiesta di un cittadino lucano di utilizzare la PEC per le comunicazioni, il funzionario (cortesemente e onestamente) risponde che l&#8217;Ente ha una casella PEC ma che questa non viene di fato utilizzata e che, pertanto, è consigliabile ricorrere alla tradizionale raccomandata A/R.

Si tratta di argomenti che spesso, negli ultimi mesi, ho sentito quando ho chiesto ad Enti (di ogni ordine e grado) di poter usare la PEC; tuttavia, non sempre si ha la percezione che risposte di questo tipo dimostrano non solo la disorganizzazione dell&#8217;Ufficio, ma una grave violazione degli obblighi di legge.
Infatti l&#8217;attivazione e l&#8217;uso della PEC non sono una concessione rimessa alla discrezionalità (e al &#8220;buon cuore&#8221;) delle Amministrazioni, ma rappresentano un vero e proprio obbligo per gli Enti che sono tenuti ad assicurare a cittadini e imprese alcuni diritti digitali ormai da tempo consacrati in provvedimenti normativi.
In particolare, ciascuna Amministrazione deve:
1) attivare almeno un indirizzo di Posta Elettronica Certificata per ogni registro di protocollo;
2) rendere pubblico l&#8217;indirizzo di PEC sulla home page del proprio sito;
3) rendere pubblico l&#8217;indirizzo di PEC sul portale governativo www.paginepecpa.gov.it;
4) utilizzare la PEC con tutti gli utenti che ne facciano richiesta, senza poter addurre difficoltà tecnologiche ed organizzative per impedire l&#8217;esercizio di questo diritto.
Gli Enti che non vi avessero già provveduto devono quindi adeguarsi rapidamente se vogliono evitare responsabilità e contenzioso; ciascun cittadino, infatti, può ottenere giudizialmente la tutela dei propri &#8220;diritti digitali&#8221;.
Le leggi ci sono già, bisogna solo pretendere che vengano rispettate!

    
    
    
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		<title>ASPETTANDO GODOT &#8211; Riflessioni sulla modifica del Codice dell&#8217;Amministrazione Digitale</title>
		<link>http://blog.ernestobelisario.eu/2010/06/18/aspettando-godot-riflessioni-sulla-modifica-del-codice-dellamministrazione-digitale/</link>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 10:28:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
				<category><![CDATA[E-government]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Politiche Innovazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi mesi mi sono occupato più volte dell’iter di revisione del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) avviato dal Governo il 19 febbraio 2010 che , nelle prossime settimane, porterà alla modifica del D. Lgs. n. 82/2005. In rete sono già reperibili moti dei miei interventi (qui un mio articolo per il Corriere delle Comunicazioni, qui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Negli ultimi mesi mi sono occupato più volte dell’<em>iter </em>di revisione del <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_dell'amministrazione_digitale">Codice dell’Amministrazione Digitale</a></strong> (CAD) <a href="http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/codice_amministrazione_digitale/">avviato dal Governo il 19 febbraio 2010</a> che , nelle prossime settimane, porterà alla modifica del D. Lgs. n. 82/2005.</p>
<p style="text-align: justify;">In rete sono già reperibili moti dei miei interventi (<a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/pdf_giornale/1/2010/11/CorCom_14.pdf">qui</a> un mio articolo per il <a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/">Corriere delle Comunicazioni</a>, <a href="http://www.scribd.com/doc/33217753/Codice-digitale-riviste-le-regole-dell-innovazione">qui</a> un mio contributo sulla <em>Guida agli Enti Locali del Sole24Ore</em> e <a href="http://www.scribd.com/doc/31993730/Open-government-la-strada-dell’accessibilita">qui</a> una intervista che mi ha fatto l&#8217;amico <a href="http://metromagazine.blogspot.com/">Domenico Pennone</a> sempre per lo stesso periodico; con l&#8217;<a href="http://www.istitutoinnovazione.eu/blog/?p=59">Istituto delle Politiche dell&#8217;Innovazione e UnaRete</a> abbiamo anche realizzato un <em>paper</em> che <a href="http://www.egov.maggioli.it/blog.php/3218/Riforma+del+codice+dell%92amministrazione+digitale%3A+falsa+partenza%3F"><em>e-Gov</em> sta pubblicando a puntate</a>), ma ritengo giusto cristallizzare in un post su questo blog le riflessioni maturate negli ultimi mesi.</p>
<p style="text-align: justify;">La modifica del CAD è, indubbiamente, un evento positivo, un passaggio di decisiva importanza per l&#8217;innovazione del settore pubblico, cui Amministrazioni, professionisti e cittadini dovrebbero guardare con grande attenzione. Il Codice avrebbe dovuto essere la “magna charta” dell’e-government italiano, una pietra miliare, una rivoluzione copernicana; invece è stato sostanzialmente disapplicato, diventando una delle normative meno conosciute e rispettate dell’intero ordinamento giuridico italiano. A ciò si aggiunga la rapidissima evoluzione delle tecnologie che ha determinato che le nuove norme diventassero obsolete senza essere state davvero applicate; per questo il Governo ha deciso di intervenire: il processo di informatizzazione del settore pubblico, che ha vissuto una fase di stallo, riparte doverosamente dal CAD e dalla sua rivitalizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, non v’è dubbio che una riforma sia assolutamente necessaria e che le finalità del Governo siano condivisibili: non è casuale, infatti, che l’Italia occupi sempre gli ultimi posti delle classifiche in tema di e-government.<br />
Secondo l&#8217;ultima indagine del World Economic Forum contenuta nell&#8217;annuale Rapporto sull&#8217;andamento dell&#8217;IT (disponibile on line all’indirizzo: http://www.weforum.org/documents/GITR10/index.html) il nostro Paese è molto indietro nella classifica generale (un 48° posto su 133 molto poco onorevole, se solo si ha riguardo che l&#8217;Italia è una delle otto maggiori economie del Mondo) e non si tratta di un caso episodico; anzi, nel corso degli ultimi anni il trend del nostro Paese è decisamente negativo (ben 6 posizioni perse in soli due anni). Se poi si leggono i dati specifici che riguardano la Pubblica Amministrazione, si comprende come una delle maggiori cause dell&#8217;arretratezza  italiana sia proprio da andare a ricercare nel settore pubblico (120° posto per l&#8217;efficacia complessiva delle politiche pubbliche e 87° posto per l&#8217;utilizzo delle tecnologie nell&#8217;Amministrazione).<br />
Qualche lettore potrebbe chiedersi cosa c&#8217;entrano le norme; ebbene, in una PA fortemente burocratizzata come la nostra, la qualità e l&#8217;obsolescenza del quadro normativo non è estranea a questa situazione (per la cronaca, il nostro sistema giuridico si piazza all&#8217;84° posto e l&#8217;efficacia del nostro <em>framework</em> legale al 116°).<br />
Tra le norme che non hanno funzionato, possiamo dirlo, c&#8217;è sicuramente il Codice dell&#8217;Amministrazione Digitale e il merito del Ministro Brunetta è sicuramente quello di averlo notato e di voler porre rimedio a questa situazione.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="Seduto su una panchina di silvestrodam, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/silvestrodam/4228264790/"><img class="aligncenter" src="http://farm5.static.flickr.com/4002/4228264790_e9498b305a.jpg" alt="Seduto su una panchina" width="500" height="377" /></a><br />
(foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/silvestrodam/">silvestrodam</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, le soluzioni contenute nello schema di decreto approvato dal Governo sembrano  ancora troppo timide ed è auspicabile che, prima della sua definitiva approvazione, il provvedimento venga arricchito e perfezionato.<br />
Ci sono degli aspetti di metodo e di merito su cui ritengo utile una riflessione.<br />
In primo luogo, va osservato che – nonostante qualche caso sporadico – il dibattito sulla riforma del CAD stia facendo fatica a decollare o, meglio, ad uscire dalla cerchia dei soliti “addetti ai lavori”. Si tratta di un aspetto forse sottovalutato: il Codice dell&#8217;Amministrazione Digitale non è un <em>corpus</em> normativo che riguarda solo le Pubbliche Amministrazioni; al contrario, una delle sue principali innovazioni fu proprio quella di introdurre una serie di numerosi (e penetranti) diritti digitali per cittadini e imprese (come il diritto all&#8217;uso delle tecnologie nei rapporti con gli Uffici Pubblici).  Eppure, cittadini e le imprese non hanno avuto contezza dei loro nuovi diritti e, quindi, non si sono attivati per farli rispettare. Basti pensare che, a quattro anni dall’entrata in vigore del D. Lgs. n. 82/2005, non c’è ancora giurisprudenza rilevante sul Codice; in un Paese dal tasso di litigiosità elevatissimo, è un dato che deve far riflettere su come poco o nulla sia stato fatto per informare gli utenti di quanto previsto dalle norme in materia di informatizzazione dell’Amministrazione.<br />
Sarebbe sicuramente auspicabile aprire  l&#8217;<em>iter</em> della modifica del CAD (e i suoi contenuti) a tutti i cittadini, inaugurando la prima vera consultazione pubblica digitale; d&#8217;altronde è stato proprio il CAD ad affermare (art. 9) che “l<em>o Stato favorisce ogni forma di uso delle nuove tecnologie per promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini, anche residenti all&#8217;estero, al processo democratico e per facilitare l&#8217;esercizio dei diritti politici e civili sia individuali che collettivi</em>”; quale migliore occasione di applicare questa norma?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel merito, la riforma, sembra, sfruttare solo in parte l’ampia delega concessa dal Parlamento con l’art. 33 della Legge n. 69/2009 e, così, le modifiche si limitano a rivitalizzare le disposizioni del 2005, senza introdurre evidenti innovazioni e porre nuovi urgenti traguardi come, ad esempio, quello di attuare anche in Italia i principi dell’<em>Open Government</em> o un più penetrante ricorso a strumenti di democrazia elettronica, per coinvolgere i cittadini nel processo decisionale.<br />
Al contrario, troppe disposizioni sono dedicate alla firma digitale e al documento informatico; l’obiettivo di semplificare il quadro legislativo in materia non sembra raggiunto. Le norme sono ancora confuse, complesse e &#8211; anche grazie al rinvio ad ulteriori regole tecniche da adottare in futuro &#8211; potrebbero rappresentare un ostacolo, e non uno stimolo, alla digitalizzazione del settore pubblico.<br />
E poi l’eccessiva enfasi posta su questi strumenti rischia di essere fuorviante: per quanto importante sia, la revisione del CAD non può esaurirsi nella disciplina della firma digitale; le “euforie tecnicistiche”, finora, non ci hanno portato lontano.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo non credo si possa ancora parlare di “riforma” o di “nuovo CAD”; un nuovo Codice, traendo insegnamento da quello che non ha funzionato nell’originaria formulazione, dovrebbe risolvere un tema cruciale: la gran parte delle Amministrazioni non fornisce servizi <em>on line</em> ai propri utenti, senza alcuna conseguenza, mentre le poche eccellenze non vengono adeguatamente valorizzate. Manca poi una prospettiva ampia che renda il Codice un testo adeguato non solo per le sfide attuali, ma anche per quelle del prossimo futuro (basti pensare all&#8217;internet of things) e che istituisca presìdi di tutela per gli innovatori.<br />
Non bisogna infatti sottovalutare che spesso, gli innovatori nella Pubblica Amministrazione devono confrontarsi con una serie di resistenze interne, e non di rado si è assistito a contestazioni disciplinari per pubblici dipendenti la cui unica colpa era quella di interpretare le norme in senso evolutivo; per questo motivo, incentivare l’innovazione dovrebbe significare anche garantire che gli innovatori non vengano isolati ed emarginati, ma al contrario valorizzati.</p>
<p style="text-align: justify;">Da ultimo, bisognerebbe fare in modo che i tempi per l’attuazione delle riforme fossero ancora più brevi. Negli USA, Obama ha previsto che gli Enti mettessero on line tutti i propri dati nel termine di 45 giorni mentre in Italia si prevede che per la predisposizione di un piano di disaster recovery ci vogliano 15 mesi: se è troppo lenta non è vera innovazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo credo che sia opportuno spostare più in alto l&#8217;asticella degli obiettivi da raggiungere con il decreto delegato; la vera sfida è quella di rendere la modifica del CAD una vera riforma, per evitare che l&#8217;Amministrazione Digitale diventi il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aspettando_Godot"><em>Godot</em> di beckettiana memoria</a> e che noi, tra qualche tempo, ci ritroviamo desolati ad affermare “<em>non accade nulla, nessuno arriva, nessuno se ne va, è terribile!</em>”</p>

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In rete sono già reperibili moti dei miei interventi (qui un mio articolo per il Corriere delle Comunicazioni, qui un mio contributo sulla Guida agli Enti Locali del Sole24Ore e qui una intervista che mi ha fatto l&#8217;amico Domenico Pennone sempre per lo stesso periodico; con l&#8217;Istituto delle Politiche dell&#8217;Innovazione e UnaRete abbiamo anche realizzato un paper che e-Gov sta pubblicando a puntate), ma ritengo giusto cristallizzare in un post su questo blog le riflessioni maturate negli ultimi mesi.
La modifica del CAD è, indubbiamente, un evento positivo, un passaggio di decisiva importanza per l&#8217;innovazione del settore pubblico, cui Amministrazioni, professionisti e cittadini dovrebbero guardare con grande attenzione. Il Codice avrebbe dovuto essere la “magna charta” dell’e-government italiano, una pietra miliare, una rivoluzione copernicana; invece è stato sostanzialmente disapplicato, diventando una delle normative meno conosciute e rispettate dell’intero ordinamento giuridico italiano. A ciò si aggiunga la rapidissima evoluzione delle tecnologie che ha determinato che le nuove norme diventassero obsolete senza essere state davvero applicate; per questo il Governo ha deciso di intervenire: il processo di informatizzazione del settore pubblico, che ha vissuto una fase di stallo, riparte doverosamente dal CAD e dalla sua rivitalizzazione.
Ebbene, non v’è dubbio che una riforma sia assolutamente necessaria e che le finalità del Governo siano condivisibili: non è casuale, infatti, che l’Italia occupi sempre gli ultimi posti delle classifiche in tema di e-government.
Secondo l&#8217;ultima indagine del World Economic Forum contenuta nell&#8217;annuale Rapporto sull&#8217;andamento dell&#8217;IT (disponibile on line all’indirizzo: http://www.weforum.org/documents/GITR10/index.html) il nostro Paese è molto indietro nella classifica generale (un 48° posto su 133 molto poco onorevole, se solo si ha riguardo che l&#8217;Italia è una delle otto maggiori economie del Mondo) e non si tratta di un caso episodico; anzi, nel corso degli ultimi anni il trend del nostro Paese è decisamente negativo (ben 6 posizioni perse in soli due anni). Se poi si leggono i dati specifici che riguardano la Pubblica Amministrazione, si comprende come una delle maggiori cause dell&#8217;arretratezza  italiana sia proprio da andare a ricercare nel settore pubblico (120° posto per l&#8217;efficacia complessiva delle politiche pubbliche e 87° posto per l&#8217;utilizzo delle tecnologie nell&#8217;Amministrazione).
Qualche lettore potrebbe chiedersi cosa c&#8217;entrano le norme; ebbene, in una PA fortemente burocratizzata come la nostra, la qualità e l&#8217;obsolescenza del quadro normativo non è estranea a questa situazione (per la cronaca, il nostro sistema giuridico si piazza all&#8217;84° posto e l&#8217;efficacia del nostro framework legale al 116°).
Tra le norme che non hanno funzionato, possiamo dirlo, c&#8217;è sicuramente il Codice dell&#8217;Amministrazione Digitale e il merito del Ministro Brunetta è sicuramente quello di averlo notato e di voler porre rimedio a questa situazione.

(foto di silvestrodam)
Tuttavia, le soluzioni contenute nello schema di decreto approvato dal Governo sembrano  ancora troppo timide ed è auspicabile che, prima della sua definitiva approvazione, il provvedimento venga arricchito e perfezionato.
Ci sono degli aspetti di metodo e di merito su cui ritengo utile una riflessione.
In primo luogo, va osservato che – nonostante qualche caso sporadico – il dibattito sulla riforma del CAD stia facendo fatica a decollare o, meglio, ad uscire dalla cerchia dei soliti “addetti ai lavori”. Si tratta di un aspetto forse sottovalutato: il Codice dell&#8217;Amministrazione Digitale non è un corpus normativo che riguarda solo le Pubbliche Amministrazioni; al contrario, una delle sue principali innovazioni fu proprio quella di introdurre una serie di numerosi (e penetranti) diritti digitali per cittadini e imprese (come il diritto all&#8217;uso delle tecnologie nei rapporti con gli Uffici Pubblici).  Eppure, cittadini e le imprese non hanno avuto contezza dei loro nuovi diritti e, quindi, non si sono attivati per farli rispettare. Basti pensare che, a quattro anni dall’entrata in vigore del D. Lgs. n. 82/2005, non c’è ancora giurisprudenza rilevante sul Codice; in un Paese dal tasso di litigiosità elevatissimo, è un dato che deve far riflettere su come poco o nulla sia stato fatto per informare gli utenti di quanto previsto dalle norme in materia di informatizzazione dell’Amministrazione.
Sarebbe sicuramente auspicabile aprire  l&#8217;iter della modifica del CAD (e i suoi contenuti) a tutti i cittadini, inaugurando la prima vera consultazione pubblica digitale; d&#8217;altronde è stato proprio il CAD ad affermare (art. 9) che “lo Stato favorisce ogni forma di uso delle nuove tecnologie per promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini, anche residenti all&#8217;estero, al processo democratico e per facilitare l&#8217;esercizio dei diritti politici e civili sia individuali che collettivi”; quale migliore occasione di applicare questa norma?
Nel merito, la riforma, sembra, sfruttare solo in parte l’ampia delega concessa dal Parlamento con l’art. 33 della Legge n. 69/2009 e, così, le modifiche si limitano a rivitalizzare le disposizioni del 2005, senza introdurre evidenti innovazioni e porre nuovi urgenti traguardi come, ad esempio, quello di attuare anche in Italia i principi dell’Open Government o un più penetrante ricorso a strumenti di democrazia elettronica, per coinvolgere i cittadini nel processo decisionale.
Al contrario, troppe disposizioni sono dedicate alla firma digitale e al documento informatico; l’obiettivo di semplificare il quadro legislativo in materia non sembra raggiunto. Le norme sono ancora confuse, complesse e &#8211; anche grazie al rinvio ad ulteriori regole tecniche da adottare in futuro &#8211; potrebbero rappresentare un ostacolo, e non uno stimolo, alla digitalizzazione del settore pubblico.
E poi l’eccessiva enfasi posta su questi strumenti rischia di essere fuorviante: per quanto importante sia, la revisione del CAD non può esaurirsi nella disciplina della firma digitale; le “euforie tecnicistiche”, finora, non ci hanno portato lontano.
Per questo motivo non credo si possa ancora parlare di “riforma” o di “nuovo CAD”; un nuovo Codice, traendo insegnamento da quello che non ha funzionato nell’originaria formulazione, dovrebbe risolvere un tema cruciale: la gran parte delle Amministrazioni non fornisce servizi on line ai propri utenti, senza alcuna conseguenza, mentre le poche eccellenze non vengono adeguatamente valorizzate. Manca poi una prospettiva ampia che renda il Codice un testo adeguato non solo per le sfide attuali, ma anche per quelle del prossimo futuro (basti pensare all&#8217;internet of things) e che istituisca presìdi di tutela per gli innovatori.
Non bisogna infatti sottovalutare che spesso, gli innovatori nella Pubblica Amministrazione devono confrontarsi con una serie di resistenze interne, e non di rado si è assistito a contestazioni disciplinari per pubblici dipendenti la cui unica colpa era quella di interpretare le norme in senso evolutivo; per questo motivo, incentivare l’innovazione dovrebbe significare anche garantire che gli innovatori non vengano isolati ed emarginati, ma al contrario valorizzati.
Da ultimo, bisognerebbe fare in modo che i tempi per l’attuazione delle riforme fossero ancora più brevi. Negli USA, Obama ha previsto che gli Enti mettessero on line tutti i propri dati nel termine di 45 giorni mentre in Italia si prevede che per la predisposizione di un piano di disaster recovery ci vogliano 15 mesi: se è troppo lenta non è vera innovazione.
Per questo credo che sia opportuno spostare più in alto l&#8217;asticella degli obiettivi da raggiungere con il decreto delegato; la vera sfida è quella di rendere la modifica del CAD una vera riforma, per evitare che l&#8217;Amministrazione Digitale diventi il Godot di beckettiana memoria e che noi, tra qualche tempo, ci ritroviamo desolati ad affermare “non accade nulla, nessuno arriva, nessuno se ne va, è terribile!”

    
    
    
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		<title>Internet in Costituzione? Parliamone &#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2010 06:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono finite da qualche ora le celebrazioni della Festa della Repubblica, commemorazione del referendum istituzionale tenutosi il 2 e 3 giugno 1946, a seguito del quale l&#8217;Italia diventò una Repubblica. La data è importante anche per un altro motivo: negli stessi giorni gli Italiani eleggevano i componenti dell&#8217;Assemblea Costituente che avrebbero poi scritto la nostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono finite da qualche ora le <a href="http://www.quirinale.it/qrnw/statico/eventi/2giugno/2010/2giu2010.htm">celebrazioni</a> della <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Festa_della_Repubblica_italiana">Festa della Repubblica</a></strong>, commemorazione del <em>referendum istituzionale</em> tenutosi il  2 e 3 giugno 1946, a seguito del quale l&#8217;Italia diventò una Repubblica. La data è importante anche per un altro motivo: negli stessi giorni gli Italiani eleggevano i componenti dell&#8217;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Assemblea_Costituente_della_Repubblica_Italiana">Assemblea Costituente</a> che avrebbero poi scritto la nostra <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_della_Repubblica_Italiana">Carta Fondamentale</a>, entrata in vigore il 1° gennaio 1948.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="De Nicola promulga la Costituzione della Repubblica Italiana di eb2.0, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/21679496@N02/4662338821/"><img class="aligncenter" src="http://farm5.static.flickr.com/4050/4662338821_bcea562fdc.jpg" alt="De Nicola promulga la Costituzione della Repubblica Italiana" width="500" height="370" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo <a href="http://www.quirinale.it/elementi/Continua.aspx?tipo=Notizia&amp;key=7929">tradizionale messaggio</a>, il <strong>Capo dello Stato</strong>, <em>On. Giorgio Napolitano</em> &#8211; oltre a richiamare i valori che sono alla base della nostra Repubblica &#8211; ha rivolto a tutti un appello affinché l&#8217;Italia &#8220;<em>si rinnovi</em>&#8221; e &#8220;<em>diventi più moderna</em>&#8220;. Non è un mistero: l&#8217;arretratezza (anche tecnologica) del nostro Paese è un problema di cui molto si dibatte (purtroppo spesso soltanto tra addetti ai lavori), tentando di individuare possibili soluzioni che possano consentirci di trarre dall&#8217;uso delle nuove tecnologie i massimi benefici possibili in termini di sviluppo, diffusione della conoscenza, trasparenza ed efficienza del settore pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi ultimi giorni <a href="http://friendfeed.com/gboccia/5a493da4/riccardo-luna-annuncia-l-intenzione-di">si è molto discusso in Rete</a> della proposta avanzata da <strong><a href="http://twitter.com/riccardowired">Riccardo Luna</a></strong>, direttore di <em><a href="http://www.wired.it/">Wired</a></em>, di &#8220;<em>portare Internet dentro la Costituzione</em>&#8220;; l&#8217;iniziativa ha suscitato molte ed <a href="http://www.mantellini.it/?p=8061">autorevoli</a> <a href="http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1335">reazioni</a> e <a href="http://mediamondo.wordpress.com/2010/05/29/mettere-internet-dentro-la-nostra-costituzione/">perplessità </a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur non avendo sentito Riccardo e non conoscendo i termini della sua proposta, sento di intervenire in questo dibattito, in quanto da anni ritengo che quella di aggiornare la Carta Costituzionale alle modificazioni e alle esigenze determinate dalle nuove tecnologie non sia affatto un&#8217;idea peregrina.<br />
Certo, bisogna valutare con grandissima attenzione come ammodernare i vecchi principi (specialmente in materia di manifestazione del pensiero e fruizione del patrimonio informativo e culturale) e, magari, aggiungerne di nuovi (penso, ad esempio, all&#8217;accesso alla rete come diritto fondamentale) per evitare di incorrere nei rischi di una eccessiva regolamentazione (quello che qualcuno definisce &#8220;<em>determinismo guiridico</em>&#8220;) o di modifiche destinate ad essere superate nel giro di pochi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritengo, però, che ci siano tutti i presupposti per procedere ad una revisione costituzionale in tal senso, per almeno un duplice ordine di motivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto la Costituzione, al pari di tutte le altre norme giuridiche, è soggetta ad una fisiologica obsolescenza. &#8221;<em><a href="http://www.brocardi.it/U/ubi-societas-ibi-ius.html">Ubi societas, ibi ius</a></em>&#8220;, dicevano i latini: dove esiste una società umana, là esiste la legge; ma la società, in oltre sessant&#8217;anni è cambiata notevolmente, e non si può negare che l&#8217;avvento delle nuove tecnologie info-telematiche abbia determinato trasformazioni che non hanno eguali nella storia recente.</p>
<p style="text-align: justify;">Naturalmente, le modifiche di cui si parla dovrebbero riguardare la <strong>Parte Prima</strong> della nostra Costituzione, quella che contiene i principi fondamentali e l&#8217;enunciazione dei diritti civili, politici e sociali. Spesso la Parte Prima è stata ritenuta immodificabile e trattata come fosse un &#8220;feticcio&#8221;; onestamente non comprendo i motivi di un tale approccio. Lo stesso costituente non ha inteso blindare tale parte della Carta, non sottraendola &#8211; quindi &#8211; a modifiche (l&#8217;art. 139 Cost. prevede, infatti, che solo &#8220;<em>la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale</em>&#8220;).<br />
Gli interventi da proporre, a mio avviso, dovrebbero andare nel senso di aggiornare la Costituzione alle nuove conquiste (come studiosi ed economisti ben più illustri di me hanno già sostenuto con riferimento ad altri settori), migliorando ed accrescendo il novero e la qualità delle tutele costituzionali.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi, un intervento di rango costituzionale sarebbe più che auspicabile alla luce della storia recente, contraddistinta da un vero e proprio &#8220;oscurantismo tecnologico&#8221; che ha segnato le ultime legislature (senza distinzione alcuna tra i diversi schieramenti politici).<br />
La copertura costituzionale su temi come l&#8217;accesso alla Rete e la libertà di manifestazione del pensiero, ad esempio, potrebbe accelerare alcuni processi (come la diffusione della banda larga) ed evitarne altri (penso a tutti i cc.dd. provvedimenti &#8220;<em>ammazza-blog</em>&#8220;, come il <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2010/05/08/volete-lobbligo-di-rettifica-per-i-blog/">DDL Alfano sull&#8217;obbligo di rettifica</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">I tempi sono maturi per discutere di progetti concreti da portare, poi, all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica per passare dalle proposte alle azioni.<br />
E&#8217; qui, a mio avviso, sui contenuti che si dovrà misurare la cifra di un vero slancio riformista che metta, finalmente, al centro la Rete e l&#8217;innovazione.</p>

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Nel suo tradizionale messaggio, il Capo dello Stato, On. Giorgio Napolitano &#8211; oltre a richiamare i valori che sono alla base della nostra Repubblica &#8211; ha rivolto a tutti un appello affinché l&#8217;Italia &#8220;si rinnovi&#8221; e &#8220;diventi più moderna&#8220;. Non è un mistero: l&#8217;arretratezza (anche tecnologica) del nostro Paese è un problema di cui molto si dibatte (purtroppo spesso soltanto tra addetti ai lavori), tentando di individuare possibili soluzioni che possano consentirci di trarre dall&#8217;uso delle nuove tecnologie i massimi benefici possibili in termini di sviluppo, diffusione della conoscenza, trasparenza ed efficienza del settore pubblico.
In questi ultimi giorni si è molto discusso in Rete della proposta avanzata da Riccardo Luna, direttore di Wired, di &#8220;portare Internet dentro la Costituzione&#8220;; l&#8217;iniziativa ha suscitato molte ed autorevoli reazioni e perplessità .
Pur non avendo sentito Riccardo e non conoscendo i termini della sua proposta, sento di intervenire in questo dibattito, in quanto da anni ritengo che quella di aggiornare la Carta Costituzionale alle modificazioni e alle esigenze determinate dalle nuove tecnologie non sia affatto un&#8217;idea peregrina.
Certo, bisogna valutare con grandissima attenzione come ammodernare i vecchi principi (specialmente in materia di manifestazione del pensiero e fruizione del patrimonio informativo e culturale) e, magari, aggiungerne di nuovi (penso, ad esempio, all&#8217;accesso alla rete come diritto fondamentale) per evitare di incorrere nei rischi di una eccessiva regolamentazione (quello che qualcuno definisce &#8220;determinismo guiridico&#8220;) o di modifiche destinate ad essere superate nel giro di pochi anni.
Ritengo, però, che ci siano tutti i presupposti per procedere ad una revisione costituzionale in tal senso, per almeno un duplice ordine di motivi.
Innanzitutto la Costituzione, al pari di tutte le altre norme giuridiche, è soggetta ad una fisiologica obsolescenza. &#8221;Ubi societas, ibi ius&#8220;, dicevano i latini: dove esiste una società umana, là esiste la legge; ma la società, in oltre sessant&#8217;anni è cambiata notevolmente, e non si può negare che l&#8217;avvento delle nuove tecnologie info-telematiche abbia determinato trasformazioni che non hanno eguali nella storia recente.
Naturalmente, le modifiche di cui si parla dovrebbero riguardare la Parte Prima della nostra Costituzione, quella che contiene i principi fondamentali e l&#8217;enunciazione dei diritti civili, politici e sociali. Spesso la Parte Prima è stata ritenuta immodificabile e trattata come fosse un &#8220;feticcio&#8221;; onestamente non comprendo i motivi di un tale approccio. Lo stesso costituente non ha inteso blindare tale parte della Carta, non sottraendola &#8211; quindi &#8211; a modifiche (l&#8217;art. 139 Cost. prevede, infatti, che solo &#8220;la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale&#8220;).
Gli interventi da proporre, a mio avviso, dovrebbero andare nel senso di aggiornare la Costituzione alle nuove conquiste (come studiosi ed economisti ben più illustri di me hanno già sostenuto con riferimento ad altri settori), migliorando ed accrescendo il novero e la qualità delle tutele costituzionali.
E poi, un intervento di rango costituzionale sarebbe più che auspicabile alla luce della storia recente, contraddistinta da un vero e proprio &#8220;oscurantismo tecnologico&#8221; che ha segnato le ultime legislature (senza distinzione alcuna tra i diversi schieramenti politici).
La copertura costituzionale su temi come l&#8217;accesso alla Rete e la libertà di manifestazione del pensiero, ad esempio, potrebbe accelerare alcuni processi (come la diffusione della banda larga) ed evitarne altri (penso a tutti i cc.dd. provvedimenti &#8220;ammazza-blog&#8220;, come il DDL Alfano sull&#8217;obbligo di rettifica).
I tempi sono maturi per discutere di progetti concreti da portare, poi, all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica per passare dalle proposte alle azioni.
E&#8217; qui, a mio avviso, sui contenuti che si dovrà misurare la cifra di un vero slancio riformista che metta, finalmente, al centro la Rete e l&#8217;innovazione.

    
    
    
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		<title>Gli appuntamenti di FORUMPA 2010</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 10:47:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ormai ci siamo: lunedì 17 maggio inizierà l&#8217;edizione 2010 di FORUM PA che si terrà fino al 20 maggio presso la Fiera di Roma; l&#8217;evento, diventato nel corso degli anni un appuntamento immancabile per gli addetti ai lavori, si annuncia ricchissimo sia per la sezione espositiva sia per gli incontri congressuali. Anche io sarò alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ormai ci siamo: lunedì 17 maggio inizierà l&#8217;<strong>edizione 2010</strong> di <strong><a href="http://portal.forumpa.it/">FORUM PA</a></strong> che si terrà fino al 20 maggio presso la <a href="http://www.openstreetmap.org/?lat=41.8053&amp;lon=12.3158&amp;zoom=13&amp;layers=B000FTFTT&amp;mlat=41.80890&amp;mlon=12.32825">Fiera di Roma</a>; l&#8217;evento, diventato nel corso degli anni un appuntamento immancabile per gli addetti ai lavori, si annuncia ricchissimo sia per la sezione espositiva sia per gli <a href="http://iniziative.forumpa.it/expo10">incontri congressuali</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche io sarò alla Fiera di Roma per incontrare amici vecchi e nuovi e, soprattutto, parlare delle tematiche care ai lettori di questo blog; pertanto, nella speranza di fare cosa gradita e di vedervi in tanti, provo di seguito a riassumere tutti gli eventi in cui sono coinvolto:<br />
- <strong><span style="text-decoration: underline;">martedì 18, ore 10</span></strong>: parteciperò all&#8217;interessante incontro di <strong>David Osimo </strong>&#8220;<em>Innovation without permission. Prospettive e sfide del government 2.0</em>&#8221; con un intervento su &#8220;<em>Open rights and closed minds. Innovazione nel settore pubbico tra government 2.0 e bureaucratic divide</em>&#8221; (<strong><a href="http://iniziative.forumpa.it/expo10/convegni/innovation-without-permission-prospettive-e-sfide-del-government-20">qui</a></strong> il programma completo);</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong><span style="text-decoration: underline;">martedì 18, ore 14.15</span></strong>: parteciperò (da spettatore) alla <a href="http://saperi.forumpa.it/story/45314/la-cittadinanza-digitale-gianluigi-cogo-presenta-il-suo-libro-forum-pa">presentazione del libro</a> &#8220;<em><a href="http://www.edizionidellasera.com/?p=839">La cittadinanza digitale</a></em>&#8221; dell&#8217;amico <strong><a href="http://www.webeconoscenza.net">Gianluigi Cogo</a></strong> e, con l&#8217;occasione, mi farò autografare la mia copia.</p>
<p style="text-align: justify;">-<strong> <span style="text-decoration: underline;">martedì 18, ore 15</span></strong>: prenderò parte ai lavori della &#8220;<a href="http://saperi.forumpa.it/story/42412/amministrare-20-forum-pa-2010-la-non-conferenza-il-manifesto-e-l-item-dell-anno"><strong>non-conferenza Amministrare 2.0</strong></a>&#8221; che quest&#8217;anno avrà al centro l&#8217;<a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2010/05/13/liberate-i-dati/">attualissimo tema</a> dell&#8217;<strong>Open Government</strong> (maggiori dettagli li trovate <a href="http://manifestopa.pbworks.com/I%20lavori%20a%20FORUM%20PA%202010">qui</a>);</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong><span style="text-decoration: underline;">mercoledì 19, dalle ore 10</span></strong>: si terrà la seconda edizione del <strong><a href="http://barcamp.org/InnovatoriPA2010">Barcamp InnovatoriPA</a></strong> che ha come titolo &#8220;<em>Dalle proposte alle azioni</em>&#8220;.  Come <a href="http://www.innovatoripa.it/posts/2010/05/1085/barcamp-degli-innovatori-cosa-cambia-nelledizione-2010">ha scritto Laura Manconi</a>, &#8220;agli innovatori si sa, piace cambiare&#8221;, per questo abbiamo deciso di organizzare la giornata, suddividendola in due blocchi: il primo, dalle 10 alle 11.30, in cui chi vorrà potrà proporre una piccola presentazione secondo il format <strong><a href="http://www.igniteitalia.org/cose-un-ignite/">Ignite</a></strong> (grazie a <a href="http://blog.nicolamattina.it/">Nicola Mattina</a>) e il secondo (dalle 11.30 fino alle 16.30) in cui si discuterà ai tavoli secondo i temi affissi sui pannelli, modificabili e aggregabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Proverò ad essere fedele al tema di quest&#8217;anno, parlando &#8211; come nella <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2009/05/15/barcamp-innovatori-pa-la-pa-digitale-condannata-a-migliorare/?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=Feed%3A+diritto2punto0+%28Diritto+2.0%29">scorsa edizione</a> &#8211; delle norme dell&#8217;innovazione del settore pubblico; per la sezione Ignite ho proposto il tema &#8220;<strong>I dieci comandamenti della Pubblica Amministrazione Digitale</strong>&#8221; mentre ai tavoli proveremo a parlare delle leggi che ostacolano la digitalizzazione del Paese (presentando un&#8217;iniziativa che ci vedrà occupati nei prossimi mesi) e a confrontare il modello dell&#8217;innovazione italiana con quelli degli altri Paesi.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo tavolo ci porremo la domanda &#8220;<strong><em>P</em></strong><strong><em>erchè Obama non ha la PEC?</em></strong>&#8220;; se volete sapere la risposta &#8230; o volete dare la vostra, ci vediamo il 19 maggio al FORUMPA <img src='http://blog.ernestobelisario.eu/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<p style="text-align: justify;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/WFaGhnV8qQI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/WFaGhnV8qQI&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x2b405b&amp;color2=0x6b8ab6" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>

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    <form id="vozme_form_5abdc90f286a9b91d1287277f450b16f" method="post" name="vozme_form_5abdc90f286a9b91d1287277f450b16f" target="5abdc90f286a9b91d1287277f450b16f" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Gli appuntamenti di FORUMPA 2010.. Ormai ci siamo: lunedì 17 maggio inizierà l&#8217;edizione 2010 di FORUM PA che si terrà fino al 20 maggio presso la Fiera di Roma; l&#8217;evento, diventato nel corso degli anni un appuntamento immancabile per gli addetti ai lavori, si annuncia ricchissimo sia per la sezione espositiva sia per gli incontri congressuali.
Anche io sarò alla Fiera di Roma per incontrare amici vecchi e nuovi e, soprattutto, parlare delle tematiche care ai lettori di questo blog; pertanto, nella speranza di fare cosa gradita e di vedervi in tanti, provo di seguito a riassumere tutti gli eventi in cui sono coinvolto:
- martedì 18, ore 10: parteciperò all&#8217;interessante incontro di David Osimo &#8220;Innovation without permission. Prospettive e sfide del government 2.0&#8221; con un intervento su &#8220;Open rights and closed minds. Innovazione nel settore pubbico tra government 2.0 e bureaucratic divide&#8221; (qui il programma completo);
- martedì 18, ore 14.15: parteciperò (da spettatore) alla presentazione del libro &#8220;La cittadinanza digitale&#8221; dell&#8217;amico Gianluigi Cogo e, con l&#8217;occasione, mi farò autografare la mia copia.
- martedì 18, ore 15: prenderò parte ai lavori della &#8220;non-conferenza Amministrare 2.0&#8221; che quest&#8217;anno avrà al centro l&#8217;attualissimo tema dell&#8217;Open Government (maggiori dettagli li trovate qui);
- mercoledì 19, dalle ore 10: si terrà la seconda edizione del Barcamp InnovatoriPA che ha come titolo &#8220;Dalle proposte alle azioni&#8220;.  Come ha scritto Laura Manconi, &#8220;agli innovatori si sa, piace cambiare&#8221;, per questo abbiamo deciso di organizzare la giornata, suddividendola in due blocchi: il primo, dalle 10 alle 11.30, in cui chi vorrà potrà proporre una piccola presentazione secondo il format Ignite (grazie a Nicola Mattina) e il secondo (dalle 11.30 fino alle 16.30) in cui si discuterà ai tavoli secondo i temi affissi sui pannelli, modificabili e aggregabili.
Proverò ad essere fedele al tema di quest&#8217;anno, parlando &#8211; come nella scorsa edizione &#8211; delle norme dell&#8217;innovazione del settore pubblico; per la sezione Ignite ho proposto il tema &#8220;I dieci comandamenti della Pubblica Amministrazione Digitale&#8221; mentre ai tavoli proveremo a parlare delle leggi che ostacolano la digitalizzazione del Paese (presentando un&#8217;iniziativa che ci vedrà occupati nei prossimi mesi) e a confrontare il modello dell&#8217;innovazione italiana con quelli degli altri Paesi.
A questo tavolo ci porremo la domanda &#8220;Perchè Obama non ha la PEC?&#8220;; se volete sapere la risposta &#8230; o volete dare la vostra, ci vediamo il 19 maggio al FORUMPA  


    
    
    
    " /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="fm" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
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				<input style="float:left;" type="image" width="32" height="32" src="http://blog.ernestobelisario.eu/wp-content/plugins/vozme/img/paper_sound32x32.gif" alt="Ascolta questo post" onclick="window.open('', '5abdc90f286a9b91d1287277f450b16f', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:40px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', '5abdc90f286a9b91d1287277f450b16f', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_5abdc90f286a9b91d1287277f450b16f').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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		<title>Volete l&#8217;obbligo di rettifica per i blog?</title>
		<link>http://blog.ernestobelisario.eu/2010/05/08/volete-lobbligo-di-rettifica-per-i-blog/</link>
		<comments>http://blog.ernestobelisario.eu/2010/05/08/volete-lobbligo-di-rettifica-per-i-blog/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 May 2010 07:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Blogging]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi vecchie e nuove]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[ammazzablog]]></category>
		<category><![CDATA[ddl intercettazioni]]></category>
		<category><![CDATA[libertà di espressione]]></category>
		<category><![CDATA[rettifica]]></category>

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		<description><![CDATA[I lettori di questo blog ricorderanno che sono stato uno dei primi a dare la (brutta) notizia dell&#8217;approvazione della Camera dei Deputati dell&#8217;obbligo di rettifica per tutti i siti informatici (qui sotto embeddo un file in cui provo a spiegare cosa prevede la norma). Molte sono state le proteste volte ad evitare che tale norma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">I lettori di questo blog ricorderanno che sono stato uno dei primi a dare la <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2009/06/10/il-governo-pone-la-fiducia-sulle-norme-in-materia-di-intercettazioni-la-rete-sara-meno-libera/">(</a><a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2009/06/10/il-governo-pone-la-fiducia-sulle-norme-in-materia-di-intercettazioni-la-rete-sara-meno-libera/">brutta) notizia dell&#8217;approvazione della Camera dei Deputati dell&#8217;obbligo di rettifica per tutti i siti informatici</a> (qui sotto embeddo un file in cui provo a spiegare cosa prevede la norma).</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="400" height="129" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="scale" value="noscale" /><param name="salign" value="lt" /><param name="bgColor" value="#FFFFFF" /><param name="wmode" value="window" /><param name="FlashVars" value="mp3Time=11.52am+14+Jul+2009&amp;mp3LinkURL=http%3A%2F%2Faudioboo.fm%2Fboos%2F42421-ddl-intercettazioni-obbligo-di-rettifica-per-i-blog&amp;mp3Author=diritto2punto0&amp;size=full&amp;playerWidth=400&amp;mp3=http%3A%2F%2Faudioboo.fm%2Fboos%2F42421-ddl-intercettazioni-obbligo-di-rettifica-per-i-blog.mp3&amp;mp3Title=DDL+Intercettazioni+-+Obbligo+Di+Rettifica+Per+I+Blog" /><param name="src" value="http://boos.audioboo.fm/swf/fullsize_player.swf" /><param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /><param name="flashvars" value="mp3Time=11.52am+14+Jul+2009&amp;mp3LinkURL=http%3A%2F%2Faudioboo.fm%2Fboos%2F42421-ddl-intercettazioni-obbligo-di-rettifica-per-i-blog&amp;mp3Author=diritto2punto0&amp;size=full&amp;playerWidth=400&amp;mp3=http%3A%2F%2Faudioboo.fm%2Fboos%2F42421-ddl-intercettazioni-obbligo-di-rettifica-per-i-blog.mp3&amp;mp3Title=DDL+Intercettazioni+-+Obbligo+Di+Rettifica+Per+I+Blog" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="400" height="129" src="http://boos.audioboo.fm/swf/fullsize_player.swf" flashvars="mp3Time=11.52am+14+Jul+2009&amp;mp3LinkURL=http%3A%2F%2Faudioboo.fm%2Fboos%2F42421-ddl-intercettazioni-obbligo-di-rettifica-per-i-blog&amp;mp3Author=diritto2punto0&amp;size=full&amp;playerWidth=400&amp;mp3=http%3A%2F%2Faudioboo.fm%2Fboos%2F42421-ddl-intercettazioni-obbligo-di-rettifica-per-i-blog.mp3&amp;mp3Title=DDL+Intercettazioni+-+Obbligo+Di+Rettifica+Per+I+Blog" wmode="window" bgcolor="#FFFFFF" salign="lt" scale="noscale"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Molte sono state le proteste volte ad evitare che tale norma venisse definitivamente approvata e lo scorso mese di luglio si tenne il <a href="http://dirittoallarete.ning.com/">primo &#8220;sciopero dei blog&#8221;</a>, iniziativa volta a sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica nei confronti di questa disposizione liberticida.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, a distanza di mesi, il c.d. &#8220;<em>obbligo di rettifica per i siti informatici</em>&#8221; non è stato eliminato dal testo che il Senato si accinge ad approvare nei prossimi giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Un ultimo tentativo per evitare che questa norma scellerata diventi legge è stato promosso, sotto forma di appello, dal <strong>prof. Stefano Rodotà</strong> e da altri studiosi (tra cui gli amici <strong>Guido Scorza</strong> e <strong>Arturo Di Corinto</strong>).</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p><em>Al Senato la maggioranza cerca di imporre la legge sulle intercettazioni telefoniche che scardinerebbe aspetti essenziali del sistema costituzionale.</em></p>
<p><em>Sono a rischio la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini ad essere informati.</em></p>
<p><em>Non tutti i reati possono essere indagati attraverso le intercettazioni e viene sostanzialmente impedita la pubblicazione delle intercettazioni svolte</em></p>
<p><em>Una pesante censura cadrebbe sull’informazione. Anche su quella amatoriale e dei blog.</p>
<p>Se quella legge fosse stata in vigore, non avremmo avuto alcuna notizia dei buoni affari immobiliari del Ministro Scajola e di quelli bancari di Consorte.</p>
<p>Se la legge verrà approvata, la magistratura non potrà più intervenire efficacemente su illegalità e scandali come quelli svelati nella sanità e nella finanza, non potrà seguire reati gravissimi.</p>
<p>Si dice di voler tutelare la Privacy: un obiettivo legittimo, che tuttavia può essere raggiunto senza violare principi e diritti.</p>
<p>Si vuole, in realtà, imporre un pericoloso regime di opacità e segreto.</p>
<p>Le libertà costituzionali non sono disponibili per nessuna maggioranza.</p>
<p>Stefano Rodotà</p>
<p>Fiorello Cortiana</p>
<p>Juan Carlos De Martin</p>
<p>Arturo Di Corinto</p>
<p>Carlo Formenti</p>
<p></em><em>Guido Scorza</em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Chiunque condivida questo appello può aderire sull&#8217;<a href="http://www.facebook.com/pages/Liberta-e-partecipazione/119377854750382">apposita pagina Facebook</a>; io l&#8217;ho fatto <img src='http://blog.ernestobelisario.eu/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>

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Molte sono state le proteste volte ad evitare che tale norma venisse definitivamente approvata e lo scorso mese di luglio si tenne il primo &#8220;sciopero dei blog&#8221;, iniziativa volta a sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica nei confronti di questa disposizione liberticida.
Tuttavia, a distanza di mesi, il c.d. &#8220;obbligo di rettifica per i siti informatici&#8221; non è stato eliminato dal testo che il Senato si accinge ad approvare nei prossimi giorni.
Un ultimo tentativo per evitare che questa norma scellerata diventi legge è stato promosso, sotto forma di appello, dal prof. Stefano Rodotà e da altri studiosi (tra cui gli amici Guido Scorza e Arturo Di Corinto).
Al Senato la maggioranza cerca di imporre la legge sulle intercettazioni telefoniche che scardinerebbe aspetti essenziali del sistema costituzionale.
Sono a rischio la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini ad essere informati.
Non tutti i reati possono essere indagati attraverso le intercettazioni e viene sostanzialmente impedita la pubblicazione delle intercettazioni svolte
Una pesante censura cadrebbe sull’informazione. Anche su quella amatoriale e dei blog.
Se quella legge fosse stata in vigore, non avremmo avuto alcuna notizia dei buoni affari immobiliari del Ministro Scajola e di quelli bancari di Consorte.
Se la legge verrà approvata, la magistratura non potrà più intervenire efficacemente su illegalità e scandali come quelli svelati nella sanità e nella finanza, non potrà seguire reati gravissimi.
Si dice di voler tutelare la Privacy: un obiettivo legittimo, che tuttavia può essere raggiunto senza violare principi e diritti.
Si vuole, in realtà, imporre un pericoloso regime di opacità e segreto.
Le libertà costituzionali non sono disponibili per nessuna maggioranza.
Stefano Rodotà
Fiorello Cortiana
Juan Carlos De Martin
Arturo Di Corinto
Carlo Formenti
Guido Scorza
Chiunque condivida questo appello può aderire sull&#8217;apposita pagina Facebook; io l&#8217;ho fatto  

    
    
    
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		<title>E vissero felici, contenti e &#8230; videosorvegliati</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 20:17:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Leggi vecchie e nuove]]></category>
		<category><![CDATA[Privacy]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[provvedimento garante privacy 8 aprile 2010]]></category>
		<category><![CDATA[videosorveglianza]]></category>

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		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi si è molto parlato del nuovo provvedimento adottato dal Garante Privacy in materia di videosorveglianza, con il quale l&#8217;Autorità ha deciso di aggiornare le vecchie regole (risalenti al 2004). E&#8217; possibile consultare on line il testo integrale del provvedimento e il vademecum preparato dal Garante, ed in rete possono già leggersi numerosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nei giorni scorsi <a href="http://www.b2b24.ilsole24ore.com/articoli/0,1254,24_ART_107793,00.html">si è molto parlato</a> del nuovo <strong>provvedimento</strong> adottato dal <strong>Garante Privacy</strong> in materia di <strong>videosorveglianza</strong>, con il quale l&#8217;Autorità ha deciso di aggiornare le vecchie regole (risalenti al 2004).<br />
E&#8217; possibile consultare <em>on line</em> il <a href="http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1712680">testo integrale del provvedimento</a> e il <em><a href="http://www.garanteprivacy.it/garante/document?ID=1714345">vademecum</a></em><a href="http://www.garanteprivacy.it/garante/document?ID=1714345"> preparato</a> dal Garante, ed in rete possono già leggersi numerosi commenti (vi segnalo quello dell&#8217;amico <strong>Stefano Laguardia</strong>, che trovate <a href="http://www.stefanolaguardia.eu/2010/05/02/privacy-tutti-spiati-il-garante-aggiorna-le-regole-sulla-videosorveglianza/">qui</a>).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" title="Videosorveglianza" src="http://www.danpink.com/wp-content/uploads/2010/04/orwell-sign.jpg" alt="" width="358" height="558" /><br />
(via <a href="http://www.danpink.com/archives/2010/04/emotionally-ironic-signage">Daniel Pink</a>)</p>
<p style="text-align: justify;">Nei prossimi mesi ci sarà sicuramente modo di ritornare sull&#8217;argomento, dal momento che imprese, Enti e loro consulenti dovranno prepararsi al necessario adeguamento alle nuove disposizioni. Quel che balza agli occhi fin da ora è che il tema sembra interessare ormai solo gli addetti ai lavori, ma non i cittadini.<br />
La domande che mi pongo sono: qualcuno fa ancora caso alle decine di telecamere che lo seguono in ogni spostamento? Oppure abbiamo già superato la &#8220;soglia di tolleranza&#8221; per cui la presenza di centinaia di occhi elettronici non scandalizza più nessuno? Sono rimasto l&#8217;unico a pensare che il prezzo che stiamo pagando per una falsa sicurezza sia troppo alto in termini di sacrificio delle libertà individuali e di cambiamento dei comportamenti?</p>

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E&#8217; possibile consultare on line il testo integrale del provvedimento e il vademecum preparato dal Garante, ed in rete possono già leggersi numerosi commenti (vi segnalo quello dell&#8217;amico Stefano Laguardia, che trovate qui).

(via Daniel Pink)
Nei prossimi mesi ci sarà sicuramente modo di ritornare sull&#8217;argomento, dal momento che imprese, Enti e loro consulenti dovranno prepararsi al necessario adeguamento alle nuove disposizioni. Quel che balza agli occhi fin da ora è che il tema sembra interessare ormai solo gli addetti ai lavori, ma non i cittadini.
La domande che mi pongo sono: qualcuno fa ancora caso alle decine di telecamere che lo seguono in ogni spostamento? Oppure abbiamo già superato la &#8220;soglia di tolleranza&#8221; per cui la presenza di centinaia di occhi elettronici non scandalizza più nessuno? Sono rimasto l&#8217;unico a pensare che il prezzo che stiamo pagando per una falsa sicurezza sia troppo alto in termini di sacrificio delle libertà individuali e di cambiamento dei comportamenti?

    
    
    
    " /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="fm" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
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				<div style="margin-left:40px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', '377d224081b4b0cece84a74d6958cd0a', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_377d224081b4b0cece84a74d6958cd0a').submit();">Ascolta<br/>questo post</a></div>
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<p class='technorati-tags'>Technorati Tags <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/Privacy' rel='tag' target='_self'>Privacy</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/provvedimento+garante+privacy+8+aprile+2010' rel='tag' target='_self'>provvedimento garante privacy 8 aprile 2010</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/videosorveglianza' rel='tag' target='_self'>videosorveglianza</a></p>

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		<title>File sharing: lettera aperta al Ministro Maroni</title>
		<link>http://blog.ernestobelisario.eu/2010/04/13/file-sharing-lettera-aperta-al-ministro-maroni/</link>
		<comments>http://blog.ernestobelisario.eu/2010/04/13/file-sharing-lettera-aperta-al-ministro-maroni/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Apr 2010 15:43:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diritto d'autore]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi vecchie e nuove]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[file sharing]]></category>
		<category><![CDATA[lettera aperta]]></category>
		<category><![CDATA[Ministro Maroni]]></category>
		<category><![CDATA[p2p]]></category>
		<category><![CDATA[Pirateria]]></category>
		<category><![CDATA[pirateria digitale]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel corso degli ultimi giorni l&#8217;annoso dibattito relativo alle iniziative legislative in materia di file sharing è stato riaperto dalle autorevoli dichiarazioni del Ministro  Roberto Maroni (che hanno avuto vasta eco anche al di fuori dei confini nazionali) il quale ha ammesso di utilizzare i sistemi di file sharing per scaricare musica dal Web e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel corso degli ultimi giorni l&#8217;annoso dibattito relativo alle iniziative legislative in materia di file sharing è stato riaperto dalle autorevoli dichiarazioni del <strong>Ministro  Roberto Maroni</strong> (che hanno avuto <a href="http://torrentfreak.com/ifpi-upset-as-italian-minister-admits-hes-a-file-sharer-100413/">vasta eco anche al di fuori dei confini nazionali</a>) il quale <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=7490&amp;ID_sezione=38&amp;sezione=">ha ammesso di utilizzare i sistemi di<em> file sharing</em></a> per scaricare musica dal Web e <a href="http://blog.panorama.it/culturaesocieta/2010/04/13/roberto-maroni-io-fuorilegge-del-rock/">ha auspicato il superamento  della disciplina attualmente vigente</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In molti hanno salutato con favore la presa di posizione di Maroni, prestigioso esponente del Governo, sperando che possa essere il preludio di un nuovo intervento del Legislatore che &#8211; abbandonando l&#8217;approccio repressivo &#8211; preveda la legalizzazione degli usi non commerciali del <em>file sharing</em>. Per questo ho accolto con grande piacere l&#8217;invito di <strong><a href="http://www.lucanicotra.org">Luca Nicotra</a></strong> (Presidente di <strong><a href="http://www.agoradigitale.org/">Agorà Digitale</a></strong>) ad essere tra i primi firmatari di una lettera aperta all&#8217;On. Maroni, per chiedere al Ministro di passare dalle (belle) parole ai conseguenti provvedimenti normativi.</p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito riporto il testo della lettera a cui tutti possono aderire attraverso l&#8217;apposita petizione web (all&#8217;indirizzo <a href="http://www.agoradigitale.org/letteramaroni">http://www.agoradigitale.org/letteramaroni</a>) oppure attraverso la la pagina Facebook dedicata (<a href="http://www.facebook.com/pages/Maroni-legalizza-il-file-sharing/116962984983268">http://www.facebook.com/pages/Maroni-legalizza-il-file-sharing/116962984983268</a>).</p>
<p style="text-align: center;"><a title="Business Model di AKMA, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/akma/9208227/"><img class="aligncenter" src="http://farm1.static.flickr.com/6/9208227_fd6f62bec9.jpg" alt="Business Model" width="500" height="445" /></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align: center;">(immagine di <a href="http://www.flickr.com/photos/akma/">AKMA</a>)</p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">On.le Ministro Roberto Maroni,</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">Abbiamo letto con interesse le notizie che riferiscono della sua abitudine come di qualsiasi appassionato di musica, di scaricare brani da Internet.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">Come già più volte aveva fatto in passato, in due interviste, una pubblicata in data 9 aprile dal settimanale Panorama, e l&#8217;altra concessa a Radio Uno in data 10 aprile, Lei ha nuovamente dichiarato di essere contrario ad approcci repressivi, come quello francese della disconnessione da internet dei cosiddetti &#8220;pirati&#8221;. Lei ipotizza addirittura una strada di collaborazione tra utenti e produttori di contenuti d&#8217;intrattenimento. Lei ha inoltre giustamente ribadito che esiste una differenza sostanziale tra il furto e la condivisione, sottolineando che l&#8217;uso di reti di file sharing equivale &#8220;a fare una copia di un cd acquistato e regalarla ad altri, cosa che avviene normalmente quando compriamo un cd e facciamo la copia per i nostri amici&#8221;.<br />
Anche il ministro Giorgia Meloni in passato fece dichiarazioni simili.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">Apprezziamo il coraggio e la sincerità di chi, come Lei, si prende la responsabilità politica di raccontare la quotidianità di quanto avviene nel nostro Paese: milioni di utenti hanno ormai scelto lo strumento informatico per la ricerca e lo scambio dei contenuti che più li interessano.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">Questo fenomeno non può essere semplicemente liquidato come criminalità, o, peggio &#8220;pirateria&#8221;.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">Peraltro, le Sue dichiarazioni sono supportate dai risultati dell&#8217;indagine conoscitiva sulla pirateria digitale non a scopo di lucro condotta dall’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni (AGCom), pubblicata qualche settimana fa, nella quale si evidenzia come la pirateria non commerciale nella gran parte dei casi beneficia il mercato e come misure repressive contro questo fenomeno siano inutili e dannose.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">Coloro i quali si battono come noi per l&#8217;affermazione delle libertà individuali nel dominio digitale non chiedono alle istituzioni di rinunciare al proprio ruolo regolatore, ma di discutere le possibili riforme per gestire la situazione reale, che Lei mostra di ben conoscere, adottando gli opportuni provvedimenti.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">Da Ministro Lei può fare molto per trarre le dovute conseguenze da quanto ha sostenuto pubblicamete.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">Innanzitutto chiedendo l’abolizione della legge Urbani nella parte in cui criminalizza il file sharing sanzionandolo penalmente.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">In secondo luogo impegnandosi a sostenere iniziative normative che vadano nella direzione da Lei indicata.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">Già in parlamento sono state depositate alcune proposte di legge che prevedono la legalizzazione degli usi non commerciali del file sharing, come quella a prima firma Marco Beltrandi, che prevede un pagamento di una licenza da parte dell&#8217;utente o quella a prima firma Roberto Cassinelli che amplia lo spettro delle utilizzazioni libere.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">Per esporLe il contenuto delle proposte e presentarLe altre attività alle quali potrebbe essere interessato a partecipare siamo a chiederLe un incontro.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">Se Lei volesse essere promotore di un’iniziativa legislativa, o approfondire l’argomento, saremo lieti di mettere a Sua disposizione il contributo di esperti e centri studi che potrebbero arricchire il lavoro e il dibattito sui temi che ha dimostrato di tenere nella giusta considerazione.</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">Certi di un Suo gentile riscontro, porgiamo distinti saluti</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">PRIMI FIRMATARI:</span></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="color: #003366;">• Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie<br />
• Sergio Bellucci, consulente LAIT spa, Presidente Net Left<br />
• Marco Beltrandi, deputato radicale<br />
• Rita Bernardini, deputato radicale<br />
• Paolo Brini, portavoce del Movimento ScambioEtico<br />
• Renato Brunetti, presidente di Unidata<br />
• Marco Cappato, presidente dell&#8217;Associazione Agorà Digitale<br />
• Alessandro Capriccioli, blogger, membro del direttivo di Agorà Digitale<br />
• Roberto Cassinelli, deputato del Popolo delle Libertà<br />
• Marco Ciurcina, presidente dell&#8217;Associazione Software Libero<br />
• Juan Carlos De Martin, co-direttore del Centro NEXA &#8211; Politecnico di Torino<br />
• Fiorello Cortiana, Condividi la Conoscenza<br />
• Arturo Di Corinto, giornalista, presidente di Free Hardware Foundation<br />
• Luigi Di Liberto, coordinatore del Movimento ScambioEtico<br />
• Diego Galli, responsabile Internet di Radio Radicale<br />
• Giovanni Battista Gallus, avvocato ed esperto in diritto delle nuove<br />
tecnologie<br />
• Alessandro Gilioli, giornalista e blogger<br />
• Athos Gualazzi, presidente dell&#8217;Associazione Partito Pirata<br />
• Giulia Innocenzi, co-conduttrice di Annozero e blogger<br />
• Lorenzo Lipparini, membro del direttivo di Agorà Digitale<br />
• Flavia Marzano, presidente UnaRete<br />
• Matteo Mecacci, deputato radicale<br />
• Francesco Paolo Micozzi, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie<br />
• Luca Nicotra, segretario dell&#8217;Associazione Agorà Digitale<br />
• Marco Perduca, senatore radicale<br />
• Marco Pierani, Responsabile Istituzioni Altroconsumo<br />
• Marco Ricolfi, co-direttore del Centro NEXA &#8211; Università di Torino<br />
• Marco Scialdone, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie<br />
• Guido Scorza, presidente Istituto per le politiche dell&#8217;innovazione<br />
• Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani<br />
• Vincenzo Vita, senatore del Partito Democratico<br />
• Vittorio Zambardino, giornalista e blogger</span></em></p></blockquote>

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In molti hanno salutato con favore la presa di posizione di Maroni, prestigioso esponente del Governo, sperando che possa essere il preludio di un nuovo intervento del Legislatore che &#8211; abbandonando l&#8217;approccio repressivo &#8211; preveda la legalizzazione degli usi non commerciali del file sharing. Per questo ho accolto con grande piacere l&#8217;invito di Luca Nicotra (Presidente di Agorà Digitale) ad essere tra i primi firmatari di una lettera aperta all&#8217;On. Maroni, per chiedere al Ministro di passare dalle (belle) parole ai conseguenti provvedimenti normativi.
Di seguito riporto il testo della lettera a cui tutti possono aderire attraverso l&#8217;apposita petizione web (all&#8217;indirizzo http://www.agoradigitale.org/letteramaroni) oppure attraverso la la pagina Facebook dedicata (http://www.facebook.com/pages/Maroni-legalizza-il-file-sharing/116962984983268).


(immagine di AKMA)
On.le Ministro Roberto Maroni,
Abbiamo letto con interesse le notizie che riferiscono della sua abitudine come di qualsiasi appassionato di musica, di scaricare brani da Internet.
Come già più volte aveva fatto in passato, in due interviste, una pubblicata in data 9 aprile dal settimanale Panorama, e l&#8217;altra concessa a Radio Uno in data 10 aprile, Lei ha nuovamente dichiarato di essere contrario ad approcci repressivi, come quello francese della disconnessione da internet dei cosiddetti &#8220;pirati&#8221;. Lei ipotizza addirittura una strada di collaborazione tra utenti e produttori di contenuti d&#8217;intrattenimento. Lei ha inoltre giustamente ribadito che esiste una differenza sostanziale tra il furto e la condivisione, sottolineando che l&#8217;uso di reti di file sharing equivale &#8220;a fare una copia di un cd acquistato e regalarla ad altri, cosa che avviene normalmente quando compriamo un cd e facciamo la copia per i nostri amici&#8221;.
Anche il ministro Giorgia Meloni in passato fece dichiarazioni simili.
Apprezziamo il coraggio e la sincerità di chi, come Lei, si prende la responsabilità politica di raccontare la quotidianità di quanto avviene nel nostro Paese: milioni di utenti hanno ormai scelto lo strumento informatico per la ricerca e lo scambio dei contenuti che più li interessano.
Questo fenomeno non può essere semplicemente liquidato come criminalità, o, peggio &#8220;pirateria&#8221;.
Peraltro, le Sue dichiarazioni sono supportate dai risultati dell&#8217;indagine conoscitiva sulla pirateria digitale non a scopo di lucro condotta dall’Autorità per le Garanzie nelle Telecomunicazioni (AGCom), pubblicata qualche settimana fa, nella quale si evidenzia come la pirateria non commerciale nella gran parte dei casi beneficia il mercato e come misure repressive contro questo fenomeno siano inutili e dannose.
Coloro i quali si battono come noi per l&#8217;affermazione delle libertà individuali nel dominio digitale non chiedono alle istituzioni di rinunciare al proprio ruolo regolatore, ma di discutere le possibili riforme per gestire la situazione reale, che Lei mostra di ben conoscere, adottando gli opportuni provvedimenti.
Da Ministro Lei può fare molto per trarre le dovute conseguenze da quanto ha sostenuto pubblicamete.
Innanzitutto chiedendo l’abolizione della legge Urbani nella parte in cui criminalizza il file sharing sanzionandolo penalmente.
In secondo luogo impegnandosi a sostenere iniziative normative che vadano nella direzione da Lei indicata.
Già in parlamento sono state depositate alcune proposte di legge che prevedono la legalizzazione degli usi non commerciali del file sharing, come quella a prima firma Marco Beltrandi, che prevede un pagamento di una licenza da parte dell&#8217;utente o quella a prima firma Roberto Cassinelli che amplia lo spettro delle utilizzazioni libere.
Per esporLe il contenuto delle proposte e presentarLe altre attività alle quali potrebbe essere interessato a partecipare siamo a chiederLe un incontro.
Se Lei volesse essere promotore di un’iniziativa legislativa, o approfondire l’argomento, saremo lieti di mettere a Sua disposizione il contributo di esperti e centri studi che potrebbero arricchire il lavoro e il dibattito sui temi che ha dimostrato di tenere nella giusta considerazione.
Certi di un Suo gentile riscontro, porgiamo distinti saluti
PRIMI FIRMATARI:
• Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Sergio Bellucci, consulente LAIT spa, Presidente Net Left
• Marco Beltrandi, deputato radicale
• Rita Bernardini, deputato radicale
• Paolo Brini, portavoce del Movimento ScambioEtico
• Renato Brunetti, presidente di Unidata
• Marco Cappato, presidente dell&#8217;Associazione Agorà Digitale
• Alessandro Capriccioli, blogger, membro del direttivo di Agorà Digitale
• Roberto Cassinelli, deputato del Popolo delle Libertà
• Marco Ciurcina, presidente dell&#8217;Associazione Software Libero
• Juan Carlos De Martin, co-direttore del Centro NEXA &#8211; Politecnico di Torino
• Fiorello Cortiana, Condividi la Conoscenza
• Arturo Di Corinto, giornalista, presidente di Free Hardware Foundation
• Luigi Di Liberto, coordinatore del Movimento ScambioEtico
• Diego Galli, responsabile Internet di Radio Radicale
• Giovanni Battista Gallus, avvocato ed esperto in diritto delle nuove
tecnologie
• Alessandro Gilioli, giornalista e blogger
• Athos Gualazzi, presidente dell&#8217;Associazione Partito Pirata
• Giulia Innocenzi, co-conduttrice di Annozero e blogger
• Lorenzo Lipparini, membro del direttivo di Agorà Digitale
• Flavia Marzano, presidente UnaRete
• Matteo Mecacci, deputato radicale
• Francesco Paolo Micozzi, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Luca Nicotra, segretario dell&#8217;Associazione Agorà Digitale
• Marco Perduca, senatore radicale
• Marco Pierani, Responsabile Istituzioni Altroconsumo
• Marco Ricolfi, co-direttore del Centro NEXA &#8211; Università di Torino
• Marco Scialdone, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie
• Guido Scorza, presidente Istituto per le politiche dell&#8217;innovazione
• Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani
• Vincenzo Vita, senatore del Partito Democratico
• Vittorio Zambardino, giornalista e blogger

    
    
    
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<p class='technorati-tags'>Technorati Tags <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/file+sharing' rel='tag' target='_self'>file sharing</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/lettera+aperta' rel='tag' target='_self'>lettera aperta</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/Ministro+Maroni' rel='tag' target='_self'>Ministro Maroni</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/p2p' rel='tag' target='_self'>p2p</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/Pirateria' rel='tag' target='_self'>Pirateria</a>, <a class='technorati-link' href='http://technorati.com/tag/pirateria+digitale' rel='tag' target='_self'>pirateria digitale</a></p>

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		</item>
		<item>
		<title>Una moratoria per l&#8217;equo compenso</title>
		<link>http://blog.ernestobelisario.eu/2010/04/05/una-moratoria-per-lequo-compenso/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 10:22:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
				<category><![CDATA[Copyright & Open Source]]></category>
		<category><![CDATA[Diritto d'autore]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Politiche Innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi vecchie e nuove]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[copia privata]]></category>
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		<category><![CDATA[equo compenso]]></category>
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		<description><![CDATA[Nel corso degli ultimi mesi si è molto parlato del Decreto del Ministro per i beni e le attività culturali 30 dicembre 2009 in materia di &#8220;equo compenso per copia privata&#8220; previsto dalla Legge sul diritto d&#8217;autore. Ebbene, dopo le perplessità avanzate dagli esperti e dagli utenti e dopo aver assistito già ai primi rincari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Nel corso degli ultimi mesi si è molto parlato del <strong><a href="http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/Ministero/UfficioStampa/ComunicatiStampa/visualizza_asset.html_561103355.html">Decreto del Ministro per i beni e le attività culturali 30 dicembre 2009</a> in materia di &#8220;<em>equo compenso per copia privata</em>&#8220;</strong> previsto dalla Legge sul diritto d&#8217;autore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, dopo le perplessità avanzate <a href="http://punto-informatico.it/2787994/PI/Commenti/equo-compenso.aspx">dagli esperti</a> e <a href="http://www.altroconsumo.it/20100331/continuavano-a-chiamarlo-equo-compenso-Attach_s271513.pdf">dagli utenti</a> e dopo aver assistito già ai <a href="http://punto-informatico.it/2839914/PI/News/realta-aumentata-dell-equo-compenso.aspx">primi rincari dei prodotti elettronici</a>, alcune importanti società IT italiane e le maggiori associazioni di consumatori nei prossimi giorni si rivolgeranno ai Giudici per chiedere che venga dichiarata l’illegittimità – che sembra evidente – del c.d. Decreto Bondi.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="560" height="340" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/7-lrwfS7Gr4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="560" height="340" src="http://www.youtube.com/v/7-lrwfS7Gr4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Sui molteplici profili di presunta illegittimità del provvedimento, quindi, si pronunceranno i Giudici che decideranno se l’industria ed i consumatori italiani dovranno davvero rassegnarsi a pagare questa ennesima “tassa”, il cui ammontare è di circa 100 milioni di euro l’anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, in attesa che la Magistratura si pronunci, sarebbe opportuna una sospensione dell&#8217;efficacia dello stesso, specialmente in considerazione degli effetti dannosi che la sua applicazione potrebbe arrecare al mercato e ai consumatori. Si tratta di oltre 8 milioni di euro al mese, soldi che i cittadini, utenti e consumatori rischiano di ritrovarsi a pagare &#8211; in maniera assolutamente non trasparente &#8211; all&#8217;atto dell&#8217;acquisto di una moltitudine di prodotti di elettronica di consumo (come telefoni cellulari, <em>decoder</em>, <em>console</em>). L&#8217;industria IT italiana, dal canto suo, è in una condizione di sostanziale stallo: gli ordini dei prodotti sono, ove possibile, sospesi in attesa di conoscere il destino del decreto, la predisposizione dei nuovi listini dei prezzi viene ritardata così come, più in generale, quella dei piani di business e marketing per l’anno 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo motivo l&#8217;<strong><a href="http://www.politicheinnovazione.eu">Istituto per le Politiche dell&#8217;Innov</a></strong><strong><a href="http://www.politicheinnovazione.eu">azione</a></strong> ha perto alle firme una <a href="http://www.scribd.com/doc/29422026/Richiesta-di-Moratoria-Equo-Compenso">richiesta di moratoria indirizzata al Ministro Bondi</a>, affinché sospenda l&#8217;efficacia della nuova disciplina sino alla decisione dei Giudici amministrativi, prorogando, contestualmente la precedente (che ha, comunque, garantito all&#8217;industria audiovisiva italiana, nel solo 2008, di incassare oltre 60 milioni di euro).</p>
<p style="text-align: justify;">Chiunque può aderire alla richiesta di moratoria, diffondendola sul proprio blog e sul proprio sito, oppure sostenendo la &#8220;causa&#8221; su Facebook cliccando <strong><a href="http://apps.facebook.com/causes/468785/">qui</a></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Stay tuned <img src='http://blog.ernestobelisario.eu/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>

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Nel corso degli ultimi mesi si è molto parlato del Decreto del Ministro per i beni e le attività culturali 30 dicembre 2009 in materia di &#8220;equo compenso per copia privata&#8220; previsto dalla Legge sul diritto d&#8217;autore.
Ebbene, dopo le perplessità avanzate dagli esperti e dagli utenti e dopo aver assistito già ai primi rincari dei prodotti elettronici, alcune importanti società IT italiane e le maggiori associazioni di consumatori nei prossimi giorni si rivolgeranno ai Giudici per chiedere che venga dichiarata l’illegittimità – che sembra evidente – del c.d. Decreto Bondi.

Sui molteplici profili di presunta illegittimità del provvedimento, quindi, si pronunceranno i Giudici che decideranno se l’industria ed i consumatori italiani dovranno davvero rassegnarsi a pagare questa ennesima “tassa”, il cui ammontare è di circa 100 milioni di euro l’anno.
Tuttavia, in attesa che la Magistratura si pronunci, sarebbe opportuna una sospensione dell&#8217;efficacia dello stesso, specialmente in considerazione degli effetti dannosi che la sua applicazione potrebbe arrecare al mercato e ai consumatori. Si tratta di oltre 8 milioni di euro al mese, soldi che i cittadini, utenti e consumatori rischiano di ritrovarsi a pagare &#8211; in maniera assolutamente non trasparente &#8211; all&#8217;atto dell&#8217;acquisto di una moltitudine di prodotti di elettronica di consumo (come telefoni cellulari, decoder, console). L&#8217;industria IT italiana, dal canto suo, è in una condizione di sostanziale stallo: gli ordini dei prodotti sono, ove possibile, sospesi in attesa di conoscere il destino del decreto, la predisposizione dei nuovi listini dei prezzi viene ritardata così come, più in generale, quella dei piani di business e marketing per l’anno 2010.
Per questo motivo l&#8217;Istituto per le Politiche dell&#8217;Innovazione ha perto alle firme una richiesta di moratoria indirizzata al Ministro Bondi, affinché sospenda l&#8217;efficacia della nuova disciplina sino alla decisione dei Giudici amministrativi, prorogando, contestualmente la precedente (che ha, comunque, garantito all&#8217;industria audiovisiva italiana, nel solo 2008, di incassare oltre 60 milioni di euro).
Chiunque può aderire alla richiesta di moratoria, diffondendola sul proprio blog e sul proprio sito, oppure sostenendo la &#8220;causa&#8221; su Facebook cliccando qui.
Stay tuned  

    
    
    
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		<title>Il processo telematico sarà mai una realtà?</title>
		<link>http://blog.ernestobelisario.eu/2010/03/14/il-processo-telematico-e-fallito-ripartiamo/</link>
		<comments>http://blog.ernestobelisario.eu/2010/03/14/il-processo-telematico-e-fallito-ripartiamo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 19:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
				<category><![CDATA[E-government]]></category>
		<category><![CDATA[Leggi vecchie e nuove]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>
		<category><![CDATA[avvocato 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[decreto legge 193/2009]]></category>
		<category><![CDATA[legge n. 24/2010]]></category>
		<category><![CDATA[polisweb]]></category>
		<category><![CDATA[processo telematico]]></category>

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		<description><![CDATA[Su Nova24 di giovedì 3 marzo 2010 è stato pubblicato un interessante approfondimento di Alessandro Longo sullo stato dell&#8217;arte del processo telematico nel nostro Paese dal quale emerge, grazie a dati e pareri (tra cui quello di chi scrive), il fallimento delle politiche fin qui poste in essere. Di processo telematico si parla da anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Su <strong><a href="http://nova.ilsole24ore.com/">Nova24</a></strong> di <strong>giovedì 3 marzo 2010</strong> è stato pubblicato un <a href="http://www.scribd.com/doc/28247956/Nova24-04marzo2010">interessante approfondimento</a> di <strong>Alessandro Longo</strong> sullo stato dell&#8217;arte del <strong>processo telematico</strong> nel nostro Paese dal quale emerge, grazie a dati e pareri (tra cui quello di chi scrive), il fallimento delle politiche fin qui poste in essere.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.scribd.com/doc/28247956/Nova24-04marzo2010"><img class="aligncenter" title="Nova 24" src="http://nova.ilsole24ore.com/.a/6a00d8345200cd69e201310f600289970c-800wi" alt="" width="248" height="341" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Di processo telematico si parla da anni in incontri, conferenze stampa e &#8211; persino &#8211; in provvedimenti normativi (il regolamento sul Processo Civile Telematico fu emanato con il <strong>D.P.R. n. 123</strong> del lontano <strong>13 febbraio 2001</strong>) ma, a dispetto dei roboanti annunci (e dei cospicui investimenti), <strong>il nostro sistema-giustizia è ancora saldamente legato al cartaceo</strong>.<br />
Come spesso accade in Italia il problema non è fare le leggi, ma farle applicare; per non parlare del fatto che mancano seri meccanismi di monitoraggio dell&#8217;efficacia delle politiche perseguite.<br />
Troppo grande, forse, lo iato tra la realtà  di &#8220;<em>anarchia organizzata</em>&#8220; degli Uffici e i favolosi obiettivi di una giustizia dematerializzata. Con l&#8217;ovvia conseguenza che, in considerazione del rapido evolversi delle tecnologie, le norme diventano obsolete senza essere mai state davvero applicate.<br />
Su tutto il territorio nazionale, quindi, il processo telematico è una chimera. Discorso a parte merita il foro di Milano dove già da tempo sono divenute telematiche parte delle notifiche e alcuni procedimenti (in particolare quelli per ingiunzione); per quanto il risultato di queste sperimentazioni possa essere positivo, nel 2010 le sedi-campione e i progetti-pilota non possono certamente bastare.<br />
In questo momento l&#8217;unica cosa che funziona davvero è il c.d. <strong><a href="http://www.consiglionazionaleforense.it/on-line/Home/AreaAvvocati/Polisweb.html">PolisWeb </a></strong>cioè un sistema che consente all&#8217;avvocato di consultare, previa autenticazione, lo stato dei procedimenti in cui è parte dinanzi a tutti i Tribunali, le Corti di Appello e la Corte di Cassazione.<br />
Comodo, si, ma &#8211; ad oggi &#8211; non esiste ancora il fascicolo telematico, né è possibile notificare atti e provvedimenti a mezzo posta elettronica (né certificata, né semplice).<br />
Le cose dovrebbero cambiare dopo la conversione in legge del <strong>Decreto Legge n. 193/2009</strong> (avvenuta con la <a href="http://www.parlamento.it/parlam/leggi/10024l.htm">Legge n. 24/2010</a>) ma, come la storia recente ci insegna, il rischio è che, anche questa volta, l&#8217;innovazione rimanga sulla carta.</p>
<p style="text-align: justify;">E comunque, anche se venissero completamente attuate, le regole del 2001 non potrebbero mai consentire di sfruttare appieno le tecnologie del 2010. Sarebbe opportuno, quindi, azzerare tutto e  pensare ad un <strong>processo</strong> davvero <strong>digitale</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dieci anni fa l&#8217;idea del processo digitale era probabilmente risibile. Ora, se le nuove riforme entreranno davvero a regime, tutti gli atti potranno essere notificati e depositati attraverso l&#8217;uso di un browser e della posta elettronica (certificata). E poi, le riforme al codice di procedura civile hanno già introdotto la possibilità di utilizzare la <a href="http://www.altalex.com/index.php?idnot=49445">testimonianza scritta</a>; perché non prevedere la possibilità per avvocati e testi di comparire davanti al giudice in modalità digitale (ad esempio in videoconferenza tramite skype)?</p>
<p>L&#8217;idea non è del tutto assurda e consentirebbe notevoli risparmi di denaro. Gli avvocati non avrebbero bisogno di spostarsi da e verso i Tribunali, risparmiando tempo e soldi (e ciò farebbe risparmiare anche i clienti) e riducendo le emissioni di gas serra. I giudici potrebbero tenere le udienze dai loro Uffici, con l&#8217;ovvia riduzione di spese dell&#8217;Amministrazione (personale, sicurezza, bollette); il risparmio dei costi del sistema potrebbe portare ad una riduzione del  contributo unificato (la tassa che il cittadino paga sulla giustizia) e, quindi, consentire a più persone l&#8217;accesso al sistema giudiziario.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi rendo perfettamente conto che questo condurrebbe ad un ripensamento dell&#8217;intera attività processuale (e forense) e porrebbe alcune criticità. Bisognerebbe, ad esempio,  pensare a strumenti per garantire ancora la pubblicità delle udienze (ad esempio creando delle stanze reali e virtuali in cui gli interessati possano scegliere di assistere all&#8217;udienza che vogliono); per non parlare del fatto che, per un avvocato, parlare davanti ad una webcam non è la stessa cosa che parlare in un&#8217;aula in cui ci sono Magistrato, controparti e pubblico. I vantaggi che deriverebbero sono indubbi e vale quindi la pena di affrontare i problemi; credo sia il momento di cominciare a cambiare.</p>
<p style="text-align: justify;">Che ne dite: chiedo troppo? Le <a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/3676694.stm">automobili volanti</a> arriveranno prima del processo digitale?</p>

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Di processo telematico si parla da anni in incontri, conferenze stampa e &#8211; persino &#8211; in provvedimenti normativi (il regolamento sul Processo Civile Telematico fu emanato con il D.P.R. n. 123 del lontano 13 febbraio 2001) ma, a dispetto dei roboanti annunci (e dei cospicui investimenti), il nostro sistema-giustizia è ancora saldamente legato al cartaceo.
Come spesso accade in Italia il problema non è fare le leggi, ma farle applicare; per non parlare del fatto che mancano seri meccanismi di monitoraggio dell&#8217;efficacia delle politiche perseguite.
Troppo grande, forse, lo iato tra la realtà  di &#8220;anarchia organizzata&#8220; degli Uffici e i favolosi obiettivi di una giustizia dematerializzata. Con l&#8217;ovvia conseguenza che, in considerazione del rapido evolversi delle tecnologie, le norme diventano obsolete senza essere mai state davvero applicate.
Su tutto il territorio nazionale, quindi, il processo telematico è una chimera. Discorso a parte merita il foro di Milano dove già da tempo sono divenute telematiche parte delle notifiche e alcuni procedimenti (in particolare quelli per ingiunzione); per quanto il risultato di queste sperimentazioni possa essere positivo, nel 2010 le sedi-campione e i progetti-pilota non possono certamente bastare.
In questo momento l&#8217;unica cosa che funziona davvero è il c.d. PolisWeb cioè un sistema che consente all&#8217;avvocato di consultare, previa autenticazione, lo stato dei procedimenti in cui è parte dinanzi a tutti i Tribunali, le Corti di Appello e la Corte di Cassazione.
Comodo, si, ma &#8211; ad oggi &#8211; non esiste ancora il fascicolo telematico, né è possibile notificare atti e provvedimenti a mezzo posta elettronica (né certificata, né semplice).
Le cose dovrebbero cambiare dopo la conversione in legge del Decreto Legge n. 193/2009 (avvenuta con la Legge n. 24/2010) ma, come la storia recente ci insegna, il rischio è che, anche questa volta, l&#8217;innovazione rimanga sulla carta.
E comunque, anche se venissero completamente attuate, le regole del 2001 non potrebbero mai consentire di sfruttare appieno le tecnologie del 2010. Sarebbe opportuno, quindi, azzerare tutto e  pensare ad un processo davvero digitale.
Dieci anni fa l&#8217;idea del processo digitale era probabilmente risibile. Ora, se le nuove riforme entreranno davvero a regime, tutti gli atti potranno essere notificati e depositati attraverso l&#8217;uso di un browser e della posta elettronica (certificata). E poi, le riforme al codice di procedura civile hanno già introdotto la possibilità di utilizzare la testimonianza scritta; perché non prevedere la possibilità per avvocati e testi di comparire davanti al giudice in modalità digitale (ad esempio in videoconferenza tramite skype)?
L&#8217;idea non è del tutto assurda e consentirebbe notevoli risparmi di denaro. Gli avvocati non avrebbero bisogno di spostarsi da e verso i Tribunali, risparmiando tempo e soldi (e ciò farebbe risparmiare anche i clienti) e riducendo le emissioni di gas serra. I giudici potrebbero tenere le udienze dai loro Uffici, con l&#8217;ovvia riduzione di spese dell&#8217;Amministrazione (personale, sicurezza, bollette); il risparmio dei costi del sistema potrebbe portare ad una riduzione del  contributo unificato (la tassa che il cittadino paga sulla giustizia) e, quindi, consentire a più persone l&#8217;accesso al sistema giudiziario.
Mi rendo perfettamente conto che questo condurrebbe ad un ripensamento dell&#8217;intera attività processuale (e forense) e porrebbe alcune criticità. Bisognerebbe, ad esempio,  pensare a strumenti per garantire ancora la pubblicità delle udienze (ad esempio creando delle stanze reali e virtuali in cui gli interessati possano scegliere di assistere all&#8217;udienza che vogliono); per non parlare del fatto che, per un avvocato, parlare davanti ad una webcam non è la stessa cosa che parlare in un&#8217;aula in cui ci sono Magistrato, controparti e pubblico. I vantaggi che deriverebbero sono indubbi e vale quindi la pena di affrontare i problemi; credo sia il momento di cominciare a cambiare.
Che ne dite: chiedo troppo? Le automobili volanti arriveranno prima del processo digitale?

    
    
    
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		<title>Open data in Italy? &#8230; Yes we can</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 08:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ernesto Belisario</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ieri sul sito di ForumPA è stata pubblicata una mia intervista sul tema della possibilità di attuare anche in Italia la dottrina dell&#8217;Open Government (qui sotto embeddo un estratto, mentre l&#8217;intervista completa potete leggerla qui). Da qualche tempo, infatti, si guarda con ammirazione (e un po&#8217; di invidia) alle realtà in cui questo modello è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ieri sul sito di <strong><a href="http://www.forumpa.it">ForumPA</a></strong> è stata pubblicata una mia intervista sul tema della possibilità di <a href="http://saperi.forumpa.it/story/42214/la-italiana-allopen-data-tra-cad-trasparenza-e-privacy"><strong>attuare anche in Italia la dottrina dell&#8217;</strong></a><em><a href="http://saperi.forumpa.it/story/42214/la-italiana-allopen-data-tra-cad-trasparenza-e-privacy"><strong>Open Government</strong></a></em> (qui sotto embeddo un estratto, mentre l&#8217;intervista completa potete leggerla <strong><a href="http://saperi.forumpa.it/story/42214/la-italiana-allopen-data-tra-cad-trasparenza-e-privacy">qui</a></strong>).</p>
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<p style="text-align: justify;">Da qualche tempo, infatti, si guarda con ammirazione (e un po&#8217; di invidia) alle realtà in cui questo modello è stato già applicato (non solo Stati Uniti ma anche UK, Finlandia e Nuova Zelanda); indubbi i vantaggi che l&#8217;intero sistema-Paese ne avrebbe in termini di trasparenza, efficacia dell&#8217;azione amministrativa, riduzione dei costi e impulso al sistema economico-imprenditoriale (proprio ieri ne ha scritto anche <strong>Gigi Cogo</strong> in un <a href="http://www.webeconoscenza.net/2010/03/10/open-government/">bel post</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Ho provato ad individuare alcuni degli ostacoli che separano l&#8217;Italia dal modello americano nel passaggio dalla Closed Administration all&#8217;Open Government; possiamo distinguerli in due tipi: organizzativo e normativo.<br />
Organizzativo perché le Amministrazioni, tranne rare e lodevoli eccezioni, non hanno consapevolezza del proprio patrimonio informativo e, prima di ogni altra cosa, dovrebbero impegnarsi in un vero e proprio censimento e digitalizzazione dell&#8217;esistente (ho detto la mia in modo più approfondito <a href="http://blog.ernestobelisario.eu/2007/11/13/dae-2007-atti-amministrativi-standards-e-formati/"><strong>qui</strong></a>). In secondo luogo, le norme vigenti in materia di trasparenza, privacy e digitalizzazione non sembrano adeguate a sostenere questo sforzo, come ho detto nell&#8217;approfondimento pubblicato su <strong>Forumpa</strong>.<br />
Tuttavia, la strada &#8211; per quanto tortuosa e sconnessa &#8211; può essere percorsa seguendo una duplice linea di azione: le singole Amministrazioni virtuose possono fin da ora iniziare a pubblicare il proprio patrimonio informativo (<em>on line</em> e in formato aperto), lo Stato e le Regioni devono modificare delle norme vigenti in modo da facilitare loro il compito e, più in generale, imporre a tutti gli Enti il modello dell&#8217;<em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Open_government">Open Government </a></em>(sfruttando, ad esempio, il decreto di modifica del Codice dell&#8217;Amministrazione Digitale che sarà emanato nelle prossime settimane).</p>
<p style="text-align: justify;">Ne parleremo sicuramente a Roma, nel secondo <strong><a href="http://barcamp.org/InnovatoriPA2010">Barcamp InnovatoriPA</a></strong> che si terrà il <strong>18 maggio 2010</strong> presso la <a href="http://maps.google.it/maps?f=q&amp;source=s_q&amp;hl=it&amp;geocode=&amp;q=fiera+di+roma&amp;sll=41.442726,12.392578&amp;sspn=18.954601,44.472656&amp;ie=UTF8&amp;hq=fiera&amp;hnear=Roma&amp;ll=41.889244,12.456436&amp;spn=0.147215,0.347443&amp;t=h&amp;z=12&amp;iwloc=A">Fiera di Roma</a> nell&#8217;ambito di <strong><a href="http://www.forumpa.it">ForumPA</a></strong>; spero di incontrarvi in tanti.</p>

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Da qualche tempo, infatti, si guarda con ammirazione (e un po&#8217; di invidia) alle realtà in cui questo modello è stato già applicato (non solo Stati Uniti ma anche UK, Finlandia e Nuova Zelanda); indubbi i vantaggi che l&#8217;intero sistema-Paese ne avrebbe in termini di trasparenza, efficacia dell&#8217;azione amministrativa, riduzione dei costi e impulso al sistema economico-imprenditoriale (proprio ieri ne ha scritto anche Gigi Cogo in un bel post).
Ho provato ad individuare alcuni degli ostacoli che separano l&#8217;Italia dal modello americano nel passaggio dalla Closed Administration all&#8217;Open Government; possiamo distinguerli in due tipi: organizzativo e normativo.
Organizzativo perché le Amministrazioni, tranne rare e lodevoli eccezioni, non hanno consapevolezza del proprio patrimonio informativo e, prima di ogni altra cosa, dovrebbero impegnarsi in un vero e proprio censimento e digitalizzazione dell&#8217;esistente (ho detto la mia in modo più approfondito qui). In secondo luogo, le norme vigenti in materia di trasparenza, privacy e digitalizzazione non sembrano adeguate a sostenere questo sforzo, come ho detto nell&#8217;approfondimento pubblicato su Forumpa.
Tuttavia, la strada &#8211; per quanto tortuosa e sconnessa &#8211; può essere percorsa seguendo una duplice linea di azione: le singole Amministrazioni virtuose possono fin da ora iniziare a pubblicare il proprio patrimonio informativo (on line e in formato aperto), lo Stato e le Regioni devono modificare delle norme vigenti in modo da facilitare loro il compito e, più in generale, imporre a tutti gli Enti il modello dell&#8217;Open Government (sfruttando, ad esempio, il decreto di modifica del Codice dell&#8217;Amministrazione Digitale che sarà emanato nelle prossime settimane).
Ne parleremo sicuramente a Roma, nel secondo Barcamp InnovatoriPA che si terrà il 18 maggio 2010 presso la Fiera di Roma nell&#8217;ambito di ForumPA; spero di incontrarvi in tanti.

    
    
    
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