Category: Open Links

Dopo una lunga pausa, ritorna l’appuntamento conOpen Links, rubrica nata per raccogliere segnalazioni, notizie e spunti in materia Open Data e Open Government.
L’autunno che sta arrivando sarà  molto intenso e mi vedrà  impegnato (insieme agli amici di sempre) in tante iniziative per la diffusione della dottrina Open anche nel nostro Paese; come già  ho scritto, non bisogna perdere altro tempo, anche perché sono sempre più i Paesi che intraprendono politiche di questo tipo, sperimentandone i vantaggi e non possiamo correre il rischio di rimanere ancora indietro.

1. Negli USA, ad esempio, è stata lanciata l’iniziativa Code for America, progetto non governativo finalizzato a mettere in contatto la community degli svilppatori con le amministrazioni locali. Nel video che embeddo qui sotto, l’iniziativa è promossa da alcuni dei più autorevoli protagonisti del Web 2.0.

2. Il movimento dell’Open Government continua ad ottenere importanti successi anche fuori dagli USA. Anche in Australia, dove il Governo aveva costituito una vera e propria Taskforce per il Governo 2.0, è stato adottato un documento ufficiale (Declaration of Open Government) in cui l’esecutivo si impegna ad utilizzare le tecnologie per assicurare maggiore trasparenza e agevolare la collaborazione con i cittadini.

3. In Inghilterra il Governo ha deciso di accelerare sulla strada dell’Open Data: il Primo Ministro, infatti, ha nominato un nuovo comitato che si occupa proprio della trasparenza del settore pubblico: il Public Sector Transparency Board.
Il comitato, presideduto dal Ministro competente (a dimostrazione dell’importanza che la materia ha per il Governo) e composto – tra gli altri – da persone del calibro di Tim Berners-Lee e Rufus Pollock, si è già  messo al lavoro e sta elaborando i principi cui improntare tutte le iniziative di liberazione dei dati pubblici; si tratta di un lavoro da seguire con interesse ed attenzione.

4. Anche la Grecia, nonostante la gravissima crisi economica attraversata, ha deciso di intraprendere la strada dell’Open Data; nei giorni scorsi è stato lanciato il sito geodata.gov.gr dedicato ai dati geospaziali. Anche questo progetto è stato realizzato grazie al contributo di un gruppo di lavoro ad hoc, costituito dal Primo Ministro.

Sarebbe auspicabile che un’iniziativa analoga venisse assunta anche dal Governo Italiano ma, al momento, sembra un’utopia visto il totale disinteresse dimostrato per le tematiche Open.

Buona lettura e alla prossima :-)

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Con l’articolo dal titolo “Open Government, non perdiamo altro tempo” inizia oggi la mia collaborazione con Apogeonline, webzine della casa editrice Apogeo.
I temi che affronterò sono particolarmente cari ai lettori di questo blog e riguardano, in particolare, l’Open Government e la liberazione dei dati pubblici, la sua evoluzione, le sue implicazioni per amministrazioni e cittadini, e – naturalmente – la sua diffusione nel nostro Paese.
Ringrazio Sergio Maistrello, coordinatore editoriale della rivista, per la sensibilità mostrata nei confronti di questo argomento e per avermi dato la possibilità di dare il mio modesto contributo alla causa del movimento Open Gov nel nostro Paese.

Buona lettura :-)

Making Public Records Public: Why open formats are essential for sharing and preserving government data
(Immagine di opensourceway)

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Ormai ci siamo: giovedì 1° luglio inizia la seconda edizione del VENEZIACAMP che si terrà fino al 3 luglio presso l’Arsenale di Venezia; l’evento, diventato già alla seconda edizione un appuntamento importantissimo per l’innovazione nel nostro Paese, si annuncia ricchissimo per i tanti incontri.

Anche io sarò all’Arsenale per incontrare amici vecchi e nuovi e, soprattutto, parlare delle tematiche care ai lettori di questo blog; pertanto, nella speranza di fare cosa gradita e di vedervi in tanti, provo di seguito a riassumere tutti gli eventi in cui sono coinvolto:
- giovedì 1, ore 15: parteciperò all’interessante incontro L’Agenzia per l’innovazione incontra la Rete cui interverrà anche il Presidente dell’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, dott. Davide Giacalone;

- venerdì 2, ore 12: parteciperò alla Sessione organizzata dalla rete di InnovatoriPA, in cui si parlerà di Governo 2.0.

- sabato 3, ore 10: prenderò parte alle celebrazioni per il decennale di IWA-ITALY per parlare delle professioni del Web, in particolare di quelle legate all’Open Government.

Ci vediamo a Venezia :)

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Tra pochi giorni, il 28 e 29 giugno 2010, si terrà a Firenze l’iniziativa ToscanaLab2010, evento verticale dedicato al Web, ai social media e al mondo della comunicazione digitale organizzato dalla Fondazione Sistema Toscana.

Il tema di questa seconda edizione è “Internet Better Life“(qui il programma dettagliato del 28 e qui quello del 29) e sarà occasione riflessione e confronto su

come internet e il web 2.0 contribuiscono a migliorare la vita degli individui, veicolando in modo diverso e più ricco la conoscenza, modificando le relazioni tra le persone e trasformando di fatto l’azione sociale, con un approccio allargato e partecipativo.

Con grande piacere, parteciperò anch’io all’evento con un intervento dal titolo “Open Government: miti, realtà e speranze“, nell’ambito del workshopInternet Better Society” che si terrà nella mattinata del 29 e in cui si parlerà di come Internet sta cambiando il modo di fare politica, amministrazione e giornalismo; all’incontro, moderato da Antonio Sofi, parteciperanno anche Sergio Maistrello, Livia Iacolare, Dino Amenduni e Antonella Napolitano.

Spero di incontrarvi in tanti :-)

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Benvenuti al terzo appuntamento con la rubrica “Open Links“, rubrica nata per raccogliere segnalazioni, notizie e spunti in materia Open Data e Open Government.
La settimana appena conclusa ha dimostrato che la marcia del movimento “Open” è iniziata anche in Italia, nonostante freni e (falsi) problemi di ogni tipo: giuridico, culturale ed organizzativo.

1. L’argomento della liberazione dei dati pubblici è ormai uscito dalla cerchia dei soliti addetti ai lavori e sono sempre più quelli che vogliono capire di cosa si tratta; per questo, lunedì scorso, insieme a Gigi, sono stato ospite di Luca Tremolada (che ringrazio) a Novalab24 per una prima introduzione all’Open Government. Chi ha perso la puntata può riascoltare il podcast disponibile qui.

2. Sempre lunedì scorso si è tenuto presso la sede dei Radicali Italiani un interessante incontro in cui è stato fatto il punto sulle principali iniziative di Open Government intraprese all’estero e ho affrontato (sempre insieme al mio amico Gigi Cogo) i principali nodi da sciogliere per l’adozione di politiche analoghe nel nostro Paese. Ringrazio Diego Galli e Luca Nicotra e tutti i presenti (dirigenti, parlamentari, consiglieri regionali e semplici militanti) che hanno dimostrato, oltre ad un elevato livello di conoscenza dei problemi, anche la voglia di capirne di più per tradurre la filosofia dell’Open Data in atti normativi ed amministrativi.
Qui sotto embeddo il video della registrazione integrale dell’evento.

3. Devo poi segnalare uno dei primi, significativi, tentativi di Open Data italiani: si tratta di dati.piemonte.it, ambizioso progetto lanciato negli scorsi giorni dalla Regione Piemonte per il riuso delle proprie informazioni. Sicuramente si tratta di una beta, perfettibile, ma è importante perchè dimostra che piccole e grandi Amministrazioni, se lo vogliono, possono già fare tanto… senza aspettare nuove norme e direttive.

4. Dopo aver fatto il punto su quanto sta accadendo in Italia, segnalo How Open Data Applications are Improving Government, post pubblicato su Mashable in cui si spiega come le applicazioni che stanno nascendo grazie ai “dati liberati” stanno migliorando la qualità delle scelte governative e stanno rendendo i cittadini sempre più consapevoli.

5. Concludo, segnalando a quanti fossero interessati un importate appuntamento che si terrà a Madrid, il prossimo 9 giugno: si tratta del meeting “Realising the value of Public Sector Information” organizzato da Proyecto Aporta e ePSIplatform. Al link trovate tutte le informazioni su programma e registrazione (la partecipazione è gratuita).

Buona lettura e alla prossima :)

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I lettori di questo blog se ne saranno accorti, in queste ultime settimane mi sto occupando molto delle tematiche legate all’Open Government. Il mio interesse per gli aspetti giuridici ed organizzativi non è solo quello dello studioso che vuole esaminare un modello e approfondirne i punti di forza e di debolezza, ma quello di chi vuole provare a comprendere quali sono gli ostacoli che stanno impedendo che negli atti dell’e-government nostrano non si parli ancora di Open Data in modo convinto e sistematico.

Negli ultimi tempi mi sono confrontato con molte Amministrazioni: alcune non capiscono immediatamente l’importanza e la portata rivoluzionaria di politiche di tipo Open, altre (come spesso accade in Italia) prendono tempo: tempo per studiare, tempo per mettere a punto piani e strategie. Tutto diventa dannatamente complicato.

E’ per questo che guardo sempre con un po’ di invidia a quei Paesi in cui le innovazioni sono fatte in modo rapido e semplice, quasi naturale.

Due esempi recenti.
Il primo: venerdì scorso il nuovo Primo Ministro inglese, David Cameron, con un post sul proprio sito istituzionale ha inaugurato un proprio podcast in cui ha annunciato un piano per la trasparenza, sostenendo cose talmente ovvie da sembrare rivoluzionarie:

“Se c’è una cosa che ho notato da quando faccio questo lavoro, è che tutte le informazioni sul governo, sui soldi che spende, su come li spende, sui suoi risultati, sono conoscibili solo da Ministri e funzionari governativi.
Penso che questo sia ridicolo. E’ il vostro denaro, il vostro governo, dovreste sapere cosa sta succedendo. Per questo andremo a squarciare quel velo di segretezza che avvolge queste informazioni e daremo la massima trasparenza possibile. Rendendo pubbliche queste informazioni, sarete in grado di chiedere conto al Governo per le sue scelte”.

Il podcast di David Cameron è illuminante non solo per i contenuti (che determineranno un’ enfasi ancora maggiore sui temi dell’Open Data), ma anche per la forma: un semplice file audio, senza nessun editing, registrato sul treno che riportava il Primo Ministro a Londra dopo un viaggio nello Yorkshire. Le innovazioni si fanno anche così, senza mega-progetti faraonici, con un banale file .mp3.

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Il secondo caso che mi ha colpito è rappresentato dal sito che è stato allestito a seguito della catastrofe ecologica verificatasi nel Golfo del Messico di cui tanto si sta parlando nelle ultime ore. II sito, raggiungibile all’indirizzo www.deepwaterhorizonresponse.com, non solo contiene informazioni aggiornate sull’emergenza, ma ha un’apposita sezione dedicata ai suggerimenti che possono arrivare da chiunque creda di avere una soluzione per risolvere questo gravissimo problema. Avete capito bene, chiunque (attraverso questo semplice form) può indicare un possibile rimedio che sarà esaminato dalle Autorità competenti e dalla British Petroleum; finora sono arrivate circa 8.000 proposte.
Si tratta, a mio avviso, di una dimostrazione molto importante dei benefici che si possono avere se i cittadini si considerano come risorsa e non come sudditi.

Anche in Italia, le nuove tecnologie potrebbero essere utilizzate da subito, in modo semplice e veloce, per assicurare trasparenza e coinvolgere i cittadini nel processo decisionale. Come? Parliamo, ad esempio, della c.d. “manovra economica” che è stata approvata negli scorsi giorni dal Governo.
Tutti ne parlano, giornali e telegiornali dedicano a questa notizia i titoli di apertura, ma se andate sul sito del Governo non trovate più di uno scarno comunicato stampa o la conferenza stampa del Presidente Berlusconi e del Ministro Tremonti. Per trovare il testo del provvedimento bisogna andare sui siti di alcuni quotidiani (il Corriere della Sera lo ha pubblicato qui, in formato .pdf). Ebbene, la domanda nasce spontanea: perchè non rendere disponibile il provvedimento (anche in testo provvisorio) direttamente sui siti istituzionali? Credo che la trasparenza nella genesi di un provvedimento così importante per lo Stato e per i cittadini sia assolutamente doverosa.
E poi, perchè non indire una consultazione pubblica relativa alle misure da adottare per uscire dalla crisi? Sono sicuro che arriverebbero molte segnalazioni interessanti e meritevoli di essere accolte.

Essere trasperenti e aperti alla partecipazione, con le nuove tecnologie, è facilissimo.

Basta poco, che ce vo’? :)

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Proprio ieri parlavo dell’atmosfera che si respirava quest’anno al FORUMPA 2010; la sensazione di vivere una “primavera dell’innovazione” era resa ancor più reale delle conversazioni avvenute a margine dei tavoli e delle presentazioni.
Il tema del momento era (ed è ancora di più) quello dell’open government, che è stato affrontato da tutti i punti di vista: tecnologico, sociale, organizzativo e – ovviamente -anche giuridico.
Per provare a darvi uno spaccato di quello che ci siamo detti, qui sotto riporto una piacevole intervista che l’amico Gigi Cogo (infaticabile animatore del Barcamp) ha fatto a me e ad un altro amico, Guido Scorza, in cui partendo dalle questioni giuridiche si arriva a parlare degli ostacoli culturali che, in questo momento, il modello “Open” sta incontrando nel nostro Paese.

Buona visione :)

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Lo scorso 19 maggio ho partecipato alla seconda edizione del Barcamp della rete InnovatoriPA; si è trattato di un evento riuscitissimo: non solo ci sono stati tanti partecipanti e moltissime relazioni interessanti (qui trovate il video di tutti gli interventi e qui alcune delle slides) ma si respirava un’atmosfera nuova, non più rassegnata e pessimista. La sensazione è che i tempi siano maturi per iniziare un percorso di cambiamento non più rinviabile, anche indipendentemente da nuovi interventi normativi in materia; non è un caso che si sia parlato molto di “innovation without permission” (ne hanno scritto già Nicola Mattina e Vito Colangelo).

Nel mio breve intervento (qui sotto trovate le slides con l’audio registrato al Barcamp) ho parlato di quelli che – a mio modesto avviso – devono essere i “dieci comandamenti” che ogni Amministrazione deve seguire per essere realmente digitale ed intraprendere, seriamente, la strada verso l’innovazione.
Voi cosa ne pensate? Qual é il più importante?

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Benvenuti al secondo appuntamento con la rubrica “Open Links“, nata per segnalare notizie, idee e commenti in materia Open Data e Open Government.

Nel corso degli ultimi giorni, il tema della “liberazione dei dati” è diventato di grandissima attualità, iniziando ad uscire dalla ristretta cerchia degli addetti ai lavori e, al FORUMPA 2010, è stato sicuramente uno degli argomenti più gettonati: sono sempre più le Amministrazioni e gli Enti intenzionati ad intraprendere politiche ispirate alla filosofia dell’Open Data.

1. Mi sembra doveroso iniziare dall’approfondimento dedicato all’Open Data da Nova 24 del 13 maggio, che è interamente disponibile on line a questo indirizzo: http://novareview.ilsole24ore.com/pubblica-amministrazione; si è trattato di un importante punto di partenza per le future discussioni. Consiglio a chi è interessato alla materia, di inserire nei propri bookmarks (o feeds) anche i siti degli altri amici che, oltre a me, hanno contribuito allo speciale: Gigi Cogo, Nicola Mattina, Matteo Brunati e Titti Cimmino.

2. La necessità di avviare serie politiche di Open Government anche nel nostro Paese appare ancora più evidente alla luce dei dati contenuti nel Rapporto 2010 delle Nazioni Unite sullo stato dell’e-government nel mondo (il cui testo integrale è disponibile qui). Ancora una volta, i dati relativi all’Italia non sono esaltanti (38° posto, ad una distanza siderale dai Paesi che occupano le prime posizioni); particolarmente interessante  la sezione dedicata all’Open Data model in cui sono illustrati i benefici economici che si possono ricavare dalla liberazione dei dati proprio in tempo di crisi.

3. Segnalo anche l’interessante articolo Goodbye Gordon Brown: but thanks for the data … and the campaign goes on, pubblicato sul blog di Free Your Data (iniziativa del popolare “Guardian“) in cui si dà atto che il cambio di maggioranza nel Regno Unito non significa che (come spesso accade in Italia) il progetto del vecchio Governo verrà abbandonato; al contrario, il nuovo esecutivo ha intenzione di potenziare le iniziative già in essere e di liberare sempre più dati.

4. Data.gov: Pretty Advanced for a One-Year-Old, post di Vivek Kundra sul blog dell’Open Initiative in cui si fa il punto sullo stato del progetto ad un anno dall’avvio e si comincia a parlare di una “fase 2″, lanciando una vera e propria consultazione via twitter.

Per finire, vi segnalo questo video di Tim Berners Lee, registrato in occasione dell’ultimo TEDUniversity 2010 (e sottotitolato anche in italiano), in cui ad un anno dall’ormai noto “raw data now“, vengono mostrati un po’ degli interessanti risultati che possono nascere una volta che i dati vengono pubblicati e messi in relazione tra loro.

Di questo e della “via italiana all’Open Gov” io e l’amico Gigi Cogo parleremo lunedì 24 maggio, alle ore 16.30, su Radio24 nel corso della trasmissione Novalab ospiti di Luca Tremolada.

Buon ascolto e alla prossima :)

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Si è appena conclusa l’edizione 2010 di FORUMPA, una delle più intense e partecipate che ricordi (complimenti agli organizzatori!).

Nei prossimi giorni, con più calma, ritornerò sicuramente su alcuni dei temi trattati nel corso dei numerosi incontri e sugli stimoli raccolti da amici vecchi e nuovi (nel frattempo vi segnalo il ricchissimo post di Gigi e quelli di Nicola Mattina e Michele Vianello).

La partecipazione e l’interesse delle persone presenti mi spinge a fare due brevi considerazioni: il tema dell’innovazione del settore pubblico è molto più sentito di quanto si possa pensare, e aumenta in modo importante il numero di quanti vogliono cambiare le cose e hanno intenzione di farlo fin da subito, senza aspettare che le soluzioni vengano calate dall’alto.

Sotto questo profilo è stato particolarmente azzeccato l’incontro “Innovation Without Permission” tenutosi la mattina del 18 maggio; David Osimo ha tenuto un keynote molto ricco di spunti, parlando di governo 2.0 in modo critico, esaltandone i punti di forza ma – al di fuori della retorica – esponendo anche le criticità che questo modello ha incontrato nel nostro Paese (trovate la sua interessante presentazione qui).

Nel corso del mio intervento, ho provato a rispondere alla domanda “in Italia, si può fare innovazione senza permesso?” (in calce al post inserisco le slides con l’audio della relazione); ebbene, la mia risposta è positiva ma cauta: il passato ci insegna che, nel nostro Paese, i facili entusiasmi degli annunci non sono seguiti da risutati concreti e, adesso, non possiamo consentirci l’ennesimo fallimento.

Per questo ho pensato all’innovazione del settore pubblico come una corsa (non possiamo perdere altro tempo) ad ostacoli (il percorso presenta, infatti, alcune indiscutibili difficoltà): i tempi mi sembrano maturi per una innovazione pubblica effettiva, a patto di trarre insegnamento dagli errori fatti nel passato.

Ci tengo però a precisare che, nella mia ottica, parlare di ostacoli non vuole rappresentare un disincentivo: tutt’altro; del resto, come diceva Thomas Fuller “tutto è difficile, prima di essere semplice“.

Tutti gli altri audio della Conferenza potete trovarli qui, buon ascolto! :)

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Diritto 2.0 e' curato da Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie.