Category: Segnalazioni

Come dimostrano le cronache di queste ultime settimane, i profili giuridici legati al Web sono ancora di grande attualità. La sempre maggiore diffusione delle tecnologie info-telematiche pone, infatti, importanti criticità  in merito all’idoneità delle norme vigenti ma anche in ordine all’adeguatezza delle soluzioni all’esame del legislatore e all’impatto di alcune eclatanti decisioni giurisprudenziali.
Cade quindi in questo contesto la Conferenza annuale del Circolo dei Giuristi Telematici che si terrà  a Roma il 26 marzo 2010, ore 15, presso l’Auditorium della Casa di Previdenza Forense “Riccardo Scocozza.
L’iniziativa si pone come luogo di riflessione ed approfondimento su alcune delle questioni più delicate sul diritto dell’informatica: copyright, amministrazione digitale, posta elettronica certificata, responsabilità  degli intermediari.

Leggendo il programma definitivo della conferenza (disponibile qui) troverete alcuni tra i più importanti studiosi di informatica giuridica e diritto dell’informatica (Guido Scorza, Carmelo Giurdanella, Francesco Paolo Micozzi, Elio Guarnaccia, Marco Scialdone).
Con grandissimo piacere ci sarò anch’io per parlare, ancora una volta, di Posta Elettronica Certificata alla luce della modifica del Codice dell’Amministrazione Digitale e del Codice di Procedura Civile.
La partecipazione è gratuita e conferisce crediti per la formazione forense, quindi è consigliabile iscriversi sul sito per esere sicuri di poter entrare.

Spero di incontrarvi in tanti :-)

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L’11 e 12 giugno 2010 si terrà a Cagliari la quarta Conferenza Italiana sul Software Libero (ConfSL2010), per fare il punto sullo stato dell’arte del Software Libero in Italia. Questo appuntamento è il luogo d’incontro di quanti in Italia sono attivi nella ricerca, nello sviluppo, nella promozione e nella diffusione del Software Libero.
Tanti, e tutti interessanti, gli aspetti che saranno trattati: economici, giuridici, tecnici, etici, sociali e filosofici.

Durante la Conferenza sono previste sessioni tematiche ed eventi paralleli a carattere sia accademico che divulgativo, che coinvolgeranno imprese, enti pubblici, università ed enti di ricerca, sviluppatori, ricercatori, cittadini, operatori del settore ed appassionati, per conoscersi e avviare collaborazioni e progetti. In questa edizione (in cui ho l’onore di far parte del Comitato Scientifico della Conferenza) saranno presenti numerosi spazi di dibattito e coinvolgimento dei partecipanti.

Qui di seguito riporto la Call for Papers: invito tutti gli interessati ad inviare i contributi entro la scadenza del 18 aprile 2010.

Ci vediamo a Cagliari :-)

IV CONFERENZA ITALIANA SUL SOFTWARE LIBERO – Call for Papers

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Domenica, commentando la notizia dell’ultimo provvedimento del Tribunale del Riesame di Bergamo sul caso “The Pirate Bay“, ero stato facile profeta nel prevedere che non ci sarebbe voluto molto per assistere ad un nuovo sequestro del popoarissimo tracker di file torrent.

Infatti, dopo il tempo necessario per provvedere agli adempimenti di rito, “thepiratebay.org” è stato nuovamente “sequestrato”; gli utenti italiani che si collegano al popolare sito svedese (senza usare Open DNS) visualizzano questa pagina

thepiratebay.org - sequestro 2.0

Si tratta di un precedente molto importante (e secondo più di qualcuno molto pericoloso) per tutta la Rete italiana. Per chi fosse interessato, qui sotto embeddo il testo della decisione del Tribunale di Bergamo (pubblicata sul sito del Circolo dei Giuristi Telematici).
Leggete e commentate.

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sequestro-the-pirate-bay

Sito sottoposto a sequestro. Questa potrebbe essere la schermata che tra qualche giorno gli utenti italiani visualizzeranno quando tenteranno di raggiungere The Pirate Bay, il popolare tracker di file torrent, da tempo al centro di numerosi giudizi in tutto il mondo per questioni legate al copyright.

In Italia, come ricorderete, la battaglia legale è iniziata con il sequestro dell’agosto 2008, successivamente annullato dal Tribunale del Riesame di Bergamo con provvedimento poi, a sua volta,  annullato dalla Corte di Cassazione con sentenza del dicembre 2009 (qui un efficace riepilogo della vicenda).

Ebbene, il Tribunale del Riesame di Bergamo, cui la Suprema Corte aveva rinviato nuovamente il procedimento, nei giorni scorsi ha rigettato la richiesta di annullamento dell’originario provvedimento di sequestro presentata dai difensori della Baia, aprendo – di fatto – ad un nuovo oscuramento da parte dei provider.

Indubbiamente, si tratta di un pericoloso precedente per tutta la Rete Italiana; sono convinto che se ne parlerà molto.

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Qualche mese fa ho salutato con entusiasmo l’annuncio, dato dal Ministro per la semplificazione normativa, relativo al progetto di realizzazione di una banca dati on line che consentisse la consultazione gratuita di tutte le leggi vigenti.

Il portale, realizzato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, è on line da qualche giorno (in beta) e – sia pure con qualche ritardo rispetto alla data prevista originariamente – dovrebbe diventare operativo dal 1° marzo 2010.

Normattiva.it

Da anni ritengo che l’accesso alle norme in Rete sia il primo passo per un’Amministrazione realmente Digitale e, quindi, mi sono precipitato a visitarlo curioso e fiducioso; le mie aspettative, però, sono state subito deluse.

Il sito, raggiungibile all’indirizzo www.normattiva.it (ma non dovevano essere ridotti e razionalizzati i nomi di dominio pubblici?), ha una pagina denominata “Avviso Legale” in cui è specificato che:

L’unico testo ufficiale e definitivo è quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Italiana a mezzo stampa , che prevale in casi di discordanza.

Questo tipo di avvertenza è inspiegabile ed assurdo. Basti pensare, ad esempio, che – come i lettori di questo blog ricorderanno – il 31 dicembre 2008 è cessata nelle Amministrazioni la diffusione della versione cartacea della Gazzetta Ufficiale; e poi, in Gazzetta Ufficiale non è pubblicato il testo vigente dei provvedimenti, ma quello originario (c.d. “storico”). Per non parlare del fatto che la Legge n. 69/2009 (approvata solo pochi mesi fa) ha finalmente previsto che la pubblicità degli atti delle Amministrazioni venga data attraverso i rispettivi siti Web, con pieno valore legale.

Le cose non migliorano se si prosegue nella lettura della pagina “Avviso Legale” del sito Normattiva:

La riproduzione dei testi forniti nel formato elettronico è consentita purchè venga menzionata la fonte, il carattere non autentico e gratuito. I Testi sono disponibili agli utenti al solo scopo informativo. La raccolta, per quanto vasta, è frutto di una selezione redazionale. La Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., non sono responsabili di eventuali errori o imprecisioni, nonchè di danni conseguenti ad azioni o determinazioni assunte in base alla consultazione del portale.

Questo disclaimer, che sarebbe legittimo in qualunque banca dati privata, è inaccettabile per un sito pubblico! Perchè dovrei menzionare la fonte in caso di citazione? Le norme sono forse coperte da copyright? Non mi risulta. Che senso ha dire che i testi di legge (di cui non è ammessa l’ignoranza) sono disponibili a solo scopo informativo? E poi, è possibile che nel 2010 – per giunta dopo aver provveduto ad una riduzione del numero delle leggi – un sito governativo non sia in grado di darmi un testo digitale “certo”?

Sono molto amareggiato, negli altri Paesi si persegue con successo la filosofia dell’Open Data (Gigi Cogo ne aveva parlato qui), mentre in Italia per avere sicurezza su una previsione normativa dobbiamo procurarci una Gazzetta Ufficiale cartacea. Dove? Ovviamente presso il Poligrafico dello Stato, che ha realizzato il sito Normattiva.

Nel corso dei miei seminari, spesso racconto che Dioniso I, tiranno di Siracusa, appendeva sui muri più alti della città le leggi da lui emanate in modo da rendere difficile ai cittadini conoscerle e applicarle; in tal modo egli poteva sempre punirli per il mancato adempimento.

Ebbene, a distanza di oltre 2000 anni, cosa è cambiato?

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Nei prossimi giorni sarò a Napoli due volte, a distanza di poche ore l’una dall’altra, per parlare dei temi cari ai lettori di questo blog.

Il 4 febbraio parteciperò ad un interessante Convegno sul “Ruolo dell’Ufficiale Giudiziario nel Processo Telematico” che si terrà al Tiberio Palace Hotel (qui è possibile scaricare la brochure e consultare il programma dell’evento) per capire come è cambiata – e come ancora deve cambiare – la giustizia grazie all’introduzione delle nuove tecnologie.

sentieri-digitali

L’8 febbraio, invece, prenderò parte alla rassegna Sentieri Digitali, organizzata dall’ottima Francesca Ferrara, per presentare il mio libro “La nuova Pubblica Amministrazione Digitale“, e parlare di Governo 2.0. L’incontro si terrà alle ore 18 presso la libreria Ubik, in via Benedetto Croce n. 28.

Se siete a Napoli e i temi vi interessano, non mancate! :)

Questa sera, ore 23, su Current TV (Canale 130 di Sky), a Vanguard Tech, in uno speciale condotto da Andrea Cairola, si parlerà di come Internet ha cambiato il giornalismo d’inchiesta.

La trasmissione approfondirà tecniche, difficoltà, segreti del mestiere, dubbi e rischi del giornalista d’inchiesta. Ed è proprio in relazione a questi ultimi che gli Autori dello speciale (tra cui c’è l’amica Francesca Ferrara, che ringrazio) hanno deciso di intervistarmi sulle problematiche giuridiche più delicate sollevate dall’uso delle nuove tecnologie nell’attività giornalistica.

Stay tuned :)

Aggiornamento del 28 gennaio

Embeddo qui sotto il video della puntata di Vanguard Tech con la mia intervista.

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L’anno che si sta concludendo sarà sicuramente ricordato come l’anno in cui hanno ripreso slancio le discussioni sull’Amministrazione Digitale, sopratutto a seguito di alcuni interventi normativi (su tutti la Legge n. 69/2009) e in previsione dell’ormai prossima revisione del Codice dell’Amministrazione Digitale.

Nel corso dei tanti convegni, corsi e seminari e attraverso i feedback dei lettori di questo blog, ho avuto modo di constatare come i temi dell’informatizzazione del settore pubblico siano ormai oggetto di un interesse che alcune volte stupisce (positivamente) anche me.

Per provare a stimolare ulteriormente il dibattito, vi segnalo questa intervista che mi ha fatto Claudio Forghieri e che è stata pubblicata sul numero di dicembre della Rivista E-gov.

PA e cittadini digitali, se ci siete battete un colpo :)

PA digitale: se ci sei batti un colpo

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Nel corso degli ultimi dieci anni mi sono occupato spesso dell’innovazione nel settore pubblico e su questo blog ho scritto più volte delle leggi dell’e-government e della pubblica amministrazione digitale.
Convegni, lezioni, articoli, saggi, consulenze mi hanno dato modo di conoscere il vero stato della digitalizzazione della PA italiana, a dispetto dei proclami roboanti che hanno accompagnato ciclicamente le sofferte tappe dell’e-gov nostrano.
Su questi temi mi sono confrontato con colleghi, giornalisti, politici, dipendenti delle Amministrazioni e semplici cittadini; uno dei dati più importanti che emerge da questa esperienza è che le norme dell’Amministrazione Digitale sono tra le meno conosciute dell’intero ordinamento giuridico italiano.
In Italia l’e-government è legge da ormai quattro anni, da quando, cioé, è stato adottato il Codice dell’Amministrazione Digitale (D. Lgs. n. 82/2005) che ha introdotto alcuni interessantissimi principi e diritti (come il diritto all’uso delle tecnologie nei rapporti con le Pubbliche Amministrazioni) ma esso è, purtroppo, sconosciuto e quindi inapplicato.

Spesso, quando sono impegnato in convegni o in seminari, chiedo quanti dei presenti conoscano l’esistenza del Codice della Strada: di norma, tutti i presenti alzano la mano. Subito dopo chiedo quanti di loro conoscono l’esistenza del Codice dell’Amministrazione Digitale: in questo caso le mani che rimangono alzate sono pochissime.

È questo il più grande difetto delle norme della PA digitale, l’essere ignorate (colpevolmente) sia dalle Amministrazioni, ancora troppo legate al cartaceo, sia dai cittadini che non fanno nulla per pretendere che i loro “diritti digitali” vengano resi effettivi.

Per questo motivo ho deciso di scrivere un libro, pubblicato in questi giorni per i tipi di Maggioli, dal titolo “La nuova Pubblica Amministrazione Digitale”, una guida al Codice dell’Amministrazione digitale alla luce dei più recenti provvedimenti normativi che hanno introdotto nuovi obblighi per gli Enti (in particolare Legge n. 69/2009 di cui ho già parlato qui).

La nuova Pubblica Amministrazione Digitale

Il volume ha un taglio volutamente divulgativo, pratico e concreto. Numerose sono, infatti, le ponderose pubblicazioni già scritte; il mio intento, invece, è quello di fornire alle Amministrazioni, ai loro fornitori e ai cittadini una guida rapida (ma completa) alle norme vigenti in materia di PA digitale.
Contrariamente a quanto molti pensano, infatti, le leggi non solo prevedono la possibilità, ma impongono l’obbligo per gli Uffici Pubblici di usare le tecnologie info-telematiche al proprio interno e nei rapporti con i cittadini e imprese. Eliminare gli sprechi in termini di tempo e di risorse, garantire la più ampia partecipazione democratica ai processi di governo, fornire servizi in modalità digitale nel rispetto della privacy dei cittadini: questi sono gli obiettivi delle norme. Le Amministrazioni sono tenute a rispettarle adeguandosi sotto il profilo tecnologico e organizzativo al fine di evitare contenzioso, sanzioni e responsabilità.

La Guida vuole essere un aiuto per le Amministrazioni in questo processo di adeguamento ma anche un ausilio a tutti quei cittadini che abbiano intenzione di comprendere i propri diritti digitali ed i meccanismi per azionarli.

Per chi fosse interessato segnalo la scheda del testo sul sito dell’Editore dove è pure possibile acquistarlo (il libro è disponibile anche nelle principali librerie on line come BOL, IBS, Libreria Universitaria).

Mi farebbe davvero piacere sapere cosa ne pensate e leggere le vostre recensioni, critiche e suggerimenti (ho creato un’apposita pagina su Facebook). Del resto, come Voltaire, credo che i libri più utili siano quelli in cui “i lettori fanno essi stessi metà del lavoro: penetrano i pensieri che vengono presentati loro in germe, correggono ciò che appare loro difettoso, rafforzano con le proprie riflessioni ciò che appare loro debole“.

Buona lettura :)

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Oggi Repubblica ospita un’intervista a Gordon Bell, la cui storia ritengo di grande interesse non solo per il diritto delle nuove tecnologie.

Gordon Bell non ha bisogno di ricordare, ma non ha possibilità di dimenticare. Gordon Bell non è il personaggio di un romanzo o di un film di fantascienza né un novello “Pico della Mirandola”. Mr. Bell ha 75 anni e, come tutti noi, dimentica accidentalmente le cose. Diversamente da noi, però, è un ricercatore della Microsoft’s Bay Area Research Centre di San Francisco e da quasi dieci anni fa la cavia ad un suo progetto di ricerca dal nome indicativo: MyLifeBits. Dal 2001 Gordon, grazie alle nuove tecnologie informatiche, registra tutta la sua vita in un enorme database (archivio), realizzandone una vera e propria “copia” digitale. Porta sempre con sé una minuscola macchina fotografica che scatta una foto ogni minuto e indossa alcuni sensori in grado di notare e memorizzare i cambiamenti della luce (ad es. se entra in un caffè) o della temperatura.

gordon bell and sensecam

(Gordon Bell in una foto di Aquillo)

Ma non è tutto: le conversazioni e le telefonate di Gordon vengono registrate e tutti i suoi spostamenti sono tracciati grazie ad un dispositivo GPS. Dopo quasi dieci anni di progetto, la memoria digitale di Mr. Bell è costituita da migliaia di video, file audio, foto digitali, e-mail e pagine Web; tutto quello che Gordon ha fatto, visto o letto è stato trasformato in bit ed è finito in un gigantesco archivio digitale la cui consultazione consente di ricostruire in pochi secondi e con precisione assoluta ogni minimo particolare.
Da poco tempo Mr. Bell raccoglie e immagazzina anche i dati relativi alla sua salute, ai battiti del cuore e alle calorie; questo fa si che Gordon, a differenza di molti suoi coetanei, non debba preoccuparsi della perdita della memoria che reca con sé la vecchiaia.
I risultati di questo progetto sono talmente apprezzabili che sono già iniziate le applicazioni terapeutiche e le stesse tecnologie vengono attualmente utilizzate su un ristretto numero di persone che soffrono di malattie neuro-degenerative. In questi casi i benefici sono innegabili e si aiutano i pazienti a vivere con meno ansia la propria vita nella malattia.
Dal punto di vista tecnico il problema principale appare solo uno: quanto spazio è necessario per memorizzare digitalmente una vita intera? Per fortuna, si tratta di uno spazio ancora troppo grande per ipotizzare l’immediata diffusione di questa “archiviazione digitale” delle nostre vite. Ma tra pochi anni la tecnologia ovvierà a questo ostacolo e sarebbe quindi auspicabile riflettere fin d’ora sui rischi di un uso generalizzato di queste applicazioni: se le valenze terapeutiche sono indubbie, i risvolti di una diffusione generalizzata sono quantomeno inquietanti.

Innanzitutto il rischio più grave è quello che questa tecnologia potrebbe indurre gli individui a comportarsi diversamente; a prescindere dalle problematiche di privacy (di cui lo stesso Bell appare consapevole) e di proprietà della memoria digitale (cosa succede al momento della morte con tutte le informazioni memorizzate?), se tutto è registrato e può essere accuratamente esaminato probabilmente le persone si comporteranno diversamente ed avremo un mondo di conformisti.

E poi, è opinione generale che molte cose sia preferibile dimenticarle: come diceva Khalil Gibran, anche “l’oblio è una forma di libertà”.

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Diritto 2.0 e' curato da Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie.