Su Nova24 di giovedì 3 marzo 2010 è stato pubblicato un interessante approfondimento di Alessandro Longo sullo stato dell’arte del processo telematico nel nostro Paese dal quale emerge, grazie a dati e pareri (tra cui quello di chi scrive), il fallimento delle politiche fin qui poste in essere.

Di processo telematico si parla da anni in incontri, conferenze stampa e – persino – in provvedimenti normativi (il regolamento sul Processo Civile Telematico fu emanato con il D.P.R. n. 123 del lontano 13 febbraio 2001) ma, a dispetto dei roboanti annunci (e dei cospicui investimenti), il nostro sistema-giustizia è ancora saldamente legato al cartaceo.
Come spesso accade in Italia il problema non è fare le leggi, ma farle applicare; per non parlare del fatto che mancano seri meccanismi di monitoraggio dell’efficacia delle politiche perseguite.
Troppo grande, forse, lo iato tra la realtà  di “anarchia organizzata“ degli Uffici e i favolosi obiettivi di una giustizia dematerializzata. Con l’ovvia conseguenza che, in considerazione del rapido evolversi delle tecnologie, le norme diventano obsolete senza essere mai state davvero applicate.
Su tutto il territorio nazionale, quindi, il processo telematico è una chimera. Discorso a parte merita il foro di Milano dove già da tempo sono divenute telematiche parte delle notifiche e alcuni procedimenti (in particolare quelli per ingiunzione); per quanto il risultato di queste sperimentazioni possa essere positivo, nel 2010 le sedi-campione e i progetti-pilota non possono certamente bastare.
In questo momento l’unica cosa che funziona davvero è il c.d. PolisWeb cioè un sistema che consente all’avvocato di consultare, previa autenticazione, lo stato dei procedimenti in cui è parte dinanzi a tutti i Tribunali, le Corti di Appello e la Corte di Cassazione.
Comodo, si, ma – ad oggi – non esiste ancora il fascicolo telematico, né è possibile notificare atti e provvedimenti a mezzo posta elettronica (né certificata, né semplice).
Le cose dovrebbero cambiare dopo la conversione in legge del Decreto Legge n. 193/2009 (avvenuta con la Legge n. 24/2010) ma, come la storia recente ci insegna, il rischio è che, anche questa volta, l’innovazione rimanga sulla carta.

E comunque, anche se venissero completamente attuate, le regole del 2001 non potrebbero mai consentire di sfruttare appieno le tecnologie del 2010. Sarebbe opportuno, quindi, azzerare tutto e  pensare ad un processo davvero digitale.

Dieci anni fa l’idea del processo digitale era probabilmente risibile. Ora, se le nuove riforme entreranno davvero a regime, tutti gli atti potranno essere notificati e depositati attraverso l’uso di un browser e della posta elettronica (certificata). E poi, le riforme al codice di procedura civile hanno già introdotto la possibilità di utilizzare la testimonianza scritta; perché non prevedere la possibilità per avvocati e testi di comparire davanti al giudice in modalità digitale (ad esempio in videoconferenza tramite skype)?

L’idea non è del tutto assurda e consentirebbe notevoli risparmi di denaro. Gli avvocati non avrebbero bisogno di spostarsi da e verso i Tribunali, risparmiando tempo e soldi (e ciò farebbe risparmiare anche i clienti) e riducendo le emissioni di gas serra. I giudici potrebbero tenere le udienze dai loro Uffici, con l’ovvia riduzione di spese dell’Amministrazione (personale, sicurezza, bollette); il risparmio dei costi del sistema potrebbe portare ad una riduzione del  contributo unificato (la tassa che il cittadino paga sulla giustizia) e, quindi, consentire a più persone l’accesso al sistema giudiziario.

Mi rendo perfettamente conto che questo condurrebbe ad un ripensamento dell’intera attività processuale (e forense) e porrebbe alcune criticità. Bisognerebbe, ad esempio,  pensare a strumenti per garantire ancora la pubblicità delle udienze (ad esempio creando delle stanze reali e virtuali in cui gli interessati possano scegliere di assistere all’udienza che vogliono); per non parlare del fatto che, per un avvocato, parlare davanti ad una webcam non è la stessa cosa che parlare in un’aula in cui ci sono Magistrato, controparti e pubblico. I vantaggi che deriverebbero sono indubbi e vale quindi la pena di affrontare i problemi; credo sia il momento di cominciare a cambiare.

Che ne dite: chiedo troppo? Le automobili volanti arriveranno prima del processo digitale?

Technorati Tags , , , ,

Questo blog non è in vacanza, o almeno non ancora. Il silenzio delle ultime settimane è stato determinato non solo dal classico aumento di lavoro che precede le ferie (i clienti preferiscono partire dopo aver intrapreso o definito le proprie controversie) ma anche da alcuni progetti interessanti per i prossimi mesi e da un libro che ho scritto sulla Nuova Amministrazione Digitale (che uscirà nelle prossime settimane).

Prima di ritornare ai molti post iniziati ma non ancora pubblicati, mi piace riprendere la rubrica Articolo della settimana per condividere con voi una riflessione maturata in questi mesi densi di riunioni, incontri e appuntamenti.

Lo spunto me lo ha fornito la notizia relativa alla proposta avanzata in un articolo del Financial Times di vietare ai manager l’uso degli smartphone durante le riunioni dei Consigli di Amministrazione; l’idea alla base della proposta è semplice: l’uso di questi dispositivi distrae i manager e, di conseguenza, potrebbe condurre a decisioni sbagliate.

Ho provato ad applicare il ragionamento alla mia esperienza di avvocato e consulente; Blackberry, iPhone e palmari sono diventati un vero e proprio status symbol della professione di avvocato: consentono al professionista di accedere alle informazioni di cui ha bisogno in qualsiasi momento e di essere sempre reperibile.

Tuttavia, l’uso di questi strumenti può danneggiare la reputazione del profesionista in quanto può destare una cattiva impressione in chi lo circonda.
Se siete in una riunione o in una cena di lavoro e il vostro dito rimane incollato al cellulare, è molto difficile concludere nuovi accordi o stringere importanti relazioni. E ciò anche se non inviate messaggi, ma semplicemente che vi limitate a controllare di aver ricevuto nuovi sms o e-mail.
Controllando costantemente il vostro telefono, infatti, fate capire che qualunque cosa accada sul vostro cellulare è più importante della conversazione che state avendo con le persone che sono con voi.

Shh! Quiet in the library

Ho quindi deciso di segnalare il post scritto qualche tempo fa da Allison C. Shields sul suo blog dal titolo “BlackBerry Behavior: Is it hurting your reputation?“. Il post parte dalla premessa secondo cui gli smartphone possono apportare apprezzabili vantaggi con riferimento all’aumento della produttività e alla facilità di mantenere i contatti con i clienti ma, se non utilizzati intelligentemente, possono diventare distrazioni che incidono in modo negativo sulla reputazione del professionista.

I consigli di Shields sono semplici:
1. se partecipate ad un meeting, spegnete il vostro smartphone; se proprio dovete tenerlo acceso, usate la modalità silenziosa, ma ricordatevi di non lasciarlo sul tavolo perchè potrebbe comunque disturbare coloro che sono con voi (specialmente se è attiva la vibrazione);
2. se siete in attesa di una chiamata o di un messaggio importante, comunicatelo agli altri partecipanti e sedetevi vicino alla porta in modo da poter uscire in modo discreto quando dovete usare il telefono;
3. ricordate che coloro che vi circondano vi giudicano in base ai vostri gesti; se siete con un cliente e controllate il cellulare, il cliente penserà di non essere importante per voi (e non è una cosa che piace ad un cliente :) );
4. rispondere ad un e-mail durante una riunione o una cena di lavoro può essere doppiamente pericoloso: tanto per l’impressione che fate ai vostri interlocutori quanto per gli errori, specialmente di battitura, che si possono commettere nello scrivere;
5. anche se pensate che nessuno vi veda mentre usate il vostro telefono sotto il tavolo, sappiate invece che c’è sicuramente qualcuno che se n’è accorto;
6. riconsiderate le vostre priorità, cosa è urgente e cosa può aspettare; ragionate non solo a breve termine (rispondere ad un e-mail subito piuttosto che tra un’ora) ma anche a lungo termine (se il cliente ha una cattiva opinione di voi, potreste perderlo);
7. il bluetooth è una grande tecnologia ma non è bello a vedersi, per cui rimuovete i vostri auricolari quando siete con altre persone;
8. state attenti quando usate i vostri cellulari anche se non siete durante un incontro di lavoro ma sul treno o al ristorante. Innanzitutto correte il rischio di divulgare informazioni riservate relative ai vostri clienti; e poi la persona che vi siede accanto potrebbe essere un vostro prossimo partner, se farete una buona impressione;
9. fate attenzione al live twitting, può essere molto interessante per i vostri followers ma, prima di farlo, assicuratevi che non crei problemi a chi è con voi. Credete che il vostro cliente apprezzerebbe i tweet scritti dal Tribunale mentre siete insieme a lui ad aspettare la decisione del Giudice?

Si tratta di regole di buon senso e qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di suggerimenti scontati; forse è così, ma è semplice pensare alla nostra ultima riunione o all’ultimo viaggio in treno per vedere come spesso molti tendono a dimenticare di seguire questi semplici accorgimenti.

Technorati Tags , , , , , , ,

Tra una settimana, il 19 e 20 giugno 2009, si terrà a Pescara l’iniziativa Dona un Netbook, organizzata dal prof. Giovanni Ziccardi, che vedrà tutti i più importanti giuristi informatici italiani impegnati in una conferenza che ha l’obiettivo di raccogliere fondi per le vittime del terremoto in Abruzzo e, in particolare, agli studenti delle scuole superiori e universitari.

La partecipazione all’evento è gratuita previa registrazione sul sito www.donaunnetbook.org.
Nel caso l’iscritto volesse contribuire congiuntamente ai giuristi informatici alla ricostruzione dei laboratori e dei locali dell’Università e alla connettività della Casa dello Studente e supportare l’evento, si domanda un bonifico di almeno Euro 50 per partecipante da effettuarsi sul seguente conto:
Nome del conto: Università degli Studi dell’Aquila -
IBAN: IT 80 T 03002 03601 000400240569 – Codice swift: BROMITR1A20
con la seguente causale: “contributo giuristi informatici italiani per ricostruzione informatica”.

uncle sam

Non si tratta solo di una lodevole iniziativa benefica; leggendo il programma definitivo della conferenza (disponibile qui) si capisce che Exploring Cyberspace Law è il più completo e qualificato evento mai organizzato in Italia in materia di informatica giuridica e diritto dell’informatica.
Io terrò una relazione il 19 nella prima sessione “INFORMATICA, INTERNET E PROFESSIONISTA DEL DIRITTO” e parlerò di cosa ha significato l’avvento del Web 2.0 per il professionista del diritto.
Spero di incontrarvi in tanti :)

Technorati Tags , , , ,

Il prof. Giovanni Ziccardi ha avuto una grande idea, organizzare “Dona un netbook“:  il più grande convegno di diritto dell’informatica degli ultimi quindici anni per raccogliere fondi destinati alle vittime del terremoto in Abruzzo e, in particolare, agli studenti delle scuole superiori e universitari.

Il sisma ha colpito gli studenti abruzzesi non solo nei loro affetti e nei bisogni primari ma anche nella loro capacità di elaborare l’informazione e connettersi in rete, attività indispensabili per proseguire efficacemente gli studi soprattutto in vista di esami nel periodo estivo e per completare il loro percorso di conoscenza.

Terremoto in Abruzzo - Danni e soccorsi a L' Aquila (2)

Foto di juanra_

L’evento “Dona un netbook” si terrà a Pescara il 19 ed il 20 di giugno e il programma definitivo sarà messo presto on line sul sito dell’iniziativa. Tra i quasi cento giuristi che hanno aderito a questa imperdibile “Woodstock del diritto dell’informatica” ci sono anch’io: il 19 giugno parlerò di come il Web 2.0 può cambiare la professione (e la vita) di un avvocato.
Ci vediamo a Pescara?

Technorati Tags , , , ,

Diritto 2.0 e' curato da Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie.