Aderisco, a mio modo, allo sciopero dei blog indetto per oggi contro il DDL Alfano.
In questi ultimi giorni molto si discusso sull’opportunit di rimanere in silenzio oppure urlare contro la previsione dell’obbligo di rettifica contenuta (art. 1, comma 28) nel Disegno di Legge sulle intercettazioni attualmente all’esame del Senato.
Consapevole dell’importanza di marciare tutti uniti, scelgo una terza via: prima di raccogliere l’invito degli organizzatori a “imbavagliarmi” e scioperare, ci tengo ad illustrare i motivi per cui aderisco alla protesta (un p come fanno i giornalisti nel corso dei telegiornali) in modo da permettere ai miei lettori di capire le mie posizioni e farle proprie, oppure criticarle.
Prima di tutto ringrazio Guido Scorza, Enzo Di Frenna e Alessandro Gilioli, indipendentemente da come la si pensi, sono riusciti a stimolare una grande attenzione intorno a questo argomento ed un vivo dibattito: negli ultimi giorni la Rete non ha parlato d’altro e leggere accese discussioni e scambi di opinione una cosa che fa sempre ben sperare ed anche il motivo che mi spinge a protestare. La rete deve continuare ad essere cos, libera e spontanea.
I lettori di questo blog ricorderanno che sono stato uno dei primi a dare la (brutta) notizia dell’approvazione della Camera dei Deputati dell’obbligo di rettifica per tutti i siti informatici (qui sotto embeddo un file in cui provo a spiegare cosa prevede la norma).
Oggi, protesto contro questa disposizione e chiedo a tutti di fare altrettanto, mobilitandosi per evitare che entri in vigore.
Protesto perch il DDL Alfano introduce l’obbligo di rettifica per i blog e, pi in generale, per tutti i “siti informatici” gi previsto dalle legge sulla stampa. Questa norma obbliga tutti “i gestori di siti informatici” a procedere, entro 48 ore dalla richiesta, alla rettifica di post, commenti, informazioni ed ogni altro genere di contenuto pubblicato (anche sui social networks).
Protesto perch questa norma , nella migliore delle ipotesi, mal scritta e creerebbe numerosi problemi in sede applicativa (basti pensare che un blogger che non legge la posta perch in vacanza e, non avendo una struttura aziendale, non pubblica tempestivamente la rettifica sarebbe passibile delle sanzioni previste dalla legge: da 15 a 25 milioni delle vecchie lire).
Protesto perch le norme scritte male provocano sentenze aberranti.
Protesto perch non voglio un nuovo “caso Ruta“.
Protesto perch, ancora una volta, il Parlamento pretende di legiferare sulla Rete senza conoscerla e contro il parere di chi tutti i giorni la vive e ci lavora.
Protesto perch l’obbligo di rettifica avrebbe l’effetto di normalizzare il Web italiano, limitando gravemente la libert di manifestazione del pensiero.
Protesto perch la censura non solo quella della Cina o dell’Iran; i Paesi occidentali conoscono la censura rappresentata dall’abuso delle defamation laws e questa norma, per come scritta, si presterebbe ad incredibili soprusi.
Protesto perch l’obbligo di rettifica cos introdotto rischia di determinare uninammissibile limitazione della libert di manifestazione del pensiero in Rete che spingerebbe, rapidamente, lItalia in una posizione ancor pi arretrata di quella che attualmente occupa ( quarantaquattresima) nelle classifiche internazionali sulla libert di informazione.
Protesto affinch il Senato prima e la Camera poi eliminino l’indiscriminato obbligo di rettifica, limitandolo a quei soli siti che sono testate registrate.
Protesto perch amo Internet (ci lavoro e ci vivo) e voglio che sia salvaguardata la sua spontaneit.
Protesto perch Internet gi ora non il far west, le leggi ci sono e si applicano a tutti (anche ai blogger amatoriali); se devono essere cambiate lo si deve fare in modo oculato e intelligente. Non a colpi di fiducia e con linguaggio incerto.
In questi giorni si molto discusso in Rete di questi argomenti e ho letto alcuni interventi alla luce dei quali ritengo opportuno fare delle precisazioni; mi capitato, infatti, di imbattermi in diverse inesattezze dal punto di vista giuridico e in qualche mistificazione.
Ho letto che, in realt, il tam tam e il clamore mediatico sarebbero esagerati, in quanto la norma inserita dall’art. 1, comma 28 DDL Alfano dovrebbe essere applicata, secondo un’interpretazione sistematica, alle sole testate registrate e che, quindi, non vi sarebbe alcun pericolo per i siti amatoriali.
La tesi, sostenuta da alcuni colleghi, autorevole, ma forse troppo accademica. La norma non chiara sul punto, scritta male, e il rischio di interpretazioni aberranti molto concreto; a titolo esemplificativo, basti vedere quello che successo a Carlo Ruta, blogger condannato per stampa clandestina, a causa di una norma scritta in modo confuso, come quella sull’obbligo di rettifica.
Le sentenze paradossali sono il frutto di leggi imprecise, inaccurate, proprio come il comma 28 anche a parere di coloro che ritengono la protesta esagerata ed inutile.
Non nascondo, poi, di aver provato sconcerto e stizza leggendo che, secondo alcuni, la critica e la protesta contro il DDL intercettazioni sarebbe un atteggiamento vittimistico che avrebbe l’unico fine di far rimanere la Rete un irresponsabile porto franco.
Ebbene, questo ragionamento mi sembra davvero ardito, non avendo nessun legame con la realt fattuale (oltre che giuridica) e sembrando – pi che altro – teso a sminuire le legittime critiche sollevate nei confronti del provvedimento.
Da avvocato, com’ ovvio, sono abituato a confrontarmi con chi la pensa diversamente da me sostenendo tesi differenti e contrastanti rispetto alle mie; il “pensiero unico” non mai stata la mia realt n la mia aspirazione.
Non posso per fare a meno di rilevare la semplicistica pochezza di questa tesi. Le perplessit avanzate (difficolt di applicazione, eccessiva onerosit per chi gestisce siti amatoriali) non vengono affrontate e superate nel merito; al massimo si evoca lo spettro del Web come Far West, tentando di replicare, nel digitale, quell’operazione “insicurezza” cui si assisito nel mondo reale. Vale a dire, il numero di reati diminuito, ma visto che si parla pi di criminalit la percezione dell’insicurezza maggiore.
Su questo punto bisogna fare (o almeno provare a fare) doverosa chiarezza. Il Web non il Far West, non lo mai stato; ci sono regole giuridiche che devono essere rispettate e gi oggi i blogger (e tutti coloro che usano Internet) sono responsabili per le attivit illecite commesse nel cyberspazio.
Non si pu poi sostenere che l’obbligo di rettifica renderebbe la Rete pi sicura: al contrario, la renderebbe solo pi burocratizzata, meno spontanea e meno ricca di contenuti.
Pensate, ad esempio, all’estensione dell’obbligo di rettifica previsto dalle leggi sulla stampa anche ai contenuti affissi sulla bacheca della parrocchia, oppure per quella dei sindacati sul posto di lavoro; non vi sembrerebbe irrazionale?
Con l’estensione ai blog e siti amatoriali, a mio avviso, succederebbe qualcosa di molto simile.
Del resto che anche la maggioranza di Governo (cio coloro che hanno votato a favore di questo provvedimento alla Camera) sembra consapevole delle criticit dell’obbligo di rettifica cos come introdotto dal DDL Alfano.
Non si spiegherebbero altrimenti i lavori svolti in Commissione alla Camera e l’iniziativa legata all’approvazione di un ordine del giorno ad opera di alcuni autorevoli esponenti del centrodestra.
Un plauso alla finalit dell’iniziativa, ma – dal punto di vista giuridico – l’ordine del giorno non serve a nulla e non impedirebbe le distorsioni dell’obbligo di rettifica (lo ha spiegato perfettamente Guido qui).
L’unica vera strada modificare la norma in sede di emendamento; per questo la protesta di oggi importante: per convincere il Parlamento a modificare la norma, scrivendola pi chiaramente. A tal proposito vi rinnovo l’invito ad aderire alla petizione che abbiamo scritto con l’Istituto delle Politiche dell’Innovazione e che potete sottoscrivere qui.
Ora posso, finalmente, imbavagliarmi
Nel corso degli ultimi giorni si molto discusso in Retedelle pericolose conseguenze che pu avere per la Rete l’obbligo di rettificaintrodotto,per tutti i “siti informatici“, dall’art. 1, comma 28 del Disegno di Legge in materia di intercettazioni approvato dalla Camera dei Deputati e che passa ora all’esame delSenato della Repubblica (ne avevo parlatoqui).
Nei prossimi giorni prover – tempo permettendo – a tornare sullargomento con qualche ulteriore approfondimento per spiegare cosa significherebbe, in pratica, quest’obbligo per tutti i gestori di blog e siti che non siano testate giornalistiche.
Nel frattempo vi segnalo che con l’Istituto delle Politiche dell’Innovazione abbiamo inviato una lettera ai Presidenti dei Gruppi Palamentari del Senato, chiedendo che la norma venga modificata in modo da
chiarire che lobbligo di rettifica di cui al comma 28 dellart. 1 del DDL c.d. Intercettazioni deve applicarsi esclusivamente ai siti informatici di testate telematiche soggette allobbligo di registrazione alla stregua di quanto disposto dalla Legge n. 47 dell8 febbraio 1948 ovvero ai soli siti internet attraverso i quali vengono diffuse informazioni prodotte nellambito di un processo professionale realizzato nellambito di una struttura imprenditoriale e redazionale”.
Abbiamo deciso di rendere pubblico il testo della lettera e di consentire a tutti disostenere la nostra iniziativa: vi invito a firmarla cliccando sul banner qui sotto. Come sosteneva Rodolfo Arata, infatti, la civilt di un popolo si misura “dal grado in cui il pensiero pu esprimersi liberamente“.
La legislazione in materia di diritto delle nuove tecnologie sfugge ormai a qualunque ponderazione ed approfondimento, contraddistinta sempre pi da blitz che indeboliscono le garanzie dei diritti e frenano lo sviluppo delle nuove tecnologie.
Mentre in Rete si parla ancora molto del c.d. “Emendamento D’Alia“, che stato fortunatamente eliminato dalla Camera dei Deputati, il vero rischio per la libert di informazione in Rete rappresentato dal Disegno di legge in materia di intercettazioni che sar votato questo pomeriggio dalla Camera dei Deputati e sul quale il Governo ha posto la questione di fiducia.
Gi nella sua originaria formulazione il provvedimento conteneva una norma che introduceva un obbligo di rettifica per tutti i siti web, blog compresi (nel provvedimento si parla testualmente di “siti informatici“); tale norma, nonostante le proteste e le critiche, stata mantenuta e anche su di essa il Governo ha deciso di porre la questione di fiducia.
L’art. 1, comma 28 del provvedimento – che sar approvato nelle prossime ore – prevede infatti che:
Allarticolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il terzo comma inserito il seguente:
Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dellarticolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilit della notizia cui si riferiscono;omissis
e) dopo il quinto comma inserito il seguente:
Della stessa procedura pu avvalersi lautore delloffesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta.
Appare evidente il pregiudizio che questa norma, se approvata, arrecher alla libert di informazione in rete (il provvedimento non appare felice neanche nella formulazione letterale che creer parecchi problemi in sede applicativa); il tutto, ancora una volta, senza ponderazione e contro il parere degli esperti del settore.
Tutti i blog potrebbero, infatti, essere soggetti alle stesse sanzioni previste per i media tradizionali (sanzione pecuniaria tra i 15 e i 25 milioni di lire).

(foto di De Balie)
Purtroppo, visto che il Governo ha posto la fiducia, non possibile sperare in un momento di resipiscenza e nel ritiro dellemendamento; tuttavia dal momento che il provvedimento, prima dell’approvazione definitiva, deve essere ancora approvato dal Senato auspicabile che la Rete, come gi successo per il DDL Levi e l’emendamento D’Alia faccia sentire la sua voce evitando cos che entri in vigore questa norma.
Sun Tzu, generale cinese vissuto tra il VI e il V secolo a.C., nel suo celeberrimo trattato di strategia militare sosteneva che “il meglio del meglio non vincere cento battaglie su cento, bens sottomettere il nemico senza combattere“. Ebbene, a distanza di 2500 anni questo insegnamento illumina ancora le scelte del nostro legislatore.
Il nemico da combattere non pi rappresentato dall’esercito di uno Stato nemico ma da Internet e dalle nuove tecnologie, “colpevoli” di aprire nuovi spazi per la diffusione di cultura e informazioni e per la libert di espressione.
In questi giorni diverse notizie, non proprio incoraggianti, di problemi legali per i blogger italici.
Sta facendo il giro della blogosfera (e non solo) la notizia della prima condanna di un blogger per “stampa clandestina“. Il Tribunale di Modica (RG) ha, infatti, condannato il noto storico siciliano Carlo Ruta ad una pena pecuniaria con l’accusa di “periodicit non regolare” per il suo blog www.accadeinsicilia.net.
Per motivi diversi un altro blog era stato sequestrato dalla Polizia Postale a seguito di una querela per diffamazione; il problema che per un solo post incriminato l’intero sito stato sottoposto a sequestro divenendo oggetto, di fatto, di una censura preventiva.
Le notizie mi lasciano molto perplesso e, prima di addentrarmi in commenti giuridici, aspetto di leggere il testo dei provvedimenti; certo che certe decisioni sono il frutto di norme scritte male, di difficile interpretazione e applicazione, figlie di una scarsa cultura informatica. L’unica soluzione possibile, se non vogliamo rassegnarci a commentare simili decisioni, quella di riscrivere le regole tenendo conto delle peculiarit e delle potenzialit del Web.
Ma non finisce qui! Via Marco Camisani Calzolari apprendo la vicenda di altro blogger che in post aveva raccontato la sua esperienza, non positiva, di cliente di un mobilificio che, nei commenti, gli ha anticipato un’azione legale con relativa richiesta di 400.00 euro di risarcimento.
Blogger e responsabilit, un tema ricorrente che il legislatore affronter presto. In Italia nell’ambito della controversa riforma dell’editoria prevista per l’autunno mentre, a livello comunitario, il Parlamento Europeo ha elaborato un documento che far sicuramente discutere in quanto ha ad oggetto una discutibile regolamentazione dei blog.
La relazione, firmata dall’eurodeputato Marianne Mikko, ha ad oggetto la concentrazione ed il pluralismo dei mezzi d’informazione nell’Unione Europea ma affronta anche l’aromento dei blog e dei social media.
La Relazione Mikko assegna ai blog un ruolo ambiguo: da un lato questi vengono visti come fattore positivo di dinamismo e innovazione dall’altro “considerando ltres che lo status dei loro autori ed editori, inclusa lo status giuridico, non viene definita indicato chiaramente ai lettori dei weblog, il che fonte di incertezze per quanto riguarda l’imparzialit e l’affidabilit delle informazioni, la protezione delle fonti, l’applicabilit di codici di condotta e l’attribuzione di responsabilit in caso di azioni legali“.
Per ovviare a tale inconveniente la Mikko propone di “creare un marchio di qualit di garanzia” attraverso l’istituzione di un registro in cui ciascun blogger possa (su base volontaria) dichiarare i propri interessi finanziari e professionali.
La relazione Mikko si occupa anche, pi in generale, del fatto che le pubblicazioni commerciali utilizzano sempre pi contenuti prodotti dagli utenti, in particolare contenuti audiovisivi, dietro pagamento di un corrispettivo spesso simbolico, e che ci solleva problemi di concorrenza sleale tra gli operatori del settore dei media.
Per questo motivo la Commissione cultura del Parlamento Europeo valuta con interesse la possibilit di introdurre una vera e propra tariffa per compensi commisurati al valore commerciale dei contenuti prodotti dagli utenti, oltre all’adozione di un vero e proprio codice etico.
Queste le proposte dell’Europarlamento (il testo completo del rapporto reperibile qui) ma la discussione aperta e tutti possono scrivere la propria opinione a questo indirizzo email: web-editor-en@europarl.europa.eu










