Tech.Law: “La censura dei Governi, non di Twitter”

On lun, 30 gennaio 2012, in Articoli, Segnalazioni, Tech.Law, by Ernesto Belisario

Sta facendo molto discutere la scelta di Twitter di cambiare la propria policy, in modo da consentire nel caso in cui le autorit di un Paese lo richiedano di oscurare messaggi di singoli utenti (solo) nel Paese richiedente e non in tutti gli altri.

Da pi parti si gridato alla censura, sabato 28 gennaio si addirittura tenuto il#TwitterBlackout (una sorta di sciopero deiTweets) e numerosi sono coloro che hanno commentato la notizia (tra i tanti, segnalo:Giovanni Boccia Artieri,Fabio Chiusi,Luca Conti eGuido Scorza).

Come cambia la policy di Twitter
Fino ad oggi, quando le autorit di uno Stato segnalavano la contrariet di untweet alle proprie leggi, il rimedio consisteva nel rimuovere quel contenuto a livello globale. Con il cambio della policy, in queste situazioni,Twitter render il contenuto irraggiungibile dagli utenti del Paese richiedente, mantenendolo disponibile nel resto del mondo.
I messaggi rimossi saranno inoltre comunque inseriti in un apposito elenco tenuto sulla pagina del progettoChilling Effectsraggiungibile allindirizzohttp://chillingeffects.org/twitter.

Quella di Twitter non censura
Mi sembra che come gi autorevolmente sostenuto - non sia possibile parlare di censura e che le critiche nei confronti diTwitter siano quantomeno ingenerose. A prescindere dalla relativa semplicit con cui tecnicamente possibile aggirare questo oscuramento selettivo (e volete che quelli diTwitter non lo sappiano?), opportuno svolgere alcune considerazioni.

(Continua a leggere su TechEconomy.it)

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We’re sorry, this video is no longer available

Quante volte ci capitato di leggere questa frase mentre cercavamo di visualizzare un video su YouTube.

Da qualche tempo, per saperne di pi, possibile dare un’occhiata a YouTomb, un progetto di ricerca del MIT Free Culture che ha la finalit di catalogare i video rimossi da YouTube con l’indicazione dei motivi della rimozione (violazione copyright, contenuti non adatti, ecc.).

YouTomb nasce come risposta alla poca chiarezza di YouTube sulla cancellazione dei video: lo scopo del progetto quello di identificare i video rimossi e capire quali sono stati cancellati erroneamente.
Sotto questo profilo la ragione prevalente quella di violazione di copyright fatta valere da case discografiche, network televisivi e legittimi detentori di utilizzazione economica dei video.

Ovviamente il progetto non ha l’obiettivo di renderli ancora disponibili, per ciascun video predisposta una schermata con l’indicazione del periodo per il quale stato visibile, di quante visualizzazioni ha registrato e, ovviamente, del soggetto che ne ha richiesto la rimozione. E’ possibile, ad esempio, guardare quali sono i video di cui la RAI ha chiesto la rimozione.

Il progetto sicuramente interessante perch, oltre a fornire importanti dati statistici, dimostra l’inefficienza del sistema della rimozione: i video rimangono on line molto tempo prima della cancellazione in modo tale che sia molto difficile (se non impossibile) evitarne l’ulteriore circolazione in rete.

YouTomb dimostra, poi, un dato di fatto estremamente preoccupante: negli stati occidentali la censura di Stato (di cui si fa un gran parlare in Rete) stata sostituita dalla censura operata da compagnie private, come YouTube, che controllano quello che le persone possono dire-fare sul web.

A mio parere non se ne parla ancora abbastanza. Per chi fosse interessato, segnalo un bellissimo post che qualche tempo fa Bill Thompson ha scritto sul suo blog.

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