Da oggi la Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana sarā pubblicata solo on line: č infatti cessata il 31 dicembre 2008 la diffusione della versione cartacea. Non si tratta di una notizia inaspettata, la decisione era stata presa molti mesi fa con il Decreto Legge n. 112/2008, convertito nella Legge n. 133/2008 che all’art. 27 (rubricato indicativamente “taglia-carta“) prevedeva l’automatica sostutizione degli abbonamenti cartacei con quelli telematici a partire dal 1.1.2009.

La Gazzetta Ufficiale abbandona la carta, quindi, ma c’č poco di che rallegrarsi; non si tratta della nostalgia di chi ha passato ore a studiare leggi e decreti sulla carta stampata dal Poligrafico dello Stato. Le vicende della Gazzetta Ufficiale sono sintomatiche di come si informatizza la Pubblica Amministrazione italiana: il digitale viene usato solo perchč ha costi inferiori rispetto al cartaceo, nessuna riflessione č fatta sugli impatti organizzativi della digitalizzazione nč sui benefici che potrebbero ricavarne cittadini e imprese.

L’art. 27 della Legge n. 133/2008 č chiaro, il cartaceo č abbandonato “al fine di ridurre i costi di produzione e distribuzione“, dirottando i fruitori della versione cartacea verso quella digitale disponibile giā da qualche tempo. Versione che ha suscitato molte perplessitā: il formato č di difficile accesso e la consultazione č gratuita solo per sessanta giorni dopo la pubblicazione.

Qualche anno fa, insieme ad autorevoli giuristi, ho firmato una lettera aperta (rimasta senza risposta) al Ministro dell’innovazione dell’epoca in cui si chiedeva che la Gazzetta Ufficiale fosse sempre disponibile gratuitamente per i cittadini, senza limiti di tempo. L’attuale modalitā non appare infatti degna di una moderna democrazia e mi ricorda il comportamento di Dionisio, antico tiranno di Siracusa, che appendeva sui muri pių alti della cittā le leggi da lui emanate in modo da rendere difficile ai cittadini conoscerle e applicarle; in tal modo egli poteva sempre punirli per il mancato adempimento.

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Diritto 2.0 e' curato da Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie.