In questi giorni cade una ricorrenza: la Legge sul Diritto d’Autore (Legge 22 aprile 1941, n. 633) ha compiuto 68 anni; eppure c’è ben poco da festeggiare. E non solo perchè gli anni cominciano a farsi sentire, ma anche perchè i “ritocchi” a cui la Legge è stata sottoposta negli ultimi anni non sembrano ben riusciti, e quelli che dovrebberero essere adottati in futuro appaiono ancora peggiori.

Sia chiaro, non penso che il diritto d’autore abbia fatto il suo tempo, tutt’altro! Credo, però, che le leggi debbano prendere atto di come la rivoluzione tecnologica ha cambiato il modo di fruire delle opere protette, tanto che la “vecchia” disciplina non va più bene neanche ai titolari dei diritti, figuriamoci ai consumatori e agli utenti.
E’ di qualche giorno fa la dichiarazione di Paulo Cohelo che non solo – attraverso un blog – indica i link per scaricare gratuitamente i suoi libri, ma ha pubblicamente ammesso che il peer to peer, lungi dall’averlo penalizzato, gli ha fatto vendere ancora più copie.

Link: DLD08 - Day1 - Creating universes

Questo dimostra come autori, consumatori e parte degli operatori del mercato hanno ormai preso atto della rivoluzione tecnologica. E il diritto? Leggendo le notizie di questi giorni ho pensato che il diritto è in mostruoso ritardo.
Se è normale che il diritto arrivi necessariamente dopo i fenomeni sociali che va a regolamentare, in questo settore il ritardo è oltremodo grave; si tratta di un ritardo nel comprendere i fenomeni che si traduce nell’incapacità di dettare soluzioni normative adeguate. E’ un fenomeno mondiale, che in Italia assume contorni ancora più preoccupanti.

Un paio di esempi.
Gran parlare si è fatto del caso The Pirate Bay a seguito della condanna del Tribunale di Stoccolma; concordo sul fatto che si tratta di un brutto segnale ma, almeno, la risposta (sbagliata) è arrivata in tempi tutto sommato rapidi. Come molti ricorderanno, anche in Italia la Baia dei Pirati è impegnata in un procedimento penale: sul sequestro disposto dal Tribunale di Bergamo nell’agosto del 2008 e annullato qualche settimana dopo, sarà chiamata a pronunciarsi definitivamente la Corte di Cassazione… ma solo il 29 settembre 2009. Nel frattempo, a quanto mi risulta, le indagini preliminari non sono ancora chiuse.

Con le leggi non va meglio, mentre l’Europa e la stessa Francia hanno bocciato la c.d. dottrina Sarkozy (che prevede il distacco dalla Rete per chi si renda responsabile di violazioni del copyright) l’Italia rischia di essere l’unico Paese a recepirla acriticamente.
Così come il nostro richia di rimanere l’unico Paese che sceglie il c.d. “bollino” come strumento contro la pirateria multimediale.
Il Governo ha infatti deciso di ripristinare, addirittura retroattivamente, l’obbligo del c.d. contrassegno già dichiarato illegittimo dalla Corte di Giustizia Europea.
Con il decreto n. 31/2009 (entrato in vigore proprio il 21 aprile 2009), lo Stato Italiano – incurante delle critiche – non solo ha deciso di continuare a combattere la pirateria attraverso uno strumento obsoleto, ma addirittura ha esteso l’obbligo di apposizione del contrassegno anche ad altri supporti come memorie USB e SD card, con un provvedimento, di difficile attuazione, che creerà ulteriori problemi non solo a imprese e consumatori, ma all’intera industria culturale italiana.

Non mi sembra un bel modo per festeggiare un compleanno.

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Riprendo a postare dopo una (lunga) pausa per commentare una notizia passata quasi sotto silenzio.
In base all’art. 68, comma 6, del Decreto Legge n. 112/2008 (convertito nella Legge n. 133/2008) l’Alto Commmissario per la lotta alla contraffazione è stato soppresso e ha cessato ogni attività dal 23 agosto 2008. L’Ente, istituito soltanto nel 2005, aveva importanti compiti anche in materia di informatica e nuove tecnologie: monitoraggio e raccolta dati della contraffazione; sorveglianza sulle attività di prevenzione e repressione della stessa; coordinamento ed indirizzo delle politiche e delle strategie per la tutela della proprietà industriale ed intellettuale; studio ed elaborazione di misure normative e amministrative per la tutela della proprietà intellettuale ed industriale; assistenza alle imprese vittime della contraffazione.

A fronte della soppressione, il Ministero per lo Sviluppo Economico si è però affrettato a comunicare che è stato attivato un call center dedicato ed una mail al servizio di consumatori ed aziende che potranno rivolgersi per chiarimenti, assistenza e segnalazioni.

Questa notizia rappresenta in modo evidente come l’attività legislativa in materia di diritto d’autore non segua un disegno preciso ma sia improntata ad una pericolosa e preoccupante improvvisazione.
Mi limito a poche, brevi considerazioni. Indubbiamente i temi del delicatissimo rapporto tra diritto d’autore, proprietà intellettuale e nuove tecnologie sono di strettisima attualità e meritano risposte istituzionali adeguate. Ed invece sembra che il Governo non abbia nè un disegno nè un progetto in materia. Nessuna politica sul diritto d’autore: nel nostro paese se ne occupano le associazioni di categoria (delle case discografiche, delle software houses) ma non lo Stato.

La mia non è una difesa del Commissario per la lotta alla contraffazione, ma la constatazione che la soppressione dell’organismo (genericamente motivata con esigenze di riduzione della spesa) è avvenuta senza alcuna valutazione sulla funzionalità e sull’attività dell’Autorità.  Tale scelta desta perplessità ancora maggiori se solo si legge il comunicato stampa del Ministero dello Sviluppo Economico: se qualcuno si illude (o vuole farci illudere) che i problemi della pirateria e della contraffazione possano essere risolti con un call center evidentemente non ha compreso l’importanza di un punto di riferimento istituzionale competente e specializzato che possa occuparsi di diritto d’autore e proprietà industriale in modo completo e lontano dagli interessi di parte.

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Diritto 2.0 e' curato da Ernesto Belisario, avvocato ed esperto in diritto delle nuove tecnologie.