Operazione trasparenza, come molti sanno, non il titolo dell’ultimo film di James Bond, ma il nome di uno dei primi atti posti in essere dal Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, On. Renato Brunetta.
L’Operazione fu varata nel maggio 2008 con la pubblicazione sul sito Internet del Ministero dei dati relativi al personale, di organigrammi, numero di dirigenti, retribuzioni lorde, telefono, e-mail e curricula dei dirigenti, nonch dei tassi di assenza per ufficio.
Molte di queste informazioni erano gi pubbliche per legge (ai sensi degli artt. 54 D. Lgs. n. 82/2005 e 1, comma 593, Legge n. 296/2006) ma con con la Legge n. 69/2009 che l’Operazione Trasparenza stata resa obbligatoria per tutti gli Enti; in particolare, l’art. 21, comma 1, ha previsto che ciascuna Amministrazione
ha l’obbligo di pubblicare nel proprio sito internet le retribuzioni annuali, i curricula vitae, gli indirizzi di posta elettronica e i numeri telefonici ad uso professionale dei dirigenti e dei segretari comunali e provinciali nonch di rendere pubblici, con lo stesso mezzo, i tassi di assenza e di maggiore presenza del personale distinti per uffici di livello dirigenziale.
Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di questa norma scattata la corsa all’adeguamento da parte dei diversi Enti che hanno inserito nei propri siti istituzionali le informazioni sopra menzionate.
Con riferimento alle modalit della pubblicazione, in un interessante post, Vittorio Pasteris ha segnalato come molte Amministrazioni (centrali e locali), con un accorgimento tecnico che riguarda il file robots.txt, impediscono l’indicizzazione delle pagine relative all’Operazione Trasparenza da parte dei motori di ricerca; tale accorgimento, lungi dall’essere nascosto, poi suggerito in modo “trasparente” sul sito del Ministero in un’apposita pagina dedicata all’applicazione della Legge n. 69/2009.
In tanti hanno commentato questa segnalazione, valutando l’accorgimento tecnico relativo al file robots.txt come tentativo di manipolazione volto a frustrare, di fatto, gli oblietivi di trasparenza tanto sbandierati.
L’indagine di Pasteris sicuramente interessante e trovo assolutamente opportuno tenere alta l’attenzione sui siti Web della Pubblica Amministrazione, ma tali analisi non mi trovano d’accordo.
Chi mi legge sa che in passato sono stato critico con le modalit con cui l’Operazione Trasparenza stata condotta (ne ho parlato qui e qui) ma, in questo caso, ritengo che le accuse di voler nascondere i dati non siano condivisibili.
In primo luogo, infatti, va rilevato che la norma relativa all’Operazione Trasparenza ha un alto livello di applicazione; altri sono i casi in cui le Amministrazioni non si sono fatte scrupolo di disattendere completamente il dettato normativo (basti pensare all’obbligo di indicare la casella di PEC nell’home page di ogni sito istituzionale contenuto nella stessa Legge n. 69/2009, all’art. 34, e rimasto lettera morta).
E poi, non pu farsi a meno di rilevare come la cautela relativa al file robots.txt appaia assolutamente doverosa al fine di garantire il rispetto della normativa in materia di riservatezza dei dati personali.

(Immagine di sicaholic)
Vale la pena di ricordare, infatti, che proprio in corrispondenza dell’avvio dell’Operazione Trasparenza il Garante per la Protezione dei Dati Personali stato investito di numerosi quesiti. Sul punto – in modo del tutto condivisibile – l’Autorit con Nota del 12 giugno 2008 ha sottolineato la necessit di predisporre
idonei accorgimenti volti a consentire forme proporzionate di consultabilit dei dati, prevedendo in particolare elenchi relativi a singole amministrazioni, consultabili distintamente (anche sulla base di eventuali link a siti web delle amministrazioni medesime), senza che per gli utenti sia possibile modificarli agevolmente o reperire direttamente dati mediante motori di ricerca.
Da un punto di vista giuridico, infatti, la circostanza che un determinato dato sia pubblico non significa che lo stesso possa essere diffuso in modo indiscriminato; sul punto deve necessariamente essere effettuato un contemperamento tra le contrapposte esigenze di conoscenza da parte dei cittadini e quelle di riservatezza dei soggetti cui i dati si riferiscono.
Si tratta di un principio del tutto pacifico in dottrina e affermato in pi di un provvedimento dello stesso Garante Privacy (su tutti segnalo l’importantissima Deliberazione n. 17/2007 che consultabile qui).
Alla luce di tali canoni, anche al fine di evitare contenzioso e pretese risarcitorie, le Amministrazioni devono sempre rispettare il principio di proporzionalit sancito dall’art. 11 del Codice Privacy (D. Lgs. n. 196/2003), ponendo attenzione anche al “diritto all’oblio” degli interessati. Infatti, l’indicizzazione dei dati dell’Operazione Trasparenza da parte dei motori di ricerca potrebbe comportare un sacrificio sproporzionato dei diritti dei soggetti cui i dati stessi si riferiscono. Non deve essere sottovalutato che, attraverso i motori di ricerca, potrebbe essere ricostruito un numero ingente di dati riferiti a questi soggetti (pi o meno aggiornati e di natura differente) per motivi del tutto diversi da quelli di trasparenza dell’Amministrazione.
Di conseguenza, in considerazione del sempre maggiore ruolo che avranno i siti Web della PA, la cautela relativa al file robots.txt mi sembra un segnale positivo di attenzione nei confronti della riservatezza degli interessati, i cui dati sono comunque pubblici e resi consultabili sui siti delle singole Amministrazioni.
Rispettare la normativa in materia di privacy non signirica avere qualcosa da nascondere (o, peggio, voler nascondere qualcosa), ma semplicemente avere riguardo ai diritti e agli interessi di tutti.
Sabato scorso, nel corso di una conferenza stampa, il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione ha presentato l’Operazione Trasparenza che consiste nella divulgazione, sui siti delle PA interessate, di recapiti telefonici ed email, curricula, retribuzioni e statistiche sulle assenze del personale del Ministero.
L’operazione stata accolta con interesse e favore dall’opinione pubblica e io stesso ho creduto che potesse essere una svolta per l’e-government nostrano.
E invece, a guardare meglio, “il Re nudo!“.
Innanzitutto sono deludenti i dati pubblicati: si tratta di dati parziali e, ad esempio quelli sulle assenze, sono statistiche, dati aggregati per ufficio. Quindi nulla ci dicono sulle assenze del singolo.
Il motivo? Ovviamente la privacy!
E qui si apre un altro capitolo dolente dell’Operazione. Sono sotto gli occhi di tutti le implicazioni che la pubblicazione via internet di questi dati ha sulla riservatezza dei soggetti interessati. Sul punto il Ministro ha affermato di aver avviato un confronto con il Garante dell Privacy e che l’operazione conforme alla normativa vigente. Il Garante, invece, tace; o almeno sul suo sito non v’ traccia di alcun interessamento formale. E la memoria corre ad un episodio recente: la pubblicazione dei redditi sul sito dell’Agenzia delle Entrate. In quel caso ci ricordiamo il tempestivo e netto intervento del Garante. Viene da chiedersi come mai, invece, in questo caso l’Autorit sembri disinteressarsi del caso in questione.
Di sicuro non mancano i profili problematici come ha prontamente notato l’ottimo Guido Scorza.
Prima di esprimermi sui profili pi prettamente giuridici della vicenda, vorrei qualcuno mi chiarisse alcuni aspetti:
1) Il Garante stato investito formalmente della questione? Nella querelle con l’Agenzia delle Entrate ha rivendicato un coinvolgimento doveroso e preventivo.
2) Il quadro giuidico vigente consente la pubblicazione su sito internet degli stipendi di dirigenti e dipendenti? Nel procedimento nei confronti dell’Agenzia delle Entrate il Garante ha distinto tra dato pubblico e dato pubblicabile su internet;
3) Se le informazionisono pubbliche e pubblicabili perch il Ministro ha affermato che la diffusione dei dati stata autorizzata da ogni dirigente?
4) L’autorizzazione data dai dipendenti stata preceduta da informativa idonea sulle modalit di publicazione?
A mio parere per iniziare una vera operazione trasparenza Ministro e Garante dovrebbero rendere pubbliche le risposte a queste domande.
Quello iniziato dal Ministero della Funzione pubblica un cammino importante ed auspicabile che l’esempio sia seguito dalle altre amministrazioni. Perch ci accada anche gli atti propedeutici devono essere resi pubblici.








