Google Plus e la privacy: prime impressioni

On sab, 2 luglio 2011, in Privacy, Social Networks, by Ernesto Belisario

Da due giorni sul Web si parla quasi esclusivamente della notizia del lancio di Plus, il nuovo social network di Google. Dal momento che il servizio ancora in beta, in tanti (tra cui il sottoscritto) si sono affrettati a procurarsi un invito per provare quello che stato definito come l’anti-Facebook.

Ovviamente qui non troverete recensioni o prove sul campo di Google+ che prendano in considerazione virt e vizi del nuovo social network (che, nei prossimi giorni, pubblicher su LeggiOggi nell’ambito degli approfondimenti dedicati a “Social Networks per avvocati”).

Da avvocato, infatti, oltre alle funzionalit ero interessato a leggere i termini del servizio (il passaggio cui, di solito, si riservano pochi secondi cliccando con fede cieca su Prosegui); in particolare cera molta attenzione sulla riservatezza dei dati degli utenti e, in generale, sulle implicazioni in materia di privacy.

Privacy e social networks: “relazione complicata”

La riservatezza degli utenti (e dei loro dati) diventata terreno di scontro nella battaglia tra vecchi e nuovi social networks; tanto pi che la privacy, si sa, non mai stata un punto di forza n di Facebook n di Google.

Non un mistero, infatti, che uno dei timori che frena l’ulteriore sviluppo del social network fondato da Mark Zuckerberg (anche lui in questi giorni alla scoperta di G+) sia proprio la privacy. In teoria, Facebook consente una buona personalizzazione rispetto alle opzioni privacy di base, ma pochi lo sanno e il fatto che tali opzioni siano state introdotte solo in un secondo momento (e cambino spesso la loro collocazione nella pagina dell’account) costato caro a FB in termini di fiducia da parte degli utenti.

Anche per Google, nelle sue (non fortunate) precedenti esperienze social, la privacy degli utenti ha riservato alcuni problemi; basti pensare a Google Buzz che consentiva la condivisione – non autorizzata – di contenuti degli utenti con contatti automaticamente estrapolati dalla propria rubrica.

Ebbene, memori di questi errori, dalle parti di Google non fanno mistero di aver puntato proprio sulla privacy degli utenti nel realizzare G+; il meccanismo semplice: i contatti vengono suddivisi in “cerchie” (amici, famiglia, lavoro, ecc.) in modo da scegliere con chi condividere le singole informazioni (aggiornamenti di stato, foto, video, link).

Le norme sulla privacy di Google+

Sono andato a leggere le “Norme sulla privacy di Google+” (disponibili qui) per vedere se tale intenzione fosse stata trasfusa nella policy di questo nuovo servizio. Il documento molto pi sintetico (circa 1.000 parole) rispetto a quello analogo di Facebook (circa 6.000 parole); la maggiore brevit dovrebbe essere un fattore positivo, ma – purtroppo – sinteticit non significa sempre chiarezza.

Ad esempio, in uno dei primi passaggi della policy si legge

Registreremo le informazioni relative all’attivit dell’utente, ad esempio i post per cui inserisce un commento e gli utenti con cui interagisce, per ottimizzare l’esperienza di tutti gli utenti con i servizi Google.

Cosa significhi “ottimizzare l’esperienza di tutti gli utenti con i servizi Google” non dato sapere, anche perch alla specifica domanda posta da Wired, Big G stata altrettanto evasiva.

Ulteriore punto interessante quello riguardante “Foto e video” degli utenti; in particolare, previsto che

Se si carica una foto o un video in Google+, il contenuto verr archiviato in un album web Picasa e verr attivato il prodotto Picasa Web Album per l’account Google dell’utente, se l’utente non ha ancora utilizzato Picasa. Per utilizzare Picasa, necessario attenersi alle Norme sulla privacy di Picasa, oltre alle norme sulla privacy di Google+. Se non si desidera archiviare i metadati, ad esempio i dettagli delle foto, insieme alle foto e ai video, rimuoverli prima di caricare i contenuti.

Questo significa che se l’utente di G+ aveva gi un album di foto su Picasa questo diviene automaticamente visibile (in chiaro) nel suo profilo sul social network.
Sempre in relazione a Picasa, alcuni utenti hanno segnalato un bug particolarmente grave per chi utilizza la versione mobile di G+ su Android: ogni foto scattata viene automaticamente caricata su Picasa (sia pure in un album privato) e anche se cancellata dal dispositivo non viene automaticamente rimossa da Picasa.

Procedendo nella lettura, colpisce il paragrafo intitolato “CONDIVISIONE”:

possibile scegliere il destinatario dei contenuti condivisi in Google+. Tutti i destinatari di un post possono essere in grado di vedere alcune informazioni sulle altre persone che lo hanno ricevuto. I partecipanti a una conversazione di gruppo possono visualizzare la cronologia di tale conversazione (inclusi i partecipanti aggiunti alle conversazioni di gruppo nella funzionalit Huddle del cellulare). Inoltre, opportuno ricordare che quando si condivide un contenuto tramite Google+, chiunque lo riceva potr condividerlo con altri.

Proprio a questa clausola fa riferimento un bug segnalato da molti utenti (tra cui Tim Bradshaw sul blog del Financial Times) relativo al “re-sharing” (alla possibilit, cio, di condividere i contenuti postati da altri utenti).
Facciamo un esempio: posso scegliere di condividere una foto soltanto con una delle mie cerchie (cio soltanto con alcuni dei miei contatti), ma – a sua volta – uno degli utenti che fa parte di quella cerchia pu decidere di ri-condividerlo con tutti i suoi contatti, frustrando – di fatto – la mia volont di mostrare quel contenuto soltanto ad alcune persone.
Si tratta di un bug che in grado di incrinare la fiducia nei confronti di questo social network, anche perch non possibile disabilitare il “re-sharing” prima di postare (lo si pu fare solo successivamente); a ci si aggiunga che gli utenti ne hanno scarsa consapevolezza, mentre hanno la (erronea) percezione che la diffusione di quei contenuti sia limitata solo alle cerchie.

Meritano infine di essere segnalate anche due ulteriori clausole.
La prima, relativa ai tag, prevede che non ci sia la possibilit di evitare di essere taggati preventivamente in quanto:

Se qualcuno tagga l’utente in una foto o un video condiviso, l’utente pu rimuovere il tag.

La seconda, in modo alquanto generico, prevede che:

Se gli amici dell’utente utilizzano delle applicazioni, possibile che queste siano in grado di accedere ai contenuti e alle informazioni relative all’utente che sono visibili agli amici.

Come se ci non bastasse, come segnalato da Roberta Milano, una delle prime schermate che appaiono all’utente recita testualmente:

Google+ in fase di prova con accesso limitato. Non sempre le cose funzionano come previsto. Utilizzando questo prodotto ancora in fase di prova, sei responsabile della protezione di te stesso e dei tuoi dati da qualsiasi rischio, compresa la perdita di dati o la loro divulgazione.

Conclusioni

Mi sembra chiaro, quindi, che – al momento – in materia di privacy G+ non sia poi cos diverso da Facebook e, del resto, non ci si poteva aspettare qualcosa di diverso. I social networks fanno la loro fortuna sulla condivisione e le impostazioni restrittive sulla privacy tendono ad inibire la condivisione.

Tuttavia sarebbe opportuno che Google, proprio per garantire il successo di questo progetto, in futuro sia pi chiara e trasparente per quel che concerne la privacy, fornendo all’utente il (preventivo) controllo totale di tutte le informazioni che lo riguardano.

In attesa che ci accada, auspicabile un uso molto responsabile da parte degli utenti, con la consapevolezza delle insidie per i propri dati. In rete ci sono gi diversi tutorial su come settare le impostazioni privacy di Google+: prima di postare alle vostre cerchie, dateci un’occhiata :-)

UPDATE del 5 luglio 2011
I problemi segnalati in relazione a Picasa sembrano risolti in quanto:
a) gli album preesistenti non diventano pi pubblici;
b) l’applicazione G+ per Android, alla prima schermata, chiede all’utente se vuole abilitare l’upload istantaneo.

Tuttavia, Vincenzo Cosenza mi segnala questo ulteriore aspetto: se faccio un post e ne limito la visibilit ad una cerchia, le persone cui destinato il post possono vedere, cliccando su limited (in italiano “con restrizioni”), tutte i nomi degli altri. Potrebbe essere un problema, in quanto l’utente ha la convinzione che la composizione delle proprie cerchie rimanga sconosciuta agli altri utenti, mentre in questo caso i destinatari di un messaggio sono – di fatto – visibili come nel caso di una email con tanti destinatari indicati nel campo “A” o “Cc”.

Google+

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E’ notizia di pochissimi minuti fa: tre dirigenti di Google sono stati condannati dal Tribunale Penale di Milano per violazione della privacy nell’ambito del noto caso “Vividown” relativo alla pubblicazione di un video che mostrava un minore affetto da sindrome di Down insultato e picchiato da quattro studenti.

Ancora non sono disponibili le motivazioni della sentenza, bisogner attendere qualche mese; non bisogna per attendere per iniziare a preoccuparsi per il momento che sta attraversando la Rete italiana tra progetti di legge inadeguati (basti pensare al Decreto Romani e all’obbligo di rettifica per i blog che nelle prossime settimane potrebbe passare nell’ambito del c.d. DDL intercettazioni) e pronunce giudiziarie discutibili (il nuovo sequestro di The Pirate Bay, la pronuncia sul caso Mediaset-Youtube e, appunto, la sentenza Vividown).

20 sept.'08: Neo-censorship
(Immagine di De Balie)

Sono peggio le leggi o le sentenze?

Indubbiamente, in questo momento, il diritto non alleato della tecnologia nel nostro Paese; non colpa del legislatore o dei giudici … norme e sentenze sono il fedele specchio della nostra societ: arretrata e tecnofoba.

Il diritto dovrebbe essere risorsa e, invece, si sta tramutando in un enorme ostacolo allo sviluppo; viene alla mente quel passaggio del Faust in cui Goethe scriveva “Leggi e diritti si ereditano come uneterna malattia. Si strascinano da una generazione allaltra. Si propagano di luogo in luogo, piano piano. La ragione diventa assurdit, il pubblico vantaggio una calamit; che disgrazia essere un postero!

Tutti coloro che hanno a cuore l’innovazione nel nostro Paese sono chiamati a rimboccarsi le maniche per invertire la tendenza. Da dove cominciamo?

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Chrome: Google cambia la licenza

On ven, 5 settembre 2008, in Blogging, Copyright & Open Source, Privacy, by Ernesto Belisario

Negli ultimi due post avevo espresso le mie perplessit su alcune clausole della licenza d’uso di Chrome, il nuovissimo browser di Google, auspicando una revisione dell’EULA.

Ebbene le preoccupazioni di tutta la blogosfera hanno gi spinto Google a cambiare una delle clausole in questione. Com’era prevedibile, la prima modifica stata quella relativa alla clausola che pi di tutte rischiava di compromettere la diffusione di Chrome, il famigerato articolo n. 11.1 in cui si prevedeva che “inviando, pubblicando o visualizzando i Contenuti, lutente concede a Google una licenza perenne, irrevocabile, internazionale, non soggetta a diritti dautore e non esclusiva per riprodurre, adattare, modificare, tradurre, pubblicare, eseguire in pubblico, visualizzare pubblicamente e distribuire qualsiasi Contenuto inviato, pubblicato o visualizzato su o tramite i Servizi.

Google, attraverso il suo blog ufficiale, ha comunicato che la clausola stata cambiata eliminando la strana e pericolosa licenza.

11. Content license from you

11.1 You retain copyright and any other rights you already hold in Content which you submit, post or display on or through, the Services.

Di seguito riporto la screenshot con la clausola cos come modificata (anche se – stranamente – la data del documento rimane il 15 agosto 2008).

La nuova EULA di Google Chrome

La modifica della clausola avvenuta soltanto nella versione della licenza in lingua inglese che, in base all’art. 3.1, quella che regola il rapporto con l’utente (la traduzione serve soltanto per fornire una maggiore comprensione) e Big G fa sapere che per le modifiche in tutte le altre lingue sar necessario qualche tempo.

La nuova sintetica formulazione della clausola prevede che l’utente sia titolare non solo del copyright ma di tutti i diritti sui contenuti inviati, pubblicati o visualizzati attraverso Chrome, senza possibilit per Google di riutilizzarli in qualunque maniera. Questa versione si applicher retroattivamente a tutte le copie di Chrome precedentemente installate.

Google, attraverso Rebecca Ward (Senior Product Counsel di Chrome), ha affermato che l’errore consistito nell’usare per il browser la stessa EULA degli altri servizi Google. I dubbi per sono leciti: davvero una societ come Google copia&incolla una licenza? Oppure Google ha tentato di aprire una nuova frontiera nel campo delle licenze del software?
Quella iniziata da Google, infatti, pu diventare una vera e propria prassi nel mondo delle EULA; lo staff del sito Betanews ha fatto l’elenco di alcuni servizi on line che gi oggi adottano clausole simili a quella appena modificata da Google.

Inoltre, per il momento, nessuna modifica stata apportata alle clausole 12 (Aggiornamento del software) e 17 (Pubblicit) di cui ho parlato qui.

Anche queste sono destinate a diventare uno standard per il software?

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Google Chrome: ancora sulla licenza d’uso

On mer, 3 settembre 2008, in Diritto d'autore, Miscellanea, by Ernesto Belisario

Nel precedente post ho esposto alcune perplessit in relazione all’EULA di Google Chrome, il nuovissimo browser di cui tutti parlano.

Troppo concentrato sulle tematiche relative alla privacy, ho colpevolmente trascurato una stranissima, e potenzialmente pericolosa, clausola in materia di copyright.

11. Licenza sui Contenuti concessa dall’utente

11.1 L’utente proprietario del copyright e di qualsiasi altro diritto gi posseduto sui Contenuti inviati, pubblicati o visualizzati su o tramite i Servizi. Inviando, pubblicando o visualizzando i Contenuti, l’utente concede a Google una licenza perenne, irrevocabile, internazionale, non soggetta a diritti d’autore e non esclusiva per riprodurre, adattare, modificare, tradurre, pubblicare, eseguire in pubblico, visualizzare pubblicamente e distribuire qualsiasi Contenuto inviato, pubblicato o visualizzato su o tramite i Servizi. Detta licenza ha il solo scopo di autorizzare Google a visualizzare, distribuire e promuovere i Servizi e pu essere revocata per alcuni Servizi, come definito nei Termini aggiuntivi dei Servizi in oggetto.

11.2 L’utente conviene che detta licenza includa un diritto per Google di rendere tali Contenuti disponibili per altre aziende, organizzazioni o altri soggetti con cui Google abbia rapporti per la fornitura di servizi diffusi e di utilizzare tali Contenuti in relazione alla fornitura di tali servizi.

11.3 L’utente riconosce che Google, nell’esecuzione delle operazioni tecniche necessarie per fornire i Servizi ai propri utenti, pu (a) trasmettere o distribuire i Contenuti dell’utente su varie reti pubbliche e con vari mezzi e (b) apportare ai Contenuti dell’utente le modifiche necessarie per renderli conformi ai requisiti tecnici delle reti, dei dispositivi, dei servizi o dei mezzi di connessione. L’utente accetta che tale licenza dovr autorizzare Google a intraprendere tali azioni.

11.4 L’utente conferma e garantisce a Google di disporre di tutti i diritti, del potere e dell’autorit necessari per concedere la suddetta licenza.

In pratica, in base a questa clausola, l’utente mantiene il copyright e i diritti sui contenuti generati attraverso il browser (basti pensare al post di un blog) ma concede a Google il diritto di distribuire quel contenuto anche per finalit lucrative.

Questa clausola, che riproduce quella contenuta in altre licenze di servizi Google, non mi sembra trovi precedenti per un browser (che ricordi n in Firefox n in Internet Explorer ce n’ di simili) e rischia di frenare notevolmente la diffusione di Chrome.

Secondo Chris Mellor molti amministratori di sistema potrebbero, per questo motivo, bandire il nuovo browser dai propri network per garantire la doverosa riservatezza dei dati aziendali.

Anche alcuni bloggers sono gi sul piede di guerra e minacciano di non usare Chrome, paventando il rischio che qualunque informazione e contenuto veicolato attraverso il browser, (ad esempio password e informazioni finanziarie) possa essere pubblicato da Google.

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Google Chrome: leggiamo la licenza d’uso

On mer, 3 settembre 2008, in Miscellanea, Privacy, by Ernesto Belisario

Da ventiquattr’ore sul web si parla quasi esclusivamente della notizia del lancio di Chrome, il nuovo browser di Google. Dopo una breve attesa ed una seguitissima presentazione, in tanti (tra cui il sottoscritto) si sono affrettati a scaricare ed installare quello che stato definito “il browser del futuro”.

Ovviamente qui non troverete recensioni o “prove sul campo” di Chrome (di cui la blogosfera gi piena) che prendano in considerazione virt e vizi del nuovo programma.

Da avvocato, infatti, oltre alle funzionalit (che al mio occhio non tecnico sembrano decisamente buone) ero pi interessato a leggere i termini del servizio (il passaggio cui, di solito, si riservano pochi secondi cliccando con fede cieca su “Prosegui“); in particolare c’era molta attenzione sulla riservatezza dei dati della navigazione e, in generale, sulle implicazioni in materia di privacy (ne aveva parlato Daniele Minotti qui).

La licenza (disponibile qui) doverosamente lunga ma ci sono due clausole sulle quali si appuntata la mia attenzione e che vi segnalo.

12. Aggiornamenti software

12.1 Il Software utilizzato dall’utente pu scaricare e installare automaticamente aggiornamenti resi disponibili di volta in volta da Google. Tali aggiornamenti sono studiati per migliorare, potenziare e ulteriormente sviluppare i Servizi e possono assumere la forma di correzioni bug, funzioni potenziate, nuovi moduli software e versioni completamente nuove. L’utente accetta di ricevere tali aggiornamenti (e autorizza Google a fornirli) come parte dell’utilizzo dei Servizi.

In sostanza Google si riserva il diritto di installare automaticamente gli aggiornamenti, siano essi correzioni necessarie a correggere bug o a potenziare il software; il tutto senza che l’utente abbia la possibilit di intervenire.

17 Pubblicit

17.1 Alcuni Servizi sono finanziati dalle entrate derivanti dalla pubblicit e possono visualizzare annunci pubblicitari e promozioni. Tali annunci pubblicitari possono essere mirati al contenuto delle informazioni memorizzate nei Servizi, a ricerche effettuate tramite i Servizi o ad altre informazioni.

17.2 Lo stile, le modalit e l’ambito degli annunci di Google sui Servizi sono soggetti a modifica senza specifico preavviso all’utente.

17.3 In considerazione della concessione da parte di Google all’utente dell’accesso e dell’uso dei Servizi, l’utente accetta che Google possa inserire tali annunci pubblicitari sui Servizi.

Sembra chiaro, quindi, che Chrome conservi molte informazioni e che questi dati potranno essere utilizzati per la personalizzazione di annunci pubblicitari che tengano conto delle abitudini di navigazione di ogni singolo utente. La formulazione della clausola, che riprende quelle degli altri servizi di Google, desta qualche perplessit sotto il profilo della tutela della privacy e, probabilmente, lecito attendersi una licenza 2.0 che, messa da parte la fretta dell’inaspettato lancio, tenga in considerazione le peculiarit del browser rispetto agli altri servizi di “Big G”.

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