Nel corso delle ultime settimane, ho notato una crescente attenzione per le tematiche legate all’innovazione del settore pubblico che, da argomento di nicchia, sono diventate ormai un tema di interesse generale.
Di cosa significhi “Governo 2.0” e di quali siano i motivi per cui le amministrazioni debbano utilizzare le nuove tecnologie ho parlato nel corso di un intervista che Pietro Plastina mi ha fatto nel corso della trasmissione “Prima di tutto” di Radio 1 RAI.
Nella speranza di fare cosa gradita, qui sotto riporto l’intervista. Buon ascolto!
“Governo 2.0″ from Ernesto Belisario on Vimeo.
Sono passate solo poche ore dallaudizione del Ministro Tremonti davanti al Parlamento, ma il giudizio gi unanime: le soluzioni prospettate appaiono fumose e, comunque, insufficienti a far compiere allItalia quello scatto che tutti si aspettano in termini di credibilit, affidabilit e competitivit.
In uno dei momenti pi difficili degli ultimi anni, non sfugge a nessuno che lannunciare (senza presentare concretamente) un provvedimento che come soluzione alla crisi economica preveda tagli agli stipendi dei dipendenti pubblici e libert di licenziare, sia figlio di una concezione superata del mondo, oltre che del modo di fare politica di bilancio.
Nel 2011, nel bel mezzo della rivoluzione deisocial media, quando tutti i settori della nostra vita sono stati gi profondamente stravolti dalle tecnologie info-telematiche, le riforme non possono avvenire senza vera innovazione.
Sotto questo profilo,lerrore compiuto dal Ministro Tremonti (e dal Governo tutto) duplice: di metodo e di merito.
Nel corso degli ultimi anni, i siti Web delle Pubbliche Amministrazioni hanno acquisito una sempre maggiore importanza, diventando di fatto il principale front office di ogni Ente, e lo stesso legislatore si occupato pi volte di definire caratteristiche e contenuti dei Website pubblici; man mano che levoluzione del Web ha rivoluzionato la vita degli individui e delle imprese, sono stati emanati provvedimenti che hanno reso i siti uno snodo di centrale importanza nella vita dellEnte: dalla Legge n. 4/2004 sullaccessibilit, al D. Lgs. n. 82/2005 (Codice dellAmministrazione Digitale), fino alla Legge n. 69/2009 che ha addirittura previsto il c.d. Albo pretorio elettronico.
Tuttavia, gran parte degli Enti non rispetta tali disposizioni e non riesce ad utilizzare il sito Web in modo da renderlo efficace strumento di trasparenza ed erogazione di servizi on line a cittadini e imprese; sembra quasi un paradosso, ma quando si parla di siti Web delle PA o di portali istituzionali non si pone mai abbastanza lattenzione sulla finalit di questi servizi.
Per questo, insieme agli amici Gianluigi Cogo e Roberto Scano, ho deciso di intraprendere lavventura di scrivere il libro “i siti web delle pubbliche amministrazioni“, edito da Maggioli; finita lera degli approcci settoriali, doveroso prendere coscienza del fatto che siti Web efficaci e funzionanti sono frutto di un lavoro su di un triplice livello: tecnico, organizzativo e normativo.
Per questo motivo abbiamo deciso di scrivere questo testo a pi mani, perch siamo convinti che realizzare un sito Web per la Pubblica Amministrazione necessiti di pi competenze e, quasi sempre, un approccio multidisciplinare pu evidenziare mancanze che un solo soggetto, se pur competente, a volte tende a tralasciare o a sottovalutare.
Prendendo come spunto le Linee Guida pubblicate il 26 luglio 2010, questo libro si propone di illustrare la normativa rilevante in materia di siti Web pubblici e di offrire gli schemi operativi per pianificare una operazione di adeguamento e razionalizzazione dei contenuti e dei servizi offerti sul Web da parte delle Amministrazioni Pubbliche italiane. Lambizione quella di fornire pi elementi e riflessioni possibili per migliorare la qualit dei siti Web della Pubblica Amministrazione sia sotto il profilo dei contenuti offerti che rispetto alle prospettive dellintegrazione di strumentazione Web 2.0, di servizi di e-government e di sistemi di knowledge management.
La scelta di scrivere una guida per la realizzazione e la gestione dei siti Web trova ragion dessere proprio nella necessit delle Amministrazioni di avere, alla luce dei recenti interventi legislativi, un quadro sistematico ed aggiornato degli aspetti di cui tenere conto in tutte le attivit collegate ai propri Website; una loro mancata valutazione – oltre ad impedire allEnte di conseguire gli attesi benefici in termini di efficienza e trasparenza – rappresenta una violazione degli obblighi normativi ed espone lAmministrazione e gli agenti pubblici a sanzioni e responsabilit.
Il testo si rivolge a tutte le figure professionali che, con diverse funzioni e competenze, intervengono nella gestione di un sito Web: responsabili della comunicazione, responsabili degli uffici stampa, URP, redazioni Web, responsabili organizzativi, informatici e, in generale, tutti coloro che desiderano approfondire le tematiche della comunicazione pubblica on line.
Per chi fosse interessato segnalo la scheda del testo sul sito dellEditore dove pure possibile acquistarlo (il libro disponibile anche nelle principali librerie on line come Amazon e Libreria Universitaria) e che, a breve, sar pubblicato in formato ebook.
Mi farebbe davvero piacere sapere cosa ne pensate e leggere le vostre recensioni, critiche e suggerimenti (abbiamo creato unapposita pagina su Facebook ma trovate il testo anche su Anobii e Goodreads).
Buona lettura
I lettori di questo blog ricorderanno che in passato mi sono occupato di Normattiva, il sito destinato ad ospitare la banca dati gratuita di tutte le leggi vigenti nel nostro Paese.
Il portale ormai attivo da qualche mese e, dal 22 giugno scorso, ospita gli atti normativi della Repubblica Italiana pubblicati dal 1 gennaio 1960 al 31 dicembre 1969.
Purtroppo non stata modificata la pagina “avviso legale” che incredibilmente – tra le altre cose – ancora prevede che “l’unico testo ufficiale e definitivo quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Italiana a mezzo stampa , che prevale in casi di discordanza“.
Qualcuno di voi potrebbe pensare “roba da avvocati, l’importante che il servizio esista e funzioni“. Il servizio esiste e, sicuramente, funziona ma il fatto che la raccolta non abbia carattere di ufficialit ne disincentiva l’uso a tutti i livelli: chi si fiderebbe di un’informazione che – per espressa ammissione del suo autore – non affidabile?
A dimostrazione di questa grave criticit, segnalo che N-LEX, la sezione del sito dell’Unione Europea che permette di accedere alle banche dati legislative ufficiali degli Stati Membri, non consente la possibilit di accedere alle norme vigenti nel nosto Paese.
Ho scritto all’Ufficio Pubblicazioni, che cura la pagina, per avere delucidazioni e – diplomaticamente – mi hanno risposto che si sta lavorando per superare alcune criticit relative alla legislazione vigente nel nostro Paese e che non sanno dirmi quanto tempo ci vorr; immagino sar difficile fare capire, a chi non ha dimestichezza con le pervesioni documentali e normative italiane, perch lo stesso soggetto che cura la stampa dei testi normativi non in grado di assicurare un’edizione on line su cui tutti gli utenti possano fare affidamento, riutilizzando liberamente (e senza limiti) i risultati della ricerca.
Tra pochi giorni, il 28 e 29 giugno 2010, si terr a Firenze liniziativa ToscanaLab2010, evento verticale dedicato al Web, ai social media e al mondo della comunicazione digitale organizzato dalla Fondazione Sistema Toscana.
Il tema di questa seconda edizione “Internet Better Life“(qui il programma dettagliato del 28 e qui quello del 29) e sar occasione riflessione e confronto su
come internet e il web 2.0 contribuiscono a migliorare la vita degli individui, veicolando in modo diverso e pi ricco la conoscenza, modificando le relazioni tra le persone e trasformando di fatto lazione sociale, con un approccio allargato e partecipativo.
Con grande piacere, parteciper anch’io all’evento con un intervento dal titolo “Open Government: miti, realt e speranze“, nell’ambito del workshop “Internet Better Society” che si terr nella mattinata del 29 e in cui si parler di come Internet sta cambiando il modo di fare politica, amministrazione e giornalismo; all’incontro, moderato da Antonio Sofi, parteciperanno anche Sergio Maistrello, Livia Iacolare, Dino Amenduni e Antonella Napolitano.
Spero di incontrarvi in tanti
Negli ultimi mesi mi sono occupato pi volte delliter di revisione del Codice dellAmministrazione Digitale (CAD) avviato dal Governo il 19 febbraio 2010 che , nelle prossime settimane, porter alla modifica del D. Lgs. n. 82/2005.
In rete sono gi reperibili moti dei miei interventi (qui un mio articolo per il Corriere delle Comunicazioni, qui un mio contributo sulla Guida agli Enti Locali del Sole24Ore e qui una intervista che mi ha fatto l’amico Domenico Pennone sempre per lo stesso periodico; con l’Istituto delle Politiche dell’Innovazione e UnaRete abbiamo anche realizzato un paper che e-Gov sta pubblicando a puntate), ma ritengo giusto cristallizzare in un post su questo blog le riflessioni maturate negli ultimi mesi.
La modifica del CAD , indubbiamente, un evento positivo, un passaggio di decisiva importanza per l’innovazione del settore pubblico, cui Amministrazioni, professionisti e cittadini dovrebbero guardare con grande attenzione. Il Codice avrebbe dovuto essere la magna charta delle-government italiano, una pietra miliare, una rivoluzione copernicana; invece stato sostanzialmente disapplicato, diventando una delle normative meno conosciute e rispettate dellintero ordinamento giuridico italiano. A ci si aggiunga la rapidissima evoluzione delle tecnologie che ha determinato che le nuove norme diventassero obsolete senza essere state davvero applicate; per questo il Governo ha deciso di intervenire: il processo di informatizzazione del settore pubblico, che ha vissuto una fase di stallo, riparte doverosamente dal CAD e dalla sua rivitalizzazione.
Ebbene, non v dubbio che una riforma sia assolutamente necessaria e che le finalit del Governo siano condivisibili: non casuale, infatti, che lItalia occupi sempre gli ultimi posti delle classifiche in tema di e-government.
Secondo l’ultima indagine del World Economic Forum contenuta nell’annuale Rapporto sull’andamento dell’IT (disponibile on line allindirizzo: http://www.weforum.org/documents/GITR10/index.html) il nostro Paese molto indietro nella classifica generale (un 48 posto su 133 molto poco onorevole, se solo si ha riguardo che l’Italia una delle otto maggiori economie del Mondo) e non si tratta di un caso episodico; anzi, nel corso degli ultimi anni il trend del nostro Paese decisamente negativo (ben 6 posizioni perse in soli due anni). Se poi si leggono i dati specifici che riguardano la Pubblica Amministrazione, si comprende come una delle maggiori cause dell’arretratezza italiana sia proprio da andare a ricercare nel settore pubblico (120 posto per l’efficacia complessiva delle politiche pubbliche e 87 posto per l’utilizzo delle tecnologie nell’Amministrazione).
Qualche lettore potrebbe chiedersi cosa c’entrano le norme; ebbene, in una PA fortemente burocratizzata come la nostra, la qualit e l’obsolescenza del quadro normativo non estranea a questa situazione (per la cronaca, il nostro sistema giuridico si piazza all’84 posto e l’efficacia del nostro framework legale al 116).
Tra le norme che non hanno funzionato, possiamo dirlo, c’ sicuramente il Codice dell’Amministrazione Digitale e il merito del Ministro Brunetta sicuramente quello di averlo notato e di voler porre rimedio a questa situazione.

(foto di silvestrodam)
Tuttavia, le soluzioni contenute nello schema di decreto approvato dal Governo sembrano ancora troppo timide ed auspicabile che, prima della sua definitiva approvazione, il provvedimento venga arricchito e perfezionato.
Ci sono degli aspetti di metodo e di merito su cui ritengo utile una riflessione.
In primo luogo, va osservato che nonostante qualche caso sporadico il dibattito sulla riforma del CAD stia facendo fatica a decollare o, meglio, ad uscire dalla cerchia dei soliti addetti ai lavori. Si tratta di un aspetto forse sottovalutato: il Codice dell’Amministrazione Digitale non un corpus normativo che riguarda solo le Pubbliche Amministrazioni; al contrario, una delle sue principali innovazioni fu proprio quella di introdurre una serie di numerosi (e penetranti) diritti digitali per cittadini e imprese (come il diritto all’uso delle tecnologie nei rapporti con gli Uffici Pubblici). Eppure, cittadini e le imprese non hanno avuto contezza dei loro nuovi diritti e, quindi, non si sono attivati per farli rispettare. Basti pensare che, a quattro anni dallentrata in vigore del D. Lgs. n. 82/2005, non c ancora giurisprudenza rilevante sul Codice; in un Paese dal tasso di litigiosit elevatissimo, un dato che deve far riflettere su come poco o nulla sia stato fatto per informare gli utenti di quanto previsto dalle norme in materia di informatizzazione dellAmministrazione.
Sarebbe sicuramente auspicabile aprire l’iter della modifica del CAD (e i suoi contenuti) a tutti i cittadini, inaugurando la prima vera consultazione pubblica digitale; d’altronde stato proprio il CAD ad affermare (art. 9) che lo Stato favorisce ogni forma di uso delle nuove tecnologie per promuovere una maggiore partecipazione dei cittadini, anche residenti all’estero, al processo democratico e per facilitare l’esercizio dei diritti politici e civili sia individuali che collettivi; quale migliore occasione di applicare questa norma?
Nel merito, la riforma, sembra, sfruttare solo in parte lampia delega concessa dal Parlamento con lart. 33 della Legge n. 69/2009 e, cos, le modifiche si limitano a rivitalizzare le disposizioni del 2005, senza introdurre evidenti innovazioni e porre nuovi urgenti traguardi come, ad esempio, quello di attuare anche in Italia i principi dellOpen Government o un pi penetrante ricorso a strumenti di democrazia elettronica, per coinvolgere i cittadini nel processo decisionale.
Al contrario, troppe disposizioni sono dedicate alla firma digitale e al documento informatico; lobiettivo di semplificare il quadro legislativo in materia non sembra raggiunto. Le norme sono ancora confuse, complesse e – anche grazie al rinvio ad ulteriori regole tecniche da adottare in futuro – potrebbero rappresentare un ostacolo, e non uno stimolo, alla digitalizzazione del settore pubblico.
E poi leccessiva enfasi posta su questi strumenti rischia di essere fuorviante: per quanto importante sia, la revisione del CAD non pu esaurirsi nella disciplina della firma digitale; le euforie tecnicistiche, finora, non ci hanno portato lontano.
Per questo motivo non credo si possa ancora parlare di riforma o di nuovo CAD; un nuovo Codice, traendo insegnamento da quello che non ha funzionato nelloriginaria formulazione, dovrebbe risolvere un tema cruciale: la gran parte delle Amministrazioni non fornisce servizi on line ai propri utenti, senza alcuna conseguenza, mentre le poche eccellenze non vengono adeguatamente valorizzate. Manca poi una prospettiva ampia che renda il Codice un testo adeguato non solo per le sfide attuali, ma anche per quelle del prossimo futuro (basti pensare all’internet of things) e che istituisca presdi di tutela per gli innovatori.
Non bisogna infatti sottovalutare che spesso, gli innovatori nella Pubblica Amministrazione devono confrontarsi con una serie di resistenze interne, e non di rado si assistito a contestazioni disciplinari per pubblici dipendenti la cui unica colpa era quella di interpretare le norme in senso evolutivo; per questo motivo, incentivare linnovazione dovrebbe significare anche garantire che gli innovatori non vengano isolati ed emarginati, ma al contrario valorizzati.
Da ultimo, bisognerebbe fare in modo che i tempi per lattuazione delle riforme fossero ancora pi brevi. Negli USA, Obama ha previsto che gli Enti mettessero on line tutti i propri dati nel termine di 45 giorni mentre in Italia si prevede che per la predisposizione di un piano di disaster recovery ci vogliano 15 mesi: se troppo lenta non vera innovazione.
Per questo credo che sia opportuno spostare pi in alto l’asticella degli obiettivi da raggiungere con il decreto delegato; la vera sfida quella di rendere la modifica del CAD una vera riforma, per evitare che l’Amministrazione Digitale diventi il Godot di beckettiana memoria e che noi, tra qualche tempo, ci ritroviamo desolati ad affermare non accade nulla, nessuno arriva, nessuno se ne va, terribile!
Un mese fa mi sono occupato di Normattiva.it, il portale statale realizzato dal Poligrafico dello Stato per ospitare la banca dati gratuita di tutte le leggi vigenti.In particolare, segnalai la pagina di avviso legale che, come sostenuto anche dall’amico Guido Scorza (qui e qui), pu essere presa come simbolo delle vicende della (mancata) innovazione nel nostro Paese.
All’epoca il portale era on line da qualche giorno (in beta) e sarebbe dovuto diventare operativo dal mese di marzo 2010. Nel corso degli ultimi giorni sono tornato spesso sul sito www.normattiva.it, ma ogni volta che ho provato ad effettuare la ricerca mi comparsa sempre questa schermata, che indica come – contrariamente a quanto scritto sulla home page del sito – l’accesso non sia ancora possibile per tutti i cittadini.
“Un ritardo di qualche giorno”, “marzo non ancora finito” potrebbe dire qualcuno. A mio avviso, invece, la vicenda particolarmente grave per un duplice ordine di ragioni.
Il primo che in Italia viviamo di perenni progetti-pilota che non entrano mai a regime, di lunghissimi tempi per digitalizzare pochi atti e semplici procedimenti. Un esempio per tutti: negli USA la ormai famosa direttiva dell’Amministrazione Obama sull’Open Government prevedeva che le Amministrazioni rendessero accessibili on line tutti i propri dati nel termine di 45 giorni (si, avete letto bene: solo 45 giorni); nel nostro Paese – in un tempo ben maggiore – lo Stato centrale non riuscito a rendere accessibile a tutti la banca dati delle norme vigenti.
E comunque, nel momento in cui l’Amministrazione non riuscisse a rispettare i tempi che aveva reso noti (marzo 2010), perch non comunicare sullo stesso sito le ragioni del ritardo e la data in cui tutto sar on line? La sensazione, che si ha molte volte nell’e-gov italiano, che l’utente venga trattato non come cittadino che ha diritto ad avere un determinato servizio in tempi certi, ma come un “suddito digitale” che deve accontentarsi di quello che l’Ente – nella sua magnanimit – avr la bont di rendere disponibile, senza dover rendere conto (n tantomeno rispondere) di inconvenienti e ritardi.
Sempre pi frequentemente parlo e scrivo di “Pubblica Amministrazione Digitale“, di “Governo 2.0” e – pi in generale – dell’introduzione dell’informatica e delle nuove tecnologie nel settore pubblico.
Spesso qualcuno dei presenti mi dice “questo il futuro!“, volendo intendere che l’Amministrazione italiana ancora saldamente legata al cartaceo oppure cercando di autoconvincersi che il passaggio al digitale, il cambiamento radicale del proprio modo di lavorare, ancora lontano.
Nelle scorse settimane, sistemando la biblioteca di studio, mi ha colpito la quarta di copertina di una Rivista (“La finanza locale” edita da Maggioli) del lontano gennaio 1982. Tale pagina, che riporto qui sotto, promuoveva il convegno “Informatica, sanit e comunit locali” che si sarebbe tenuto a Padova dal 20 al 22 aprile 1982.
Immagino che in quei giorni in tanti, partecipando ai convegni e assistendo alle dimostrazioni, abbiano detto “questo il futuro!“.
Ebbene, non ho potuto fare a meno di riflettere su cosa sia cambiato da allora e, sopratutto, di pormi una domanda: “ma il futuro quando arriva?“.
Qualche mese fa ho salutato con entusiasmo l’annuncio, dato dal Ministro per la semplificazione normativa, relativo al progetto di realizzazione di una banca dati on line che consentisse la consultazione gratuita di tutte le leggi vigenti.
Il portale, realizzato dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, on line da qualche giorno (in beta) e – sia pure con qualche ritardo rispetto alla data prevista originariamente – dovrebbe diventare operativo dal 1 marzo 2010.
Da anni ritengo che l’accesso alle norme in Rete sia il primo passo per un’Amministrazione realmente Digitale e, quindi, mi sono precipitato a visitarlo curioso e fiducioso; le mie aspettative, per, sono state subito deluse.
Il sito, raggiungibile all’indirizzo www.normattiva.it (ma non dovevano essere ridotti e razionalizzati i nomi di dominio pubblici?), ha una pagina denominata “Avviso Legale” in cui specificato che:
L’unico testo ufficiale e definitivo quello pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Italiana a mezzo stampa , che prevale in casi di discordanza.
Questo tipo di avvertenza inspiegabile ed assurdo. Basti pensare, ad esempio, che – come i lettori di questo blog ricorderanno – il 31 dicembre 2008 cessata nelle Amministrazioni la diffusione della versione cartacea della Gazzetta Ufficiale; e poi, in Gazzetta Ufficiale non pubblicato il testo vigente dei provvedimenti, ma quello originario (c.d. “storico”). Per non parlare del fatto che la Legge n. 69/2009 (approvata solo pochi mesi fa) ha finalmente previsto che la pubblicit degli atti delle Amministrazioni venga data attraverso i rispettivi siti Web, con pieno valore legale.
Le cose non migliorano se si prosegue nella lettura della pagina “Avviso Legale” del sito Normattiva:
La riproduzione dei testi forniti nel formato elettronico consentita purch venga menzionata la fonte, il carattere non autentico e gratuito. I Testi sono disponibili agli utenti al solo scopo informativo. La raccolta, per quanto vasta, frutto di una selezione redazionale. La Presidenza del Consiglio dei Ministri e l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.A., non sono responsabili di eventuali errori o imprecisioni, nonch di danni conseguenti ad azioni o determinazioni assunte in base alla consultazione del portale.
Questo disclaimer, che sarebbe legittimo in qualunque banca dati privata, inaccettabile per un sito pubblico! Perch dovrei menzionare la fonte in caso di citazione? Le norme sono forse coperte da copyright? Non mi risulta. Che senso ha dire che i testi di legge (di cui non ammessa l’ignoranza) sono disponibili a solo scopo informativo? E poi, possibile che nel 2010 – per giunta dopo aver provveduto ad una riduzione del numero delle leggi – un sito governativo non sia in grado di darmi un testo digitale “certo”?
Sono molto amareggiato, negli altri Paesi si persegue con successo la filosofia dell’Open Data (Gigi Cogo ne aveva parlato qui), mentre in Italia per avere sicurezza su una previsione normativa dobbiamo procurarci una Gazzetta Ufficiale cartacea. Dove? Ovviamente presso il Poligrafico dello Stato, che ha realizzato il sito Normattiva.
Nel corso dei miei seminari, spesso racconto che Dioniso I, tiranno di Siracusa, appendeva sui muri pi alti della citt le leggi da lui emanate in modo da rendere difficile ai cittadini conoscerle e applicarle; in tal modo egli poteva sempre punirli per il mancato adempimento.
Ebbene, a distanza di oltre 2000 anni, cosa cambiato?















“I siti Web delle Pubbliche Amministrazioni” ora disponibile anche in ebook
Tweet
Nel corso degli ultimi mesi, insieme agli amici Gianluigi Cogo e Roberto Scano, ho girato l’Italia per presentare il libro “I siti Web delle Pubbliche Amministrazioni” edito da Maggioli.
Visto che in tanti ce lo hanno chiesto, con piacere che segnalo che – da pochi giorni – disponibile anche la versione ebook del testo che pu essere acquistata su Ultima Books.
Buona e-lettura